Un ponte (enogastronomico) nella “Provincia Granda”

Un ponte (enogastronomico) nella “Provincia Granda”

Secondo una famosa battuta del Principe De Curtis, la prolungata permanenza in quel di Cuneo conferiva la qualifica di “uomo di mondo”. Con mire molto meno ambiziose e una grande voglia di sposare vacanza e “studio”, ho deciso insieme ad Ornella, la mia compagna, di trascorrere il ponte del 2 giugno nella “Provincia Granda” di Cuneo.

E le aspettative sono diventate splendida realtà grazie soprattutto all’indescrivibile ospitalità di due coppie di amici (Giorgio e Roser, Guido e Chiara), che, oltre a farci sentire come (se non meglio che) a casa nostra, hanno anche pianificato e agevolato il programma di tutte le giornate trascorse in Piemonte.

Secondo una famosa battuta del Principe De Curtis, la prolungata permanenza in quel di Cuneo conferiva la qualifica di “uomo di mondo”. Con mire molto meno ambiziose e una grande voglia di sposare vacanza e “studio”, ho deciso insieme ad Ornella, la mia compagna, di trascorrere il ponte del 2 giugno nella “Provincia Granda” di Cuneo. E le aspettative sono diventate splendida realtà grazie soprattutto all’indescrivibile ospitalità di due coppie di amici (Giorgio e Roser, Guido e Chiara), che, oltre a farci sentire come (se non meglio che) a casa nostra, hanno anche pianificato e agevolato il programma di tutte le giornate trascorse in Piemonte. Casualità ha voluto che anche una coppia di miei cugini “camperisti”, Marilena e Sandro, si trovassero in zona, quindi, per i primi giorni, abbiamo composto una bella mini-comitiva sull’asse sardo-piemontese (con qualche spruzzata di Catalogna), già collaudato, peraltro, nei tempi passati.

Appena arrivati, cena di benvenuto all’osteria “Da Santino” a Cervasca e incontro immediato con alcuni grandi classici della cucina locale, dalla fassona battuta al coltello al vitel tonné, dalla rolata di coniglio ai fantastici primi (tajarin, ravioli di borragine e agnolotti del plin). Altissima qualità dei piatti e degno accompagnamento con il Langhe Bianco “Vionié” 2013 della cantina Sordo (un bel bianco a base viognier, vitigno che ritroveremo in seguito) e con la potente Barbera d’Alba “Brichet” 2011 di Ca’ Viola. La mattina dopo, tutti verso la montagna, a Castelmagno, terra famosa per l’omonimo formaggio ed estremo lembo occidentale dei paesi occitani. Dovendo salire fino ai 1700 metri del santuario, si è reso necessario rispolverare giubbotti e bardature invernali. Al termine della passeggiata, sosta presso il Presidio Slow Food “La Meiro – Terre del Castelmagno” e meritato pranzo, accompagnato da due ottimi vini certificati BIO: il Dolcetto d’Alba “Le liste” 2013 dell’Azienda Agricola Erbaluna e il Roero “Bricco Medica” 2012 di Cascina Val del Prete. Nei nostri piatti si susseguono diversi assaggi, dall’insalata russa alla giovanissima “tuma” a fette (che, in seguito, scopriremo essere nient’altro che la cagliata mattutina del Castelmagno, prodotta solo qualche ora prima) da insaporire con il classico “bagnetto” piemontese, dagli gnocchi al Castelmagno al particolarissimo arrosto (muscolo lavorato con lo stile del prosciutto cotto, “siringato” di marsala ed erbe aromatiche e sottoposto poi a lunga cottura – dodici ore – a bassa temperatura).

Un ponte (enogastronomico) nella “Provincia Granda”

In chiusura, un bicchiere di Genepy (liquore ottenuto dalle artemisie alpine) e poi visita guidata nei locali di produzione e affinamento del celebre formaggio Castelmagno. Di impatto immediato la diversa espressione olfattiva della sala di stagionatura del Castelmagno d’alpeggio, dalla connotazione fortemente erbacea, rispetto a quella del prodotto “da fieno”.

