L’altro Veneto – Perle rare del trevigiano

L'altro Veneto - Perle rare del trevigiano

Titolo e sottotitolo della serata mettono subito le carte in tavola: si parla del Veneto, certo, la regione italiana con la maggiore produzione di vino, ma al centro dell’attenzione non ci sono né i numeri né i nomi più gettonati.

Titolo e sottotitolo della serata mettono subito le carte in tavola: si parla del Veneto, certo, la regione italiana con la maggiore produzione di vino, ma al centro dell’attenzione non ci sono né i numeri né i nomi più gettonati.

Qui si intende seguire percorsi alternativi, osservare il panorama da prospettive poco consuete, circoscrivendo il raggio d’azione sulla zona del Trevigiano. E per andare sul sicuro non c’è niente di più indicato che affidarsi ad una guida esperta, che conosca il territorio palmo a palmo e che sia in grado di trasmetterne la ricchezza e le più nascoste peculiarità. Praticamente l’identikit di Eddy Furlan, trevigiano di Nervesa della battaglia, ristoratore, enologo ma, soprattutto, Presidente Emerito dell’AIS e, come bene ha detto il Presidente di AIS Sardegna Roberto Dessanti nei saluti finali, autentica incarnazione dello spirito associativo che dovrebbe animare la nostra comunità di Sommelier.

L’incontro ha avuto luogo lunedì 12 dicembre a Sassari, preso l’Hotel Carlo Felice, per essere poi replicato l’indomani a Tramatza, nella data organizzata dalla Delegazione di Oristano.

L’introduzione è stata davvero rapida, perché vini e territorio sono dotati di una propria voce interiore che è bene lasciar esprimere liberamente.

Il Prosecco è sicuramente uno dei vini simbolo dell’areale, oltre a rappresentare uno dei fenomeni di crescita produttiva più impressionanti degli ultimi anni. La provincia di Treviso comprende le due DOCG (Conegliano-Valdobbiadene e Asolo), oltre all’omonima sottozona della DOC. Qualcuno potrebbe obiettare: e che ci fa un vino così “mainstream” in una serata intitolata “L’altro Veneto”?

Obiezione legittima, ma in questo caso si tratta del Prosecco col fondo, una chicca presente nel disciplinare delle DOCG solo da un anno, per quanto storicamente rappresenti uno dei sistemi di produzione più antichi, utilizzato quando ancora non esistevano le autoclavi per la spumantizzazione. Il vino viene imbottigliato in primavera – solitamente durante la settimana santa – con l’aggiunta di lieviti che daranno vita alla rifermentazione in bottiglia.

Contrariamente al Metodo Classico, non si procede alla sboccatura e il vino rimane così “sur lie”, e quindi leggermente torbido, fino al consumo. Il vino degustato è il Montello e Colli Asolani DOC Prosecco col fondo La Panoramica, prodotto proprio da Eddy Furlan e battezzato come l’omonimo ristorante. Un bel paglierino ravvivato dai lieviti preannuncia un piacevole corredo aromatico fruttato-floreale impreziosito da delicati sentori di pasta di pane in lievitazione. Al gusto è secco, i lieviti hanno esaurito tutti gli zuccheri per cui rimangono solo le morbidezze proprie del vino a fronteggiare la piacevole freschezza e la decisa sapidità, nota caratteristica del Montello. Una bella partenza, decisamente.

Si è passati quindi al Manzoni Bianco delle Venezie IGT Costa degli Angeli 2014 , prodotto dall’azienda CasePaolin di Volpago del Montello. Questo clone – il cui nome completo è Manzoni Bianco 6.0.13 – è il frutto delle sperimentazioni portate avanti negli anni ’30 del secolo scorso dal prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano, al fine di migliorare il patrimonio genetico dei vigneti attraverso l’incrocio e l’ibridazione tra diversi vitigni. Nello specifico, si tratta del riuscito incrocio tra riesling e pinot bianco, in grado di sposare al meglio la personalità del primo con l’eleganza del secondo. Il campione in degustazione mostra un olfatto ben definito sui toni agrumati e minerali, presentando al gusto un ingresso asciutto, secco, in cui spiccano freschezza e sapidità. Solo a distanza viene fuori l’avvolgenza alcolica, in un equilibrio nervoso che sfuma però in una carezzevole nota finale.

A questo punto l’ormai abituale efficienza del gruppo di servizio regala ai partecipanti una gustosa (in senso letterale) sorpresa: un ottimo risotto preparato dallo Chef del Carlo Felice utilizzando il radicchio trevisano portato in loco dallo stesso Eddy nel suo consueto trolley portavivande. Un piatto unanimemente apprezzato anche per la particolare mantecatura praticata, secondo una ricetta del ristorante La panoramica, attraverso l’utilizzo dell’olio extra vergine di oliva al posto del burro.

