Cannonau di Sardegna “MOGANO” 2012

Cannonau di Sardegna MOGANO 2012

Questa volta, la scelta del vino da proporre in degustazione ci porta in un luogo di notevole rilievo storico e ricco di tradizione. Siamo nel centro del Logudoro, nel Mejlogu appunto, e più precisamente a Bonnanaro, piccolo centro del nord Sardegna. E’ qui che troviamo l’azienda vitivinicola di Andrea Ledda, che ha posto le sue basi in questo territorio già da diversi anni.

Questa volta, la scelta del vino da proporre in degustazione ci porta in un luogo di notevole rilievo storico e ricco di tradizione. Siamo nel centro del Logudoro, nel Mejlogu appunto, e più precisamente a Bonnanaro, piccolo centro del nord Sardegna, un territorio che annovera siti archeologici di grande importanza, come la reggia nuragica di Santu Antine, e che vanta origini culturali che si spingono indietro nel tempo fino all’età del bronzo. Situato nella valle tra il monte Pelao e il monte Arana, il suolo è caratterizzato da una particolare vocazione alla coltivazione della vite e di alberi da frutto, grazie alla sua buona esposizione e all’ideale microclima. Rinomata è infatti la sagra delle ciliegie che si svolge ai primi del mese di giugno. E’ qui che troviamo l’azienda vitivinicola di Andrea Ledda, che ha posto le sue basi in questo territorio già da diversi anni, con l’impianto di vitigni autoctoni che coprono l’intera produzione.

Su terreni generalmente calcareo-sabbiosi si dispiegano filari di Vementino, Cannonau e Bovale, con allevamenti a spalliera a bassa densità d’impianto e con altrettante basse rese per ettaro, che caratterizzano una produzione mirata alla qualità. Qui nascono Mogano (Cannonau 100%), Ebano (Bovale 50% Cannonau 50%) ed il Vermentino in purezza Acero.

Per la nostra degustazione abbiamo scelto MOGANO Cannonau di Sardegna DOC, prodotto dalla vendemmia 2012.

La raccolta delle uve avviene verso la metà di ottobre, seguita da una macerazione in acciaio a temperatura controllata per circa una ventina di giorni. Sempre in acciaio il vino svolge il suo affinamento per un anno, cui fanno seguito altri dodici mesi in botti di rovere di capacità variabile tra i 500 e 700 litri, prima dell’imbottigliamento e della commercializzazione dopo 6 mesi di sosta in vetro.

Ma andiamo all’assaggio: rosso rubino, limpido e trasparente con riflessi porpora, con una componente glicero-alcolica di buona consistenza, che si presenta con archetti densi e fitti, quasi a foderare il calice di degustazione.

Naso che esordisce con note eteree, aprendosi successivamente verso una speziatura delicata, su base fruttata e floreale. Mora e ciliegia non ancora mature abbracciano sensazioni di rosa accompagnate da tenui riconoscimenti di tabacco e cuoio.

Ingresso al palato vigoroso. Sensazione pseudo-calorica e tannica ben marcata con buona contrapposizione di acidità e sapidità. Nonostante indugi un po’ nell’apporto di morbidezza ci appare un vino di buona struttura ma con media persistenza gustativa. Si potrebbe provare a degustarlo ancora fra un paio d’anni.

Lo abbiamo abbinato a dei funghi antunna trifolati, ma non disdegnerebbe una bella rollata di pancetta al forno, aromatizzata alle erbe.

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