Il Sauvignon Blanc tra Sancerre e Pouilly-Fumè

Il Sauvignon Blanc tra Sancerre e Pouilly-Fumè

“Alla scoperta del regno del Sauvignon”, così potrebbe riassumersi la serata di cui si è fatta promotrice la Delegazione AIS di Cagliari nell’ormai familiare cornice dell’Hotel Regina Margherita che, dopo i seminari sul Tokaji e sui Vini di ghiaccio, ha visto nuovamente protagonista un relatore d’eccezione come Mariano Francesconi, Presidente di AIS Trentino.

“Alla scoperta del regno del Sauvignon”, così potrebbe riassumersi la serata di cui si è fatta promotrice la Delegazione AIS di Cagliari nell’ormai familiare cornice dell’Hotel Regina Margherita che, dopo i seminari sul Tokaji e sui Vini di ghiaccio, ha visto nuovamente protagonista un relatore d’eccezione come Mariano Francesconi, Presidente di AIS Trentino.

Il viaggio ci porta nel “Giardino di Francia”, partendo dall’Atlantico per giungere al cuore produttivo dei “vigneti centrali” nei Dipartimenti di Cher e Nievre che, a cavallo tra Sancerre e Pouilly-sur-Loire, definiscono la massima espressione di uno dei vitigni più diffusi al mondo, qui più che altrove simbolo di eccellenza: il sauvignon blanc.

La prima parte del seminario, attraverso una minuziosa ricostruzione storica, ha illustrato lo sviluppo della viticultura nella regione tra alterne fortune per via di condizioni climatiche estreme e di rivolgimenti politici che, fin dalla dominazione romana, hanno interessato in particolare il villaggio di Sancerre. Il progressivo sgretolamento dell’Impero, la Guerra dei cent’anni, il rapporto con la Corona di Francia a tal punto conflittuale da portare a uno scontro quasi irrimediabile durante la Controriforma, sono solo alcuni dei momenti più significativi che hanno coinvolto la regione sul piano politico ed economico, incidendo inevitabilmente sull’evoluzione di un modello produttivo destinato a mutare radicalmente alla fine del XIX secolo. Nel 1886, infatti, il flagello della fillossera distrusse il vigneto della Loira. La necessità di ridisegnare il panorama viticolo portò a una vera rivoluzione rispetto al passato, in quanto i produttori scelsero di puntare su varietà a bacca bianca. Proprio in questo momento storico Francesconi individua la chiave di volta che, a seguito del reimpianto delle viti, portò alla diffusione sempre maggiore del sauvignon, dapprima impiegato per la produzione di vini passiti, quindi come migliorativo dei vini a base chasselas e, finalmente, in purezza con un progressivo incremento della produzione che ai giorni nostri occupa circa un terzo del vigneto francese.

Osservando la Loira per come si presenta oggi, si comprende che la qualità è già scritta nei numeri: su un totale di 70.000 ettari coltivati, 52.000 sono classificati AOP; ben 800 sono i chilometri di strade del vino; la regione è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 2000. A ciò si aggiunga che le eccellenze del Sancerre e del Pouilly-Fumé ottennero il riconoscimento della denominazione comunale fin dall’avvio delle prime regolamentazioni in terra di Francia (rispettivamente nel 1936 e nel 1937).

La regione, a clima freddo e posta a ridosso del limite settentrionale del vigneto mondiale, è caratterizzata da forti escursioni termiche e da temperature medie che solo per un quarto del sottociclo riproduttivo della vite superano i 10°. In tali condizioni la maturazione avviene molto lentamente, concentrando gli aromi e preservando l’acidità del frutto. Al freddo continentale fa da contraltare la presenza di numerosi corsi d’acqua la cui funzione termoregolatrice consente di mitigare gli eccessi climatici restituendo calore alle piante nelle ore più fredde.

Ma il vero tesoro, come è giusto che sia, non è in piena vista bensì nascosto tra i filari e custodito dalle radici: è la varietà di terreni che conferisce un timbro minerale unico ai vini dei diversi produttori anche se provenienti da una sola delle quattro sub-regioni riconosciute. Sabbia e ghiaia; calcare; marne; silice: questa la composizione delle principali tipologie di suoli caratteristica non già di aree produttive omogenee ma piuttosto di una distribuzione geologica talmente diversificata da creare, all’interno di una stessa denominazione, vini dal profilo organolettico differente. Occorrerebbe conoscere la giacitura dei singoli vigneti per tracciare una mappa attendibile delle diverse declinazioni produttive.

Ma forse è meglio affidarsi ai sensi e lasciarsi guidare da un relatore che ha selezionato una batteria assolutamente rappresentativa del territorio con sei prodotti in degustazione, tre provenienti da Sancerre, tre da Pouilly-sur-Loire.

