47° Congresso Nazionale AIS

47 Congresso AIS

Nella mattinata di sabato 16 novembre 2013 si sono aperti i cancelli della stazione Leopolda per ospitare i lavori del 47° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier.

Nella mattinata di sabato 16 novembre 2013 si sono aperti i cancelli della stazione Leopolda per ospitare i lavori del 47° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier. Sono state due giornate ricche di eventi interessanti, con la possibilità di degustare i prodotti d’eccellenza di più di 250 aziende, toscane e nazionali. Il tutto grazie all’impegno e alla passione dei colleghi di AIS Toscana, in primis il presidente regionale Osvaldo Baroncelli, che hanno reso possibile la realizzazione di questo evento, del quale tutti i numerosissimi partecipanti hanno potuto apprezzare la magistrale ed impeccabile organizzazione.

Erano previste anche 16 interessantissime degustazioni guidate, fra le quali ne abbiamo potuto seguire personalmente 4.

Rinaldi

Luca Martini e Cristiano Cini hanno sapientemente guidato Marta Rinaldi nella descrizione dei vini dell’azienda che porta avanti insieme al padre, il celebre Beppe “Citrico” Rinaldi.

Un’azienda di carattere familiare che riesce a coniugare al meglio il concetto di artigianalità senza perdere di vista qualità e rispetto della tipicità del territorio. I vini in degustazione hanno ben rappresentato le specificità dei vitigni tipici delle Langhe.

La Barbera d’Alba 2012 si è distinta per il colore luminosissimo e invitante, il profilo olfattivo modulato sul frutto rosso pulito e netto e la dinamica gustativa guidata magistralmente da una portentosa freschezza, in grado di condurre lo sviluppo del vino verso un finale contrassegnato da qualità estrema e grande persistenza.

Eccellenti anche le due annate di Barolo Cannubi S. Lorenzo – Ravera (uno dei due Cru dell’azienda, insieme al Brunate – Le Coste): il 2005 (grandissima annata per il Barolo) ha denotato un naso pulito, tipico e uno sviluppo gustativo che, dopo un inizio avvolgente, si dipana in una successione di freschezza e tannini curati per giungere ad un finale all’insegna dell’elegante pulizia e della persistenza; il 2001, accanto ad un profilo gustativo virato sui toni evoluti, ha curiosamente mostrato un aspetto gustativo giovane, grazie ad un frutto ancora vivo e ad un’acidità in grado di spalleggiare adeguatamente gli eleganti tannini.

Tra le altre etichette ha destato buona impressione il Rosae 2012, 100% Ruchè, impiantato fuori zona un po’ per scherzo – così ha raccontato Marta – caratterizzato da piacevoli tratti di gioventù ed estrema bevibilità. Il Langhe Nebbiolo 2010 e il Langhe Freisa 2012, ulteriori esempi della costante ricerca della qualità da parte dell’azienda, hanno lasciato intravedere ottime potenzialità evolutive per portare a compimento l’equilibrio ancora imperfetto.

J.J. Prum

Sempre nel pomeriggio di sabato 16, Dick ten Voorde di Vino & Design e Luisito Perazzo ci hanno catapultato sulle ripide sponde della Mosella alla scoperta degli straordinari Riesling di J.J. Prüm.

I due Kabinett, 2009 e 2007, hanno mostrato, accanto al tipico colore paglierino scarico con riflessi verdolini, un profilo olfattivo all’insegna della mineralità e di una successione di note agrumate e floreali. In bocca, l’iniziale impatto dolce dovuto al residuo zuccherino è stato efficacemente bilanciato da una vibrante acidità e da una gradevole sapidità.

Nello Spätlese 2007 si è apprezzata l’intensità olfattiva giocata sui toni del frutto maturo e del floreale pieno e poi la splendida altalena tra freschezza e dolcezza, capaci di condurre l’assaggio verso un finale elegante e dalla persistenza infinita. Lo Spätlese 2004 ha riproposto in chiave maggiore le qualità dell’omologo più giovane: profumi di frutta matura, di erbe aromatiche e pietra focaia, bocca piena, ricca, incisiva e avvolgente e finale interminabile sorretto da una grande sapidità.

Ulteriore salto in avanti con l’Auslese 2007, caratterizzato da un attacco botritizzato in un profilo olfattivo estremamente ricco ed interessante, una dinamica gustativa ampia ed equilibrata con un finale di eleganza assoluta.

In conclusione, l’Eiswein 2002: colore pieno e solenne consistenza, un naso inizialmente dolce (quasi da Sauternes, sui toni di zafferano e cannella) poi sulla speziatura più decisa e l’agrume candito; in bocca, l’attacco dolce viene via via riequilibrato da una mirabile acidità e da un piacevole ritorno fruttato.

