Borgogna è magia

Borgogna è magia

“Borgogna è magia”, questo il titolo scelto da Armando Castagno, relatore oltre che ideatore del programma del seminario. Autentica punta di diamante dell’Associazione Italiana Sommelier, Castagno ha diretto un incontro che, nelle intenzioni, doveva essere un simposio culturale e che invece dopo pochi istanti si è tramutato in autentica emozione.

Nell’albo d’oro delle iniziative AIS, la giornata di sabato 26 settembre è da annoverare tra le date storiche, da tramandare a futura memoria perché si possa ricordare uno degli appuntamenti più interessanti e formativi mai organizzati in Sardegna dalla Sezione Territoriale Regionale.

Palcoscenico: il T-Hotel di Cagliari ove gli spazi solitamente destinati ai corsi per aspiranti sommelier hanno ospitato un evento unico. “Borgogna è magia”, questo il titolo scelto da Armando Castagno, relatore oltre che ideatore del programma del seminario. Autentica punta di diamante dell’Associazione Italiana Sommelier, giornalista, profondo conoscitore del mondo del vino, osservatore preparatissimo e dalla comunicativa straordinariamente efficace, Castagno ha diretto un incontro che, nelle intenzioni, doveva essere un simposio culturale e che invece dopo pochi istanti si è tramutato in autentica emozione. Sullo sfondo la Côte d’Or, antichissimo caleidoscopio di terroir e microclimi unici, ideali per la coltivazione del pinot noir e dello chardonnay.

La tradizione vitivinicola nella regione affonda le radici nell’alto medio evo, tramandata dall’Ordine dei monaci benedettini cluniacensi e cistercensi che hanno avuto un’influenza determinante nel definire il disegno del vigneto borgognone: ad essi infatti si deve la nascita dei clos e la successiva delimitazione in cru. L’antica suddivisione operata dai religiosi con metodi empirici (si narra che assaggiassero la terra per differenziare la qualità delle parcelle) è stata sorprendentemente confermata dalle prospezioni litologiche effettuate nel secolo scorso.

Borgogna è magia

Il panorama dei vigneti di Borgogna rimase di fatto invariato nel tempo sia per l’accurata delimitazione originaria sia per ragioni devozionali legate all’iconografia sacra che rappresentava il paradiso come un giardino chiuso. L’incidenza della componente monastico-mistica suscitò l’interesse delle autorità civili già in epoche remote: il Duca di Borgogna, Filippo l’Ardito, emanò alla fine del XIV una sorta di proto-disciplinare che obbligò i vigneron della Côte de Nuits a estirpare il gamay, uva produttiva che però dava origine a vini poco eleganti, per sostituirla con il pinot noir, capace di interpretare al meglio le caratteristiche di un territorio unico. La regola è valida ancora oggi per i vigneti AOC e prevede sanzioni che possono addirittura portare all’espianto forzato delle viti in caso di inosservanza.

Dal XVIII secolo agli inizi del novecento il commercio del vino di Borgogna fu appannaggio dei negociant che detennero il monopolio dei traffici, principalmente indirizzati verso il Nord Europa, senza valorizzare i singoli produttori ma contribuendo piuttosto a deprimere le specificità dei diversi terroir. Nel 1903 a Beaune il Marchese D’Angerville, primo fra tutti, decise di imbottigliare e commercializzare autonomamente il proprio vino apponendo il sigillo nobiliare in etichetta, ribellandosi di fatto alle pratiche dei negociant e ponendo le basi per l’odierna filosofia produttiva dei Domaine borgognoni. In Côte d’Or l’eredità storico-culturale, unita a un attento studio del territorio, è stata posta alla base dell’attuale regolamentazione che contempla tre categorie: le appelationes regionalès, uniche a poter indicare il vitigno in etichetta; le appellationes communales (distinte in “Village” e “Premier Cru”); i celeberrimi 33 Grand Cru.

Sessione mattutina

La disamina dei comuni produttori esordisce con Marsannay, a sud di Digione, frontiera settentrionale della Côte d’Or, per concludersi a Nuits-Saint George, limite meridionale della Côte de Nuits.

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Bourgogne Le Chapitre Vieilles Vignes 2013, Domaine Jean Fournier. Da vigne di 80 anni poste a dimora nella parte più settentrionale della Côte d’Or, riporta il nome del vigneto in etichetta nonostante sia classificato “Bourgogne”. L’età delle viti dà pregio al vino che si presenta nel bicchiere rubino vivacissimo e trasparente. Al naso fini sentori di viola, fresia, ciclamino, lamponi, granatina e profumi di erboristeria; fresco e sapido, esprime garbata e soffusa balsamicità. Sosta in pieces, il 20% delle quali nuove.

