Il volo del Montefalco – Viaggio alla scoperta del Sagrantino

Un ponte ideale ha unito nei giorni scorsi l’Umbria alla Sardegna grazie ai due incontri dedicati al Monrtefalco Sagrantino organizzati dalle Delegazioni AIS di Cagliari e Sassari. Due serate di grande interesse che hanno portato gli associati isolani a stretto contatto con una piccola grande realtà del centro Italia, in un racconto affidato alle sapienti cure di un illustre collega come Maurizio Filippi, miglior sommelier d’Italia nel 2016. Piccola realtà, si diceva, perché in effetti la superficie totale del Montefalco Sagrantino DOCG arriva a 660 ettari suddivisi in 5 comuni (uno per intero, Montefalco, e altri quattro per porzioni di territorio), per un totale di circa due milioni e mezzo di bottiglie prodotte. Anche dal punto di vista cronologico la storia del Montefalco Sagrantino è tutto sommato giovane: sebbene già dal 1549 vi sia traccia del nome “uva sagrantina” (che deriva dall’utilizzo nell’amministrazione dei sacramenti del vino dolce che da essa si otteneva), la prima vinificazione “in vendemmia” – e non dopo appassimento – risale al 1972 grazie all’intuizione di Ludovico Mattoni. In seguito, nel 1979 c’è stata l’istituzione della DOC, nel 1981 la nascita del Consorzio di tutela e nel 1992 il riconoscimento della DOCG. Denominazione con un disciplinare molto rigoroso che prevede un lungo affinamento – 33 mesi di cui 12 in legno – con un’ulteriore permanenza in bottiglia di almeno 4 mesi prima della commercializzazione. Un vitigno dalle caratteristiche molto particolari, il sagrantino, con acini piccoli caratterizzati dalla buccia molto spessa e dalle notevoli dimensioni dei vinaccioli. Uva dalla maturazione tardiva con raccolte che, in alcuni casi, si spingono fino ai primi giorni di novembre per giungere ad una maturazione completa che consenta la corretta gestione dell’abbondante dotazione di tannini ed antociani. E proprio le scelte vendemmiali ed in generale le soluzioni stilistiche adottate dai singoli viticoltori conducono ad una importante considerazione: essendo l’areale del Montefalco Sagrantino molto ristretto come dimensioni e, conseguentemente, piuttosto uniforme per quanto riguarda gli aspetti climatici e il suolo (composto prevalentemente da argille e limo), sarà sul terzo elemento fondante del concetto di terroir, cioè la mano dell’uomo, che bisognerà concentrare l’attenzione nel valutare le notevoli differenze tra i diversi vini prodotti. Differenze puntualmente emerse nelle degustazioni guidate da Maurizio Filippi. Prima di passare in rassegna le sette etichette proposte in degustazione nella data sassarese, mi sembra giusto evidenziare la grande capacità di Maurizio Filippi nel raccontare i vini in maniera molto coinvolgente, utilizzando la didattica AIS come punto di partenza per arricchire la narrazione con suggestioni e immagini plastiche fortemente evocative in grado di creare nell’uditorio un’immediata empatia coi i calici degustati.

Montefalco Sagrantino 2013 – Colsanto

Colore cupo e austero, olfatto giovane e scalpitante di frutti rossi e spezie scure in una cornice autunnale. Sorprende un po’ in bocca, con l’ingresso sottile, l’espressione tannica bel amalgamata e la chiusura salina

Montefalco Sagrantino 2014 – Moretti Omero

Veste purpurea impenetrabile ma luminosa; al naso la nota eterea veicola gradevoli sentori evolutivi e minerali di grafite. Al gusto è giovane, fresco, si mostra come i tipici vini contadini di quegli areali; bocca estremamente dinamica caratterizzata da una felice sfericità del gusto.

Montefalco Sagrantino Preda del Falco 2012 – Broccatelli Galli

Colore denso e vivace che sfuma leggermente sui bordi; olfatto imponente e complesso col binomio frutto-spezie arricchito da suggestioni balsamiche. All’assaggio mostra coerenza seppure, in apparenza, su scala leggermente ridotta; la progressione gustativa pare un po’ segmentata, ma la stoffa c’è e si è mostrata al meglio nei successivi abbinamenti con i salumi.

Montefalco Sagrantino 2008 – Fòngoli

Il millesimo più datato tra quelli proposti nonché, a parere di chi scrive, il migliore del lotto. Colore mediamente vivace tendente al granato; una leggera riduzione iniziale lascia subito spazio ad un impatto olfattivo deciso che dalle confetture scure vira verso sentori animali e di sottobosco. L’assaggio è incardinato sul tannino, elegante e vellutato, con “ramificazioni” sulle note più morbide.

Montefalco Sagrantino Campo alla Cerqua 2013 – Tabarrini

Colore sorprendente, con un’espressione cromatica che gioca sull’ossimoro tra concentrazione e trasparenza. La nota minerale introduce una dotazione olfattiva carezzevole, intensa senza essere invasiva. Al gusto, l’imponente tannino disegna un’immagine netta e precisa, scura e uniforme, di grande eleganza.

A questo punto, un piccolo break ha consentito ai partecipanti di sperimentare alcuni abbinamenti con due salumi, espressione dalla celebre tradizione della norcineria umbra (Norcidella e Ciauscolo), e due formaggi isolani a base di latte di pecora con diverse stagionature, prodotti a Pozzomaggiore e Osilo.

Le degustazioni sono poi riprese con i due vini passiti:

Montefalco Sagrantino Passito 2012 – Lungarotti

Un millesimo che si è mostrato non brillantissimo fin dall’esame visivo, con una consistenza scomposta e atipica per la tipologia. Il bagaglio olfattivo di frutta disidratata e miele scuro con gradevoli spezie dolci ha creato qualche aspettativa leggermente delusa da una fare gustativa statica e bidimensionale, con l’iniziale marcata dolcezza seguita in maniera poco armonica dalla decisa espressione tannica.

Montefalco Sagrantino Passito 2010 – Colle del Saraceno

Prepotente colore inchiostro e notevole consistenza. Naso indubitabilmente dolce e complesso con frutta rossa disidratata e spezie in bella evidenza. Migliora al gusto, mostrando struttura, grande estrazione e tannini perfettamente integrati con la dolcezza; gran bel vino passito, intenso ed identitario.

Altre due proposte di abbinamento (Panada dolce di Borore e Mini-Sacher) hanno chiuso la serata, offrendo ulteriori chiavi di lettura a un vino dalle diverse sfaccettature come il Montefalco Sagrantino.

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