Vinodentro

Vinodentro

Al momento di varare questa rubrica, nelle dichiarazioni programmatiche specificammo che il nostro interesse si sarebbe rivolto non solo a libri ma anche a film, riviste, siti internet etc. E proprio di un film si parla stavolta, Vinodentro, diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani, uscito nelle sale nel settembre dello scorso anno e, a breve, disponibile in DVD.

Al momento di varare questa rubrica, nelle dichiarazioni programmatiche specificammo che il nostro interesse si sarebbe rivolto non solo a libri ma anche a film, riviste, siti internet etc. E proprio di un film si parla stavolta, Vinodentro, diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani, uscito nelle sale nel settembre dello scorso anno e, a breve, disponibile in DVD.

Il titolo, mutuato dall'omonimo romanzo ispiratore di Fabio Marcotto, mette subito in chiaro che il vino rivestirà un ruolo importante nella narrazione.

La storia, in sé, non brilla per originalità, raccontando un novello patto faustiano tra l'ordinario (e astemio) funzionario di banca Giovanni Cuttin (Vincenzo Amato) e un misterioso “Professore” (Lambert Wilson), desideroso di affiancare un “quarto uomo” alla sua squadra di assistenti composta da tali Marco, Matteo e Luca. Complice un bicchiere di fragrante Marzemino, Cuttin darà una svolta alla sua vita, acquisendo la consapevolezza delle proprie abilità degustatorie, diventando grande esperto di vini e infaticabile tombeur de femmes, oltre ad avere un'improvvisa accelerazione nella sua carriera professionale. Ma tutto ha un prezzo, e l'esattore ha le fattezze del Commissario Sanfelice (Pietro Sermonti) che arresta Cuttin per l'omicidio della moglie (Giovanna Mezzogiorno) e, durante il lungo interrogatorio, consente al protagonista di ripercorrere in flashback gli avvenimenti che hanno segnato la sua vita recente.

La storia scorre abbastanza liscia, grazie soprattutto alla suggestiva ambientazione trentina e alla piacevole colonna sonora che alterna la sinuosa tromba del nostro Paolo Fresu ad alcuni saltellanti movimenti del Don Giovanni mozartiano, ma, ovviamente, è il côté enologico ad attirare maggiormente la nostra attenzione.

C'è anche l'AIS, o meglio, l'AIS del 2013, con la curiosità del breve cameo di un popolare collega (poi transitato altrove) che, profeticamente, sfoggia una vistosa cravatta fucsia.

Diciamo che, al netto di alcune disinvolte stappature e di qualche gargarismo di troppo, la precisione tecnica viene abbastanza rispettata. Grandi etichette, soprattutto bordolesi, segnano le tappe della progressiva (e diabolicamente definitiva) conversione dell'ex-astemio Cuttin e, piu volte, viene ribadito il concetto (rubacchiato un po' a Sideways) che non bisogna attendere l'occasione giusta per stappare bottiglie importanti, perché è proprio la bottiglia importante a rendere giusta l'occasione.

Insomma, manca qualcosa per assurgere al rango di Eno-cult-movie (come il succitato Sideways), ma la visione è comunque piacevole soprattutto, ribadiamo, per la costante presenza del nostro amato nettare. Ed è anche uno di quei film da vedere col bicchiere in mano, degustando – magari – un bel rosso “nordico” fresco ed elegante. Nel nostro caso la scelta è caduta sul Pinot Nero Riserva della Cantina di Bolzano e non è stata una cattiva idea.

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