Emozioni in verticale – TERRE BRUNE

Prima dell’inizio della torrida estate del 2017 sono stato invitato da alcuni amici sommelier ad un incontro di degustazione; più che di una semplice degustazione si trattava di una vera e propria celebrazione storica di un grande vino sardo, sorta di festa il cui unico festeggiato era il Terre Brune, il celeberrimo Carignano del Sulcis Superiore, vino prodotto dalla Cantina di Santadi.

Il Terre Brune è uno dei gioielli dell’enologia sarda e vanta diversi primati nel suo curriculum vitae; giusto qualche cenno: la prima annata fu prodotta nel 1984; fu il primo vino sardo a effettuare una maturazione in barrique nuove e il primo vino prodotto nella nostra regione dalla magica mano di Giacomo Tachis. Questo vino fu l’iniziatore di un’autentica rinascita della produzione enologica sarda, fece da capofila e si impose all’attenzione nell’universo enoico dimostrando l’enorme progresso fatto dalle aziende dell’isola e in particolar modo da molte cantine cooperative.

Immaginate quando, arrivato nel luogo dell’incontro, mi sono travato davanti una sfilza di bottiglie di cotanto blasone allineate sul tavolo e indicanti in etichetta millesimi diversi. Dire che ero interdetto, quasi basito, è un eufemismo. Quasi per gioco i miei amici, gli organizzatori, si erano imposti di unire le proprie scorte personale di Terre Brune e completare con le annate mancanti la verticale entro un periodo determinato. Ben sedici annate, dal 2013 al 1998. Per caso io mi ci sono trovato in mezzo!

Di seguito condivido i miei appunti di degustazione, riordinati e rielaborati, per fissare un evento, probabilmente unico, e ringraziare per la loro grande generosità Tiziana Cossu, Andrea Satta e Ignazio Ganga che hanno voluto rendermene partecipe.

2013

Rubino compatto, cupo. Apertura indefinita, prevalentemente fruttata con qualche cenno vegetale. Sentori giovanili: ribes, cassis, uve in fermentazione. Tannino sugli scudi, è il vero protagonista dell’assaggio e domina il gusto con una bella freschezza ad arginarne l’azione astringente. Chiusura asciutta su cenni fruttati. Inespresso e giovane. Da aspettare ancora.

2012

Tocchi di granato su fondo rubino molto compatto. Inizialmente chiuso, quasi ridotto. Col tempo espone un corredo di piccoli frutti scuri, mirtilli, more di rovo e bacche di mirto che anticipano sentori di macchia mediterranea e note balsamiche: legno di mirto e ginepro, resine e eucalipto. Gusto pieno e caldo; ricchezza di estrazione con una cospicua dotazione tannica in gradevole gioco con un’acidità rinfrescante; tannini polverosi, quasi terragni. Si congeda su una scia fruttata con finale leggermente amaricante.

2011

Manto granato molto cupo, un vino a tinte noir, ma di bella luce. Al naso si rivela di un’intensa complessità. I profumi terziari avanzano con una bella imponenza inghirlandando un pregevolissimo fruttato di piccoli frutti scuri. Crème de cassis, coulis di frutti di bosco, mirtilli in confettura, cesellati da una raffinata tostatura, ricca di note boisé, con cioccolato e tabacco dolce. Speziatura dolce, toni balsamici e di erbe aromatiche; macis, cannella, noce moscata, alloro. Attacco gustativo di una sapidità roboante! È tutto in ordine: frutto ricco e succoso, grande tannino, molto presente ma di grana finissima, e acidità, tanta, rinfrescante. Vino tridimensionale, masticabile. Chiusura infinita di grande equilibrio e raffinatezza.

2010

Granato carico, ma non cupo, screziato di rubino con una luminosa semitrasparenza da sembrare quasi retro-illuminato. Propone in primo piano una dote fruttata con note di confettura di prugne e ciliegie. Ricchi sentori di macchia, mirto e ginepro, su contorni di rosmarino e anice stellato. Più diafano, anche nella struttura, rispetto all’annata precedente, ma con una dinamica degustativa che lo fa sembra più giovane; conserva una fruttuosità integra, quasi fragrante, legata da un tannino levigato: la sinergia di questi elementi conferisce al gusto una sensazione di pseudo-dolcezza aromatica.

