Masterclass & Calici di Champagne

Masterclass & Calici di Champagne

L’evento “Calici di Champagne” tenutosi l’undici dicembre ad Olbia al ristorante Runway completa, in una sorta di sintesi, l’incontro “Masterclass Champagne” svoltosi nelle giornate dell’undici e dodici luglio all’hotel Regina Margherita di Cagliari. Il viaggio inizia dalle 5 zone vitivinicole della regione: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs, Côte de Sézanne, Aube e rispettive sottozone.

L’evento “Calici di Champagne” tenutosi l’undici dicembre ad Olbia al ristorante Runway completa, in una sorta di sintesi, l’incontro “Masterclass Champagne” svoltosi nelle giornate dell’undici e dodici luglio all’hotel Regina Margherita di Cagliari. A conclusione delle giornate cagliaritane, pranzo al ristorante Dal corsaro con menù dello chef Stefano Deidda mentre la serata di Olbia si è chiusa con il rinfresco al ristorante Runway, con menù dello chef Tommaso Perna. Relatore per le due manifestazioni, Massimo Castellani che con la sua usuale maestria ed eleganza dialettica ha trasportato l’uditorio, quello di Cagliari prima e quello di Olbia dopo, per maisons e vigneti, alla scoperta dell’affascinante regione della Champagne, in un suggestivo percorso corredato di immagini, dati, cifre, notizie storiche e curiosità lungo un tracciato costruttivo, di cui gli Champagne messi in degustazione hanno rappresentato le tappe salienti.

Il viaggio inizia dalle 5 zone vitivinicole della regione: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs, Côte de Sézanne, Aube e rispettive sottozone. Il relatore fornisce le cifre degli ettari vitati per ogni comparto. In sintesi, circa 33.560 ettari per 324 comuni e 15.242 produttori. La scala dei cru è quella del 1919 aggiornata nel 1985. 5091 le etichette. Da sottolineare che la classificazione è per villaggio e non per vigneto. Al top, 37 grand cru esposti tutti ad est per 3000 ha ( 8.6% di tutta l’AOC) ; 43 premier cru per 7500 ha, il restante “sans cru”. Interessante il dato di 284 NM (négociant-manipulant, sigla che identifica le Maison di Champagne che acquistano le uve dai produttori ed elaborano e commerciano lo champagne con il proprio nome) che, con il 12% delle vigne, producono il 68% di tutto lo Champagne. Gli ettari vitati negli ultimi sessanta anni sono cresciuti con un incremento del 65%. Dominano le aziende a conduzione familiare: 54% coltivano meno di 1 ha (9% della sup.); 14% da 1 a 2 ha (10% sup.); 9% dai 2 ai 3 ha (10% della sup.); 12% dai 3 ai 5 ha (22% sup.). Solo l’ 11% supera i 5ha (49% della sup.). Bottiglie prodotte e vendute nel 2014: 307 milioni.

Nei comuni, la vita è condizionata dalla vigna: infatti, come sottolinea con la sua abituale arguzia Massimo Castellani, alle 19 di sera nessuno circola nei villaggi, bar e ristoranti chiusi, ma alle 6 del mattino i paesi sono già in fermento. Immagini bellissime si alternano a cartine esplicative del territorio. E’ una storia geologica affascinante quella che emerge dai puntuali riferimenti: una lunga stratificazione, corrispondente ad ere diverse che si snoda dal massiccio dei Vosgi all’Île-de-France. Un incredibile cocktail di intersezioni intrecciate attinenti al suolo, al sottosuolo, al clima e al vitigno dove le diverse combinazioni di calcare, gesso, marne, argille e sabbie hanno dato luogo a molteplici varietà di terroirs. I singoli dipartimenti viticoli vengono analizzati con dovizia di dettagli anche se in questa sede è giocoforza darne una sintesi. Due sono le linee ideali riguardo alla dislocazione dei vigneti della regione: una posta nella parte più alta dove non può crescere la vite a causa del freddo, l’altra in basso, la così detta linea delle nebbie che fa marcire il pinot nero, dalla sottilissima buccia, ma anche il pinot meunier.

