Vermentino di Gallura Gitimel 2012 – Cantina del Vermentino

Vermentino di Gallura Gitimel 2012 - Cantina del Vermentino

Rese bassissime, raccolta manuale, appena duemila bottiglie, quasi un alone di mistero attorno a un vino di cui neppure il produttore racconta molto. Il solo nome rievoca storia, tradizioni religiose e devozione popolare in Sardegna. E a me, che pratico meno il sacro e più il profano, capita in regalo un vino che, per quello che si racconta, è stato creato appositamente per celebrare messa.

Non è che sia poi così semplice parlare di vermentino in Sardegna, soprattutto se non ci sei nato. É certo, indubitabile, che pur essendo d'importazione trattasi di vitigno che qui più che altrove ha trovato la sua massima espressione. O forse no? Magari tra Toscana e Liguria la pensano diversamente e chissà in Spagna, sua terra d'origine. Ma in fondo il tema non mi appassiona né voglio farne una faccenda di ius soli: ditelo ai georgiani che quelli europei sono vitigni autoctoni, si sbellicheranno dalle risate. Per cui, francamente, della questione autoctoni/tradizionalmente coltivati/internazionali non m'importa granché, non oggi.

Dopo quasi vent'anni vissuti in Sardegna, pensi di saperne, di avere il tuo bagaglio di conoscenze e una serie di strumenti da usare come termine di paragone. Ma il caso a volte si diverte a smentirti. Rese bassissime, raccolta manuale, appena duemila bottiglie, quasi un alone di mistero attorno a un vino di cui neppure il produttore racconta molto. Il solo nome rievoca storia, tradizioni religiose e devozione popolare in Sardegna, perpetuando il ricordo di un ministro di culto che, intorno all'anno mille, decise di far incidere il suo nome su quello che è stato riconosciuto come uno dei più antichi calici romanici esistenti al mondo, scoperto solo di recente e gelosamente custodito a Monti.

E a me, che pratico meno il sacro e più il profano, capita in regalo un vino che, per quello che si racconta, è stato creato appositamente per celebrare messa. Sono confuso e anche intimorito ma la curiosità è troppa per cui non mi faccio scrupoli. Ecco la mia bottiglia, nel vero senso della parola: la n°001494 del Vermentino di Gallura “Gitimel”, annata 2012. Nel bicchiere il vino si muove abbastanza lentamente mentre una massa dorata riflette la luce con vivacità, conservando ancora nuances paglierine. Al naso è intenso, complesso e svela eleganti profumi agrumati e di frutta tropicale con riconoscimenti di lime, mango e papaia. Diverso il profilo olfattivo rispetto ad altri vini dello stesso produttore, sempre a base vermentino, ad esempio l'Arakena il quale, nel millesimo 2011 che mi è capitato di assaggiare, rimanda più ad ananas e banana. Proseguendo, incontriamo la speziatura dolce di vaniglia e il miele di acacia, i fiori di gelsomino e gli accenti salmastri, le erbe aromatiche e una leggerissima nota mentolata. L'acidità volatile, dalla presenza assolutamente discreta, svela, dopo breve ossigenazione, brioche, zabaione e chiusura fruttata con riconoscimento di mela golden.

In bocca il vino fa ingresso con una freschezza agrumata tagliente, seguita da una sottile scia glicerica che non avvolge per intero il palato ma si dispone al centro, circondata prima dall'acidità e poi da iniziali avvisaglie saline. Questo curioso gioco delle parti è di breve durata perché, in pochi istanti, subentra una sapidità densa e prolungata che spazza via ogni tentativo di conciliazione con le morbidezze. Nemmeno la buona dotazione alcolica riesce a far fronte a un'offensiva minerale che definire micro-sensazione è persino stonato. In questo caso i dubbi, evocati dal dibattito internazionale sulla percettibilità dei minerali nel vino e sull'opportunità o meno di descriverli, semplicemente non sussistono. Proprio per questo siamo di fronte a un vino didattico, dal piacevolissimo sviluppo verticale, ben diverso – per intendersi – da alcune versioni “muscolose” di Vermentino vendemmia tardiva.

Tuttavia, riassaggiato il giorno dopo, accentua note di miele e cera d'api, la frutta è più matura, i polialcoli emergono con maggior decisione, compare la caramella al burro e la mineralità ricorda roccia di scoglio più che cristalli di sale: insomma il vino, d'incanto, si fa più “grasso” ma freschezza e sapidità sono sempre lì a ricordarci le radici di un prodotto di rara bellezza che davvero è interprete fedele del territorio. Come se l’uva riuscisse a catalizzare l’essenza stessa della sua patria d'elezione, facendo di questo vino un prodotto intimamente legato alla Sardegna ma con un’identità e un carattere che faticherete a confondere con quelli di altri prodotti ottenuti dallo stesso vitigno. Lo fanno un po' ovunque, il Vermentino, e anche bene: da dar punti a tanti prodotti isolani. Ma un solista così non è detto che lo si trovi in fretta sulle altre sponde del mediterraneo.

Da provare in abbinamento con paccheri al ragù di cernia o ravioli con ripieno "di mare".

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