Quando il vino ti fa dire “Wow!”

Da quando sono diventato sommelier ho assaggiato decine di vini, e applicando i principi della tecnica della degustazione sono sempre andato alla ricerca delle principali caratteristiche sensoriali per poter poi descrivere al meglio il vino. Devo dire, però, che talvolta capita di bere dei vini che soverchiano le tue capacità e ti lasciano interdetto e senza parole. Allora che fai? Stai zitto; te li godi e ti lasci andare in uno stupefatto: “Wow!”.

È un po’ quello che mi è accaduto quando, invitato a casa di amici per pranzo, mi sono ritrovato davanti una bottiglia, accuratamente stappata qualche ora prima, di Barolo Sperss 1994 – Gaja.

Un nome che per chi frequenta il mondo della sommellerie non ha certo bisogno di presentazioni. Gaja è uno stimatissimo produttore piemontese di vini, protagonista di un autentico rinascimento e precursore dalla riscossa anche economica dei vini italiani, ma soprattutto è il padre di prestigiosissime etichette ambite da tutti gli intenditori e collezionisti, in grado di strappare quotazioni di prezzo da capogiro.

Nonostante tutto, lo Sperss è un vino che ha spesso esercitato il ruolo del “pomo della discordia”. Le ragioni sono molteplici; infatti quando Angelo Gaja acquisì il celebre vigneto di Marenca-Rivette, nel territorio di Serralunga d’Alba, realizzando i desideri e i sogni di suo padre Giovanni, tutti mormorarono che uno di Barbaresco era venuto a comprare vigne in terra di Barolo; poi quando iniziò a produrre da quella vigna, in linea con la filosofia aziendale e familiare, decise di chiamare il vino con un nome di fantasia, “Sperss” appunto. Ciò fece gridare allo scandalo, in quanto i Barolo più prestigiosi sono tradizionalmente chiamati con la denominazione della vigna o del cru da cui vengono prodotti. Immaginate poi quando, col millesimo del 1996, optò per la rinuncia alla celeberrima DOCG per trasformare lo Sperss in un Langhe Nebbiolo DOC. Una scelta fatta per liberarsi dai vincoli di un disciplinare produttivo molto rigoroso e per permettersi ampi spazi di sperimentazione, finalizzati alla ricerca di un vino tendente alla perfezione. Una cosa è certa: malgrado tutte le polemiche lo Sperss è sempre stato un grandissimo vino e nella degustazione ha sempre messo d’accordo tutti.

Barolo Sperss 1994 – Gaja

Veste di colore aranciato di impressionante vividezza le cui trasparenze si impreziosiscono di luminosi riflessi corallo e molteplici nuance che ricoprono l’intero spettro cromatico compreso tra il rosso e l’arancio. Profumi di grande intensità coi sentori terziari in evidenza; speziato e tostato su tutto: cannella, noce moscata, pepe nero e chiodo di garofano. Poi tabacco scuro, cuoio, caffè tostato e cacao, refoli fumé. Col trascorrere del tempo nel calice si sviluppano note di funghi, corteccia, sottobosco e muschio. Soggiungono lontani ricordi floreali, pot-pourri, e fruttati di noci, carrube e frutti di bosco disidratati. È balsamico, tra mentolo e anice stellato. Goudron è il giusto descrittore che tratteggia l’aspetto minerale. Il sorso è sapido e ricco. Tannino abbondante e diffuso, ma è di grandissima fattura e raffinatezza, morbido e serico, crea una sinestetica pseudo-dolcezza gustativa che si riverbera in bocca dando all’assaggio una sorta di spessore tridimensionale. Tantissimi gli aromi che si sprigionano in perfetta coerenza con l’esame olfattivo, arricchiti da una succosa presenza fruttata. La chiusura è sapida, terragna, quasi ematica, per una persistenza da era geologica. La durata degli aromi di bocca è incredibile, sembra che il vino voglia parlarti e continui a raccontarti la sua storia. È un vino di fattura sublime i cui pregi tendono a sommarsi donando alla degustazione una quarta dimensione: quella delle emozioni.

Sicuramente da proporre in abbinamento coi brasati della grande tradizione culinaria piemontese, anche con carne di selvaggina per esaltare al meglio le doti di questo autentico monumento dell’enologia.

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