Masterclass & Calici di Champagne

Si inizia con la Montagne de Reims che come la Côte des Blancs esprime i grand cru. Sottosuolo ricco di depositi marini. Terreno calcareo a blocchi dove si è fossilizzata la belemnite. Sottosuolo simile ad una spugna che trattiene l’acqua e la restituisce nei momenti di siccità, terreni di poco spessore, in cui il calore del giorno viene rilasciato la notte. La vite penetra a fondo raggiungendo un sottosuolo friabile e scavabile; non a caso a Reims ci sono circa 100 Km di di gallerie e circa 40 ad Epernay, per citare solo i casi più conosciuti. Gallerie-cantine con condizioni di buio, umidità e temperatura ottimali per la rifermentazione. Il settore nord della Montagne de Reims regala Champagne freschi e di buona sapidità. Terra d’elezione del pinot nero nelle sue espressioni di eleganza e finezza (riferimenti alle Mason di Moët & Chandon e Perrier-Jouët). Qui si produce il pinot nero che costituisce la spina dorsale del Cristal. Montagne de Reims meridionale, vini più strutturati e solidi, (da pinot nero si produce anche un vino rosso fermo). Tra i comuni, Verzenay, con i terreni migliori ricchi più di calcare e meno d’argilla che ci riportano alle Maisons di Roederer, Mumm e Bollinger, per citare solo le più famose. La parte sud della Montagne ha invece esposizioni più calde; nel comune di Ambonnay si produce un pinot nero di grande forza. Si ricorda l’azienda Beaufort. Ma qui si trovano anche gli 0,8 ettari per le basi del millesimato Krug mentre al Clos de Ambonnay spetta la produzione per le basi della Grand Dame della Veuve Cliquot. Zone di grande luminosità. Altro comune di rilievo, Bouzy, sempre area di pinot nero. Notevole l’ azienda Paul Bara specializzata sui grandi rosati. Dalla parte opposta, ad ovest, la Montagne de Reims presenta una delle zone più fresche con terreni a dominanza d’argilla e minor gesso adatti al pinot meunier, usato per ottenere vini rotondi ,fruttati, morbidi. Il pinot meunier è un vitigno che fiorisce tardi e matura presto, ottimo per vini da immettere velocemente sul mercato.

A seguire la Vallée de la Marne. I vigneti son disposti lungo le due rive del fiume. Terreno calcareo, gessoso. Versante est. Si producono vini di corpo, buoni per le strutture delle cuvée. Vitigni, pinot nero e pinot meunier. Qui si allevano le uve per grandi Maison quali Pommery, Dosset, Krug, Moët & Chandon. Famoso, nel comune di Mareuil-sur-Ay, il Clos des Goisses di proprietà della Maison Philipponnat. Ad Ay si trova il Clos de St. Jacques, vigneto prefillosserico recintato a pietra, di proprietà della Maison Bollinger. Sistema della “vigne en foule” della più antica tradizione, vino rarissimo. Si procede verso la storica abbazia di Hautvillers. Abbazia-vigneto legata al nome del monaco Pierre Pérignon. Molte le grandi Maison presenti nel territorio. La più celebre sicuramente la Moët & Chandon con sede a Chavot-Courcourt, a 6 Km da Epernay, con i suoi 40 ettari di vigneto. Spostandoci nella parte interna della Vallée più fredda ed ombrosa, si trovano terreni argillosi, calcarei, sabbiosi con blocchi di gesso del cretaceo, zona di grandi nebbie. Più ci si addentra, meno il pinot meunier è interessante. Nella zona sud invece, vini più morbidi e dolciastri, molto pinot Meunier.

Passando poi all’Aisne lungo la linea ondeggiante che collega Epernay a Parigi si trovano sottosuoli terziari, marne, poco gesso, qui, 80% di pinot meunier. Vini buoni, ma basici. Costa sud di Epernay, vini di grande mineralità non grand cru ,ma premier cru di alto livello. Da Epernay e per 15 km si entra nella Côte des Blancs. Terreni gessosi affioranti. Grandi dislivelli. Regno dello chardonnay che occupa il 95% dei vigneti. Vitigno precoce, sensibile alle gelate primaverili. Vini leggeri, aerei, di grande mineralità. Molti i comuni famosi: Avize, Cramant, Le Mesnil-sur-Oger, Oger, Oiry, Chouilly e Vertus. I Cru più importanti nei comuni di Avize e Mesnil. A Cramant lo chardonnay esprime florealità e mineralità. Ad Avize vini più fini, più sfumati, più taglienti e minerali, tra i produttori più famosi della zona Jacques Selosse. Ad Oger, vini maturi, ricchi che ricordano i vini borgognoni. Produzione di due grandi basi prestige blanc de blancs di due Maison famose, Roederer e Veuve Cliquot. A Mesnil si trova il Clos Cazals. Sempre vini di stampo borgognone. A Vertus vini strutturati, vivaci, ma non più grand cru, cambia la composizione del suolo.

