Incontro con Ottavio Venditto, Miglior Sommelier d’Italia 2014

Incontro con Ottavio Venditto, Miglior Sommelier d’Italia 2014

Nei giorni scorsi si è tenuto a Milano, presso il Westin Palace Hotel, il concorso Miglior Sommelier d’Italia – Premio Franciacorta 2014. Al termine di una severa selezione, è risultato vincitore il ventottenne collega veneto Ottavio Venditto, Sommelier del Ristorante La Tavernetta al Lido di Venezia. L’abbiamo raggiunto per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Nei giorni scorsi si è tenuto a Milano, presso il Westin Palace Hotel, il concorso Miglior Sommelier d’Italia – Premio Franciacorta 2014. Al termine di una severa selezione, è risultato vincitore il ventottenne collega veneto Ottavio Venditto, Sommelier del Ristorante La Tavernetta al Lido di Venezia. L’abbiamo raggiunto per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Allora, caro Ottavio, innanzitutto complimenti vivissimi per il riconoscimento conquistato, frutto di talento naturale ma, soprattutto, di grande studio e applicazione. Ci vuoi raccontare come ti sei avvicinato all’AIS?

Tutto è cominciato grazie a mio padre, lui mi ha sempre spronato ed educato nell’approccio verso il mondo del vino, mi ha insegnato ad essere curioso e a scoprire cosa si celava dietro la magia di un calice. Iniziai a documentarmi e, cominciando a leggere i primi libri, cresceva in me la voglia di approfondire sempre più, così un bel giorno decisi di iscrivermi al primo livello AIS della Delegazione di Venezia. Fin dalla prima lezione capii che quella sarebbe stata la mia strada, rimasi così affascinato che venni colpito da un vero e proprio “coup de foudre”.

Ci puoi dire qualcosa di più sulle tue esperienze professionali, sia quella attuale presso il Ristorante La Tavernetta al Lido di Venezia, sia le precedenti?

All’età di 18 anni, finito il liceo linguistico, decisi di cominciare la mia avventura nel mondo del lavoro e, da allora, il ristorante “La Tavernetta”, di proprietà familiare, è stato il mio primo ed unico palcoscenico. Ricordo ancora i primi giorni, il timore nell’interagire con i clienti. Inoltre dovetti fare molte rinunce: mentre i miei amici si divertivano il sabato sera o la domenica io ero sempre impegnato nel servizio, e cominciai così a fare delle scelte e molti sacrifici.

Anno dopo anno iniziai a rompere il ghiaccio e ad appassionarmi al meraviglioso mondo della ristorazione. D’inverno il locale restava chiuso per un paio di mesi, così ne approfittai per fare i miei primi viaggi all’estero per perfezionarmi nella conoscenza delle lingue, in primis Parigi, poi Australia ed infine Spagna e Argentina; penso che, al giorno d’oggi, sia fondamentale imparare le lingue, in particolar modo in una città turistica come Venezia.

In tutti questi anni di appartenenza all’AIS, quale idea hai maturato sulla figura del Sommelier?

Oggigiorno la figura del sommelier sta cambiando. Va scomparendo l’immagine del sommelier impostato, che utilizza termini tecnici incomprensibili ed intimorisce i commensali o gli interlocutori con il suo sapere. Il ruolo del sommelier moderno è improntato sulla comunicazione, è una figura umile, che sa aiutare ed indirizzare ospiti e clienti nella giusta scelta del vino, cercando di interagire al meglio con gli stessi utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile a tutti. Mantenendo sempre, ovviamente, il proprio stile e il proprio savoir-faire (e penso che non ci sia cosa più bella) e, magari, riuscendo a raccontare la storia di un vino mettendoci tutta la passione e la propria personalità, accompagnando i clienti con l’immaginazione direttamente in vigna, trasmettendo loro tutto l’amore di un vigneron verso la sua creatura”vino”.

Pensi che il titolo conquistato (che non è l’unico del 2014, ma è sicuramente il più importante) comporterà, per te, un aumento delle responsabilità?

Il 2014 è stato un anno da incorniciare a livello professionale , in pochi mesi sono riuscito a conquistare il master sangiovese, poi il nebbiolo e, dulcis in fundo, il concorso più prestigioso. Sinceramente mi devo ancora rendere conto di ciò che è successo: è stato tutto così veloce ed intenso, un periodo costellato da tanti sacrifici. Come dico sempre, per me non cambierà nulla, resterò la stessa persona di sempre, anzi ancora più innamorato del mio lavoro e del mondo del vino, con la voglia di migliorarmi e crescere sempre di più.

Incontro con Ottavio Venditto, Miglior Sommelier d’Italia 2014

Ci puoi raccontare come hai vissuto la competizione e, magari, qualche aneddoto particolare riguardante le varie fasi del concorso?

Penso che il mondo dei concorsi sia stato fondamentale per la mia formazione. Ho cominciato ad avvicinarmi per gioco, cercando sempre di approfondire la mia conoscenza e, nel giro di pochi anni, ho avuto una crescita esponenziale, sia a livello personale che professionale, e questo grazie a tutte quelle persone che ho incontrato, a partire dai concorrenti che, più che sfidanti, sono dei grandi amici. Infatti il bello dei concorsi è anche l’aspetto umano, si entra a contatto con persone che, come te, hanno una grande passione da condividere, ci si confronta scambiando idee e pareri, si studia ma, soprattutto, si cresce insieme e penso che non ci sia cosa più bella. Quando sono salito sul palco durante la finale c’era una tensione enorme, poi, appena partita la prima prova, ovvero la degustazione, ho cercato lo sguardo dei miei amici (nonché concorrenti) che, con me, avevano affrontato la semifinale la mattina stessa; sapevo che, incrociandolo, sarei riuscito ad affrontare e superare la componente emozionale, e così è stato.

In vista del concorso avrai dovuto sicuramente fare un ripasso generale su tutte le materie. Dal tuo osservatorio – diciamo così – esterno, che idea ti sei fatto della produzione vitivinicola sarda?

Penso che la Sardegna stia facendo passi da gigante, dando vita a vere e proprie perle dell’enologia italiana. Avete una storia millenaria, un territorio ricco di sfumature tutte da scoprire, a partire dalla grandissima “mediterraneità”, caratteristica che apprezzo molto in un vino visto che un po’ rappresenta il carattere di noi italiani, la tipicità e territorialità di un vitigno, che riesce a ricondurti ad un terroir, fattore che oggigiorno non è scontato, anzi. Ci sono diverse realtà giovani, tra cui ricordo con piacere la cantina Su’Entu, che stanno dimostrando grande capacità e voglia di farsi conoscere ma, in particolar modo, di rappresentare una regione meravigliosa come la Sardegna nel mondo.

Bene, ti aspettiamo in Sardegna. Ancora complimenti e Ad maiora!

Grazie per l’invito appena possibile verrò a trovarvi molto volentieri.

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