Milano Whisky Festival

Milano Whisky Festival

Nel weekend 15 e 16 novembre scorso si è tenuto a Milano la nona edizione del “Milano Whisky Festival”. L’evento, svoltosi nell’elegante cornice dell’Hotel Marriot in via Washington, ha costituito una ghiotta occasione per degustare in ogni stand whisky differenti, per tutti i gusti e di svariate tipologie, fra circa 2000 etichette.

Nel weekend 15 e 16 novembre scorso si è tenuto a Milano la nona edizione del “Milano Whisky Festival”. L’evento, svoltosi nell’elegante cornice dell’Hotel Marriot in via Washington, ha costituito una ghiotta occasione per degustare in ogni stand whisky differenti, per tutti i gusti e di svariate tipologie, fra circa 2000 etichette, alcune delle quali molto importanti e dal lungo invecchiamento, o whisky molto rari di distillerie non più esistenti. In una esperienza singolare, il meglio delle distillerie Scozzesi, riunite in un’unica sala di oltre 800 mq.

Milano Whisky Festival nasce grazie all’iniziativa di due amici, Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone, i quali, legati dalla comune passione per il single malt scotch whisky, decidono circa dieci anni fa di impegnarsi per creare un evento, il cui obiettivo fosse condividere con intenditori e non le emozioni regalate da un sorso di questo storico distillato. Pertanto, nell’ottica di diffondere in Italia la cultura del whisky di malto scozzese, di anno in anno (siamo alla nona edizione) gli organizzatori hanno puntato ad una conoscenza sempre più approfondita delle numerose distillerie delle Highlands, delle metodologie di produzione e dell’esperienza delle persone che ad esse lavorano ed hanno lavorato in un percorso che abbraccia circa 500 anni di storia.

Nel primo pomeriggio di sabato 15 novembre, quindi, mi accingo a registrarmi al desk e, subito dopo le formalità di rito, con una certa trepidazione entro nell’ampia sala già abbastanza gremita in cui si dipana una nutrita serie di espositori. L’impatto è subito coinvolgente e dopo un momento di necessario orientamento, inizio ad ispezionare gli stand. Per mero spirito di sintesi non è possibile elencare e descrivere l’innumerevole serie di etichette viste, ma vale la pena illustrare alcune interessanti realtà che ho avuto modo di degustare.

Milano Whisky Festival

Caol Ila Exclusive. Si tratta di un’edizione speciale, limitata a 242 bottiglie e realizzata per l’occasione dall’imbottigliatore indipendente G&M – Gordon & McPhail da un single cask del 2004, fool proof a 50% abv. È un distillato dal colore dorato brillante, che al naso si presenta particolarmente ricco di profumi tipici dei single malt dell’Isola di Islay, iodato, fenolico, ma piacevolmente corroborato da note di frutta, pera e agrume e una dolce nuance di vaniglia. L’impatto gustativo è particolarmente caldo, ma morbido e rotondo, subito seguito da percezioni pepate e di agrume. Il retrogusto è leggermente affumicato e tostato. Nel complesso un whisky ricco, appagante, decisamente più rotondo e morbido di altri Caol Ila più noti.

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Glengoyne 21 anni. La distilleria Glengoyne ha origini nel 1833 prima con il nome di Burnfoot e poi Glenguin e solo nel 1905 assume il nome attuale. È situata nella virtuale linea di confine tra le Highlands e le Low-lands; circa il 20% della produzione è venduto come single malt, mentre il rimanente viene utilizzato nelle miscele King Robert II, Lang Supreme e Lang Select. La particolare prerogativa di questa distilleria è di utilizzare malti assolutamente non torbati, allo scopo di esaltare le doti di morbidezza ed i profumi dati dai lunghi invecchiamenti. Il distillato degustato è invecchiato 21 anni in botti di sherry. Di colore ambrato brillante e riflessi ramati, regala un bouquet particolarmente elegante, con sentori quasi da cognac. La dolcezza del malto si preannuncia al naso subito accompagnata da agrumi, mela, boccioli di rosa e note terziarie piccanti e tostate. Sorso morbidissimo, ricco di miele, un leggero caramellato apre il finale lungo e asciutto con eleganti rimembranze di finissimo sherry.