Gevrey-Chambertin 2013, Gerard Raphet. Il secondo vino proposto è un “Village” di splendida fattura, più generoso, profondo, alcolico e consistente rispetto al primo campione. Alterna riconoscimenti di ciliegia, lavanda, sottobosco e agrumi. All’assaggio svela sentori di arancia sanguinello, cola, gesso con lievi cenni di speziatura dolce su sfondo terroso di humus.

Morey-Saint-Denis 2013, Domaine Stéphan Magnien. Altro “Village” che esprime maggiore virilità rispetto ai precedenti campioni, caratteristica comune ai vini provenienti da Morey-Saint-Denis. Speziatura naturale non riconducibile alla sosta in legno nonostante l’impiego di botti nuove per il 70% della massa. Riconoscimenti giocati su note di pepe rosa e cardamomo che anticipano sentori fruttati e floreali fragranti.

Vosne-Romanée Vieilles Vignes 2013, Domaine Robert Sirugue. Splendida veste rubino poco intenso, per un nettare di rara eleganza che proviene da vigne di 70 anni. Intense note di spezie, incenso e pout–pourrì. Seguono all’assaggio note balsamiche su struttura lieve e tannini setosi. Riposa in botti usate.

Nuits-St.-Georges 1er cru Les Damodes 2013, Domaine Naudin-Ferrand. Esordio dei 1er cru con un vino che propone una degustazione a tratti spiazzante per via di un corredo olfattivo variegato e inusuale, declinato su note di sapone, caramelle alla frutta, zenzero, alloro, mirto, citronella, fiori bianchi, lavanda con chiusura su sentori di mandorla. Intriganti note minerali su sottofondo speziato puntellano l’assaggio, setoso e appagante. Vinificato con i raspi senza aggiunta di solfiti.

Corton-Perrières Grand Cru 2013, Domaine Larue. Primo Grand Cru proveniente dalla Côte de Beaune. Forse il rosso più longevo di Borgogna, senz’altro il più strutturato dei campioni finora degustati; esprime larghezza oltre che profondità. Olfatto intensamente variegato di piccoli frutti rossi e fiori bianchi, prelude a un sorso segnato da tannini giovani e sentori quasi argillosi. Riconoscimenti di ciliegia, rosa rossa, cannella, humus e sottobosco fanno da corollario a un sorso di calibrata armonia e dalla piacevolissima beva.

Corton-Charlemagne Grand Cru 2013, Domaine Rollin pére et fils. Autentica sorpresa della mattinata: un bianco strepitoso da una delle aree più vocate della Côte de Beaune. Sconcerta la sequenza di servizio ma un motivo c’è: vino strutturato, complesso, dall’intensità disarmante che sovrasta con prepotenza le raffinatissime quanto esili tracce lasciate in dote dai precedenti campioni. Al naso esprime mineralità marina, acqua di ostriche, calcare, acetosella, citronella, burro chiarificato, acacia, gelsomino. Ingresso morbido, voluminoso, rinfrancato da sapidità e freschezza evidenti. Sorso che chiude su un finale lunghissimo e di mirabile intensità. Coinvolgente.

Sessione pomeridiana

La ripresa del seminario è inizialmente dedicata all’inquadramento enografico della Côte de Beaune, propaggine meridionale della Côte d’Or. Da Ladoix-Serrigny il percorso si snoda lungo i 26 km della dorsale per giungere al comune di Santenay. La parte settentrionale dell’itinerario, fino a Volnay, è orientata prevalentemente alla produzione di vini rossi a base pinot noir mentre, da Meursault fino al limite meridionale della Côte d’Or, si estende il domino incontrastato dello chardonnay. Il panorama ampelografico si presenta pertanto più variegato rispetto alla Côte de Nuits e offre l’occasione ad Armando Castagno di descrivere più diffusamente le caratteristiche varietali dei due vitigni.

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Pernand-Vergelesses 1er cru En Caradeaux 2012, Domaine Poisot pére et fils. Primo comune della Côte de Beaune ci regala un Pinot Noir che si offre con intensi sentori di mora di gelso, mirtilli e note aromatiche di pregiati legni orientali. Assaggio al flavour di piccoli frutti rossi che svela struttura agile per un vino dallo sviluppo più orizzontale che verticale.

