Cronaca di un seminario sul Chianti Classico

Cronaca di un seminario sul Chianti Classico

Una storia di identità, quella del Chianti Classico, raccontata a Cagliari nel seminario voluto e realizzato dalla neo delegata AIS Tiziana Cossu e dalla responsabile regionale per la didattica Giuseppina Pilloni.

Mentre un gallo bianco cantava di buon mattino pensando di aver inventato l’alba, un altro, nero come le tenebre lacerate dal suo canto, anticipava una giornata che avrebbe cambiato il corso di una storia che affonda le radici profonde in un’esperienza ultra secolare incrociandosi con quella della lega militare del Chianti.

Una storia di identità, quella del Chianti Classico, raccontata a Cagliari nel seminario voluto e realizzato dalla neo delegata AIS Tiziana Cossu e dalla responsabile regionale per la didattica Giuseppina Pilloni.

E così anche in Sardegna, nel suggestivo scenario dell’Hotel Regina Margherita, ha iniziato ad echeggiare quel rumore di spade. Quel “clandor” dal sapore medievale che ha aperto l’orizzonte di una zona di grandi confronti e scontri, consumati su quegli antichi terreni ricchi di argilla, di calcare alberese e di galestro, oggi scenario del “vigneto” chiantigiano che caratterizza l’area del “Chianti Classico”, conferendo a questo speciale Sangiovese il titolo di “vino dell’identità”.

Una storia originale, oggi storia viticola d’eccellenza, che racconta l’amore per il prodotto e per la tradizione che si rinnova di anno in anno per produrre un grande vino. Questi sono i numeri: 70.000 ha l’estensione dell’intero territorio, 10.000 ha quella complessiva dei vigneti, 7.200 ha i vigneti iscritti all’albo del Chianti Classico, 242.000 hl la produzione per l’anno 2013, 35 milioni di bottiglie.

Un percorso accompagnato da un ambasciatore d’eccellenza, il Delegato AIS di Firenze Massimo Castellani che, con innata freschezza e profonda competenza, ha accompagnato la serata sul filo della storia del vino toscano per eccellenza.

Un vino in grado come nessun altro di trasferire la dimensione dei luoghi, delle situazioni e del tempo al degustatore, condotto con passione dal relatore in un percorso che si snoda nel tempo e che si identifica attraverso nomi e personalità che riecheggiano nella sala, attenta e silenziosa. Una platea di blazer blu con lo scudetto dell’Associazione Italiana Sommelier che accoglie con interesse figure della tradizione chiantigiana come Francesco Datini, Francesco Redi e il Granduca Cosimo III de Medici padre di una antesignana “denominazione d’origine”.

Ma è nel momento in cui Massimo Castellani racconta del barone Bettino Ricasoli, ministro che porterà Firenze nel regno di Sardegna, che il ponte immaginario fra la Tenuta di Brolio e l’Isola segnerà una singolare sintonia fra i figli del Cannonau e quelli del “Sangioveto”.

Intanto la squadra di servizio apre le preziose bottiglie accompagnate a Cagliari da Michele Cassano, Vicedirettore del Consorzio del Chianti Classico, e i primi sentori vinosi invadono la sala.

Nel contempo, sullo schermo del relatore appare un concetto che non potrà passare inosservato fra i partecipanti. “Il sangiovese è grande perché la Toscana lo rende grande”, così come “il Pinot nero è grande perché la Borgogna lo rende grande”. E, per rafforzare il concetto, il relatore aggiunge, con timbro vocale accentuato, “I toscani amano il loro Sangiovese ed è per questo che non l’hanno mai messo in un brick di tetrapak”. L’applauso rompe il silenzio!

Cronaca di un seminario sul Chianti Classico

Il Sangiovese, la vera anima del Chianti Classico, continua ad essere quel “vitigno sugoso pienissimo di vino che non fallisce mai” come lo definì l’ampelografo cinquecentesco Gianvettorio Soderini.

Intanto, si apre un dilemma per i sommelier isolani: su quale stile produttivo faranno convergere le proprie preferenze a fine serata? Su quello “tradizionalista” di un Sangiovese in purezza che chiama legni grandi per rispondere al bisogno del vino di respirare? Su quello degli “Innovatori”, che hanno introdotto il concetto di affinamento in barrique e tonneaux? O su quello degli “internazionalisti”, che hanno interrotto la tradizione locale, introducendo piccole quantità di vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot, oltre all’utilizzo delle barrique?

