C’era una volta il Prosecco

Uno dei vini più bevuti al mondo, il Prosecco, offre nel suo territorio di elezione intriganti possibilità espressive. Con Astoria, azienda nel cuore della DOCG Valdobbiadene Superiore, conociamo gli stili e le virtù di queste fragranti bollicine a base glera, nella serata voluta da AIS Gallura.

Plinio e il “prosecho”

Del Prosecco sappiamo per certo che è un vino spumante italiano che accompagna aperitivi e buffet di mezzo mondo, con mirabolanti dati sull’esportazione, seguiti dall’approccio snob degli enofili più intransigenti. In terza battuta, resta la curiosità di chi non lo vorrebbe liquidare cosi in fretta. Ed è qui che ci soffermiamo, perché, al di la delle mode, la storia esiste ed è affascinante, e come sempre definisce lo stretto legame che un’uva ha intrecciato con il luogo di elezione, quello in cui ha saputo dare il meglio. Plinio (23-79 d.C.) nella sua Naturalis Historia lo chiama Pucinum, vino amato da Livia, moglie di Augusto. Nel Settecento compare per la prima volta il nome Prosecho, dall’omonima località nel Carso triestino, dove pare abbia avuto le sue origini, chiamato glera. Ma è sulle colline del trevigiano che ha trovato il suo areale vocato, con sottozone di grande pregio nell’ambito della DOCG Conegliano Valdobbiadene, come Cartizze e le 43 micro zone con menzione Rive. Proprio nelle colline di Conegliano, il conte Marco Giulio Balbi Valier selezionò un clone migliore denominato Prosecco Balbi, da cui si otteneva un vino con doti speciali di “grazia e forza” (Balbi, 1868). Qui è nata la prestigiosa Scuola di Viticoltura ed Enologia, ed è al Prosecco che dobbiamo la prima strada del vino riconosciuta in Italia. Luoghi che sono oggi candidati a diventare Patrimonio Unesco.

Easy sparkling? Parliamone

Fragrante di frutta a polpa bianca, melaromatico come scriveva nel Settecento Valariano Canati. Sì, ci siamo, è lui. Ma non si esaurisce cosi la ricchezza di sfumature organolettiche che, vuoi per le vinificazioni vuoi per le differenti micro zone di produzione, scopriamo in un sorso di Prosecco. Un esempio? La scia sapida che i suoli di Cartizze conferiscono alla nota fruttata propria del varietale, con esiti davvero eleganti. Cartizze è l’espressione più tipica del prosecco e della sua cremosità. La componente zuccherina veicola la naturale aromaticità del glera. Fa parte del gioco. Facile, si sente spesso dire del Prosecco. Provo per deviazione didattica a pensare il vino nella sua tipologia: uno Charmat che si ottiene da uve con una componente aromatica importante. Questo dovrebbe bastare a spostare la nostra attenzione su altri parametri. Come ciò che asseconda in certi momenti della nostra vita il desiderio di concedersi leggerezza. Leggerezza alcolica, vero, ma anche immediatezza di beva: una dote che si esprime bene solo nel fare ad arte vinificazioni che a quell’uva rendono giustizia. Un attento lavoro in tutte le fasi, pre-fermentativa e fermentativa fino alla presa di spuma, per mantenere grazia e finezza. Negli Charmat lunghi, per esempio, il Prosecco sosta per mesi sui lieviti e la cessione delle fecce fini si sente tutta, con profili organolettici più complessi. Più rara quanto affascinante la rifermentazione tradizionale in bottiglia e la sua caratteristica velatura, dove fiori e frutta lasciano il passo ai più diretti sentori di levito. A questo punto, verrebbe da chiedersi se chi lo chiama prosecchino ne meriti ancora un calice.

Astoria e il suo Prosecco

Astoria, l’azienda ospite della serata Prosecco voluta dalla Delegazione Gallura, è radicata nel cuore della DOCG Conegliano Valdobbiadene, a Refrontolo. Quattro le etichette di Prosecco raccontate da Giorgio Polegato (patron di Astoria) e Roberto Sandrin (storico enologo della casa).

Hanno degustato per noi tre palati femminili di carattere: Attilia Medda (delegata AIS Gallura), Adriana Occhioni e Sofie Bendahmane (AIS Gallura), aprendo gustose e raffinate parentesi sugli abbinamenti che il versatile Prosecco sempre solletica.

ASOLO PROSECCO SUPERIORE EXTRA BRUT FANO’ 2017

Brillante paglierino tenue. Pesca e pera, nuance agrumate, delicate note di biancospino e glicine. Fresco e sapido. Chiude piacevolmente agrumato e acidulo questo Prosecco che non prevede aggiunta di zuccheri.

VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE RIVE DI REFRONTOLO BRUT CASA VITTORINO 2017

Paglierino scarico, con lampi citrini che introducono note di pompelmo, pera Williams e ananas. Fresco e sapido l’attacco, di buona struttura a sostenere un sorso morbido e ben equilibrato. Si congeda su note tipiche del varietale, nitido e fruttato. Un prosecco classico dedicato a Vittorino Polegato (fondatore della casa) e ottenuto da un unico vigneto vendemmiato a mano.

VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE EXTRA DRY MILLESIMATO 017

Paglierino vivace, dal perlage fine e persistente. Frutta fragrante a polpa bianca, melone croccante, mandarancio. Elegante chiusura sapida e fresca di agrume. Un millesimo con una vinificazione che dona rotondità alla beva, grazie agli zuccheri residui mantenuti dalla prima fermentazione.

VALDOBBIADENE SUPERIORE DI CARTIZZE DRY ARZANA’ 2017

Perlage fine e persistente; intenso l’impatto olfattivo, in sequenza pera, cedro e crosta di pane, con accenni di erbe aromatiche. Sapido e di buona struttura, la sua soave cremosità ne fa un Cartizze di tradizione.

La serata è stata anche l’occasione per degustare altre etichette di casa Astoria:

Un rosè a base pinot nero e raboso, Venezia extra dry Honor Rose’ 2017; lo Charmat lungo Kalibro brut 2014 Metodo Cavazzani, a base chardonnay e pinot nero. Dulcis in fundo, Colli di Conegliano Refrontolo Passito Fervo 2016, da uve marzemino.

 

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