Volnay 2013, Vaudoisey-Creusefond. Tipica espressione del terroir di Volnay, comune che nasce sotto il segno “dell’acqua e dell’aria”. Vino improntato alla leggerezza che pone in evidenza sentori floreali fragranti, minerali di pietra focaia e saldatura su chiusura vegetale. Vinificato con il 50% dei raspi senza particolare attenzione per l’estrazione, paradigmatico dell’antico stile produttivo borgognone.

Pommard 1er cru Les Argillières 2011, Domaine Lejeune. Cambio di stile sorprendente considerando che le vigne da cui proviene questo Pinot Noir si trovano a circa due chilometri dal comune di Volnay: gli apporti del terroir hanno evidentemente un’incidenza molto diversa. Pommard è infatti il comune “della terra e del ferro”. Le contrapposizioni di campanile emergono in questo 1er cru che evidenzia marcati sentori di cioccolato fondente, rabarbaro, terra, humus e china. Assaggio sontuoso ed austero che chiude lunghissimo su note di gelee di piccoli frutti scuri. Vinificato con i raspi.

Santenay 1er cru Rouge Grand Clos Rousseau 2013, Domaine Claude Nouveau. Esprime appieno i caratteri di Santeney, rinomato per la spiccata mineralità dei propri vini. Svela elegante speziatura di pepe rosa e cannella poi glicine, bon bon alla violetta e cioccolato alla menta. Più sapido che fresco l’assaggio, verticale ma equilibrato, che chiude su eleganti e misurate note fumé.

Bourgogne Cuvée Oligocène 2013, Patrick Javillier. Annata particolarmente fresca a Mersault per un vino persino snello rispetto ad altri millesimi in zona nonostante i 27g/l di estratto. Un Bourgogne resinoso che sa di pietra macinata, gesso, pesca noce, fiori gialli e crema pasticciera ed esprime una dolcezza da estratto, non da residuo zuccherino. Fermenta in vasche di cemento prima dell’elevage in legno.

St. Aubin 1er cru Les Pitangerets 2013, Domaine Paul Pillot. Uno dei vini più ambiziosi in degustazione. Una sorta di Chablis in Côte de Beaune. Riconoscimenti di pietra focaia e polvere da sparo, note di pompelmo e pesca acerba, acqua di ostriche e note marine, acetosella, fiori bianchi integrati in un sorso comunque morbido e rotondo. Freschezza e mineralità che si rinforzano vicendevolmente. PAI molto prolungata.

Chassagne-Montrachet 1er cru Les Caillerets 2012, Lamy-Caillat. Da pochi filari a Chassagne-Montrachet con una produzione di circa 600 bottiglie. Profumi elegantissimi di fiori bianchi e gialli – tarassaco su tutti -, gesso, sentori di sesamo e farina tipici del millesimo, infine zenzero. Sorso ampio che chiude su una lunghissima scia minerale. In splendido equilibrio d’intonazione acido-sapida. Vinificazione e maturazione, per 15 mesi, in pieces nuove.

Impressioni conclusive

Al termine della degustazione la Côte d’Or ha rivelato la sua straordinaria natura, magistralmente interpretata dai due vitigni dominanti nella regione. Il pinot noir regala vini profondi ed eleganti ma lievi, dalla trama tannica appena accennata, contrapposta alla ricchezza aromatica per un espressività giocata non sulla forza ma sulla finezza e sull’equilibrio. Lo chardonnay, da cui si ottengono vini potenti ma elegantissimi, è un autentico trionfo di sentori minerali, fruttati e floreali sostenuti da una componente acida dinamicamente contrapposta agli estratti.

Il panorama poliedrico della Borgogna costituisce un autentico paradosso enologico. A fronte di molteplici fattori fissi (esposizione, sistemi di allevamento, tecniche di vinificazione, ecc.) i vini rivelano caratteri e personalità diversissime. L’unico elemento di differenziazione, evidentemente determinante, è il terroir.

“Borgogna è magia”, un appuntamento straordinario che non sarebbe stato possibile senza lo sforzo di diversi attori: il Presidente AIS-Sardegna e il suo staff per l’organizzazione dell’evento; la Delegazione AIS-Cagliari per il supporto logistico e il Gruppo di servizio, professionale e inappuntabile; il collega sommelier Alessandro Gallo per la realizzazione del progetto grafico insieme ad Armando Castagno, indiscusso protagonista del seminario; dopo i vini, naturalmente!

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