Il nebbiolo e i suoi nobili figli

Roberto Gardini

I cinquanta posti della sala A dell’Hotel Carlo Felice non sono stati sufficienti a soddisfare le numerosissime richieste di partecipazione all’incontro sul Nebbiolo, organizzato dalla Delegazione AIS di Sassari.

Sassari, 28 marzo 2014. I cinquanta posti della sala A dell’Hotel Carlo Felice non sono stati sufficienti a soddisfare le numerosissime richieste di partecipazione all’incontro sul Nebbiolo, organizzato dalla Delegazione AIS di Sassari. Ed è stato davvero un peccato, per gli assenti, non poter assistere alla travolgente narrazione di Roberto Gardini, capace di trasportare l’uditorio a spasso per il Piemonte con la sua ipnotica e coinvolgente comunicativa.

Roberto Gardini

Il Nebbiolo deve il suo nome alla maturazione tardiva (quando l’autunno inoltrato porta le prime nebbie) e alla pruina, la sostanza cerosa che ricopre gli acini con un sottile e candido velo. Ha trovato collocazione territoriale ottimale in Piemonte, con qualche significativo sconfinamento (Valtellina), ma è senza dubbio l’areale delle Langhe (e soprattutto di Barolo) ad avergli consentito di raggiungere le più alte vette qualitative e la meritata fama. La presenza del Nebbiolo in territorio piemontese è documentata fin dal 13° secolo, mentre la denominazione “Barol” fu utilizzata per la prima volta a Londra nel 1730, epoca in cui veniva vinificato in versione rosata, dolce e leggermente spumeggiante. Bisognerà però aspettare il secolo successivo per avere, grazie a due nobili pionieri (la Marchesa Falletti e il Conte di Cavour), un vino contenente, in nuce, le caratteristiche produttive attuali.

Sono tre i biotipi di Nebbiolo utilizzati per la vinificazione, Michet, Lampia e Rosè (quest’ultimo, a dire il vero, quasi scomparso). Ve n’era un quarto, il Bolla, caduto in disuso e addirittura vietato dal disciplinare di produzione per la sua eccessiva generosità produttiva. La zonazione dell’area del Barolo, che ha tratto impulso dalla meritoria opera di Renato Ratti datata 1979, ha evidenziato le specifiche peculiarità di un Terroir che deve la sua varietà alla progressiva riemersione delle terre dal mare, in epoca miocenica, con un ordine digradante che da oriente procede verso occidente. E lo studio delle componenti geologiche e pedoclimatiche ha consentito l’individuazione di una serie di “Cru” estremamente vocati e immediatamente riconoscibili, alla maniera borgognona.

Dopo questa indispensabile premessa, si è passati alle degustazioni, momento nel quale Roberto Gardini ha condotto con mano sicura l’uditorio in un percorso ad alto tasso emozionale, con l’impeccabile apporto dell’efficiente gruppo di servizio.

Si è partiti con il Ghemme DOCG 2008 Torraccia del Piantavigna: ci troviamo nell’alto Piemonte, in provincia di Novara, dove il Nebbiolo viene anche chiamato Spanna. Questa denominazione prevede l’utilizzo di un 10-15 % di Vespolina, vitigno che conferisce al vino un guizzo di freschezza. L’etichetta in degustazione ha mostrato un colore ossidativo, tra l’aranciato e il tegolato, e una componente olfattiva contraddistinta inizialmente da una leggera evoluzione e poi da un susseguirsi di sentori speziati, fruttati e minerali, con evidenti note saline e terrose. L’ingresso in bocca glicerico-salino si è poi aperto su note iodate combinate con un frutto secco, un tannino ben integrato e un retrogusto improntato sulla freschezza, per arrivare al finale asciutto all’insegna della bella trama tannica.

Si è passati poi al Gattinara Riserva DOCG 2007 Travaglini, nella classica bottiglia asimmetrica, marchio di fabbrica dell’azienda, con base rettangolare e collo “decentrato”. Anche in questo caso ci troviamo nel nord del Piemonte, in provincia di Vercelli, con una denominazione che prevede l’utilizzo del Nebbiolo (o Spanna) in purezza e la vinificazione in botte grande. Il vino in degustazione si presenta con un bel colore granato integro e vivace. La pulizia e l’eleganza dei profumi (frutta in confettura e frutta secca, piacevoli note ossidative, speziate, balsamiche e minerali) crea l’aspettativa di una bocca vivace e dinamica, che puntualmente si presenta, incardinata sulla bella freschezza che lascia via via spazio alla sottile trama tannica e alla carezzevole morbidezza. Grande precisione al palato, bocca sciolta ed estrema bevibilità conducono al finale amaricante in cui ritornano tutte le componenti, riunite in un perfetto ed equilibrato amalgama. Davvero una grande espressione della tipicità del Terroir.