Masterclass & Calici di Champagne

Nella Côte de Sézanne ancora chardonnay e infine, nell’area dell’Aube, il fiume che da il nome alla zona, vini più strutturati che eleganti. Pinot nero e chardonnay mancano un po’ di finezza. Naturalmente, nell’evoluzione storica della viticoltura della regione, ci sono anche i vitigni più antichi, l’arbanne, il petit meslier, il fromentau (scomparso), il pinot blanc, qualcuno ancora presente sul territorio. Dopo la descrizione e la spiegazione delle tecniche di conduzione del vigneto e dei vari interventi per andare incontro alle criticità create dal clima, il relatore si sofferma sulla tecnica dell’assemblage con una serie di considerazioni estremamente rilevanti. Ne citiamo solo qualcuna scusandoci perché sicuramente la sintesi è restrittiva e limitativa. L’operazione si compie nei primi 3/4 mesi dell’anno. Quali i vini a disposizione? Della stessa vendemmia oppure dell’ultima, più vin de reserve. Quali contenitori? Acciaio, cemento, barriques, tonneaux. Differenti scuole di pensiero sull’uso del legno tra innovatori e tradizionalisti. Niente ovviamente che non sia verificato ed applicato. Il vin de reserve conferisce equilibrio gustativo al vino prima del tirage. Può intervenire da un 5% ad un 30%. Con il vin de reserve si può tornare indietro oltre 12 vendemmie rispetto a quella lavorata.

Millesimati, gran cuvée, tipologie varie, riferimenti precisi scorrono sullo schermo accompagnati, è il caso di dire, dal sapiente dosaggio delle spiegazioni. La seconda parte del percorso è dedicata alla tecnica della degustazione dello Champagne ed alla storia di questo vino. Anche qui, si accenna per sintesi.

La fase visiva e tecnica e si sofferma sulla limpidezza, sul colore, sull’effervescenza e sulla mousse. L’esame olfattivo è particolarmente intrigante in quanto la piacevolezza e finezza di uno champagne è proporzionale alla qualità, alla diversificazione, alla complessità, alle modalità di evoluzione e alle tipicità dei segnali odorosi. Naturalmente l’impatto olfattivo di un vino con le bollicine è diverso da quello di un vino fermo ma in ogni caso la CO2 non deve creare pungenza al naso. Estesa la gamma dei sentori: floreali, fruttati, esotici, lieviti, mineralità, sentori vegetali (non postivi con l’eccezione della foglia di tè fino nero), il balsamico di incenso, di pigna, di resine, di ginepro, di pinolo, speziato, derivato da vin de reserve, da fermentazione in barrique o da élevage in legno, empireumatico, etereo che richiama i distillati, note, in questo caso, non sempre positive ed ancora tanti altri. I profumi fanno da apripista alla degustazione, impalpabili e spesso sfuggenti, ma son loro che anticipano e ci fanno pregustare quello che sarà il tracciato qualitativo della degustazione.

Infine il momento gustativo secondo un alternarsi di composizione e scomposizione in cui gioca un ruolo non secondario la presenza delle bollicine che interagisce con la temperatura e con l’acidità. Le combinazioni tattili, saporifere e termiche si fondono al palato. Una pungenza normale da sensazione di freschezza, di saporosità con finale liscio e non rugoso. Uno Champagne di medio livello, per fare un esempio, lascia un’acidità di frutta acerba, quasi malica. Un’acidità vegetale un po’ erbacea è frutto di un assemblaggio non fatto bene. Il fruttato nella sua specificità deve amalgamarsi con le altre sensazioni. Secondo una classica definizione si possono definire gli Champagne come Champagne di spirito, Champagne di corpo, Champagne di cuore e Champagne d’ anima. Questa parte del percorso ci costringe a soffermarsi per riflettere sul coinvolgimento emotivo generato da percezioni e sensazioni che solo lo Champagne riesce a creare.

Ma poi si torna con i piedi in terra e si entra nella storia davvero straordinaria di questo incredibile vino. Tutto ha inizio con San Remigio che nel VI secolo regala al re di Francia una botticella di vino. Clodoveo beveva questo vino e vinceva ogni guerra. Ma, al di là della leggenda, lungo è il percorso storico dello Champagne attraverso i secoli dal medioevo al novecento. Molte le tappe sottolineate. Ne citiamo qui solo alcune, pochissime, rispetto alla mole di notizie fornite dal relatore. Fine del XV secolo tale P. Gosset registrato come proprietario di vigne e commerciante di vini nello Champagne. Nel 1629 la prima menzione del vino di champagne. Nel 1670 s’inizia ad utilizzare il vetro e sempre nel XVII secolo Dom Pérignon inventa l’assemblaggio, introduce l’uso del tappo di sughero e non solo. 1718 definitiva apparizione della parola Champagne riferito al vino effervescente. 1729 Nicolas Ruinart crea la prima maison di champagne ad Epernay. 1816 prima classificazione dei cru. Dall’ottocento al novecento si perfeziona il metodo, si sperimentano il dégorgement, il table de remuage, s’inventa il densimetro per misurare lo zucchero dopo la fermentazione. E’ merito degli studi di Pasteur se si inizia a capire l’importanza dei lieviti. Fine 800, assemblage con vin de reserve. 1874 Madam Pommery inventa lo champagne brut. 1924 esce la Cuvée di Cristal per Roederer, prima Cuvée Prestige della Champagne. 1972 bicentenario della Veuve Cliquot e cosi via per tappe sempre più entusiasmanti, fino ai nostri giorni.