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Mortlach 1987 by Adelphi selection. Whisky della distilleria di Mortlach (Speyside) imbottigliato da Adelphi Distillery Limited. Si tratta di un fool proof invecchiato in botte di sherry con 58,4% abv, ottenuto da un single cask (n° 3106) che ha generato 241 bottiglie. Nel bicchiere la trama dorata, risplende con bellissimi riflessi topazio. Aromi di confetture di agrumi, frutta disidratata e note speziate di vaniglia si aprono lentamente al naso, sostenendo elegantemente la nota eterea ed alcolica tipica di un grado pieno; non mancano al naso piacevoli profumi tostati. Alcolicità evidente al gusto ma ben saziata da morbidezze e dolcezze mielate e maltate che si adagiano al palato con sorprendente rotondità, dando un finale lungo che ricorda la cera d’api. Un’adeguata diluizione con acqua (negli stand era possibile usufruire di alcune gocce di acqua sorgiva dello Speyside), ne accentua le note terziarie sia al naso che al palato.

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Higland Park Dark Origins. Questo whisky è stato prodotto dalla celebre ed omonima distilleria per celebrare Magnus Eunson, considerato come una sorta di eroe mito, settecentesco distillatore clandestino delle Isole Orcadi, in cui ha sede la distilleria. Il termine “Dark Origins” deriva appunto dall’usanza di questo personag-gio di svolgere le attività clandestine nell’oscurità della notte, destinando alla luce del giorno la sua normale vita di pastore protestante. Presente al Festival come anteprima italiana, si tratta di un single malt, con una gradazione di 46,8% abv ed è ottenuto assemblando distillati provenienti da invecchiamenti in differenti botti europee ed americane utilizzate per sherry. Al naso un sottile manto di cioccolato fondente avvolge ciliegie sotto spirito, datteri e fichi. Sottilmente si insinua una leggera vena tostata ed un po’ smokey su spezie dolci. Al gusto molte le note già annunciate all’olfatto. Nel medio palato il miele del malto lascia spazio ad un leggero pepe. Finale finemente torbato.

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Yoichi 10 years old Single Malt. Nel panorama dei single malts non poteva mancare la voce autorevole dell’Oriente, con il Giappone, che negli ultimi tempi ha avuto una grande affermazione con prodotti partico-larmente ispirati alla cultura degli scotch whisky. Yoichi 10 years old Single Malt è un whisky di puro malto proviene dalla Nikka Whisky Distilleries di Hokkaido. L’isola più “scozzese” del Giappone per quanto concerne i single malt, ospita questa storica distilleria che nacque nel 1934, con la prospettiva del fondatore, Masataka Taketsuru, di portare un pezzo di Scozia e dei suoi whisky in un paese dove la produzione di questi distillati era sino a quel tempo piuttosto approssimativa. Il single malt degustato, con 45% abv, è un classico della produzione della distilleria giapponese. Di un bel colore ambra nel bicchiere, esprime aromi marcati di tostato e spezie dolci, vaniglia su tutti, ma indulge an-che su note di frutti gialli maturi. In bocca è rotondo e morbido; ripropone la dolcezza della vaniglia, seguita da una nota di legno mista a pasticceria inglese, in una piacevole combinazione tra delicato e secco.

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Infine, fra le varie degustazioni guidate “masterclass”, ha suscitato particolare attrazione quella della distilleria Arran a cui ho deciso di iscrivermi. L’isola di Arran gode di una particolare posizione geografica, che ne mitiga particolarmente il clima poiché incastonata nella profonda insenatura di Firth of Clyde, situata nella costa occidentale della Scozia e separata dall’Oceano Atlantico dalla penisola di Kintyre. Costruita ex-novo nel 1994, Isle of Arran Distillers di Lochranza, unica nell’isola, ha ripreso nel 1995 una tradizione della distillazione interrotta dal 1836. Si tratta di una produzione indipendente e completamente scozzese, considerata a tutti gli effetti una craft distillery. Il microclima caldo della Corrente del Golfo e l’atmosfera sferzata da brezze marine in alternanza con l’aria di montagna, di cui gode la posizione della distilleria è l’ideale per la rapida maturazione dei single malt prodotti. Le acque delle vicine sorgenti utilizzate per la produzione sono molto pure e scarsamente minerali. Sono preferiti malti non torbati o al massimo miscele con piccole percentuali di malti torbati ed i metodi di distillazione sono molto tradizionali e prediligono distillazioni lente in alambicchi in rame per garantire il massimo della qualità nel distillato vergine.

Dietro la sapiente e vivace guida del Distillery manager James McTaggart si sono susseguite cinque diverse bottiglie di notevole interesse.

