“Spirito” imprenditoriale – la nascita del Brandy di Sardegna.

Spirito imprenditoriale – la nascita del Brandy di Sardegna.

Era il lontano 1890 quando il prof. Nicolò Meloni, rinomato agronomo di Santu Lussugiu, nonché padre del più noto Deodato, che tanto fece per l’incremento ippico in Sardegna, decise di porre in pratica le sue profonde conoscenze in materia di distillazione del vino ed aprì nel suo paese natale una distilleria creando il primo ed unico “Cognac di Sardegna”.

Era il lontano 1890 quando il prof. Nicolò Meloni, rinomato agronomo di Santu Lussugiu, nonché padre del più noto Deodato, che tanto fece per l’incremento ippico in Sardegna, decise di porre in pratica le sue profonde conoscenze in materia di distillazione del vino ed aprì nel suo paese natale una distilleria creando il primo ed unico “Cognac di Sardegna”.

I tempi erano tali per cui la parola Cognac poteva ancora godere di un uso diffuso a livello internazionale, sino a che all’incirca nella metà del ‘900 alcuni trattati internazionali non ne circoscrissero l’uso unicamente al territorio francese del Cognac, patria del nobilissimo distillato.

Il “Cognac Sardegna” riscosse grande successo anche oltre i confini italiani e portò grande lustro alla tradizione lussurgese sino a circa il 1904, data in cui la produzione cessò e la storica etichetta venne avvolta da una cortina di oblio.

Con lo stesso animo che mosse allora Nicolò Meloni, oggi Carlo Pische, titolare delle Distillerie Lussurgesi, forte di una profonda ed antica conoscenza nella produzione di acqueviti, ha deciso di riscoprire il fascino di un prodotto del passato, quasi dimenticato per oltre un secolo.

Spirito imprenditoriale – la nascita del Brandy di Sardegna.

Il 13 dicembre, nella cornice dell’accogliente sala del Centro Culturale popolare di Santu Lussurgiu, è stato presentato il nuovissimo Brandy “de Monterra”, opera delle Distillerie Lussurgesi.

L’evento è stata occasione per parlare di tradizioni produttive, agroalimentari ed artigianali locali, delle quali ha raccontato il sociologo e scrittore Nicolò Migheli, che ha appunto raccontato come alcune località della Sardegna, in primis Santu Lussurgiu e Villacidro, hanno sviluppato l’arte della distillazione, a partire dal 1700, ad opera di diversi ordini monastici.

È stata inoltre l’occasione per discutere della nuova forma di ospitalità che prende il nome di “albergo diffuso”, grazie all’autorevole intervento di Gabriella Belloni, titolare dell’Antica Dimora del Gruccione, nonché pronipote del già citato Nicolò Meloni.

Spirito imprenditoriale – la nascita del Brandy di Sardegna.

Ed infine chi scrive ha avuto l’onore e l’onere di descrivere e raccontare il nuovo Brandy, il quale nasce per un’iniziativa soprattutto culturale, tenuto conto che del “de Monterra” sono state prodotte solo 700 bottiglie numerate ed una buona parte del ricavato della loro vendita, come ha tenuto a precisare lo stesso produttore, Carlo Pische, verrà devoluto in beneficenza.

Questo pregiato distillato è ottenuto da vini ricavati da vitigni tradizionali della nostra Isola come Vermentino e Nuragus; la distillazione è stata realizzata in piccolo alambicco in rame a colonna con riscaldamento a bagnomaria. L’acquavite ottenuta, ad una gradazione alcolica di circa 45 – 50 %vol. è stata poi posta ad invecchiare in una botte in rovere francese da 500 litri per sette anni. L’imbottigliamento è avvenuto senza aggiunta di conservanti o coloranti dopo semplice riduzione a 42 % vol. del grado alcolico ed un breve periodo in cisterna chiusa per la stabilizzazione.

Nel bicchiere il brandy si presenta in una veste di un brillante oro antico con sinuose venature ambrate. Avvicinandolo al naso la sensazione eterea ed alcolica viene subito aggraziata da note olfattive fresche e eleganti di frutti esotici e fiori bianchi, probabile retaggio dei vitigni originari, a cui si accostano in sequenza piacevoli percezioni terziarie di frutta secca tostata, vaniglia ed un dolce refolo di pasticceria. Pur manifestando una propria intrinseca forza e robustezza, il sorso è caratterizzato da morbidezza e rotondità, riproponendo le sensazioni già apprezzate al naso e regalando una appagante lunghezza retro­olfattiva ricca di frutta candita, spezie e noisette.

Una gran scommessa, quella di Carlo Pische, nel segno di una ritrovata tradizione.

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