“Fermento” nel mondo trappista

Da qualche anno il mondo delle birre e dei birrifici trappisti ha subito un’evoluzione abbracciando nuove produzioni. Scopriamo cosa c’è di nuovo.

Da qualche anno il mondo delle birre e dei birrifici trappisti ha subito un’evoluzione abbracciando nuove produzioni. Scopriamo cosa c’è di nuovo.

È noto, soprattutto a chi ha alcune frequentazioni con il mondo birrario, che la produzione delle famose birre trappiste basa i suoi rigidi disciplinari sulle regole dettate dall’Associazione Internazionale Trappista, con il famoso logo esagonale “Authentic Trappist Product”, del quale possono fregiarsi i prodotti che:

  1. sono ottenuti all’interno di un’Abbazia trappista;
  2. hanno un processo produttivo che si svolge sotto il controllo diretto della comunità monastica che dimostra una cultura imprenditoriale aderente al progetto monastico;
  3. comportano ricavi delle vendite utilizzati unicamente dall’Ordine per perseguire atti caritatevoli o per il sostentamento.

Da una rapida visita nel suo sito internet si apprende che l’Associazione, nel rispetto della regola benedettina dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, non svolge attività a scopo di lucro ed è nata per tutelare la qualità e la provenienza dei prodotti derivanti dalle 18 abazie trappiste autorizzate. In questi conventi i monaci e le monache vivono appunto secondo la Regola di San Benedetto e per provvedere nel proprio sostentamento e per poter aiutare i bisognosi, realizzano vari prodotti, tra cui le straordinarie birre.

Il fenomeno commerciale trappista è stato per moltissimi anni appannaggio dei Paesi Bassi con le sei abazie-birrifici belghe (Chimay prodotta nell’Abbazia di Notre-Dame de Scourmont, Brasserie d’Orval, Notre Dame de saint Remy – Brasserie de Rochefort, Brouwerij Westmalle, Brouwerij Westvleteren, Brouwerij de Achelse Kluis) e quella Olandese di La Trappe (Brouwerij De Koningshoeven); il mercato delle birre trappiste, al di là degli aspetti mistico-religiosi e seppur differenziato in tipologie e quantità da monastero a monastero, ha avuto ed ha una diffusione piuttosto elevata, arrivando a raggiungere punti di contatto, in alcuni casi e per alcuni prodotti (Orval, Chimay….), con la Grande distribuzione organizzata, a conferma dell’importante struttura di marketing sottesa al geometrico logo marrone.

Ora, cavalcando l’onda del successo sempre crescente di questo stile birrario di elevata qualità, i confini della produzione delle birre trappiste si sono definitivamente ampliati. Da due anni circa, infatti, si è assistito ad un repentino sviluppo di produzioni brassicole in monasteri lontani dalla tradizionale area belga. Tra le new entry del mondo trappista la prima ad assurgere agli onori della cronaca è stata l’Abbazia di Engelszell che ha dato vita alla prima cotta in data 8 febbraio 2012.

Situata sul Danubio al confine con Germania e Repubblica Ceca in una piccola cittadina di nome Engelhartszell, l’Abbazia produce due birre denominate Gregorius e Benno, rispettivamente una birra dubbel scura con il 9,7% di alcool ed una belgian ale di 6,9 % di alcol.

A relativamente breve distanza di tempo dall’inaugurazione della produzione di Engelszell, si è unita alla grande famiglia delle birre trappiste la produzione del Monastero di Nostra Signora del Rifugio a Zundert in Olanda. Il conferimento del fatidico logo trappista è avvenuto in data 10 dicembre 2013 e la Brasserie è entrata in produzione con un’unica birra che porta il nome di Zundert, semplicemente dal luogo di provenienza. Si tratta di una birra di colore ambra/oro, rifermentata in bottiglia come vuole tradizione, con un grado alcolico dell’8% vol.

Una particolare caratteristica di questo birrificio consiste nella sua collocazione. È inserito nel contesto monastico, come richiede la regola, ma è realizzato nell’antico fienile, chiamato “Open Tas”, secondo una moderna e ardita opera di restauro dell’architetto Ernst Joosten caratterizzato da uno spazio ricavato con pareti di vetro smerigliato, conservando le colonne originarie esistenti.

L’ultima realtà di questo variegato mondo non ha tardato a presentarsi; nel gennaio 2014 il logo trappista ha attraversato l’oceano ed ha premiato un birrificio americano a Spencer, piccola cittadina del Massachusetts, nel Monastero di Saint Joseph. Il birrificio, il primo della storia trappista nel Nuovo Continente, ha incentrato la sua produzione su una sola birra, una golden ale di ispirazione (guarda caso) belga ma, a detta delle recensioni al momento reperibili, con una innovativa vena american style, legata all’uso di luppoli Yakima, Willamette e Nugget e malti di produzione locale.

Colpisce, in contrasto con l’aspetto architettonico del monastero, la modernissima struttura dell’adiacente birrificio.

Un discorso a parte va fatto infine per la birra prodotta dall’Abbazia di Ste-Marie de Mont des Cats, in Francia. Nonostante i primi squilli di tromba nel 2011 annunciassero la nascita di una nuova birra trappista, la Birra dell’Abbazia di Mont des Cats, pur essendo brassata in ambito monastico, non si può fregiare del fatidico e ambito logo esagonale perché non c’è nessun birrificio all’interno del monastero cistercense francese. Infatti la birra viene prodotta all’interno del Monastero di Notre Dame de Scourmont, famoso per la blasonata Chimay.

Mi piace concludere questa breve panoramica riportando il recentissimo annuncio dell’Abbazia di Orval in Vallonia che è diventata la prima trappista a scegliere di avvalersi di un brewemaster donna. Si chiama Anne-Françoise Pypaert, la quale ha ricevuto il “testimone” di un predecessore estremamente noto e celebrato nel mondo birrario come Jean-Marie Rock, arrivato di recente al traguardo della pensione.

Una birra prodotta con amore si degusta con saggezza (http://www.trappist.be/)

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