Ma è tempo di passare alle degustazioni.

Sequenze degli Champagne in degustazione nei due eventi.

MASTER CHAMPAGNE CAGLIARI

Prima giornata:

  • Champagne BERECHE & FILS Extra Brut Rive Gauche
  • Champagne BILLECART-SALMON Blanc de Blancs Grand Cru
  • Champagne CLAUDE CAZALS Clos Cazals 2002 Grand Cru
  • Champagne PAUL BARA Grand Cru Rosé
  • Champagne RENE’ GEOFFREOY Empreinte 1er Cru Brut 2008
  • Champagne ANDRE’ BEAUFORT Grand Cru 2009

Seconda giornata:

  • Champagne LAURENT-PERRIER Grand Siecle
  • Champagne PERRIER-JOUET Belle Epoque 2005
  • Champagne PHILIPPONNAT Clos de Goisses
  • Champagne KRUG Grand Cuvée
  • Champagne LOUIS ROEDERER Cristal 2006
  • Champagne JACQUES SELOSSE Substance 2006

CALICI DI CHAMPAGNE OLBIA

  • Champagne MAXIME BLIN Carte Blanche
  • Campagne BILLECART-SALMON Blanc de Blancs- Grand Cru
  • Champagne ANDRE’ BEAUFORT Grand Cru 2009
  • Champagne PAUL BARA Grand Cru rosé
  • Champagne PERRIER-JOUET Belle Epoque 2007
  • Champagne KRUG Grand Cuvée
  • Champagne JACQUES SELOSSE Substance 2006

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Riporto qui di seguito la descrizione di ogni singola degustazione. Ovviamente non saranno ripetute le simili fatte nei due eventi.

Champagne Bérèche & Fils: Extra Brut Rive Gauche

Vallée de la Marne: Mareuil-sur-Ay (stesso paese di Philipponnat). 9 ha in 7 vigneti diversi. Extra brut quasi un pas dosè. Niente diserbanti, vino biologico. Vigne di oltre 40 anni. Fermentazione con lieviti indigeni. Niente malolattica. 1800 bottiglie. Vigna impiantata nel ‘69 (ottima annata). Matura in legno, fermentazione in barrique. Presa di spuma e 36 mesi sulle fecce. Tappo a sughero. Dosaggio basso 3,5 g/l non c’è la nervatura dello chardonnay. Color paglierino oro antico (il pinot meunier ha una fase ossidativa da legno, nota calda carica). Bollicine finissime. All’olfatto, mela cotta, mela disidratata, tarte tatin, torta di mele, tostatura da passaggio in legno che ricorda il pinolo non la vaniglia. Fruttato non d’agrumi, pesca, confettura di pesca, albicocca disidratata, un leggero boisè e in fondo nota balsamica. Siamo all’imboccatura della Marne che costituisce la zona più interessante per il meunier che si presenta morbido, non una freschezza eccessiva più che altro una freschezza fruttata legata all’albicocca acidula. Nessuna mineralità. Cremoso e rarefatto in bocca. Grande personalità. Leggera e delicata nervatura sapida. Si potrebbe definire un vino femminile, rappresentativo nella sua emozionalità.