Venerdì, dopo una breve tappa a Mondovì, si prosegue per Dogliani, dove veniamo affidati alle sapienti mani di un grande personaggio del luogo (e non solo), Pino Meriggio, imprenditore, consulente gestionale e tanto altro. Pino, insieme alla moglie Alessandra, ha già provveduto a fissare gli appuntamenti con alcune cantine, per cui, senza tanti preamboli, ci dirigiamo verso Borgata Valdiberti dove di trova l’azienda Chionetti. Veniamo accolti da Nicola, trentenne nipote di Quinto, nato giusto un paio d’anni prima che il papà Andreino venisse prematuramente a mancare. Attualmente è lui, insieme al nonno, a portare avanti l’azienda e lo fa nel migliore dei modi, grazie ad un riuscito mix di competenza, coraggio e cortesia.

Un ponte (enogastronomico) nella “Provincia Granda”

E’ giovanissimo Nicola, ma ha cominciato molto presto ad operare nel mondo “dei grandi”: nel suo curriculum è già presente, infatti, un’esperienza come sindaco di Dogliani (eletto a 23 anni, il più giovane d’Italia, all’epoca). Le piogge degli ultimi giorni rendono problematico l’attraversamento delle vigne, comunque Nicola è perfetto nel mostrarci e raccontare l’area di San Luigi, dedicata al Dolcetto, soprattutto il versante meglio esposto e più scosceso da cui trae origine il celebre “Briccolero”.

Passiamo quindi nei locali che ospitano vasche in acciaio e botti e, successivamente, nella sala degustazione dove abbiamo modo di assaggiare tre vini del millesimo 2014, i Dogliani “San Luigi” (schietto, beverino, perfetto nella sua classicità) e “Briccolero” (più profondo, ricco ed elegante) e il Langhe Nebbiolo “La Chiusa”, una riuscita versione giovane e succosa di un vitigno non solo da grandi vini evoluti. Grande curiosità per il nuovo vigneto, recentemente acquistato a Monforte, nel Cru Pian Polvere Soprano, da cui verrà prodotto un Barolo per il quale, però, è necessario avere ancora un po’ di pazienza.

Salutiamo Nicola e ci spostiamo di poche centinaia di metri, verso l’azienda di Marziano Abbona. Già a prima vista la sede colpisce per il grande fascino. Si tratta dell’antica Cascina Valle dell’Olmo, ristrutturata e ampliata con l’aggiunta di una bellissima cantina interrata. Visitiamo le eleganti bottaie, ospitate in locali progettati in uno stile che ricorda vagamente l’architettura moresca e poi ci accomodiamo in una delle diverse sale da degustazione. Marziano Abbona e Signora si alternano tra i diversi gruppi in visita nel raccontare l’azienda e proporre le etichette in degustazione.

Iniziamo con il Langhe Bianco “Cinerino” 2015 e ritroviamo il viognier, vitigno francese di cui Marziano si innamorò durante una vacanza sulle coste del Rodano. Un vino di grande impatto olfattivo e ottima presenza gustativa. Proseguiamo con i due Dogliani, il “San Luigi” 2015 (ancora nervoso, ma presenta già le caratteristiche della grande annata) e “Papà Celso” 2014, dedicato al padre di Marziano, figura simbolo dell’azienda. Un classico di Dogliani che, di anno in anno, non perde un colpo. Una vera eccellenza. Poi è la volta di due vini a base nebbiolo, il “Bricco Barone” 2014 (Nebbiolo d’Alba), dal tannino un po’ ruvido compensato da una bella freschezza che ne facilita e nobilita la beva e il Barolo “Terlo Ravera” 2010, ancora un po’ acerbo ma in grado di affascinare con la sua eleganza mostrandosi, in ogni caso, come una gran bella espressione dell’areale di Novello.

