Lis Neris – Wine Experience

Lis Neris – Wine Experience

Grande era l’attesa per l’incontro-degustazione organizzato dalla Delegazione AIS di Sassari nella giornata del 18 marzo 2016, trattandosi di un’iniziativa del tutto nuova ed estemporanea, concepita in collaborazione con un’azienda produttrice.

E il successo è stato totale, grazie alla perfetta macchina organizzativa e alle grandi doti di comunicativa e umanità di Alvaro Pecorari, patron dell’azienda friulana Lis Neris.

Grande era l’attesa per l’incontro-degustazione organizzato dalla Delegazione AIS di Sassari nella giornata del 18 marzo 2016, trattandosi di un’iniziativa del tutto nuova ed estemporanea, concepita in collaborazione con un’azienda produttrice. E il successo è stato totale, grazie alla perfetta macchina organizzativa e alle grandi doti di comunicativa e umanità di Alvaro Pecorari, patron dell’azienda friulana Lis Neris, fondata a San Lorenzo Isontino, in provincia di Gorizia, nel 1879 e curata per quattro generazioni dalla sua famiglia fino ad assumere la fisionomia attuale nel 1981.

Davvero una bella persona (oltre che un grande personaggio) Alvaro, punto d’incontro di una successione generazionale di affetti venuti a mancare, in alcuni casi per fisiologiche ragioni anagrafiche e in uno, purtroppo, per un doloroso cortocircuito del destino che ha portato via la giovane figlia Francesca, il cui nome continua a vivere in una meritoria ONLUS che da anni sostiene l’infanzia difficile in tanti paesi del mondo. Un cantore del territorio di provenienza, Alvaro Pecorari, che alle insegne aziendali preferisce quelle dell’appartenenza ad una comunità.

Partendo dalla convinzione (o luogo comune) diffusa su scala internazionale nel mondo del vino, secondo cui i grandi bianchi sono quelli prodotti a nord delle Alpi, Pecorari ha mirabilmente raccontato gli sforzi che i viticoltori di questo lembo orientale del Friuli hanno profuso per imporre l’innegabile vocazione bianchista di un territorio collocato, peraltro, sul 46° parallelo esaltato invece, a livello continentale, da grandi vini rossi (Bordeaux, Côtes du Rhône, Langhe, Valpolicella, etc.) caratterizzati da struttura e corpo.

Un territorio suddiviso in quattro DOC (Collio, Colli Orientali del Friuli, Isonzo e Carso) che, con le rispettive peculiarità, unisce l’influenza dell’altitudine (clima continentale-alpino, con correnti nordiche, piovosità e ventosità) a quella mediterranea, data la vicinanza al versante più settentrionale dell’Adriatico.

Lis Neris – Wine Experience

Nello specifico, il territorio isontino, dal punto di vista climatico, riceve l’imprinting definitivo dall’influsso dei venti balcanici come la Bora che, canalizzati attraverso la valle del Vipacco, risultano decisivi nel periodo estivo per la maturazione delle uve. Una maturazione che, grazie allo scambio termico, risulta essere più lenta, progressiva e graduale, favorendo così la completa diffusione degli aromi nella polpa. Un substrato di rocce sedimentarie e un suolo ricco di scheletro, sassoso e tendenzialmente caldo completano il quadro dell’area isontina.

In omaggio alla dominante influenza della cultura austro-tedesca, è sempre stata privilegiata la valorizzazione del territorio attraverso l’interpretazione fornita dai singoli vitigni. E proprio su due vitigni, pinot grigio e sauvignon blanc, tra i più rappresentativi del territorio isontino, si è concentrata la degustazione, momento come sempre molto atteso, durante il quale Alvaro Pecorari è stato affiancato da due esperti degustatori della Delegazione di Sassari come Paolo Fiori e Antonio Furesi e dall’efficiente e sincronizzato gruppo di servizio. La prima batteria, dedicata al pinot grigio (vitigno-bandiera dell’azienda), era composta da tre versioni in purezza e una in uvaggio. Filo conduttore la grande espressione minerale che ha connotato l’iniziale impatto olfattivo di tutti i campioni in degustazione.