Si arriva nelle Langhe con il Barbaresco DOCG “Asili” 2004 Roagna, proveniente da un vigneto storico, con viti di 70 anni. Un bel colore evoluto ma vivace introduce un naso molto complesso, in cui l’iniziale netto sentore di lana bagnata lascia spazio poi ad un susseguirsi di note eteree e ferruginose, sentori di fungo e goudron (catrame) e una gradevole speziatura. Al gusto si staglia netto un iniziale sentore di umami (glutammato) che introduce un tannino vivo, forse ancora un po’ ruvido ma ben integrato, che viaggia di pari passo al frutto verso un finale piacevolmente amaricante, in cui nerbo e carattere la fanno da padroni. A dieci anni dalla vendemmia, questo “Asili” mostra di avere ancora davanti a sé un lungo potenziale evolutivo e richiede a gran voce piatti importanti su cui far “lavorare” i suoi nobili tannini.

I vini in degustazione
I vini in degustazione

Il tempo di avvinare i bicchieri ed è arrivato il momento del Barolo, con tre grandi espressioni di questo nobile Terroir.

Si comincia con il Barolo DOCG 2009 di Bartolo Mascarello, una delle aziende più tradizionaliste delle Langhe, da qualche anno nelle mani di Maria Teresa, figlia del compianto Bartolo. Il millesimo 2009 si presenta con un bel colore granato limpido e scattante e mostra un olfatto giovane, fragrante, in cui la sequenza iniziale di lampone, viola e rosa si arricchisce lentamente di sfumature delicatamente speziate e di un leggero sentore di tostatura. Al palato l’ingresso fruttato viene subito scosso dalla vibrante energia del tannino, un po’ ruvido ma già elegante, e dalla decisa acidità che lasciano poi riemergere, nel finale, una lunga scia fruttata. Nella sua gioventù dà già l’idea di grande equilibrio, rafforzata dalla lunga persistenza e dall’eleganza assoluta.

E’ stato poi il turno del Barolo DOCG Riserva “Vigna Elena” dell’azienda Cogno, annata 2007, un grande millesimo per i vini delle Langhe. Un bel granato vivo e compatto introduce un naso a dir poco ampio, con le componenti fruttate, speziate, minerali, animali e leggermente evolute che lasciano già presagire la massa, la concentrazione che si troverà al palato. In bocca si avverte da subito una sensazione di avvolgenza, pienezza e solidità. L’iniziale combinazione di frutto e glicerina lascia spazio ad un tannino fine, avvolto dall’apporto glicerico e salino, che nel finale ritrova nuovamente la componente fruttata, insieme ai sentori tipici di sottobosco, ruggine e ferro. Un vino potente ed elegante, pieno, dritto, largo e lungo. Appena pronto, denota un grande potenziale evolutivo.

E, per finire, il Barolo DOCG 2005 “Cascina Francia” di Conterno, proveniente da uno dei Cru storici di Serralunga d’Alba. Nel bicchiere si staglia un bel colore rosso granato pieno, con sfumature aranciate, denso e compatto, indice di grande concentrazione, dovuta alle basse rese su cui è impostata la produzione in questo storico vigneto. L’impatto olfattivo è di matrice chiaramente terziaria, con sentori eterei, laccati che si aprono poi su percezioni nette di frutta secca e scorza d’arancia, proseguendo con una leggera affumicatura che introduce una lunga e variegata scia speziata. Un naso potente e ampio, che riserva riconoscimenti sempre nuovi ad ogni olfazione. L’ingresso al palato rispecchia fedelmente il Terroir di Serralunga, all’insegna di un tannino poderoso ma elegante, corroborato da una evidente spalla acida, che guida dinamicamente l’assaggio verso il finale in cui emergono anche la frutta secca e la lunga sapidità. Un vino grasso e strutturato, che lascia una bocca astringente ma non amara e che, a nove anni dalla vendemmia, si mostra appena pronto, in grado di evolvere per almeno 20 anni.

Al termine di questo esaltante crescendo rossiniano, la Delegazione AIS di Sassari ha offerto ai partecipanti una serie di assaggi (pane, olio, salumi e formaggi) provenienti da Piemonte, Toscana e Sardegna. La giornata successiva è stata interamente dedicata ad un approfondimento sul servizio, in cui Roberto Gardini ha messo a disposizione dei partecipanti la sua lunghissima e prestigiosa esperienza internazionale, arricchendo il tutto con una serie di racconti e gustosi aneddoti che rimarranno impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di assistere all’incontro.

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