2009

Calice di veste granato scuro, illuminato sulle trasparenze dell’unghia da leggere pennellate aranciate. Impatto olfattivo con una ricca carica speziata, balsamica e tostata, esaltata da note eteree. Anice stellato, grafite, cuoio, pellame e cera lacca. Nell’allungo si affaccia, timido, un bel fruttato che col tempo si pone al centro del calice; gelée d’uva e more, pan di sapa e mostaccioli. Al gusto è coinvolgente: sapido, fruttato, fresco; il tannino è raffinatissimo e gioca con una morbidezza vellutata che dà quasi una sensazione di dolcezza. La chiusura è balsamica e con grande persistenza fruttata. Un vino giovanile, equilibrato ed elegante.

2008

Granato fosco, a tinte noir. Il calice rivela informazioni odorose di coulis, frutti di bosco e zucchero filato. Poi è un susseguirsi poliedrico di profumi: petali di rosa essiccati, cioccolato, tabacco Golden Virginia, baccello di vaniglia e carruba. Sullo sfondo cenni rugginosi e di grafite. L’assaggio  evidenzia un vino ricco, masticabile, dal carattere terragno; struttura imponente dominata da un grande tannino, contrafforte di una prolungata persistenza tutta giocata su toni ematici e carnacei.

2007

Aspetto un po’ spento: granato leggermente opaco. Naso evoluto su cui sopravanzano le note eteree di smalto e ceralacca, accompagnate da toni speziati e tostati: pepe nero, chiodo di garofano, sigaro toscano e foglie di vite essiccate. Il tannino è ben presente e di fattura pregevole e sostiene un sorso a toni speziati e balsamici che parrebbe un po’ troppo avanti; un principio di ossidazione o un’errata conservazione? Inesorabile decadenza o da rivedere?

2006

Splendido granato ravvivato da numerosi bagliori aranciati. Si propone con una ricca dote di sentori molto evoluti, ma misurati, in una cornice che fa pensare a una grande raffinatezza. L’etereo degli smalti e dell’acetone, imbibito di note di torrefazione e fondi di caffè per chiudere su un fruttato di amarene sotto spirito e prugne disidratate. Molto piacevole la dinamica del gusto con un tannino molto rotondo, quasi dolce, ingentilito da una morbidezza setosa. In chiusura si propone con un ricco fruttato maturo, rinvigorito da una vivace sapidità che ne prolunga la persistenza e la gradevolezza di beva.

2005

Scuro e impenetrabile granato. Incipit impreciso, un po’ confuso. Note catramose e di polvere da sparo, esaltate da sentori eterei e cenni di spezie piccanti sulla declinazione del pepe nero. Tannino testardo e puntuto che si impadronisce della scena, domina il gusto e asciuga il cavo orale; non sembra che le altre componenti siano in grado di bilanciarne la trama. Chiusura asciutta, un po’ scomposta, pare manchi qualcosa. Non è la migliore espressione di questo vino, almeno adesso; o dipenderà dal campione?

2004

Vivide luci aranciate avanzano su un granato che tarda a cedere il passo. Immediato, diretto e netto all’esame olfattivo. Sequenza di profumi della macchia sulcitana: rosmarino, mirto e ginepro. Seguono note balsamiche di eucalipto e olio di lentisco, attorniati da cenni eterei che convogliano sentori fini di pepe nero appena macinato e ricche tostature di caffè e legni orientali con una chiusura fumé e minerale di polvere nera e grafite. Al gusto è un’esplosione di gioia con molteplici contenuti: ingresso marcatamente sapido, marino ed ematico; tannino pieno e ricco, masticabile, ma sembra un velluto di alta qualità. Morbidezza e freschezza completano un equilibrio pressoché perfetto per un vino che si congeda sfumando lentamente e tenendo vivo un piacevole ricordo di sé che invita immediatamente a un nuovo assaggio.

2003

Ricco e compatto in un granato senza indugi fin sul bordo del calice. Esordio concentrato di spezie, dolci e piccanti, tostature ricche di tabacco da pipa, caffè e cacao. Mantiene un pregevole ricordo di confetture di piccoli frutti scuri in infusione con una gradevole cornice balsamico-minerale, mediterranea, che rievoca le coste e le spiagge del Sulcis. Il carattere del tannino segna un assaggio voluminoso con la sua imponenza e la sua eleganza; gioco piacevole di morbidezze a smussare gli spigoli e freschezza a rallegrare la beva. Conserva un’indomita indole giovanile confermata da un prolungato finale succoso e fruttato.