Un ponte (enogastronomico) nella “Provincia Granda”
Con Marziano Abbona

Dopodiché, Pino e Alessandra ci portano a visitare Monforte d’Alba e Barolo, due bellissimi e curatissimi borghi nei quali la passione per i grandi vini si respira in ogni vicolo.

Di rientro a Dogliani ci rechiamo presso i Poderi Luigi Einaudi, azienda storica, fondata dall’ex Presidente della Repubblica, che attualmente sta attraversando un momento molto particolare. L’improvvisa e prematura scomparsa, a fine aprile, dell’enologo e factotum Lorenzo Raimondi ha lasciato un vuoto che sarà difficile colmare in tempi brevi. La moglie Elvira, che si occupa del Relais adiacente alla cantina, con grande cortesia ci accompagna in alcuni suggestivi scorci della tenuta (una bellissima terrazza affacciata sull’abitato di Dogliani, una particolarissima piscina a forma di bottiglia) e nei locali di vinificazione e affinamento, nonostante l’orario delle visite sia già terminato. In chiusura, abbiamo l’opportunità di degustare l’austero ed elegante Barolo Cannubi 2011.

E’ tempo di salutare Pino e Alessandra e riattraversare le terre del Barolo, con destinazione Barbaresco, per l’esattezza la frazione Tre stelle, per raggiungere l’Agriturismo Rio Sordo, incastonato nel cuore dell’omonimo Cru.

E qui, se mai ce ne fosse bisogno, si è avuta l’ennesima conferma della veridicità di quell’antico detto secondo cui, nel viaggio, non è tanto la meta ad essere importante quanto il percorso. Eh sì, perché attraversare quei chilometri di vigne curate come giardini, godere ogni metro del percorso, gustare ogni curva, ogni dosso, consapevoli di essere immersi in un vero e proprio paradiso per enofili (e non solo) è davvero impagabile. Vedersi scorrere accanto i cartelli stradali e quelli identificativi delle vigne fa l’effetto di sfogliare velocemente la nostra guida Vitae. Difficile descrivere la bellezza dell’alternarsi di dolci colline disegnate da filari e suggestivi borghi adagiati sulle sommità dei poggi: bisogna andarci, non c’è alternativa. Uno di quei viaggi in cui “non si vorrebbe arrivare mai”.

Vabe’, insomma, per modo di dire, perché quando all’uscita di Alba il Garmin ha cominciato a fare i capricci, qualche santo l’abbiamo pur scomodato; comunque, l’empasse è durata pochissimo e, nel giro di qualche minuto, si è manifestata ai nostri occhi la splendida vallata di Rio Sordo. Qui incontriamo Sergio Marengo, il titolare dell’Agriturismo che cura con grandi attenzioni i bellissimi vigneti circostanti, le cui uve vengono poi conferite alla Cantina Produttori del Barbaresco. Il panorama è davvero mozzafiato: costoni decorati da una serie ininterrotta di vigneti (appartenenti a diversi proprietari, sì, ma qui nelle Langhe non c’è bisogno di recinzioni…) e il fondovalle completamente ricoperto di alberi, in prevalenza noccioli. Lungo le strette stradine che portano verso la Provinciale incontriamo anche ciliegi carichi di frutti e, ad un certo punto, un capriolo ci attraversa la strada. Fortuna che, nell’occasione, l’andatura era più che moderata, per godere le bellezze del paesaggio.

Sabato mattina ad Alba, in giro per i mercatini, e pranzo presso il ristorante Conterosso, dove abbiamo potuto assaggiare una buona versione di tajarin agli asparagi e degli strepitosi agnolotti del plin ai profumi di Langa, davvero eccellenti, con degustazione al calice di Roero Arneis 2014 e Dolcetto d’Alba 2014 della locale Cantina Aurelio Nota, finora a me sconosciuta ma sicuramente degna di … nota (pardon, la tentazione è stata troppo forte).

