Vins d’Alsace: fascino senza tempo

Vins d'Alsace: fascino senza tempo

Un territorio di grande fascino e spiccata vocazione enoica come l’Alsazia, collocata là dove la Francia è quasi Germania (dopo aver avuto, nel corso dei secoli, diversi “passaggi di proprietà” tra i due paesi), una serie di vitigni che proprio su queste colline hanno raggiunto vette espressive inarrivabili, dando vita a vini che sono una vera e propria rappresentazione plastica del termine terroir.

Un territorio di grande fascino e spiccata vocazione enoica come l’Alsazia, collocata là dove la Francia è quasi Germania (dopo aver avuto, nel corso dei secoli, diversi “passaggi di proprietà” tra i due paesi), una serie di vitigni che proprio su queste colline hanno raggiunto vette espressive inarrivabili, dando vita a vini che sono una vera e propria rappresentazione plastica del termine terroir. Questo il menù che Giuseppe Recupero, responsabile della Delegazione AIS di Oristano, ha affidato alle sapienti mani di uno “Chef pluri-stellato” come Eddy Furlan, illustre collega dal lunghissimo e prestigioso curriculum che pensiamo di poter sintetizzare nella qualifica di Presidente Emerito dell’AIS.

A cinque giorni di distanza dall’analoga serata organizzata con successo dai colleghi di AIS Gallura, la Delegazione di Oristano ha offerto anche ai sommelier del centro sud dell’isola la possibilità di partecipare ad un appuntamento speciale come “Vins d’Alsace – Fascino senza tempo”.

Una stretta lingua di terra che, da nord a sud, parte da Strasburgo per arrivare fino a Mulhouse, protetta ad ovest dal massiccio dei Vosgi e rivolta ad oriente verso il fiume Reno, collocata su una falda geologica (risalente a 50 milioni di anni fa) che ha fatto affiorare calcari, graniti, gneiss, marne e perfino ardesie. Un suolo ideale per la messa a dimora dei vitigni che, nel corso degli anni, hanno fatto la storia dell’enologia alsaziana: Pinot Bianco, Riesling, Gewürztraminer, Pinot Gris, Sylvaner e Muscat. E’ presente, seppur in piccola percentuale, anche il Pinot Noir (in un clone particolare, che ricorda un po’ la Schiava trentina), utilizzato principalmente per la spumantizzazione dei Crémant d’Alsace.

Il riferimento specifico ai vitigni non è casuale: in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto della Francia, in Alsazia è abituale riportare il nome del vitigno in etichetta. Addirittura era obbligatorio per l’AOC Alsace fino al 2005 e lo è ancora per l’AOC Alsace-Grand Cru (riservata a Riesling, Muscat, Pinot Gris e Gewürztraminer) nelle versioni Vendange tardive e Sélection de Grains Nobles. Già dal 2005, si diceva, la tendenza prevalente è stata quella di privilegiare e valorizzare ancor di più il terroir rispetto al vitigno, sperimentando anche alcune riuscite versioni di assemblaggi. Ed è allo studio un progetto di nuovo disciplinare che prevede la creazione di alcuni Premier cru, seguendo l’esempio borgognone.

Fra i tanti personaggi che hanno fatto la storia dell’Alsazia enologica, due in particolare hanno svolto un ruolo decisivo e “seminale”: Olivier Humbrecht e Marcel Deiss. Grande è stata infatti la loro influenza a capo del movimento che ha convinto gran parte dei produttori a convertirsi al biologico o, in alcuni casi, al biodinamico. Tanto che, attualmente, sui 15.500 ha di cui si compone il vigneto alsaziano, ben 2.230 hanno la certificazione Bio e il dato è in costante aumento.

Vins d'Alsace: fascino senza tempo

Al termine dell’introduzione, con l’imprescindibile contributo dell’affiatato e puntuale gruppo di servizio, hanno preso il via le degustazioni. Per iniziare, l’AOC Cremant d’Alsace Brut Nature – Dirler-Cadé 2012. La consueta (per i vini alsaziani) luminosità introduce un vino elegante, caratterizzato dall’estrema pulizia dei profumi, in cui una pennellata di lievito lascia subito spazio ad un piacevole fruttato. Un buon equilibrio gustativo tra componenti morbide e fresco-sapide fa da preludio ad una gradevole persistenza fruttata e minerale. Perfetto come aperitivo e con cruditè di pesce.