Champagne Billecart-Salmon: Blanc de Blancs Grand Cru

Azienda di tipo familiare. Nasce nel 1818 a Mareuil. 14 ha di proprietà e 200 ha di conferitori. E’ uno degli champagne più tecnici. Cuvée da assemblaggio di più annate. I mosti chiarificati due volte, per gravità, a bassa temperatura. Fermentazione tutta in acciaio ad eccezione di piccole quantità in pièce (da 228 litri) di 10 anni. Champagne contraddistinto da leggerezza ed elegante nervosità. L’assemblaggio è di soli grand cru da vini dei conferitori della Côte des Blancs. Chardonnay molto rappresentativo. Nel 1997 è stata introdotta la cuvée non millesimata. Si assemblano solo 2 annate, due vendemmie di chardonnay e vin de reserve da annata precedente. Malolattica svolta. Dosage 6g/l. Il dosaggio dello chardonnay è più alto perché lo chardonnay vuole acidità più alta. Fermentazione acciaio e pochissimo legno. Paglierino dal riflesso verdolino. All’olfatto, un fruttato agrumato. Sboccatura recente, deducibile come sottolinea il relatore, dalla base del tappo larga (se stretta la sboccatura può essere anche di 4 anni). Tappo tecnico di sughero sbriciolato e riassemblato. Floreale (biancospino), boulangerie, crosta di pane ancora evidente. Affiorano anche profumi gessosi e minerali. Una freschezza esuberante, tagliente, nervosa opposta a quella del vino precedente, una mineralità, sapida chiusura in pompelmo. Grande forza acida. Il dosaggio è doppio del vino precedente si sente al palato molto più fresco. Una bollicina rarefatta che supporta e dà la spinta alla freschezza agrumata. In qualche modo la bollicina racchiude gli aromi, arancia e pompelmo, che sono la cifra distintiva di questo champagne.

Champagne Claude Cazals: Clos Cazals 2002 Grand Cru

Grande vendemmia del 2002. Piccola Maison. Il capostipite a fine ‘800 si stabilisce a Le Mesnil-sur-Oger. Suo nipote Claude inventerà la gyropalette. 9 ha di vigne interamente Grand Cru e Premier Cru. Il Clos di 3,7 ha un recinto di mura dal 1947. 100% chardonnay; 8000 bottiglie. Vieilles vignes, 8000 bottiglie, 200 magnum. Prima uscita vendemmia 1995. 10 anni sui lieviti, Non fa malolattica. Sboccatura da due anni, Extra brut. Dosaggio 3gr./l . Paglierino intenso. Attacco in bocca con mineralità gessosa ma anche frutta secca, biscotteria (secca a base di mandorle e nocciole). Ricorda il vino borgognone. Il burro fuso poi la nota marina e un deciso sentore di conchiglia. Sosta sui lieviti molto lunga. Leggerissima speziatura. Malgrado il basso dosaggio, lo chardonnay disteso perde la nervosità giovanile ed acquisisce lunghezza in bocca fatta di pasticceria, burro, note balsamiche da resina, pinolo, cedro candito, tocchi di miele. La bollicina ravviva la freschezza. Nello Champagne l’equilibrio si gioca fra freschezza e sapidità, ben orchestrato dalla bollicina. Lineare in bocca con profondità borgognone. Lunga e grande persistenza. Si può fare una considerazione nel confrontare i due champagne appena descritti. Si tratta di una declinazione dello stesso vitigno, lo chardonnay, secondo due momenti di vita diversi. Il Billecart-Salmon entra in maniera esuberante mentre il Clos Cazals è più meditativo e di grandissima persistenza.

Champagne Paul Bara: Cuvée Grand Cru Rosé

Bouzy, patria dei rosé. Azienda storica dal 1833. 11 ha con 30 particelle. Rosé di assemblaggio 68-70% pinot nero (la percentuale cambia ogni anno) 20% di chardonnay a cui si aggiunge un 10-12% di vino rosso di pinot nero. Non fa malolattica. 4 anni sui lieviti. Dosaggio di 8gr/l di zuccheri residui (dose più elevata nei rosé). Ricca la gamma dei colori nel rosé, in questo caso sfumature di salmone e di albicocca. All’olfatto floreale di rosa e peonia leggera, melograno, fragolina di bosco, una sorta di marchio del pinot nero vinificato in rosso, albicocca, note agrumate di arancia sanguinella e pompelmo rosa. Via via si accentua la pasticceria, la tortina ai frutti di bosco, alle fragole, al ribes rosso. Con il tempo aumenta all’olfatto la potenza del frutto. Vino che entra sottile con vena dolciastra. Ritroso all’inizio, poi si apre e si amplifica. Stile classico. ll vino chiude in morbidezza e vira verso la freschezza. Non si sente la sapidità. L’equilibrio ha l’impronta della morbidezza data dal dosaggio. E’ una cosa cercata e voluta. Il mercato degli Champagne rosé chiede vini morbidi. Chiusura molto femminile.