2002

Granato che vira verso l’aranciato mantenendo lucentezza e vivacità. Dimostra subito una grande familiarità coi campioni precedenti; ci sono i frutti scuri: le gelée di more, mirtilli e cassis. L’incedere dei tostati, con note di cuoio e tabacco biondo, anticipa un ricco corredo speziato-minerale: pepe rosa, chiodo di garofano, vaniglia, noce moscata, grafite e cenni salmastri. Una chiusura balsamica ricorda il cioccolato fondente alla menta. Al gusto si ripropone con grande coerenza facendosi annunciare da una sapidità di una vivacità sismica che fissa uno strepitoso tannino al centro bocca per stemperarsi in una ricca scia fruttata. Un finale ricco leggermente amaricante rievoca i boeri o un pregiato cioccolato fondente.

2001

Granato cupo, solcato da vivaci striature aranciate che gli donano grande luminosità. Immediato, diretto e netto. Naso intenso e molto complesso. Apre con un’armonia di spezie dolci e amare e ricchi profumi tostati con una sequenza di anice stellato, foglie d’alloro, cannella e tabacco vanigliato. Poi si distende in una ricchezza fruttata di piccoli frutti in confettura, bacche di mirto, carruba, ciliegie sotto spirito, kirsch e boeri. A ripetute inspirazioni propone nuovi sensazioni: cacao, cuoio, pellame, liquirizia, cenni boisé e ricchezza balsamica di mentolo, eucalipto e olio di lentisco. Il bouquet si chiude in un nobile goudron che esalta tutti gli altri descrittori. Le sensazioni gustative sembrano rappresentate da una rosa dei venti i cui punti cardinali sono un tannino sontuoso e levigatissimo, una sapidità ricca e salmastra, una copiosa freschezza e una soave morbidezza. L’alcol c’è ma non si fa notare e convoglia verso una gradevole opulenza fruttata. Struttura monumentale, ma equilibrio perfetto. Persistenza infinita e beva piacevole per un vino intatto che affronta con indomito piglio giovanile gli anni che passano. Probabilmente la migliore espressione del Terre Brune: il 2001, l’annata perfetta.

2000

Semitrasparenze granato-aranciate di grande vivacità. Il ventaglio di profumi che propone è in stretta parentela con le annate precedenti, ma non hanno lo stesso charme e la stessa definizione. Tutto sembra più avanti, più maturo, forse più vecchio. Gli speziati dominano con le note piccanti del pepe, i tostati coi legni orientali e il sigaro toscano, gli eterei con le resine e la canfora. Alla ricchezza olfattiva si oppone un assaggio ancorato a un tannino di grande fattura e stemperato da una morbidezza carezzevole. C’è ancora una certa presenza fruttata. Tuttavia mancano i contrappunti acido-sapidi a dare un po’ di brio e la beva ne risulta meno vivace. Tutto è basato su una grande estrazione, ma manca la perfezione dell’equilibrio. Forse si doveva bere un paio d’anni fa?

1999

Granato molto cupo percorso da nuance aranciate. Impatto olfattivo di note evolute con i minerali in evidenza: polvere nera, catrame e idrocarburi. Poi si arricchisce di profumi fruttati di carrube e prugne disidratate, di sentori tostati e speziati con foglie di tabacco scuro, cuoio, chiodi di garofano e pepe nero. Incipit gustativo piacevole, morbido e rotondo; il tannino c’è, anche tanto, ma è setoso. Inizia a mancare un pizzico di freschezza che rende il sorso un po’ fiacco, benché sia ancora gradevole. Tutto sembra indicare l’inizio di una inesorabile, speriamo lenta decadenza: da bere al più presto!

1998

Luminose semitrasparenze aranciate ricche di riflessi segnano l’aspetto di questo calice. Il ventaglio olfattivo ci porta in riva al mare del Sulcis con note salmastre, iodate e di scogli bagnati. Soggiungono sentori legati alla terra d’origine: bacche di mirto e di ginepro, gariga, timo, alloro e rosmarino. Poi il cuoio, il sigaro toscano, il caffè e note profonde di cioccolato. Il gusto è molto gradevole e dinamico, caratterizzato da tannini setosi e misurata sapidità. Struttura leggera, ma grande equilibrio, dato da una energica freschezza che con giusta alcolicità e morbidezza restituiscono un vino rotondo e di grande serbevolezza: intramontabile, forse…

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