Milano Whisky Festival

Il primo whisky degustato è l’Isle of Arran 17 Years Old, un single malt non torbato, maturato esclusivamente in botti ex-sherry Hogsheads oloroso. Imbottigliato al 46% non è filtrato a freddo ed è in tiratura limitata di 9.000 bottiglie. Di colore caldo dorato con sottile trama ramata, la tessitura olfattiva scorre piacevolmente fra miele, vaniglia, macedonia di agrumi e frutti canditi per poi aprirsi su note terziarie di tabacco e cioccolato. Il sorso è morbido, avvolgente con una appagante profondità del gusto che conferma a lungo i tratti olfattivi.

Si passa poi ad una selezione speciale di sole 216 bottiglie, provenienti dal cask n. 909. Un single malt di 12 anni non torbato e completamente maturato in botti ex-Bourbon (first fill), imbottigliato a grado pieno, come proviene dalla botte, a 55,4% abv. Nel bicchiere assume un colore decisamente dorato e brillante, al naso sprigiona profumi di grande fragranza, di frutta gialla, agrumi, ed una tenue nota di vaniglia. Gustativamente si presenta molto easy, nonostante l’elevato grado alcolico, con un impatto quasi setoso in cui un insieme di pera, mela e bergamotto aprono la strada ad un finale lungo, ricco di aromi di pasticceria.

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Il terzo whisky è ancora una selezione ed in particolare è l’Arran Single Cask Bourbon Barrel N. 1132, distillato il 17 Agosto 1998 ed imbottigliato il 15 agosto 2014, dopo 15 anni e 363 giorni, al grado naturale di 55,9%abv. Un colore ambra intenso e vivace caratterizza l’abito di questo teenager che al naso fa sentire tutta la sua potenza con profumi intensi di toffee, frutta cotta, datteri, crema intrecciati con un ordito terziario molto elegante di vaniglia, pepe, tabacco. Al sorso l’impatto è dolce e di grande maturità, la frutta matura, mela e pera, si ripropone al gusto insieme ad un rotondo caramello, per chiudere con leggere note tostate.

Il quarto whisky fa della sua materia prima un punto di forza per originalità e unicità. Il nome, Orkney Bere, appunto, si ispira al tipico orzo utilizzato per la produzione del malto. Proveniente dalle Isole Orcadi, l’orzo Bere è la più antica specie d’orzo coltivato in Scozia ed era comunemente utilizzato fino al XX secolo per la produzione di whisky; nel 2004 Arran Distillery ha intrapreso un’interessante sperimentazione, in collaborazione con l’Agronomy Institute of Orkney College, che ha portato ad un single malt di grande successo. Per l’occasione il vivace e simpatico James McTaggart ha presentato la versione cask strength 10 anni, in tiratura di 4900 bottiglie circa, con gradazione alcolica di 58,4% abv. Orzo dorato nel bicchiere con una spiccata brillantezza; i profumi ricordano la crosta di pane ed i biscotti. Roteando il bicchiere si intrecciano fresche note di agrumi, frutta esotica e miele floreale. In lontananza appaiono note terrose ed erbacee di fieno. In bocca è un susseguirsi di note dolci e sapide, con retrogusto si spezie intense. Il sorso è comunque rotondo e morbido con una percezione calorica un piuttosto spinta limone. Leggermente diluito con acqua fresca risaltano, note di lemon curd, zenzero e una nota di melone dolce in sottofondo. Il finale si presenta un po’ pepato con alcune note terrose ammantate dalla forte presenza di malto.

L’ultimo whisky (ultimo solo in ordine di apparizione) è l’unico dei cinque contenente una percentuale di malto torbato, pari al 20%. Questa è la prima edizione di Machrie Moor in versione cask strength, fresco di uscita nell’autunno 2014, e prende il nome dalla regione dell’isola da cui si preleva la torba per l’affumicatura. Anch’esso si propone in una veste molto naturale spiccatamente paglierino/dorato; al naso è vigoroso ed energico con la torba in primo piano che a tratti lascia spazio a note di frutta esotica, ananas, e agrumi; il tutto avvolto da uno spesso manto alcolico. Una goccia d’acqua aiuta ad esaltare le note fruttate, rimarcando anche le note tostate ed affumicate. La vigoria già testata all’olfatto si ripropone al palato. L’ingresso in bocca è molto caldo; anche in questo caso una goccia di acqua aiuta a liberare le rotondità date dagli aromi di malto e frutta. La nerboruta vena di torba non manca e, insieme a note iodate nel finale chiude un lungo sorso appagante e ricco.

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