49° Congresso Nazionale AIS

49° Congresso Nazionale AIS

Il Congresso Nazionale dell’AIS è diventato – ogni anno di più – un’entità dalle tante sfaccettature, capace di coinvolgere i sempre più numerosi partecipanti in un’atmosfera totalizzante che tiene vivo l’interesse sulle tante forme di espressione della nostra attività.

Il Congresso Nazionale dell’AIS è diventato – ogni anno di più – un’entità dalle tante sfaccettature, capace di coinvolgere i sempre più numerosi partecipanti in un’atmosfera totalizzante che tiene vivo l’interesse sulle tante forme di espressione della nostra attività.

Quest’anno, poi, tutta una serie di coincidenze (il 50° anniversario dell’Associazione, la concomitante presentazione della guida Vitae 2016, la città ospitante – Milano – che è anche sede nazionale dell’AIS, una location da sogno come il 24° piano della Diamond Tower, etc.) ha reso ancora più speciale l’avvenimento.

E speciale è stata anche la folta rappresentanza di AIS Sardegna, presente alla manifestazione con rappresentanti delle varie Delegazioni territoriali.

La giornata di venerdì 13 è stata interamente dedicata alla presentazione della Guida Vitae 2016, la seconda del nuovo corso intrapreso dall’AIS, nel quale viene dato spazio alle tante e competenti voci presenti nell’associazione, così da avere una quadro realistico e dettagliato del panorama vitivinicolo nazionale.

Nel pomeriggio, i banchi d’assaggio allestiti presso The Mall hanno messo a disposizione dei numerosi partecipanti le 400 eccellenze premiate con il massimo riconoscimento, cioè le 4 viti. Un’impressionante sequenza di etichette, ognuna delle quali – con le proprie peculiarità territoriali e le diverse interpretazioni stilistiche – ha contribuito a comporre in maniera definita un mosaico di valore assoluto.

49° Congresso Nazionale AIS

Sabato 14 ha preso ufficialmente il via il 49° Congresso Nazionale dell’AIS con il saluto del Presidente Antonello Maietta. Inevitabile il riferimento ai tragici fatti di cronaca che, poche ore prima, hanno colpito una città, una nazione, un continente, tutti noi. Per questo motivo il Presidente ha voluto al suo fianco il delegato di AIS Milano Hosam Eldin Abou Eleyoun, eccellente padrone di casa e dimostrazione vivente di come la nostra associazione tragga linfa dallo scambio, dal confronto, dall’integrazione con culture diverse. Non un minuto di silenzio, quindi, ma mille e più minuti ad alta voce per ribadire con forza la natura della nostra Associazione, rappresentazione esemplare dello spirito di integrazione tra i popoli.

Dopo la relazione del Presidente e un doveroso richiamo ai 50 anni dell’associazione, festeggiati nel luglio scorso e ripercorsi, in questa sede, anche grazie al partecipato intervento della nostra tessera n° 1, Jean Valenti, l’interessante convegno “Il gusto del vino: quando la sensorialità ha un ruolo sociologico” ha attirato l’attenzione del pubblico e ha dato un’ulteriore dimostrazione, attraverso diverse analisi multi-disciplinari, di come il vino sia inequivocabilmente una grande e consolidata espressione culturale.

L’appetitoso buffet, impreziosito dalle bollicine del Consorzio Trento DOC, ha fatto da prologo ai diversi momenti degustativi pomeridiani: l’apertura, presso The Mall, del banco di assaggio delle eccellenze italiane e del mondo e le prime di una lunga serie di degustazioni tematiche guidate, ospitate presso il poco distante Westin Palace Hotel.

49° Congresso Nazionale AIS

La mattinata di domenica 15 è stata completamente dedicata alla Finale del Concorso Miglior Sommelier d’Italia “Premio Franciacorta”, sempre al 24° piano della Diamond Tower. Davvero improbo il compito della giuria, nel valutare e scegliere tra una serie di concorrenti dalla preparazione impeccabile, chiara dimostrazione del livello eccelso raggiunto da tempo dalla scuola italiana e, nello specifico, dalla didattica AIS. Alla fine ha prevalso il fiorentino Andrea Galanti, davvero encomiabile per competenza, comunicativa, classe e savoir faire, davanti a Massimo Tortora e Maurizio Dante Filippi.

Dopo il buffet che, stavolta, ha avuto il prestigioso contributo di un’altra grande area della spumantistica italiana, il Consorzio Franciacorta DOCG, si è ripetuto il programma del giorno precedente, con la variegata offerta di degustazioni, guidate o nei banchi d’assaggio.