Champagne René Geoffroy: Empreinte 1er Cru Brut 2008

13 ha ad Ay, il comune più famoso di questa parte della Vallée de la Marne. Ricompare il pinot nero. I vini di Geoffroy giocano sull’alta acidità. Non fa malolattica. Cuvèe: 79% di pinot nero, 15% di chardonnay, 6% pinot meunier. Dosaggio 6gr/l. Cuvée classica. 6 anni sui lieviti. Vinificazione parcellare: 80% in legno, poi barriques più piccole. Colore paglierino con leggere note tese al dorato, sfumature di oro antico. Fruttato al naso. Una frutta macerata che si declina sia verso la dominante pera che verso la frutta rossa. Pan brioche con note di frutta secca. I sentori sono caldi, anche dolci. Si capisce che è un millesimato con note di evoluzione percettibili e variegate. Ha un tocco ossidativo di vinosità. Note di miele. Fruttuosità di frutta essiccata, sciroppata, confettura. Inaspettata la freschezza. Si realizza in questo Champagne un gioco delle parti tra dolcezza all’olfatto, snellezza e nota tagliente al gusto in un mix in cui entrano profumi evoluti dolci, un sentore tagliente, salato, con note di frutta rossa, ribes e fragolina. Poi perde le note dolciastre e nel finale è balsamico, anicizzato, mentolato. La bollicina pur essendo rarefatta mette in evidenza l’acidità. Importante il terroir, si entra nella Vallée de la Marne, a Cumières, qui il pinot nero gode di una acidità più alta. Minore insolazione e capacità di maturazione rispetto alla zona di Epernay.

Champagne André Beaufort Grand Cru 2009

Azienda ad Ambonnay (Montaigne de Reims). 6 ha e mezzo. Certificato biodinamico dal 1994. Usa solo rame e zolfo. Vinificazione tradizionale e decantazione spontanea. Malolattica in primavera. I vini fanno legno, affinamento sui lieviti 18 mesi per i vin sans année, 24 per i vin de reserve. Sboccatura a la volée. Il dosaggio oscilla attorno ai 10gr/l. Provenienza vigneto di 1 ha e mezzo: 80% pinot nero; 20% di chardonnay. Mosto concentrato per la liqueur de tirage, zuccheri usati fruttosio e glucosio. Si è fuori da tutti i canoni. Tonalità di colore quasi dorato. Al naso estratto di frutti, macedonia, poi subito balsamico, pinolo, resina, carnoso, materico, note leggere di vermouth. Stile estremizzato più vicino ad un vino borgognone che ad uno Champagne. Esplosivo in bocca, lavorato alla maniera tradizionale quasi ossidativa. Pinot nero di grande struttura ed ampiezza (questo è l’obiettivo dell’azienda). Nota empireumatica e leggere note vegetali. Fieno essiccato, sottobosco, vinosità. Bollicina appena accennata, meno effervescenza e più cremosità. Champagne premiato dal mercato

Champagne Laurent-Perrier Grand Siecle

Nel 1959 nasce il Gran Siècle, a trecento anni dal matrimonio di Luigi XIV. Nel 1980 esordisce il primo brut nature della maison. Nel 1996 si brinda con Laurent Perrier alla consegna degli Oscar. La cuvée è composta da 55% di chardonnay, 45% di pinot nero. Blend da 11 Grand Cru. Unione di tre vendemmie. 8 anni sui lieviti. Dosaggio 8 gr/l. Venatura carica di paglierino intenso, perlage finissimo. L’attacco al naso subito convincente. Esordisce lo chardonnay con note agrumate e di candito. Gradatamente la sensazione di frutta si fa più composta con note di frutta secca nocciole e noccioline, mandorla tostata, leggera speziatura. Compare il pinot nero riconoscibile nel frutto macerato anche di sottobosco. Grande eleganza ed equilibrio olfattivo, note di pasticceria, lascia le sensazioni di gioventù per quelle più evolute. Ingresso discreto in bocca quasi aereo che trova nel centro una leggera vibrazione di freschezza che si compone in uno straordinario equilibrio. Bollicina rarefatta, non invasiva. Gustosità eccellente che dà, a fasi alterne, note agrumate e, con il pinot nero, ribes rosso e fragolina. Approccio discreto e di grande self control. Si beve con estrema piacevolezza.

