Pinot Gris a confronto: Dessimis 2013 vs Rotenberg 2011

Pinot Gris a confronto: Dessimis 2013 vs Rotenberg 2011

Assaggiando due prodotti geneticamente riconducibili allo stesso vitigno che però si presentano nel bicchiere in modo così diverso, mi sono ritrovato istintivamente a cercare più le affinità che le differenze. E non trovandole neanche col lanternino, queste affinità, alla fine ho rinunciato, rassegnandomi a bere due vini esemplificativi del fatto che la base ampelografica comune, rappresenta talvolta solo un canovaccio, come la tavolozza dei colori per un pittore.

Se al mondo ci fosse, per i vini ottenuti dallo stesso vitigno, una denominazione unica quante varianti di colore ammetterebbe? Restringiamo il campo: supponendo l'esistenza di una sorta di AOC transnazionale a base pinot grigio che vada dall'Alsazia al Friuli, la degustazione comparata avrebbe senso? Il vitigno è lo stesso però ci sono terroir e tecniche di produzione differenti, oltre al clima. E quelle impressionanti differenze nel colore che scoraggiano raffronti fin dall'esame visivo.

Mi avete convinto, ci rinuncio: ognuno si tenga la sua denominazione e il suo modo di fare vino. Tanto a cercare per forza la sintesi si perde per strada qualcosa.

Si sa: esistono vinificazioni in bianco anche di uve a bacca nera; da uve rosse si ottengono anche vini rosati; alcuni passiti si presentano con un'austera veste ambra; fino al bellissimo “fusto di monaco” usato da Veronelli per definire un brachetto passito lungamente invecchiato. Esistono poi vitigni che sono di per sé eclettici potendosi esprimere su registri differenti, dal colore al profilo organolettico generale: e il pinot gris è uno di questi; infine l'incidenza dei territori. Insomma, la materia prima può disvelare varietà sorprendenti.

Ma questa è la teoria: poi te le trovi davanti certe bottiglie e d'improvviso saltano gli schemi perché, assaggiando due prodotti geneticamente riconducibili allo stesso vitigno che però si presentano nel bicchiere in modo così diverso, mi sono ritrovato istintivamente a cercare più le affinità che le differenze. E non trovandole neanche col lanternino, queste affinità, alla fine ho rinunciato, rassegnandomi a bere due vini esemplificativi del fatto che la base ampelografica comune, rappresenta talvolta solo un canovaccio, come la tavolozza dei colori per un pittore.

Pinot grigio Dessimis 2013, Friuli Isonzo DOC Rive Alte, Le vie di Romans

vs

Pinot Gris Rotenberg 2011, Wintzenheim, Domaine Zind Humbrecht

Il Dessimis non vi stanchereste mai di guardarlo, con la sua veste rosa corallo di straordinaria brillantezza e vivacità. Consistente, stando ai canoni, ma incomparabilmente più leggiadro rispetto al Rotenberg, denso e pesante, che unge le pareti del bicchiere tingendole d'oro lucido. Che dire: bellissimi entrambi.

Al naso il Dessimis svela agrumi ed erbe officinali, infuso di carcadè, pan di Spagna, zucchero filato, nocciole, biscotti al burro. Composto ed elegante, senza impuntature. All'assaggio si presenta con gelée di lamponi, poi mousse agli agrumi con le componenti dure in gran spolvero, persistente e di indiscutibile finezza ma forse appena una tantino algido e meno coinvolgente di quanto colore ed olfatto lascino presagire. Sicuramente più d'impatto, dallo stesso produttore, il Vieris Sauvignon, davvero notevole per il caleidoscopio di profumi e la ricchezza all'assaggio che sa offrire, almeno nell'annata 2012, degustata di recente.

Il Rotenberg al naso è intenso e fine con riconoscimenti di agrumi – dal cedro all'arancia -, poi vaniglia, pepe bianco, miele e cera d'api con una nota erbacea che ricorda i campi sfalciati di fresco mentre l'olfazione rivela una sottile scia di idrocarburi che si fa più marcata col passare dei minuti. La gradazione alcolica (15,5%) probabilmente limita l'espressione di un bouquet che potrebbe essere più complesso. In bocca il vino è fresco e sapido ma sono alcol e polialcoli a farla da padrone. Avvolgente e vellutato, ricco di struttura, trasmette la percezione, amplificata dalla componente glicerica, di zucchero residuo, cosa che con i vini alsaziani capita di frequente anche nelle versioni secche. Coerentemente troviamo il cedro poi pesche, frutta tropicale a pasta gialla, zafferano. Da ultimo, dopo averla percepita al naso, adesso pare quasi di masticarla la cera d'api. Fine e dalla lunga persistenza, il Rotenberg soffre solo nella valutazione dell'equilibrio complessivo, a causa della gradazione alcolica elevata.

In definitiva sono entrambi vini che giocano le proprie carte muovendosi sulla soglia dell'eccellenza, eleganti e di sicuro fascino. Ma non è detto vi facciano perdere la testa: per come la vedo io instaurano con il degustatore un'intesa più razionale che emotiva. Eppure a guardarli nel bicchiere ci sarebbe di che innamorarsi.

Provate il Dessimis con un risotto ai fegatini rosolati nel burro con erbe aromatiche. Abbinate pure il Rotenberg a un soufflé di gamberi aromatizzati al curry, non si farà intimidire.

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