Il Pinot Grigio 2014, ottenuto dai vigneti più giovani (10 anni di media) e vinificato interamente in acciaio, ha esaltato soprattutto le caratteristiche del varietale, quasi in una ricerca della purezza originaria. Un vino “verticale” e diretto, semplice ma tutt’altro che banale.

Con il Gris, proveniente da un vigneto singolo, da una vendemmia posticipata e affinato in tonneau di terzo passaggio per 10 mesi, la degustazione è stata più articolata e dinamica. Un vino chiaramente più “orizzontale”, più largo e sfaccettato. L’annata 2013, attualmente in commercio, ha mostrato un’espressione olfattiva aperta e ampia e una presenza in bocca ricca, grassa ma ben equilibrata. La versione 2007 ha rispecchiato già dall’impatto cromatico più deciso un’annata particolare, caratterizzata da maturazione precoce con scambio di colore tra buccia e polpa avvenuto direttamente sulla pianta. Profumi minerali ancora più ampi, con alcune note di idrocarburi figlie della terziarizzazione, e un assaggio vellutato, completo ed equilibrato.

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L’ultima etichetta, Confini 2012, proviene da un’idea nata a metà degli anni ’90, quella di sperimentare un Pinot Grigio surmaturo. Poi, proseguendo nella sperimentazione, si è arrivati alla composizione attuale che prevede l’aggiunta di Gewürztraminer e Riesling (l’unico vitigno vendemmiato non surmaturo e aggiunto poi nel taglio). Impatto olfattivo di impronta fortemente aromatica, sul modello alsaziano che ritorna anche nell’indispensabile componente acida, garantita dal riesling, che completa un mosaico di grande equilibrio e piacevolezza.

Dopo una breve pausa per riordinare le idee, è partita la seconda batteria di degustazioni, dedicata al sauvignon blanc, vitigno acclimatatosi in Friuli soprattutto negli ultimi 20/25 anni, con risultati ragguardevoli. Anche in questo caso, con il Sauvignon 2014, proveniente dai vigneti più giovani e vinificato in acciaio, si è puntato sulla genetica della pianta, sulle caratteristiche del varietale. Un vino contraddistinto da verticalità e pulizia di stile.

Con il Picol, si passa ad un vino ottenuto dall’omonimo vigneto singolo e caratterizzato da un moderato utilizzo del legno (solo tre mesi – quelli invernali – e limitatamente al 30% della massa). L’annata 2013 propone un profumo austero che ricorda un po’ i vini di Sancerre, mentre l’assaggio ha un’apertura affascinante, larga, morbida e avvolgente. Con la versione 2003 arriva quello che, personalmente, è stato il top della serata. Tredici anni portati benissimo, senza alcuna nota ossidativa, per un vino proveniente dall’annata più calda degli ultimi 40 anni. Un bellissimo colore dorato introduce un impatto olfattivo aperto e variegato, con un piacevole rincorrersi di note iodate e speziate. In bocca esplode complesso e articolato, con un lungo finale quasi astringente (effetto della terziarizzazione).

In conclusione, un piccolo gioco collettivo, la degustazione alla cieca, che ha simpaticamente coinvolto tutti i presenti. L’etichetta, scoperta solo alla fine, era quella del Lis 2006, una cuvée che , in una riuscita ricerca di equilibri, ottiene una mirabile sintesi delle caratteristiche dei vitigni utilizzati (oltre al sauvignion blanc, chardonnay e pinot grigio). Un vino di grande qualità, capace di mettere in mostra il carattere territoriale e lo stile produttivo. Un prodotto non facilmente identificabile (e, infatti, proprio su di lui è ricaduta la scelta per la degustazione alla cieca) che ad un colore e un olfatto tendenzialmente giovanili affianca un assaggio molto più ampio, senza però essere pesante, in un quadro generale di estrema eleganza.

Caratteristica, peraltro, comune a tutti i vini degustati in questa piacevolissima serata che ha avuto come appendice un graditissimo buffet che ha visto ottimi prodotti locali affiancare alcune eccellenze provenienti proprio dal Friuli.

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