Champagne Perrier-Jouët: Belle Epoque 2005

La Maison fondata nel 1811 da Nicolas Perrier e Rose Jouët sin dal suo esordio è stata legata all’arte, a partire dall’esclusiva bottiglia della mitica Cuvée, Belle Epoque, il cui disegno di anemoni fu creato nel 1902 dal maestro vetraio dell’Art Nouveau Émile Gallé. Produzione di Champagne di gusto secco, a basso dosaggio per il mercato inglese. Cantina ad Epernay. Cuvée Prestige. 45% pinot nero, 50% chardonnay, 5% pinot meunier. Poche le Cuvée Prestige in cui si usa il pinot meunier. 6 anni sui lieviti, dosaggio: 9gr/l. Sempre stesso uvaggio e sempre le stesse percentuali. Sboccatura non recente, almeno tre anni, lo si deduce dal tappo. Colore paglierino intenso con leggerissimo riverbero dorato. Subito una percezione di frutta secca, note vanigliate e di pane grigliato. Note di pinolo, pigna, leggerissima sensazione di distillato e confetture. L’esordio è sempre dello chardonnay in toni agrumati di arancia e pesca, nota vinosa di vino pieno. In bocca l’estrema delicatezza è data dalla cremosità dell’effervescenza e non dal dosaggio. Vino di equilibrio straordinario. Rispetto al precedente si è fatto un passo avanti nella struttura. Respirando dalla bocca si amplificano gli aromi, si percepisce una sensazione di croccante e di sentori che ricordano l’anice e schiacciando le bollicine sul palato si crea una cassa di risonanza notevole per l’eleganza e la potenza che manifesta, potenza che non va sopra le righe ma è di una raffinatezza straordinaria.

Champagne Philipponnat Clos de Goisses

Storia antica questa dei Phillipponnat che torna indietro al XVI secolo, ai primi vigneti di cui si ha notizia in località “le Leon” tra Ay e Dizy. Proprietari del Clos de Goisses (Mareuil-sur-Ay) 5,5 ha, circondato da un muro. 45% di pendenza. Goisse, appunto, collina scoscesa. Esposizione calda. Cuvée: 65% pinot nero 35% chardonnay. Vinificazione parziale in legno (50%). Favorisce una maggiore complessità senza ossidazione prematura. Non effettua malolattica. Evoluzione dagli 8 ai 10 anni nelle cantine dell’azienda a 12°C. Dosaggio basso 4,25 g/l. Area vocata per il pinot nero all’imboccatura della Vallée. Questo vitigno ha qui grande forza e struttura mentre lo chardonnay perde un po’ della sua naturale freschezza ed è meno minerale. Le barriques non sono nuove ma usate (legno quasi esausto), quindi micro ossigenazione e non passaggio di tannini da legno nuovo. Al naso sentori boisé, che si declinano verso nota vanigliata discreta. Lo chardonnay non è più protagonista ma riesce a provocare sensazioni che si fondono a rafforzare quelle del pinot nero. Contesto di boulangerie. Il profumo ha in sé insito l’equilibrio gustativo. Non c’è interruzione tra l’inizio e la fine dell’olfazione. Grande struttura, la freschezza è subordinata alla morbidezza ed alla sapidità. La bollicina è razionalizzata all’equilibrio. E’ un vino di cuore, passionale. Coinvolge il palato con la sua rotondità. Finale brioso. Bollicine delicatamente rarefatte date da un tempo lungo di affinamento.

Champagne Krug Grand Cuvée

Lunga storia quella dei Krug che precede la fondazione della Maison nel 1843. Storia di una grande sperimentazione e della nascita del metodo Krug che si può solo sintetizzare. Fattore decisivo il terroir. Obiettivo: creare dei grandi vini singoli per elaborare un grande vino nel gioco di squadra dell’assemblaggio. Joseph Krug iniziò con il creare una riserva di ogni vino prodotto con uve provenienti da appezzamenti distinti e dotati di caratteri definiti. La riserva dei vini nel tempo si arricchisce velocemente, pronta per dar vita in ogni momento a Champagne di prestige. Nome del progetto: Champagne n. 1. Nasce cosi la Grand Cuvée. Le vigne sono nei comuni di Ay e Le Mesnil-sur-Oger che compongono Le Clos du Mesnil di 1,87 ha. Assemblaggio 45-50% pinot nero; 30-35% chardonnay; 15-20% pinot meunier. E’ una delle cuvée più complicate e complesse dello Champagne. 20% vin de reserve. La base è composta da un blend di 120 vini circa, provenienti da oltre 10 annate diverse non consequenziali. Son necessari oltre 20 anni per realizzare un Krug Grand Cuvée. Dunque una Cuvée Prestige che va oltre il concetto di millesimo. Dégorgement 2014. Al colore tonalità quasi dorata dovuta ad ossigenazione di legno esausto. Note fortemente speziate, l’azione del legno è determinante. Si gioca su noce, mandorla essiccata, pinolo, pane grigliato, note vanigliate insieme a miele e canditi. Emerge nel finale la sensazione empireumatica di tostato e balsamica d’incenso. Appena il vino si distende vien fuori il fruttato dalla marmellata di arancia e di altre confetture. Nota terziaria boisé. Vino contraddistinto da nervosità, freschezza e tensione. Mineralità in finale più sapida. Vino maschile, solido, deciso, di grande struttura e potenza, con personalità definita.

