Barolo e Barbaresco… Grandi Annate

Barolo e Barbaresco... Grandi Annate

Sabato 22 novembre la storica sede di Palazzo Barolo, a Torino, ha ospitato la prima di una serie di importanti degustazioni che hanno fatto da cornice al 48^ Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier. Una competente ed attenta platea ha potuto degustare in rassegna ben 13 tipologie di Barolo e Barbaresco, scelti tra le migliori annate e i più illustri produttori delle Langhe.

Sabato 22 novembre la storica sede di Palazzo Barolo, a Torino, ha ospitato la prima di una serie di importanti degustazioni che hanno fatto da cornice al 48^ Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, condotta da Ivano Antonini, già titolato come miglior sommelier d’Italia nell’anno 2008, e da alcuni dei nomi tra i più blasonati della Delegazione Piemontese, come Mauro Carosso e Roberto Marro.

Una competente ed attenta platea ha potuto degustare in rassegna ben 13 tipologie di Barolo e Barbaresco, scelti tra le migliori annate e i più illustri produttori delle Langhe. Il prologo della serata è affidato al responsabile guide turistiche di Palazzo Barolo, che ci fornisce alcuni cenni storici sul luogo che ci ospita.

Costruito nella seconda metà del 600, Palazzo Barolo è, ad oggi, uno dei migliori siti nobiliari della Torino barocca. Di proprietà della famiglia Falletti di Barolo, ristrutturato poi nella seconda metà del ‘700, vide tra i suoi ospiti storici personaggi, da Silvio Pellico a Camillo Benso Conte di Cavour. Dopo l’estinzione della casata nobiliare, l’immobile passò all’Opera Pia Barolo, tutt’oggi proprietaria.

Dopo alcuni lievi inconvenienti tecnici, e una breve introduzione dei relatori sulle caratteristiche e peculiarità del nobile e longevo vitigno Nebbiolo, l’efficiente gruppo dei sommelier inizia il servizio dei vini, divisi in due batterie: una prima da 7 e una seconda da 6, nel seguente ordine:

  • BARBARESCO SORI’ TILDIN 1970 – GAJA
  • BARBARESCO 2004 – GAJA
  • BARBARESCO TETTINEIVE 1988 – SCARPA
  • BARBARESCO ASILI RISERVA 2007 – BRUNO GIACOSA
  • BARBARESCO RABAJA RISERVA 2001 – GIUSEPPE CORTESE
  • BAROLO ROCCHE DELL’ANNUNZIATA RISERVA 2001 – PAOLO SCAVINO
  • BAROLO 1961 – GIACOMO CONTERNO
  • BAROLO MONPRIVATO CA’ D’MORISSIO 2004 – GIUSEPPE MASCARELLO
  • BAROLO VIGNA RIONDA 1989 ODDERO – PODERI E CANTINE
  • BAROLO GRANBUSSIA RISERVA 1970 – PODERI ALDO CONTERNO
  • BAROLO CANNUBI BOSCHIS 1998 – LUCIANO SANDRONE
  • BAROLO PERCRISTINA 1999 – DOMENICO CLERICO
  • BAROLO BRUNATE 2000 – ROBERTO VOERZIO

Barolo e Barbaresco... Grandi Annate

Sarebbe prolisso riportare le degustazioni complete di ciascuno di essi e, per questo motivo, ci limitiamo a brevi considerazioni e ad alcune note di degustazione evidenziate nel corso della serata.

L’iniziale Barbaresco Sorì Tildin 1970 Gaja si presenta con un ovvio color aranciato e una prima olfazione di lieve riduzione che, svanendo, lascia spazio a melograno, prugna e rosa appassita, noci e varia tostatura. Sensazione tannica ancora viva, nonostante l’età, e buona sapidità. Percepiamo però un nerbo acido meno evidente, che, con un’espressione più decisa, avrebbe forse fornito maggiore struttura.

La prima gradita emozione la regala il cugino Barbaresco 2004 Gaja, che, nonostante sarà da apprezzare ancora più avanti negli anni, si fa già strada con un ingresso gustativo intenso e vigoroso, tannico ma di levigata entità, con giusta e dosata freschezza a sostenere un corpo in evoluzione.

La terza degustazione è riservata al Barbaresco Tettineive 1988 Scarpa. Ci sorprende piacevolmente il suo aspetto ancora granato con una tendenza all’aranciato. Pecca un po’ di intensità olfattiva. Mediamente complesso, riconosciamo crisantemo e noce moscata. Morbido ed equilibrato al gusto con finale di cioccolato.