Ora che anche l’uditorio ha acquisito la qualifica “col fondo”, è tempo di passare ai vini rossi.

Il primo è una vera rarità, ottenuto da un vitigno letteralmente e miracolosamente salvato dall’estinzione, la recantina, vinificata attualmente da sei aziende, ma destinata sicuramente ad un deciso incremento produttivo. In degustazione il Montello e Colli Asolani DOC Rosso Recantina 2015 di Serafini & Vidotto, storica azienda di Nervesa della Battaglia. Vino giovane, vinificato solo in acciaio, si presenta con un vivace colore rubino dai riflessi violacei e un olfatto iniziale di frutta fragrante, preludio ad un piacevole sviluppo aromatico sui toni floreali e vegetali, chiuso da una delicata nota pepata. Al gusto è fresco, vivace, giovanile: mette in moto un gioco divertito tra morbidezze fruttate e verticalità fresco-sapide, in un contesto di gioiosa rusticità.

È quindi il turno di due vini a base raboso, storico vitigno dell’areale del fiume Piave, prodotti entrambi dall’azienda Cecchetto di Tezze di Piave, utilizzando legni di diverse dimensioni. Dotato di grande acidità e di florida capacità produttiva, il raboso è stato storicamente considerato un vitigno “rustico”, destinato alle vinificazioni su larga scala quando non addirittura ai vini da taglio. Nel corso del tempo, lavorando sull’abbassamento delle rese, sulle selezioni vendemmiali e sulla ricerca finalizzata alla crescita complessiva si è riusciti ad ottenere vini di elevato livello qualitativo. Il Piave DOC Raboso Piave 2013 si è distinto per una buona complessità olfattiva che ha messo in sequenza sentori fruttati, note vegetali, speziatura di tabacco e liquirizia verso una chiusura balsamica. Al gusto emerge il carattere del Raboso, un vino fresco, “sgrassante”, con un tannino non prorompente ma che si muove in sinergia con la decisa acidità, portando ad un bel finale in cui ritorna la frutta.

Con il Piave Malanotte DOCG Gelsaia 2013 si passa ad una vera e propria eccellenza dell’areale, prodotto con l’utilizzo di una piccola percentuale (15%) di uve appassite. La rigorosa selezione in vigna e il particolare metodo di produzione delineano il ritratto di un vino chiaramente in divenire che ha sicuramente bisogno di un’ulteriore permanenza in bottiglia per esprimere al meglio le sue enormi potenzialità. La degustazione ci regala comunque delle ottime sensazioni, con un olfatto ricco e variegato, sul binario principale di frutta e spezie in buona articolazione e un tocco balsamico di eucalipto a completare il quadro. Al gusto si mostra nervoso, strutturato ma ancora giovane, con un equilibrio in divenire spostato sulle durezze, soprattutto l’acidità. Chiama a gran voce l’abbinamento con cibi ricchi di componenti grasse e si congeda, comunque, con una lunga persistenza giocata ancora sul binomio frutta-spezie.

La chiusura delle degustazioni è affidata al Colli di Conegliano DOC Refrontolo Passito 2007, prodotto dall’azienda di Vincenzo Toffoli, con sede proprio a Refrontolo. Un’autentica perla rara, in grado da sola di giustificare il sottotitolo della serata. Prodotto in quantità molto limitate, con l’utilizzo di uve marzemino lasciate appassire fino alla seconda parte del mese di gennaio successivo alla vendemmia. Un colore granato fitto e denso fa da preludio ad un corredo aromatico molto vario, in un susseguirsi di frutta sotto spirito, speziatura dolce e piccante, sentori di torrefazione e liquore di liquirizia, chiudendo su un sottofondo di pasta lievitata dolce. Dolcezza e tannino si coniugano subito e marcano insieme il primo sorso; poi emerge il calore alcolico che lascia ancora spazio alla levigatezza dolce dei tannini. Grande equilibrio e sublime persistenza sul crescendo di frutta e spezie.

Al termine delle degustazioni si è potuto approfondire qualche abbinamento con l’assaggio di pane artigianale, sopressa veneta e formaggio ubriaco, affinato sulle vinacce del Raboso.

Quindi i saluti del Presidente Dessanti, il meritato riconoscimento all’affidabilità del gruppo di servizio e gli auguri per le prossime festività.
L’appuntamento è per il 2017.

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