Champagne Louis Roederer Cristal 2006

Altra grande Maison nata nel XVIII secolo e sin dall’ottocento legata alle grandi case regnanti, come i Romanoff. Dopo la rivoluzione russa la Maison va alla conquista del mercato americano. Caratteristica la bottiglia leggera e trasparente avvolta da una sottilissima pellicola gialla per difenderla dai raggi ultravioletti. Prima Cuvée Prestige. E’ l’azienda che ha il maggior numero di ettari per la produzione. Vigneti nei villaggi di Verzenay, Oger e Avize. Cuvée del Cristal in degustazione: 55% pinot nero; 45%chardonnay. 20% vinificato in legno. Non fa malolattica. 6 anni di maturazione sui lieviti e 8 mesi di riposo. Dosaggio 9,5 gr/l. All’olfatto colpisce un immediato tocco di raffinatezza. Composte le note terziarie di tostatura delicata, mielata. Leggera vena di mandorla tostata. Presente anche il floreale, con note di tè e canditi. Minerale di conchiglia ben presente. Vino rotondo complesso, dove la nota agrumata dello chardonnay si adagia su un pinot nero aereo, non strutturato. Vino di passione e di straordinario equilibrio. Vino estremamente giovanile che ancora non ha espresso tutte le sue potenzialità. Tanto piacevole da creare dipendenza, come sottolinea il relatore.

Champagne Jacques Selosse Substance Grand Cru 2006

Azienda capostipite nel filone biodinamico. Circa 7 ha. La maggior parte come chardonnay, Grand Cru ad Avize e nei comuni di Cramant e Oger, una vigna di pinot nero Grand Cru ad Ay ed una ad Ambonnay. 60.000 bottiglie all’anno. Nel Substance, 100% chardonnay. Uso di lieviti indigeni. Mosto in barrique nuove per una certa percentuale e tra il 10 e 20 % in barrique di secondo e terzo passaggio. 12 mesi in botte. Bâtonnage periodici. Affinamento secondo il metodo solera, in cui i vini sostano in diverse botti e si procede ad un rincalzo periodico. In bottiglia per almeno 6 anni. Dosaggio 1,3 gr/l. 3000 bottiglie prodotte. Occorre acquistare gli altri prodotti dell’azienda per ottenere il Substance. Vino che va fuori da tutti i canoni. Di colore dorato, tende la mano allo stile di un vino borgognone. I profumi ricordano l’evoluzione della frutta macerata ed anche fermentata: pesca, melone, note ossidative importanti. Un potente sentore di note speziate e vanigliate, sentori di croccante, di miele, distillato, vermouth, note terziarie portate all’eccesso, caramella di frutta, tostatura del caffè. Grande l’intensità all’olfatto. In bocca si sente la forza e la rotondità del vino “quasi tannico”, se non fosse assurdo dirlo per uno champagne. Tanti agrumi. Vinoso, solido, al limite tra ciò che è champagne e ciò che è vino. Bollicina appena accennata. Ci riporta al terroir di Avize, nel finale, una bella sensazione sapida unita qui ad un sentore di distillato di rum. Champagne unico, trasgressivo e fuori da ogni regola.

Per la manifestazione di Olbia la sequenza della degustazione si è aperta con:

Champagne Maxime Blin. Carte Blanche

Una piccola azienda di 12 ha, nel cuore del massiccio di Saint-Thierry, nel villaggio di Trigny, a 15km da Reims, zona fredda. 80% di pinot meunier, 20% di pinot nero. 60% dei vini dell’annata della vendemmia e 40% della raccolta precedente. Caratteri tipici del pinot meunier sia nel colore che nei sentori di mela cotta, mela disidratata ed anche di tarte tatin. Si nota un profumo profondo incalzato dal pinot nero. Non c’è mineralità, si ricorda che il territorio è contraddistinto da argilla e non calcare. Cremosità in bocca, dopo l’iniziale sensazione di pesca compare un’arancia sanguinella, tende alla sapidità. Recente la sboccatura. Piacevolezza finale al gusto nella sua immediatezza.

Il quinto vino degustato ad Olbia è sempre la Maison Perrier-Jouët ma cambia l’annata:

Champagne Perrier-Jouët Belle Epoque 2007

Stessa composizione cuvée: 45% pinot nero, 50 % chardonnay, 5% pinot meunier. 9 g/l dosaggio

Vino netto, tagliente, nervosità che si esprime tutta sull’acidità salata (pompelmo, lime). Un vino tecnico, quasi un pas dosé. Vino di grande tensione in bocca, non troppo pieno eppure solido con una ben definita nota marina di acidità. Bollicina rarefatta, sottilissima che non crea rugosità in bocca.

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