Nel pomeriggio visita a Barbaresco e poi a Neive, con sosta per cena all’osteria I love BA, un locale piccolo e accogliente in cui abbiamo apprezzato soprattutto gli antipasti (sia caldi che freddi), con particolare menzione per il tomino avvolto nello speck e il peperone farcito con la bagna cauda. Molto buono anche il vino degustato, la Barbera d’Alba 2014 dell’azienda Vacca Francesco & Mario di Vacca Saverio, conferitori della Cantina Produttori del Barbaresco che vinificano in proprio alcune etichette molto curate come questa.

Domenica mattina la città di Alba ha ospitato una corsa automobilistica, per cui, dovendo recarci a Mondovì, abbiamo optato per la tangenziale e, poi, per la strada “di fondovalle” che ci ha regalato un paesaggio diverso ma non per questo meno suggestivo. Dopo la visita al Santuario di Vicoforte, sede, nell’occasione, di esposizioni di aziende floro-vivaistiche e di esibizioni di gruppi folkloristici provenienti da tutto il mondo, c’è stato il rientro a Cuneo dove i nostri amici hanno predisposto un pranzo-merenda casalingo a base di ottimi prodotti tipici, tra cui i crostini farciti con “Aj love you”, la favolosa crema di Aglio di Caraglio (Aj d’Caraj, in dialetto), Presidio Slow Food caratterizzato da profumi e aromi molto delicati, lontanissimi dall’iconografia “anti-vampiri” che generalmente accompagna questo prodotto. Nell’occasione abbiamo degustato due ottimi vini: il Langhe Bianco “Rolando” 2013 di Bricco Maiolica (chardonnay passato in barrique e sauvignon vinificato in acciaio per un bianco di buona personalità) e l’ottimo Roero Riserva “Braja” 2012 di Deltetto.

Poi, siccome non di solo vino vive il sommelier, aperitivo presso il nuovissimo Open Baladin, inaugurato recentemente e ospitato nell’ex Foro Boario di Cuneo. Una vera manna per gli appassionati di birra che, oltre alle numerose etichette Baladin, propone i prodotti di diversi birrifici artigianali nazionali, tra cui il Birrificio di Cagliari, la cui weizen Stampaxi è disponibile anche alla spina.

Un ponte (enogastronomico) nella “Provincia Granda”
Barbaresco – Rio Sordo

Chiusura in grande stile al ristorante Bove’s, appartenente ad una catena di locali fondata da una famiglia di macellai originari, appunto, di Boves, piccolo centro a pochi chilometri da Cuneo, la cui cucina è ovviamente incentrata sui piatti a base di carni di prima qualità. Ecco quindi un susseguirsi di fassona battuta al coltello, dadolata di carne cruda, salsicce di bra (strepitose), trippe e tagli “particolari” di manzo cotti perfettamente alla piastra. E nei bicchieri ha fatto bella mostra di sé l’eccellente Barbera d’Alba “Laura” 2014 di Ferdinando Principiano. E, per non farci mancare niente, un piccolo tagliere di formaggi locali (Ciarafi, Toma di Murazzano, Peyre, Testun del fen e Balengu) che ha richiesto, oltre alla Barbera, l’accompagnamento di un passito a sorpresa che si è poi rivelato come l’esperienza sensoriale più affascinante di tutta la vacanza: il fantastico “Sol” di Ezio Cerruti, una vera e propria chicca, 6000 mezze bottiglie (unica etichetta prodotta) il cui contenuto può essere definito davvero un nettare, senza alcun timore di esagerare.

La vacanza è giunta al termine e, per chiudere, lascio la parola a Cesare Pavese e a questo brano tratto da “La luna e i falò”:

“Mentre parlava, io mi vedevo Gaminella in faccia, che a quell’altezza sembrava più grossa ancora, una collina come un pianeta, e di qui si distinguevano pianori, albereti, stradine che non avevo mai visto. Un giorno, pensai, bisogna che saliamo lassù. Anche questo fa parte del mondo.”

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