Un dilemma di non poco conto che apre le 12 degustazioni di “vin robusto e di buona beva” in programma per la serata, con i colleghi della squadra di servizio dell’AIS di Cagliari che versano il vino ai tavoli con lo stesso stile con cui i “vinattieri” del passato lasciavano nelle “buchette” dei palazzi nobiliari fiorentini il prezioso prodotto.

Degustazioni che richiamano un territorio e che riportano a luoghi mitici, i cui nomi riecheggiano nella sala ed entrano nell’immaginario collettivo della Sommelierie Cagliaritana e sarda come San Casciano in Val di Pesa, Greve in Chianti, Tavernelle Vale di Pesa, Barberino val d’Elsa, Poggibonsi, Radda in Chianti, Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Castelnuovo Berardenga.

Fra i 12 campioni, tutti riserva 2009/2010/2011, due vini sono attribuibili allo stile tradizionalista e sono entrambi riserve 2010: uno dei due è un Sangiovese in purezza, il secondo presenta un’aggiunta del 5% fra colorino e canaiolo. Cinque campioni sono ascrivibili allo stile proprio degli innovatori. Quattro di questi provengono da Sangiovese in purezza ed uno vede un 10% di colorino e canaiolo. Quattro sono le riserve del 2010, una del 2009. Infine 5 vini sono ascrivibili allo stile internazionalista. Quattro riserve 2010 e una 2011. Due vedono la presenza di Merlot (al 5% la prima al 10% la seconda) mentre tre campioni riscontrano anche la presenza di una percentuale di Cabernet Sauvignon sempre nella proporzione del 5%.

Cronaca di un seminario sul Chianti Classico

Le degustazioni

Prima degustazione

Proviene da San Casciano, da un vigneto che vegeta esposto a sud su depositi alluvionali.

Chianti Classico Riserva 2010 che fermenta in legno con lieviti indigeni e quindi in piena produzione biologica da Sangiovese, Colorino e Canaiolo. All’esame visivo è grande l’impressione della massa colorante. Il rosso porpora sembra non voglia ancora lasciare spazio al rubino. L’impatto olfattivo è nettamente fruttato. Una fruttuosità fresca, quasi croccante, con note di lamponi nettamente in evidenza e, solo nel tempo, un timido ingresso floreale tipico del Sangiovese: la mammola. Ossigenando il vino nel calice, si fa largo la speziatura di note vanigliate seguita da un finale di liquirizia. L’approccio del vino è elegante.

Sotto il profilo gustativo la percezione è di frutto a non finire. Ottima la freschezza nonostante un grip tannico di ingresso, sintomo del potenziale di longevità. Lo stile di questo vino è tipico dell’area di San Casciano, con fruttuosità dinamiche importanti e con una chiusura decisamente sapida.

Seconda degustazione

Da San Casciano, a Nord dell’area delimitata del Chianti Classico, ci spostiamo verso Sud nel Greve. Chianti Classico Riserva 2011, Sangiovese 95% con 5% Merlot. Malolattica svolta parte in acciaio e parte in barrique di primo e secondo passaggio. L’affinamento continua nelle stesse barrique di rovere francese. Tre mesi in bottiglia. All’esame visivo appare di un rubino vivido con un ricordo di porpora sul bordo del calice. Il Merlot conferisce a questo vino un apporto di personalità ma, nella quantità del 5%, non ne influenza sostanzialmente le caratteristiche. L’attacco al naso evidenzia la dolcezza del frutto maturo polposo, gelatina di frutta rossa e nera, e quella della tostatura conferita dall’utilizzo del legno piccolo della barrique nuova. Particolarmente floreale, anche se non racconta ancora i profumi evoluti di corteccia, di iuta e di carne. Il floreale ritorna anche al gusto, ma dal primo sorso si coglie subito la perfetta levigatura dei suoi tannini, ben incastonati e ben espressi sul vino. Buona la profondità e il finale che evidenzia la natura acidofila del Sangiovese.

