I vini di ghiaccio

I vini di ghiaccio

Davvero un evento d’eccezione quello organizzato dalla Delegazione AIS di Cagliari. Nell’elegante cornice dell’Hotel Regina Margherita, il Sommelier Professionista Mariano Francesconi, Presidente dell’AIS Trentino, ci ha guidato tra storia, leggende, terroir e vitigni, alla scoperta di vini ottenuti da uve surmature attese in pianta fino al congelamento.

Davvero un evento d’eccezione quello organizzato dalla Delegazione AIS di Cagliari. Nell’elegante cornice dell’Hotel Regina Margherita, il Sommelier Professionista Mariano Francesconi, Presidente dell’AIS Trentino, nonché docente di “Analisi enografiche e territoriali” presso l’Università di Verona, ci ha guidato tra storia, leggende, terroir e vitigni, alla scoperta di vini ottenuti da uve surmature attese in pianta fino al congelamento.

Una serata trascorsa all’insegna dell’eccellenza, non solo per il livello delle degustazioni ma anche per la presenza di un relatore che ha dispensato con garbo e grande professionalità informazioni, curiosità e aneddoti su una tipologia di vini davvero inconsueta. Il seminario è stato introdotto da Tiziana Cossu, Delegato AIS di Cagliari, che nel ringraziare il Prof. Francesconi, i convenuti dalle delegazioni regionali nonché il Presidente dell’AIS Sardegna Roberto Dessanti, ha sottolineato l’importanza di un evento unico per la rarità dei vini proposti e per l’opportunità di poterli apprezzare in una batteria così rappresentativa di diversi stili produttivi e zone di provenienza.

Nella prima parte della sua relazione Mariano Francesconi ha ripercorso alcune tappe storiche fondamentali, accompagnandoci in un viaggio che inizia nella Germania di fine settecento, culla degli eiswine, prosegue in Italia, poi in Sudafrica (con le fondamentali sperimentazioni del tedesco Hans Georg Ambrosi), per giungere in Austria, Canada, Slovenia, Croazia e, infine, in Ungheria, patria dei vini jegbor botritizzati. La presentazione di taglio scientifico, supportata di un suggestivo corredo di immagini, si è arricchita di memorie di viaggio su luoghi, aziende e produttori.

I vini di ghiaccio

Nel descrivere la genesi di questi “vini estremi”, figli di poche avarissime vendemmie, sono state analizzate le caratteristiche dei diversi terroir, gli andamenti climatici, le tecniche di produzione e le temperature, cruciali queste ultime per determinare il momento della raccolta e addirittura essenziali nella fase della pressatura. Non sono mancati riferimenti alle regolamentazioni di carattere generale e a quelle proprie di più ristretti areali produttivi.

Infine è stato svelato il carattere distintivo dei vini del ghiaccio: pur nelle differenze, spesso marcate, essi tendono comunque alla “verticalità”, fatta di concentrazione zuccherina e freschezza. Al termine del seminario è intervenuto il Presidente Roberto Dessanti che ha fatto omaggio al relatore di due pubblicazioni sui vitigni della Sardegna e sui modelli viticoli e la gestione dei vigneti nella regione.

L’incontro si è concluso con un ringraziamento al gruppo di servizio, davvero inappuntabile, e con l’anticipazione di nuove importanti iniziative della Delegazione AIS di Cagliari che vedranno coinvolto ancora Mariano Francesconi nei prossimi mesi. Dopo i successi registrati fin dallo scorso anno con l’evento dedicato ai vini di Tokaji, e al termine di questa straordinaria serata in compagnia dei vini del ghiaccio, non resta che augurarsi che sia solo l’inizio.

I vini

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Regina di felicità – Cascina Baricchi

Un moscato spumante dolce che arriva dall’Alta Langa ottenuto, per il 30%, da “uve di ghiaccio”. Aromaticità coniugata a piacevolissime note tropicali che invogliano al sorso. La gradazione alcolica di 6,5% contribuisce ad esaltare i profumi di un vino che fa della semplicità e della gradevolezza le sue carte vincenti. Una vera curiosità proposta per evidenziare quanto possano essere varie le declinazioni produttive.

Neusiedlersee Welschriesling 2008 – Weingut Willi Opitz

Da vigne impiantate su terreni sabbiosi, un vino austriaco color ambra che al naso rivela caramello, albicocca essiccata, orzo tostato, datteri, miele di castagno e, in chiusura, refoli quasi ossidativi. Acidità volatile ben presente: caratteristica comune anche ai successivi campioni in quanto tipica per questa tipologia di vini. Bocca coerente: croccantini, caramella d’orzo, frutta disidratata, miele. Chiusura leggermente amaricante. La gradazione alcolica (11,5%) e le altre componenti morbide sovrastano una pur buona acidità.

Tokaji Furmint 2003 – Pajzos Szölöbirtok

Scintillante jegbor ungherese prodotto in circa quattromila bottiglie nel millesimo 2003. Al naso si avverte l’impronta olfattiva tipica della botrite, una lunga serie di sentori speziati (liquirizia, cannella, zenzero, vaniglia) e una decisa nota minerale. Dopo alcuni minuti compare la cera d’api. Più dolce rispetto al vino austriaco per una concentrazione pari a 198g/l di zucchero a fronte di una gradazione alcolica inferiore (7,8%). In bocca: miele, frutta sciroppata, zenzero candito. Meno fresco di quanto la vivacità del colore facesse pensare. Vino fortemente caratterizzato dall’azione della botrite e dai suoli vulcanici.

Niagara Peninsula Vidal oak aged 2012 – Inniskillin

Cambio di passo quasi spiazzante per questo intensissimo icewine canadese, luminoso e vivace color oro, viscoso nel bicchiere. Al naso è il più prorompente dei campioni in degustazione: lichi, frutta tropicale gialla, note di agrumi, pesca, albicocca, frutto della passione. Notevole coerenza gustativa, con una persistenza da fuoriclasse. Dal vitigno ibrido vidal un vino che lascia il segno. 260g/l di zucchero, gradazione alcolica 9,5%, acidità 11.1. Matura in botte per quattro mesi.

Weinilsheimer Kehr Riesling 2012 – Weingut Manz

Arriva dall’Assia Renana l’ultimo vino in degustazione, un eiswein di straordinaria eleganza. Splendido nel bicchiere per la vivacità del colore. All’esame olfattivo è meno intenso del vidal ma di grande raffinatezza: cedro, pompelmo, acacia, gelsomino, zenzero, pepe bianco, sentori minerali con una sottilissima percezione di idrocarburi. Assaggiandolo troviamo agrumi, freschi e canditi, e una dolcezza (243g/l) che non rimanda tanto al miele ma pare quasi integrata nel frutto. Il contrappunto con la freschezza rende il sorso lieve e mantiene i contrasti in splendido equilibrio. Lunghissimo. Gradazione alcolica 6,5%; acidità 10,9. Quando si dice “verticalità”. Coinvolgente.

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