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Nei calici ci attendono personalità uniche: dai vini più immediati, figli di suoli calcarei, contraddistinti da profumi di fiori bianchi, eleganti note vegetali e buona freschezza; ai vini delle marne – più strutturati – che rivelano bellissimi sentori di pesca, pompelmo e note fumé; fino a quelli più articolati e minerali provenienti da terreni silicei contraddistinti da un bagaglio olfattivo complesso e raffinato che va dalla roccia alla frutta tropicale a pasta gialla, passando per spiazzanti riconoscimenti di ribes rosso alternati a refoli di sottobosco. I denominatori comuni, a tacer dei dettagli, sono stati identificati dal relatore nell’acidità, nella mineralità e nella struttura. Questi capisaldi, tuttavia, risultano espressi da ciascun campione in maniera davvero singolare. Considerando in particolare la mineralità troviamo, a seconda dei casi, il gesso, la roccia bagnata, la pietra focaia, i fiori di sale, l’humus. Mineralità che coinvolge olfatto e gusto, anche in questo caso con gradazioni di complessità ed intensità differenti. La vera sorpresa è stata tuttavia l’evoluzione nel bicchiere che ciascun vino ha compiuto per proprio conto, al punto che alcune sfumature, ma anche certi dati macroscopici, si son potuti cogliere solo dopo molti minuti di ossigenazione. L’ultimo campione, per quanto già di sicuro fascino, ha faticato ad esprimersi compiutamente in quanto destinato a rivelare il proprio carattere molti anni dopo la vendemmia.

In bocca le percezioni si alternano, a seconda dei campioni ed in funzione dei terroir e delle tecniche utilizzate, oltre che dello stato evolutivo, tra agrumi, zenzero, rabarbaro, frutta tropicale (dal frutto della passione al mango), pesca a pasta bianca, spezie dolci (con un accenno di piccantezza per i campioni più evoluti), champignon, marzapane. La freschezza è splendidamente integrata mentre la mineralitá, vero elemento di distinzione di questi vini, è espressa su registri più o meno marcati ma in particolar modo evidenti nei campioni n° 2, 3 e 6, con riscontri che ricordano salgemma e sale affumicato. Notevoli la persistenza e l'eleganza che, a mio giudizio, soprattutto nel Megalithe si sono espresse al meglio per quanto il Pur Sang, in particolare per complessitá e persistenza, con la sua personalità ancora in evoluzione sia stata un'esperienza di degustazione tra le più interessanti e discusse.

In questa regione le specificità del terroir unitamente alle tradizioni del luogo hanno spinto i produttori a non adottare pratiche di cantina che potessero modificare il profilo aromatico delle uve. La scelta di impiegare solo vetro e acciaio è stata condivisa perlomeno fino agli anni ottanta quando alcuni vigneron iniziarono a sperimentare l’utilizzo del legno limitandone l’impiego soltanto alle fasi della fermentazione oppure prevedendo un periodo di maturazione di alcuni mesi prima dell’imbottigliamento. Nel corso della serata è stato possibile apprezzare anche queste specificità che, nel caso di permanenze prolungate in botte, arricchiscono il profilo olfattivo di eleganti note speziate contenendo al contempo l’incidenza dell’impronta varietale.

Il Sauvignon Blanc tra Sancerre e Pouilly-Fumè

Apprezzatissimo per quanto inatteso l’abbinamento con cinque formaggi AOP francesi a base di latte crudo di capra, ideale complemento dei vini in degustazione. Da segnalare in particolare l’ottimo Crottin de Chavignol, ma assolutamente degni di nota anche il Selles-sur-Cher, il Valençay, il Sainte-Maure de Touraine e il Pouligny Saint-Pierre.

In conclusione un incontro che senz’altro può considerarsi un successo da ascrivere anche alla regia del Delegato AIS di Cagliari, Tiziana Cossu che, unitamente al gruppo di servizio, ha sapientemente orchestrato un appuntamento di grande fascino. La serata si è conclusa con i saluti del Presidente AIS Sardegna Roberto Dessanti che ha fatto omaggio al relatore della pubblicazione di Enzo Biondo sulla Vernaccia di Oristano, recentemente presentata ad Arzachena in occasione della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio.

SANCERRE

  • Les Montes Damnès 2012 – Domaine Fournier
  • Mègalithe 2011 – Domaine de la Perrière
  • Le Haut de la Poussie 2006 – Domaine de la Poussie

POUILLY – FUME’

  • Les Cris 2010 – Domaine Alain Cailbourdin
  • 2012 – Chateau de Tracy
  • Pur Sang 2012 – Domaine Didier Dagueneau
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