Terza degustazione

Ci tratteniamo ancora nel Greve anche per la terza degustazione, Chianti Classico Riserva 2010. E’ un Sangiovese al 90% con un 5% canaiolo e 5% di Cabernet Sauvignon. È un vino che proviene da un vigneto di 20 anni di età che si caratterizza da una resa bassa ma di ottima qualità. Elevato in piccole botti per sei mesi, poi trasferito in grandi botti da 25/50 hl per 9 mesi. Il 2010 è una vendemmia fantastica. Il colore è un po’ tenue tipico dei vini della zona. Al naso è di grandissima eleganza, il floreale entra in scena protagonista, fruttuosità di caramella al lampone meno concentrata e più sottile, legno controllatissimo, buona mineralità con sentori di grafite. Il sorso ha un ingresso sottile amplificato nel finale, quasi un comportamento da Pinot nero.

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Quarta degustazione

Proviene da Panzano, noto come il distretto biologico più grande di Italia. Siamo di fronte a un Riserva 2010. Sangiovese, Merlot, Cabernet. Macerazione in acciaio per 18/20 giorni, per poi trasferire il 60% del prodotto in barrique di rovere francese di secondo passaggio, per un periodo di 18 mesi, e il 40% su tini d’acciaio. Forza, colore e tannini sono le caratteristiche di questo vino. Particolare armonia al naso. Frutta nera: mora, mirtillo ribes. Potenza anche nella espressione del colore. Un vino molto ancorato al frutto. Una fruttuosità diversa da molti Chianti classico che ritroviamo anche al palato.

Quinta degustazione

Si prosegue per Tavernelle Val di Pesa. Un Chianti classico riserva 2011 da Sangiovese in purezza. Fermentazione in acciaio e affinamento per 18 mesi in barrique.

Proviene da una annata caldissima con il colore che vira su note granate. Al naso evidenzia una leggera evoluzione derivata dal caldo dell’annata oltre al micro clima territoriale. Floreale, pot-pourri ma soprattutto fruttato di frutta cotta. Ossigenando il vino nel calice avanzano le note terziarie, il cioccolato emerge e con lui i sentori evolutivi del Sangiovese, la confettura di frutta, la tostatura, una iniziale sensazione di carne e un leggero sentore di terra. Sintomo di una vendemmia non facile. In bocca ha un impatto morbido, con un finale sapido. I Tannini seppur graffianti nel finale sono eccellenti e non evidenziano alcun residuo vegetale. Un Sangiovese che esprime da solo il suo potenziale non risparmiando potenza ed eleganza. Concentrato in bocca, i sentori di confettura, cioccolato e liquirizia evidenziano l’utilizzo intelligente delle barrique. Vino con bassa acidità ma evidente sapidità. Non a caso proviene da un territorio in cui sono presenti sabbie con conchiglie fossili. Quindi un’origine pedologica marina che ritorna nel bicchiere.

Sesta degustazione

Scendiamo ancora per la Val d’Elsa in un’ Azienda storica del territorio del Chianti Classico. In degustazione abbiamo la Riserva 2010. I vigneti vegetano sul galestro. Proviene da un luogo di culto etrusco. Sangiovese 90%, 10% fra canaiolo e colorino. Macerazione in acciaio per venti giorni, affina successivamente in legni piccoli di secondo passaggio per 18 mesi. Si esprime con un vivace color porpora e con un profumo che evidenzia note balsamiche, note di carne, speziatura importante. Per certi versi ricorda un vino borgognone. Un vino indietro che darà il meglio di se in futuro, ancora giovane, crudo che evidenzia il suo potenziale evolutivo. Tannini centrali, ben piantati, per niente ruvidi e senza alcun residuo vegetale. Un vino che in bottiglia avrà un lungo percorso.

Settima degustazione

Torniamo nuovamente all’area bassa di Greve. Chianti Classico riserva 2010. Sangiovese 100% con invecchiamento in botti di grandi dimensioni di rovere di Slavonia. Un vero Sangiovese tradizionalista. Come tutti i Sangiovese passati in legno grande è un vino che ha respirato e lo registriamo dal colore: tende al granato, ha una sua trasparenza e una maggior terziarizzazione della sua gamma odorosa. Al naso prugna, frutta cotta, caffè; ossigeniamo il vino nel calice ed emerge la cioccolata, una nota di carne, in particolare di selvaggina. Un fruttato meno potente che favorisce la dimensione floreale, che emerge con tutta la sua forma con l’avanzare dell’ossigenazione. Un vino morbido. Tannini rarefatti. Un equilibrio perfetto. Entra sottile e si amplifica in bocca. Caramella, frutta, confettura, (Mon Chéri allo stato puro…..). Facile la beva in quanto non frenato dai tannini. Lungo in bocca col finale balsamico. Quasi di caramella alle erbe.