Abbiamo avuto modo di partecipare ad un paio di degustazioni guidate tenutesi al Westin Palace Hotel, dedicate a due celebri e prestigiose espressioni vitivinicole francesi, Champagne e Borgogna. Grande è stata la commozione di Samuel Cogliati nell’introdurre da degustazione dello Champagne: lui, italo-francese, chiamato a descrivere una delle massime espressioni culturali d’oltralpe in uno dei momenti più difficili e dolorosi per la Francia. Ma l’unica risposta possibile alla barbarie è ribadire con forza il proprio impegno quotidiano, anche nella divulgazione enoica. Per cui, spazio al “paradigma del fascino che si fa vino”, come recita suggestivamente il sottotitolo dell’incontro, in un racconto vivo e sentito, pienamente nelle corde di un profondo conoscitore della materia come Samuel Cogliati. Un mondo, quello dello Champagne, che inevitabilmente sta cambiando, in un panorama nel quale, storicamente, sono le ragioni economiche a dettare le regole produttive. Di grande interesse i sei vini in degustazione:

  • “Le Nombre D’Or Campaniae Veteres Vites” 2009 – L. Aubry Fils
  • Brut reserve – André Beaufort
  • Extra Brut Millesime 2004 – René Geoffroy
  • Dom Perignon 2004 – Moët & Chandon
  • Cuvée O.R 1735 Brut 2002 – J. de Telmont
  • Cuvée Les Pierrieres Extra Brut – Ulysse Collin

In una visione d’insieme molto variegata, in cui le diverse scelte stilistiche dei produttori danno vita a interpretazioni molto personali, si è distinta particolarmente la prima etichetta in degustazione, anche per l’atipica composizione della cuvée. Nel “Le Nombre D’Or Campaniae Veteres Vites” di L. Aubry Fils troviamo infatti un assemblaggio dominato dal Pinot Gris (nelle sue antiche appellazioni Fromenteau ed Enfumé) e dal Petit Meslier con aggiunte di Arbanne, Chardonnay, Pinot Blanc, Pinot Noir e Pinot Meunier. Negli altri campioni, da sottolineare il grande nerbo acido-sapido della Cuvée Les Pierrieres, la fattura “sartoriale” di grande equilibrio della Cuvée O.R 1735, la bella struttura dell’Extra Brut di René Geoffroy, capace anche di rivalutare l’altalenante annata 2004, la classica spontaneità espressiva del Brut reserve di André Beaufort e la ricerca di una compiuta precisione, ancora in divenire, da parte del Dom Perignon.

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La Borgogna “bianchista” è stata invece narrata da Armando Castagno, anch’egli profondo conoscitore di ogni metro quadro vitato in terra di Francia. Nell’inquadrare l’oggetto dell’incontro, Armando Castagno ha avuto modo di specificare ulteriormente il concetto di preminenza assoluta, anzi, di “sacro e inviolabile culto del terroir” in Borgogna. Di grande interesse il riferimento ai secoli passati, durante i quali il vigneto borgognone comprendeva una pluralità di vitigni a bacca bianca, oltre a Chardonnay e Aligoté, come Pinot Blanc e Melon de Bourgogne: ebbene, dagli scritti dell’epoca risultano caratteristiche dei vini provenienti dai diversi territori del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate negli anni in cui è diventato pressoché esclusivo l’utilizzo dello Chardonnay.

Analizzando in maniera complessiva il vigneto borgognone, sono state prese in esame anche aree al di fuori della Côte d’Or, come Mâcon e Chablis, luoghi di provenienza dei primi due vini in degustazione. Questo l’elenco completo:

  • Viré-Clessé 2011 Quintaine – Domaine Emilian Gillet
  • Chablis Grand Cru Les Clos 2011 – Domaine William Fevre
  • Pernand-Vergelesses Les Vieilles Vignes 2011 – Domaine Vincent Girardin
  • Chassagne-Montrachet 1er Cru Clos Du Cailleret 2011 – Domaine Vincent Girardin
  • Chevalier-Montrachet Grand Cru 2011 – Bouchard Pere e Fils
  • Corton-Charlemagne Grand Cru 2001 – Domaine Bonneau Du Martray

La narrazione di Armando Castagno ha accompagnato gli assaggi con alcune precise notazioni, sia in generale, come la specificazione del concetto di “vino territoriale” in “vino ambientale dalle caratteristiche spiegabili”, sia riferite ai singoli campioni in degustazione. Impressionante la sua capacità di fissare in una definizione sintetica la multiforme espressione sensoriale di ogni vino. Dall’immagine barocca del Viré-Clessé (che, se fosse un pittore, incarnerebbe Rubens) alla non riferibilità e confrontabilità, quasi da “numero primo”, dello Chablis, proseguendo con la dimensione terrena da “vino albero” del Pernand-Vergelesses, la lievissima ipnosi da legno dello Chassagne-Montrachet e l’abbagliante candore del Chevalier-Montrachet.

Gran finale e brindisi di saluto con il Corton-Charlemagne Grand Cru del Domaine Bonneau Du Martray, unico tra i vini in degustazione non appartenente al millesimo 2011, ma risalente al 2001, grandissima annata per i bianchi di Borgogna. Davvero un grande vino e un grande vino “evoluto”, dove per evoluzione è necessario intendere la perfetta rappresentazione di un vino che abbia alle spalle un percorso di crescita e, appunto, evoluzione e non una fittizia e apparente gioventù ottenuta – magari – attraverso chissà quali artifici.

Appuntamento per il Congresso 2016. Ancora non è dato sapere quale sarà la sede, ma quel che è certo è che noi, comunque, ci saremo.

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