Jacques Beaufort

Domenica 17 Roberto Bellini e Luisito Perazzo hanno adeguatamente spalleggiato Jacques Beaufort nella presentazione dei suoi celebri Champagne. Col suo francese molto cinematografico (e anche l’aspetto, direi), Jacques ha avvinto la platea raccontando la vita dell’azienda “André Beaufort”, soprattutto la svolta rivoluzionaria del 1969, quando una brutta allergia lo convinse a sposare con decisione la causa dell’agricoltura biologica. L’azienda “André Beaufort” ha sede ad Ambonnay, celebre comune della Montagne de Reims, classificato Grand Cru e quasi tutti i vini vengono elaborati utilizzando l’80% di Pinot Noir e il 20% di Chardonnay. Le degustazioni hanno avuto inizio con i tre Brut Grand Cru: l’annata 2005 ha mostrato grande gioventù, naso inizialmente dolce, poi fruttato e speziato, bocca intensa e ricca e buone prospettive evolutive. Il millesimo 2003, caratterizzato da una bollicina forse meno elegante del precedente, si è però distinto per l’equilibrio più centrato e la lunga persistenza. Nonostante i 15 anni trascorsi dalla vendemmia, l’annata 1998 è stata sboccata solo recentemente. Nel bicchiere ha subito brillato il bel colore carico e luminoso, poi il profilo olfattivo, inizialmente chiuso, ha messo in fila una sequenza di note biscottate, di frutta secca, spezie, fiori essiccati e miele. La bocca vigorosa e secca ha mostrato estrema bevibilità grazie a freschezza, sapidità ed effervescenza perfettamente modulate.

Si è poi passati alle etichette caratterizzate dalla presenza di residuo zuccherino, componente che, a detta di Jacques Beaufort, è in grado di mettere in evidenza sentori altrimenti nascosti nelle altre tipologie di Champagne. Il Demi-sec 2005, dal colore intenso e dalla bollicina fine e persistente, si è fatto apprezzare per il profilo olfattivo contraddistinto da sentori di frutta, miele e cipria e per uno sviluppo gustativo che, dall’iniziale avvolgenza, si è poi completato su note fruttate e minerali, chiudendo con buona persistenza. Il Doux 1997 ha, ovviamente, mostrato le piacevoli note evolute dovute al lungo affinamento ma si è anche distinto per il vellutato equilibrio. Infine, il Doux Rosè 1992 ha incantato la platea con un susseguirsi di note fruttate, floreali e speziate che ha composto un quadro olfattivo a metà strada tra l’esotico e il medio-orientale (bella definizione di Luisito Perazzo). Poi, in bocca, un continuo rincorrersi tra dolcezza, freschezza e sapidità. Davvero un grande vino, fresco, esuberante ma mirabilmente equilibrato.

Montevertine

In conclusione, fuochi d’artificio a Montevertine. L’immaginifica affabulazione di Armando Castagno, unita alla sorniona competenza di Cristiano Cini, ha condotto l’attenta platea alla scoperta della celebre azienda chiantigiana fondata da Sergio Manetti. Per iniziare, tre annate di Montevertine, 2009, 2002 e 1999. La prima ha subito mostrato un colore giovane, luminoso, pura trasparenza di Sangiovese. Naso preciso, gentile, dalla chiara impronta territoriale e profilo gustativo disegnato dalla freschezza, asse portante della degustazione dall’ingresso, alla progressione scorrevole sino al finale giustamente tannico. A proposito del millesimo 2009, Castagno ha parlato di “aspetto trasognato e bevibilità assassina”. Il 2002 ha sofferto un po’ le difficoltà dell’annata, caratterizzata da frequenti piogge. Al colore e al profilo olfattivo virato sui toni più evoluti (sottobosco, resina, frutto maturo e spezie) ha affiancato una bocca delicata, fresca, dal tannino forse un po’ rustico, ma estremamente bevibile. L’ultimo campione ha esibito un naso “inchiodato” sul 1999, senza traccia di ossidazione, ma con piacevoli sentori di frutto maturo, tartufo bianco, spezie ed erbe aromatiche. Al gusto, bella acidità, progressione dinamica, tannino rude ma composto ed affascinante e, infine, una leggera chiusura calda. Si è poi passati al celebre Pergole Torte: il millesimo 2008, annata che Castagno ha definito “da vini selvaggi, indomabili”, ha mostrato un bellissimo colore rubino pulito e luminoso, incarnando, nel profilo olfattivo, le caratteristiche floreali e fruttate del Sangiovese in maniera tipica, didattica con l’aggiunta di sfumature di mostarda e macedonia piccante. La bocca voluminosa, con acidità e tannini a spalleggiarsi reciprocamente, ha inoltre evidenziato il grande potenziale evolutivo. Il millesimo 2007 è stato definito un vino misterioso, ambiguo, sfuggente. Ad un naso serrato, fermo sulle posizioni di un bellissimo ed elegante frutto rosso, ha fatto seguito un palato che è pura espressione di “Sangiovesità”, con il tannino che fa presa con grande eleganza, l’acidità che dà il tempo allo sviluppo gustativo e una pienezza di gusto che conduce alla lunga persistenza finale. Il confronto tra queste due grandi annate di Pegole Torte ha spinto Castagno ad un ardito, ma estremamente centrato ed evocativo, paragone con il dipinto di Raffaello “La Scuola di Atene”, con l’aristotelico 2008 che rimane splendidamente ancorato alla terra, mentre il platonico 2007 punta in maniera decisa verso il trascendente. In chiusura l’annata 2004, pur soffrendo leggermente il confronto con i due fuoriclasse precedenti, si è comunque ben distinta con la sua connotazione “terrena”: naso fruttato, vivo, meno variegato ma diretto e lineare; ingresso in bocca ampio, che denota volume, forza, potenza con l’acidità ad anticipare il tannino che entra in scena in maniera decisa, caratterizzando il finale insieme alla componente alcolica.

E poi i saluti, i brindisi finali, si restituisce il bicchiere da degustazione, si ritira la giacca al guardaroba. Si va via, con un filo di comprensibile tristezza, ma consci di aver trascorso due giornate bellissime, da replicare, senza dubbio alcuno, tra dodici mesi a Torino.

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