Siddi Wine Festival 2016

Siddi Wine Festival 2016

“Il vino è condivisione”: questa la dichiarazione programmatica dell’edizione 2016 del Siddi Wine Festival, organizzato dalla Fondazione Accademia Casa Puddu del pluridecorato chef Roberto Petza in collaborazione con il comune di Siddi. Il piccolo centro della Marmilla ha ospitato anche quest’anno numerosi produttori e operatori del settore, richiamando un folto e curioso pubblico di appassionati.

“Il vino è condivisione”: questa la dichiarazione programmatica dell’edizione 2016 del Siddi Wine Festival, organizzato dalla Fondazione Accademia Casa Puddu del pluridecorato chef Roberto Petza in collaborazione con il comune di Siddi. Il piccolo centro della Marmilla ha ospitato anche quest’anno numerosi produttori e operatori del settore, richiamando un folto e curioso pubblico di appassionati.

Domenica 31 gennaio, nella tavola rotonda introduttiva, i giornalisti Giuseppe Carrus e Gilberto Arru hanno sollecitato i relatori, tra cui il padrone di casa Roberto Petza e il titolare dell’azienda piemontese Rocco di Carpeneto, su alcuni temi importanti come la valorizzazione del territorio attraverso una produzione incentrata sulla tipicità e l’auspicabile scelta di fare fronte comune tra i diversi produttori per raccogliere le importanti sfide che il mercato del vino propone. Meritoria l’iniziativa descritta da Gianfranco Massa, direttore dell’Accademia Casa Puddu che sarà protagonista nelle prossime settimane in una manifestazione di street food collaterale alla Mostra del cinema di Berlino, nella quale verranno coinvolti anche alcuni richiedenti asilo provenienti dalla Siria.

Siddi Wine Festival 2016

Nei locali della palestra comunale hanno poi avuto inizio le degustazioni, con la presenza di numerose aziende isolane, nazionali ed estere, tutte unite da una filosofia produttiva rispettosa del territorio e dell’ambiente. In accompagnamento alle degustazioni, l’efficiente macchina organizzativa ha messo a disposizione dei visitatori diverse opportunità per assaggiare prodotti tipici e preparazioni realizzate per l’occasione dagli allievi dell’Accademia. Tra queste ultime, ho avuto modo di apprezzare, in particolare, la fregula con cozze e muggine di Cabras e lo stinco di maiale con patate di Gavoi. Negli altri stand, invece, grande interesse hanno suscitato i prodotti dell’oleificio Podda di Ussaramanna, soprattutto l’Extravergine ottenuto da una cultivar molto rara, dal nome “Pitz’e carroga”, molto delicato e morbido, tanto da poter essere indicato, cosa rara tra gli oli isolani, per le preparazioni a base di pesce.

Tornando alle aziende vinicole presenti, ho avuto la possibilità di conoscere realtà giovanissime e poco note, ma in grado di proporre vini di estremo interesse, come il Nerominiera (base carignano) della Cantina Esu di Carbonia, i prodotti (soprattutto il rosso a base barbera sarda e il Gurè, blend di cannonau, bovale e syrah) del Vigneto Santu Teru di Nurallao e quelli dell’azienda Deperu-Holler di Perfugas (soprattutto i Vermentini e il rosso Familia, blend di cannonau, muristellu e cabernet sauvignon). Gradite conferme da aziende più conosciute come Masone Mannu, Su’entu, Orro e Pusole.

Tra le aziende provenienti dalla penisola ho avuto modo di apprezzare soprattutto l’azienda piemontese Rocco di Carpeneto, i cui titolari Lidia e Paolo hanno proposto un interessante percorso degustativo con le loro etichette di Ovada (a base dolcetto) e di Barbera del Monferrato Superiore. Due, a mio parere, i vini “cult” degustati domenica: il Sassaia 2007 (base garganega) dell’azienda La Biancara di Angiolino Maule (degno accompagnamento all’ottima fregula citata in precedenza) e la Vitovska 2011 di Čotar. Due bianchi “atipici”, che non cercano facili consensi ma che sono in grado di ammaliare per fascino e complessità.

Nel pomeriggio, i locali dell’Accademia hanno ospitato due interessanti e seguite degustazioni guidate. Nella prima, Gilberto Arru (collaboratore della Guida Touring ViniBuoni d’Italia) ha presentato inizialmente due bianchi (il Prama Dorada 2014 di Deperu-Holler e l’Aromatico 2014 di Su’entu) in cui la presenza di vitigni aromatici o semi-aromatici (nasco – seppur in minima percentuale – nel primo caso, moscato e ancora nasco nel secondo) conferisce ricchezza di profumi ed equilibrio gustativo ai vini ottenuti anche da, rispettivamente, vermentino e chardonnay. Si è poi passati all’interessante BVL, rosso a base bovale ottenuto da viti a piede franco quasi centenarie, prodotto dall’azienda Quartomoro di Arborea, di proprietà dell’enologo Piero Cella. Degna conclusione con l’azienda Orro di Tramatza e la sua Vernaccia di Oristano 2009, avvolgente e seducente, definita da Gilberto Arru uno dei vini più buoni e, purtroppo, misconosciuti al mondo.

Siddi Wine Festival 2016

Nella seconda degustazione guidata, Giuseppe Carrus (vice-direttore della rivista Gambero Rosso) ha proposto un’interessante percorso incentrato su alcuni terroir isolani “raccontati” dai due vitigni più diffusi in Sardegna, vermentino e cannonau. Spazio quindi alla Gallura, nello specifico l’areale di Monti, descritto al meglio dal Costarenas 2014 dell’azienda Masone Mannu, con la sua mineralità, la sua finezza e la sua pienezza gustativa.

Ci si è poi spostati al sud, nel territorio di Serdiana, ben rappresentato dallo Stellato 2014 di Pala, qui presente nell’affascinante versione “Nature”, dall’aspetto leggermente velato (e, per questo motivo, escluso dalla DOC) in conseguenza della lunga permanenza sui lieviti e dell’assenza di filtrazione, ma, per lo stesso motivo, dotato di grande ricchezza olfattiva e gustativa. Attraverso il vitigno cannonau, invece, Carrus ha raccontato due areali storici dell’enologia isolana: l’Ogliastra e la Barbagia. Il Cannonau 2014 dell’azienda Pusole ha mostrato il volto giovane del vitigno, la leggiadria che gli è propria a dispetto del luogo comune che lo vorrebbe caratterizzato da struttura e sostanza tannica. Il Ballu tundu 2010 di Sedilesu, pur in presenza di un millesimo non facile, si è dimostrato in grado di descrivere in maniera fedele le caratteristiche di un terroir come Mamoiada, con l’ulteriore peculiarità di un vigneto situato a quasi 1000 metri di altitudine e composto da ceppi quasi centenari impiantati su piede franco.

La riuscita manifestazione è poi proseguita nella giornata di lunedì 1° febbraio, in una sessione destinata prevalentemente agli operatori del settore.

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