Malvasia di Bosa DOC Amabile 2010

Malvasia di Bosa 2010 Porcu

Quasi fossero culle, i declivi della Planargia accolgono una manciata di piccole aziende vitivinicole che, emancipate dalle logiche produttivistiche della grande distribuzione, conducono la loro attività con la placida lentezza che marcava la viticoltura sino a qualche decennio fa e che qui, come in altri angoli di Sardegna, si conserva immutata.

Quasi fossero culle, i declivi della Planargia accolgono una manciata di piccole aziende vitivinicole che, emancipate dalle logiche produttivistiche della grande distribuzione, conducono la loro attività con la placida lentezza che marcava la viticoltura sino a qualche decennio fa e che qui, come in altri angoli di Sardegna, si conserva immutata.

Lo scorcio di villaggio che campeggia nella xilografia sull’etichetta della Malvasia di Bosa DOC Amabile 2010 della cantina Fratelli Porcu ribadisce graficamente questo aspetto: omaggio alla cultura incisoria che ha segnato una delle stagioni più floride dell’arte sarda moderna, prima ancora che la bottiglia sia stappata prelude ad un prodotto d’altri tempi, retaggio della grande tradizione che dall’inizio del Novecento ha visto la Sardegna celebrata in Europa per i vini da dessert e liquorosi. Un passato che in questa Malvasia non rivive statico (e quindi folkloristicamente), ma è riletto e rinnovato alla luce delle moderne tecniche di produzione.

La cantina vide la luce nel 1971, anno in cui Don Giuseppe Porcu, curato di Modolo, impiantò un vigneto su un colle noto come Su ‘e Giagu, pochi chilometri a nordest dal paese, e invitò i due fratelli, Giovanni e Angelino, emigrati in Svizzera, ad occuparsene assieme a lui. Anni di lavoro che portarono nel 1975 alla prima vendemmia e in seguito ad ottenere importanti giudizi dalla critica; ad oggi Carlo, figlio di Giovanni Porcu, guida la cantina mantenendo vivi i successi del passato.

La Malvasia di Bosa DOC Amabile 2010 nasce da uve Malvasia bianca allevate a spalliera con potatura a guyot su terreni calcareo marnosi. Per il millesimo in questione la vendemmia, rigorosamente manuale, è avvenuta a metà Ottobre: le uve sono state rapidamente trasportate dai vigneti alla cantina, al centro della tenuta. Dopo la diraspapigiatura il mosto è stato a contatto con le bucce per dodici ore, alla temperatura di cinque gradi, per permettere un’ottimale estrazione delle sostanze aromatiche. Lieviti autoctoni hanno avviato la fermentazione alcolica in contenitori termici di acciaio inox, a cui ha fatto seguito quella malolattica: successivamente il vino è stato trasferito in botti di castagno di quattro e cinquecento litri, riempiti per quattro quinti in maniera da permettere lo sviluppo del velo dei lieviti Flor, e qui ha maturato per diciotto mesi. L’imbottigliamento è avvenuto nel 2014.

Vigneti di malvasia

Questa Malvasia si presenta dorata nel bicchiere, impreziosita da riflessi ambra tendenti al verdolino, come rame sfumato d’ossido, abito che pare quasi riduttivo definire cristallino. Ruota oleosa nel calice e, aggrappandosi alle sue pareti, rilascia lacrime dense che scendono lente e quasi interminabili: aspetti che evidenziano come il vino sia ancora nel pieno della sua giovinezza e vanti alcool, glicerina e struttura.

Avvicinando il bicchiere al naso si percepiscono intensità e finezza. L’analisi olfattiva si pone come un viaggio a ritroso nel tempo: un riscoprire, nei recessi della nostra memoria, i ricordi passati momentaneamente perduti. Sembrano così rivivere le feste di paese con i loro venditori di torrone, suggerite dai profumi netti di miele e nocciole, ritornare le passeggiate sui promontori marini, risvegliate dalle note salmastre e dell’elicriso, riprendere forma i salotti dei nonni immersi nella penombra del meriggio, con il vaso di fiori gialli che lentamente appassisce, regalandoci gli ultimi istanti di intenso profumo.

L’aromaticità del vitigno è presente ma discreta, attenuata e arricchita dall’ossidazione controllata dei lieviti Flor, origine dei profumi eterei e di mandorla amara, gli stessi che quaranta chilometri più a sud, nella Vernaccia di Oristano DOC, prendono il nome di murruai. Il trascorrere dei minuti marca l’evoluzione dei profumi, che si traduce nel requisito della complessità olfattiva: e così, dalle note di frutta disidratata come albicocca e mango si passa a quelle speziate e legnose, a quelle erbacee del fieno, alle sfumature iodate.

Il sorso regala una decisa morbidezza: questa Malvasia si insinua opulenta come una patina grassa che fodera la lingua, mostrando tutta la sua materia. La potenza alcolica e la dotazione zuccherina completano, rafforzandolo, il quadro delle morbidezze, attenuato in un primo momento solo dalla tipica freschezza del vitigno. Ma pochi istanti bastano perché una briosa e riequilibrante mineralità si imponga, lasciando sul finale una salivazione densa, lenta e insistente. Intensa, fine ed elegante, questa Malvasia spicca per una convinta personalità.

Si potrebbe accostare questa Malvasia a dessert a base di mandorle, rielaborazioni moderne della classica pasticceria sarda, con il suo senso discreto della dolcezza e la lieve tendenza amarognola della frutta secca. Un tortino croccante con cuore di amaretto e riduzione di cioccolato fondente potrebbe essere un interessante abbinamento; volendo scegliere invece la tipica pasticceria sarda, potremmo consigliare un vassoio di invitanti Capigliette e Amaretti di Oristano e Caschettes di Belvì.

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