Ottava degustazione

Ancora più a Sud scendiamo verso Radda in Chianti con una Riserva del 2009. Una zona con un microclima con escursioni termiche notevoli. Terreni con molto galestro. Sangiovese 100%, matura per 30 mesi su barrique. Una riserva che potrebbe essere a tutti i titoli una gran selezione. Grande massa colorante. Un vino pieno, potente che nonostante i 30 mesi non evidenzia il legno. Al naso si riscontrano frutti neri, note di inchiostro, sentori balsamici, liquirizia, gelso nero. Il 2009 per il Chianti classico è un’ annata media. I tannini sono belli, centrali. Entra in bocca potente e sfuma nel finale nelle note balsamiche.

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Nona degustazione

Si arriva nella zona di Castellina in Chianti. Riserva 2010, è un Sangiovese con taglio internazionale. Sangiovese al 90%. 5% Cabernet Sauvignon e 5% Merlot. Dopo la fermentazione matura in botti di rovere francese da 35 hl per due anni e successivamente in bottiglia per tre mesi.

Al naso è sfacciatamente sfruttato. Fortissima l’amarena, un po’ di balsamico che arriva dal Cabernet. Un vino moderno senza alcuna nota di terziarizzazione, giusto una leggera tostatura, mentre non si avverte evoluzione. Vino potente, siamo vicino al territorio senese e la tipicità del vino riscontra le caratteristiche della zona. Tannini perfetti. Finale balsamico, alloro, liquirizia ed eucalipto. Un vino godibile, misurato e veramente ben fatto.

Decima degustazione

Il percorso prosegue sulla zona di Castellina in Chianti, località Fonterutoli. Chianti Classico riserva 2011. Un vino internazionalista Sangiovese 90%, 10% Merlot. Passaggio di 12 mesi in botti di rovere da 225 litri. Al naso sentori di frutta nera: mora, mirtillo, speziatura di pepe nero, liquirizia. Legno ancora non integrato. Vino potente che emerge già al naso. Impressione visivo-olfattiva coerente. Vino ben lavorato con una ottima freschezza di naso. L’ingresso in bocca è trionfale, tannini potenti in fase evolutiva ma già ottimamente definiti. Viene da un Sangiovese che vegeta sulle argille che favoriscono lo sviluppo dei tannini. Lo stile è particolare ma è pur sempre un bel Chianti classico. Un vino godibile nel tempo.

Undicesima degustazione

Ci avviciniamo al territorio senese con una Riserva del 2010 della zona Castelnuovo Berardenga.

Sangiovese 100%. Una vigna con una grande pendenza, ci troviamo ad un’altitudine compresa tra i 400 e 420 metri s.l.m. su terreni di origine calcarea, caratterizzati principalmente da Alberese e su alcuni punti Galestro. Macera per 20 giorni in acciaio poi passa in barrique dove staziona per 18/20 mesi. Un Chianti classico straordinario di una annata straordinaria, quella del 2010.

Un vino elegante che al naso fa emergere note di tabacco. Un vino che va ascoltato. Fa sentire la terra, corteccia, carne… Con l’ossigenazione arriva la frutta. Un tipico vino della frontiera fra il Chianti classico e le Terre Senesi. In bocca è composto fin dall’entrata, raffinato. Elegante ma ancora trattenuto. La barrique non si sente minimamente.

Dodicesima degustazione

Tagliamo il traguardo del Seminario con un Chianti Classico Riserva 2009. Ci fermiamo a Castelnuovo ma, dalle colline dei suoi vigneti, Siena è perfettamente visibile. Un Sangiovese 100% che passa 18 mesi in barrique. Un vino raffinato, straordinario, con una massa colorante importante. Imponente al naso, sà di rosa, quasi a voler esprimere un lato femminile, elegante. Un vino che può sembrare ermetico per il frutto un po’ chiuso ma che attende di esplodere. Barrique presente ma poco percettibile. Sentori di un cioccolato quasi gianduia, più dolce. In bocca esplode, non per la potenza ma per la sottigliezza dove emerge ancora la rosa. Tannini meravigliosi e lunghezza notevole. Un’ emozione che chiude il cerchio di un territorio d’eccellenza.

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