Sempre dell’azienda Dirler-Cadé abbiamo poi degustato l’AOC Alsace Grand Cru “Saering” Muscat 2013. Ottenuto da due diversi cloni di uve moscato (Muscat blanc à petits grains e Muscat ottonel), ha un impatto aromatico capace quasi di creare la categoria di “persistenza olfattiva”, regalando in successione un fruttato di mandarino, un floreale di rosa e un bel minerale di roccia bagnata. Un vino di medio corpo ma di grande beva che richiama l’abbinamento con la quiche lorraine, altra eccellenza territoriale.

Con il vino successivo, AOC Alsace “Rotenberg” Pinot Gris 2010 – Domaine Zind-Humbrecht, si cambia decisamente registro. Tonalità calde di luminoso oro chiaro fanno da apripista ad un impatto olfattivo di grande intensità e complessità (con mineralità e speziatura in evidenza) che, a sua volta, annuncia grande potenza in bocca. E al palato il vino esplode caldo-sapido per ritrovare in rapida successione tutte le componenti che disegnano un quadro di encomiabile equilibrio e lunga persistenza in cui tutto ritorna (cotognata, miele di corbezzolo, caramella d’orzo, etc.). Un percorso degustativo che è una sequenza di promesse mantenute. Un vino da formaggi vaccini come Brie e Camembert o da carni bianche.

E’ quindi il turno dell’AOC Alsace Grand Cru “Brand” Riesling 2012 – Domaine Zind-Humbrecht. Luminosissimi bagliori dorati introducono un olfatto immediatamente minerale, con note affumicate, tostate e qualche cenno di idrocarburi, che si arricchisce rapidamente di altre componenti (buccia d’agrume candita, geranio, pomodoro verde, sentori mielati) raggiungendo una bella complessità. Al gusto, un attacco pieno, di corpo, estremamente equilibrato e di qualità eccellente. Richiama piatti speziati, mousse a base di uova e, perché no?, un classico di questo periodo: la pasta con i ricci di mare.

Vins d'Alsace: fascino senza tempo

Protagonista ancora il Domaine Zind-Humbrecht per il quinto vino in degustazione, l’AOC Alsace Grand Cru “Clos Saint-Urban Rangen de Thann” Gewürztraminer 2012, proveniente da un vigneto collocato su una collina di origine vulcanica. Dirompente al naso e così ricco di sentori (dall’aromatico al minerale fumé e di pietra lavica, dal fruttato di agrume al floreale di rosa e fiori gialli per finire con una suadente nota di pasticceria) da far scomodare la definizione “ampio”. Addirittura “esagerato” in bocca per struttura, avvolgenza, intensità e lunghissima persistenza su toni speziati di zenzero e poi, ancora, miele, caramella d’orzo, crème brûlée. Vino davvero eccellente, da accostare al Munster o a formaggi erborinati.

In conclusione, l’AOC Alsace Vendange Tardive Gewürztraminer 2010 – Gérard Neumeyer. Un luminoso giallo dorato di grande consistenza introduce un olfatto di bella complessità giocata su toni dolci di pasticceria (dal miele alla frutta sciroppata, dalle spezie dolci alla mineralità). Al palato si esprime subito dolce, caldo e morbido facendo emergere successivamente una buona sapidità e una punta di freschezza. Equilibrio un po’ spostato sulle morbidezze, quasi da “dolcezza grassa”. Leggermente penalizzato, anche in termini di eleganza, dal confronto con i precedenti, rimane comunque un prodotto di tutto rispetto, da provare con erborinati piccanti.

Al termine di questa esaltante cavalcata tra eccellenze enologiche, la Delegazione AIS di Oristano, perfetta padrona di casa, ha offerto ai partecipanti un appetitoso buffet con pani, salumi e formaggi locali in aggiunta a spettacolari carciofi fritti in pastella. Il tutto accompagnato dal nuovissimo Nieddera rosato 2015 di Contini.

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