Riesling Renano – Essenza teutonica

Riesling Renano – Essenza teutonica

Per il terzo appuntamento con gli incontri degustazione di questo inizio 2016, la Delegazione AIS di Sassari ha scelto un argomento davvero suggestivo, il Riesling Renano, grande eccellenza tedesca e autentico vino-cult per tantissimi appassionati. E per dirigere questa mirabile polifonia teutonica ha deciso di rivolgersi ad un relatore di altissimo livello, Nicola Bonera.

Per il terzo appuntamento con gli incontri degustazione di questo inizio 2016, la Delegazione AIS di Sassari ha scelto un argomento davvero suggestivo, il Riesling Renano, grande eccellenza tedesca e autentico vino-cult per tantissimi appassionati. E per dirigere questa mirabile polifonia teutonica ha deciso di rivolgersi ad un relatore di altissimo livello, una delle risorse più importanti all’interno della nostra associazione, Nicola Bonera (che avremo modo di conoscere meglio in un’intervista di prossima pubblicazione).

Profondo conoscitore della realtà tedesca, Bonera è legato ai vini germanici da un’attrazione viva e inesauribile. Una narrazione appassionata, la sua, che prende il via, paradossalmente, dalla citazione del “grande assente”, il trimetildiidronaftalene (TDN), responsabile dei celeberrimi sentori di idrocarburi, da sempre associati in maniera quasi automatica ai Riesling. E invece, stavolta, solo nell’ultimo campione in degustazione si è avuta una leggerissima percezione di idrocarburi, mentre le altre sei etichette della batteria hanno delineato il ritratto di questo grande vino con pennellate di vivida gioventù e sublime eleganza.

Riesling Renano – Essenza teutonica

Un vino (e un vitigno) dal successo crescente, negli ultimi anni, tanto da far parlare di una vera e propria “Riesling renaissance”. Perché il vitigno è gradevole e riconoscibile, il vino è poliedrico e si fa apprezzare da giovane e maturo (anche in versione “muffata”), non è un prodotto “ordinario” o noioso e non presenta mai note ossidative.

La coltivazione del riesling investe un’area vitivinicola circoscritta principalmente nella zona sud-occidentale della Germania, con i vigneti più vocati che si trovano incastonati nei ripidi terreni che costeggiano il fiume Reno e uno dei suoi più importanti affluenti, la Mosella.

Nelle etichette il termine Riesling ha sempre un ruolo di primo piano, secondo il sistema germanico che prevede la vinificazione in prevalenza di monovitigni e la maggiore importanza attribuita alla varietà di uva rispetto al territorio di provenienza. E, sempre a proposito di etichette (e di capsule), davvero mirabile è stata l’esposizione di Bonera nel fornire alla platea un’infallibile bussola per orientarsi nel mare magnum costituito dal complicato sistema di classificazione dei vini tedeschi (con l’aggravante di una lingua a dir poco ostica).

Una narrazione scorrevole e avvincente, anche in presenza di tabelle e statistiche, che ha portato di filato al momento in cui, grazie al perfetto congegno ad orologeria rappresentato dall’efficiente gruppo di servizio, ha avuto inizio il momento delle degustazioni. Una batteria di sette vini, prodotti da aziende che operano quasi tutte in regime di agricoltura biologica o biodinamica, facendo in molti casi ricorso al legno per vinificazione e affinamento. Una scelta dettata spesso da oggettive ragioni di spazio, per le ridotte dimensioni dei locali che ospitano le cantine, inadatti alla collocazione di silos in acciaio inox.

Riesling Renano – Essenza teutonica

In prima battuta il Bockenauer Shiefergestein Riesling trocken (Nahe) 2014 Shafer-Fröhlich, una vera e propria “fucilata” al naso, dovuta anche all’elevato utilizzo dei solfiti tipico delle aziende tedesche. Un olfatto teso e minerale, “saponoso” e lindo, che ha subito presentato quello che, dal punto di vista del corredo aromatico, è l’“architrave” del Riesling Renano, costituito da cedro, menta e sambuco. Un assaggio ricco e succoso, determinato da un’acidità alta ma non fastidiosa.

Con il secondo vino in degustazione, il Wachenheimer Riesling trocken (Pfalz) 2014 Bürklin-Wolf, dal colore più caldo, abbiamo incontrato un naso più assolato, meno nitido all’inizio, ma capace di diventare via via più accogliente con note di frutta esotica e minerali di roccia che venivano poi rimpiazzate da una bella caramella di agrumi. In bocca la sorpresa di un vino bifronte, dall’impatto morbido immediatamente bilanciato da una sferzata di acidità in grado di provocare una salivazione esagerata. Finale lungo su note di pesce salato, quasi colatura di alici.

Il successivo Hallgarten Hendelberg Riesling trocken (Rheingau) 2014 ci ha fatto conoscere un grande personaggio come Peter Jakob Kühn, insignito del titolo di Viticoltore dell’anno 2016. Il suo vino, dall’olfatto elegante, caldo e solare (frutta esotica, sesamo, senape), si è poi rivelato a dir poco esagerato in bocca, con un’esplosione di sapore e una persistenza infinita, costituendo, a parere di chi scrive, il momento degustativo top della serata.

Si cambia millesimo con il Marienburg Fahrlay Riesling trocken GG (Mosel) 2013 Clemens Busch: dopo un olfatto minerale asciutto e teso, con piacevoli note di frutta esotica, al gusto si è mostrato inizialmente quasi come una bibita (tipo tè alla pesca) più che un vino, ma poi si è subito riportato in carreggiata mostrando grande equilibrio, bevibilità leggera e un finale di marcata succosità.

L’ultimo “trocken” in degustazione, il Kirchspiel Riesling trocken GG (Rheinhessen) 2011 Wittmann, proposto in una elegantissima magnum, ha mostrato un impatto forte con una massa di aromi più confusa. Una bella bocca grassa, dolce di uva matura ma dal finale pepato, piccante, pungente. Un vino che entra delicatissimo e finisce portentoso e spiazzante.

E’ stato poi il turno del primo dei due “spätlese”, il Piersporter Goldtröpfchen Riesling Spätlese (Mosel) 2007 Reinhold Haart, che ha esordito con una bella successione di aromi decisi (talco, canfora, menta, cedro, latte condensato, zenzero) per poi mostrarsi all’assaggio apparentemente semplice e immediato, ma capace di lasciare nel finale un ricordo pieno e definito. Uno di quei vini sottodimensionati all’impatto ma “mostruosi” in chiusura.

In conclusione, si torna indietro fino al secolo scorso con il Saarburger Rausch Riesling Spätlese (Saar) 1999 Zilliken, l’unico – si diceva – a mostrare un delicato sentore di idrocarburo, accompagnato da un’essenzialità agrumata e mentolata. Fascino agrumato che prosegue in bocca, disegnando i contorni di un vino dalla grande facilità di beva dovuta a una bella progressione che dall’impatto dolce iniziale vira verso l’amabile per concludere secco con cedro e menta ancora protagonisti.

Un bel finale per una serata di grande successo che ha avuto un’interessante appendice l’indomani mattina con il Laboratorio di degustazione, organizzato da AIS Sardegna e affidato ancora alle sapienti mani di Nicola Bonera, rivolto ai sommelier interessati a intraprendere il percorso formativo che porterà all’acquisizione della qualifica di Degustatore AIS.

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