Ancora giovane invece il Barbaresco Asili Riserva 2007 Giacosa, il vino del millesimo più recente. Sicuramente da riprovare fra qualche anno, mostra un colore rubino carico con unghia granata. Prevale il suo immaturo tannino, accompagnato da una evidente sensazione minerali di grafite. Giudizio ovviamente rimandato.

Barolo e Barbaresco... Grandi Annate

Apprezziamo anche la spigolosità del Barbaresco Rabaja Riserva 2001 Giuseppe Cortese, caratteristica del produttore, ma gli preferiamo il Barolo Rocche dell’Annunziata Riserva 2001 Paolo Scavino, che, con un colore più denso ed intenso, ci dona marcate espressioni balsamiche, di frutta matura, viola, rose, con un lieve approccio etereo, smaltato. In bocca è pieno, morbido e sapido con lunga persistenza e piacevole chiusura.

Penalizzato un po’ dal servizio di una bottiglia non proprio “in forma”, il Barolo Monprivato Ca’ d’ Morissio 2004 Giuseppe Mascarello ha mostrato forti sensazioni iniziali di riduzione che si attenuano solo dopo una sosta con ripetute rotazioni nel calice, non rendendo giustizia al suo reale valore.

Si va in crescendo con lo spettacolare Barolo Vigna Rionda 1989 Oddero: note evolutive eleganti (cioccolato, cuoio, uva passa) precedono un gusto pieno, rotondo e vivo con aggraziata morbidezza, nobili tannini ben smussati e un finale con leggero carattere ferroso. Il tutto in una sintesi ben armonizzata. Gran bel vino.

Tra una degustazione e l’altra, l’atmosfera, già di per sé coinvolgente per la cornice storica sede dell’evento, veniva arricchita dalle note di un pianoforte capace di far rivivere l’aria dei concerti e delle feste nobiliari ospitate dal Palazzo in tempi lontani.

Barolo e Barbaresco... Grandi Annate

E’ quindi la volta del Barolo Granbussia Riserva 1970 Aldo Conterno, che invece risente, almeno per quanto riguarda il nostro campione, di una decantazione probabilmente non ottimale. Notevole velatura con leggero residuo sul fondo del bicchiere. Fungo e terra bagnata sono alcuni riconoscimenti olfattivi che precedono un gusto sapido, fresco ma con un grado di morbidezza più tenue, tale da far prevalere le sensazioni dure, creando un leggero squilibrio gustativo. Per quanto sia sempre un prodotto di pregio il Barolo Cannubi Boschis 1998 Sandrone ha evidenziato un suo carattere un po’ ruvido, nonostante dimostrasse piacevole varietà olfattiva, dal caffè alla prugna, accenni di ribes, pepe rosa, ma l’assaggio è stato al di sotto delle aspettative per via di una componente amara a chiudere nel finale.

Personalità da fuoriclasse per il Barolo Percristina 1999 Clerico. Eccellente al naso, anche in questo caso complessità ed eleganza sono i suoi pregi. Si potrebbe parlare dei riconoscimenti per un lungo tempo. Frutta, fiori, spezie fanno da sfondo ad un velo balsamico. Stessa finezza al gusto. Dotato di un bellissimo equilibrio, un primo tannino che avvolge il palato per poi svanire lasciando spazio a sensazione vellutata e di pienezza gustativa, che termina con lungo finale fruttato e di tostatura. Tra i preferiti.

Chiude la rassegna il Barolo Brunate 2000 Roberto Voerzio, barolo di ottima fattura, olfatto che volge al terziario, note di ginseng. Aspetto tannico già in evoluzione. Buona base di acidità con finale pieno e persistente.

Assoluto protagonista della serata è stato, in maniera indiscussa, il Barolo 1961 Conterno: a nostro giudizio, spettacolare. Nonostante sia stato servito nel calice in dosi, ovviamente, molto ridotte, non ci è stata affatto preclusa la capacità di apprezzarlo per la sua vera potenza. Esplosione olfattiva di grande pregio, frutta secca, fiori, cuoio, sensazioni minerali… Bocca intensa, sorprendente la sua vena acida ancora fitta e viva che dà solido sostegno, nonostante i suoi 53 anni. Sensazioni gustative mai scomposte, raggruppate e ben fuse tra di loro, tali da creare un’armonia espressiva di rara eleganza.

In conclusione, potremmo inserire sicuramente questa serata di degustazione tra le nostre migliori esperienze. Aver potuto viverla in un contesto storico, e con questa atmosfera, ci fa crescere il desiderio di ripeterne tante altre. Alla prossima, allora!

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