Sul bel Danubio blu, un incontro con i vini bianchi d’Austria

Un serata davvero riuscita quella organizzata dalla Delegazione AIS di Cagliari qualche giorno fa presso il T-Hotel e dedicata ai vini bianchi d’Austria. Soci e appassionati hanno infatti avuto la possibilità di approfondire le proprie conoscenze su un territorio unico, che soprattutto nell’ultimo decennio ha dimostrato una notevole evoluzione verso la produzione di vini di grande qualità, con un costante interesse verso il metodo di coltivazione biodinamico.

Ci troviamo tra il 47° e il 48° parallelo. Pur non mancando territori vocati alla coltivazione di vitigni a bacca rossa, l’Austria è comunque grande terra di bianchi. A confermarlo, i 1350 ettari vitati della piccola e storica regione vitivinicola della Wachau, nella Bassa Austria, che in termini di rapporto fra superficie vitata e scambi commerciali nel mondo sta all’Austria come la Borgogna sta alla Francia: una piccola estensione, a fronte di una grande importanza a livello economico. Quattro le macroaree di produzione, partendo da nord verso ovest: la Bassa Austria, la zona di Vienna, il Burgenland e la Stiria. Dal punto di vista climatico, estendendosi orizzontalmente, l’Austria è abbastanza omogenea. Fa eccezione la Bassa Austria vitivinicola, e quindi la Wachau, in cui la presenza del Danubio fa in modo che i venti freschi bavaresi, seguendo il corso del fiume, influenzino nettamente il clima.

A condurre l’approfondimento, Nicola Bonera, miglior sommelier d’Italia nel 2010 e grande estimatore di questo territorio. La tentazione del confronto con la Germania, vicina sia dal punto di vista geografico che ampelografico, è forte. Eppure questi vini hanno dimostrato nel tempo, e ancora oggi dimostrano, un carattere e una identità tali da far concentrare su di essi tutte le più attente osservazioni.

Un sistema di classificazione abbastanza complesso, quello austriaco, tutto ancora in divenire, seppur con una solida base di partenza. Sedici le denominazioni d’origine, fra cui nove aree DAC (Districtus Austriae Contollatus), fedeli al nuovo sistema normativo che mette in primo piano l’importanza del vitigno, e sette aree in cui si producono Qualitätswein. Trentacinque sono i vitigni ufficialmente coltivati e, tra questi, i protagonisti del seminario: Grüner Veltliner, che pesa per un 40% nel totale della superficie vitata austriaca, e Riesling, che con un piccolo 6%, riesce comunque a farsi riconoscere per qualità e finezza dei vini prodotti.

Due tipologie di suolo, in particolare, ospitano e nutrono questi due grandi vitigni: loess, ovvero stratificazioni di sabbie eoliche, per il Grüner Veltliner, identificato come “vino di pianura”; gneiss, e quindi roccia scistosa, per il Riesling, il “vino di collina”. Il metodo austriaco di lavorazione dei due vitigni prevede l’utilizzo di una piccolissima quantità di acini botritizzati, ma non in tutti i casi. La lavorazione del Riesling privilegia l’uso dell’acciaio, al fine di stabilizzare alcune componenti e ritardare il più possibile la comparsa di fenomeni ossidativi, i quali porterebbero alla formazione del trimetil-diidronaftalene, conferitore del tipico sentore di idrocarburo. Utilizzo del legno, invece, per il Grüner Veltliner, vitigno neutro, che con l’evoluzione assume però le caratteristiche note pepate.

Questa la sequenza dei vini degustati:

Grüner Veltliner Wagram Der Ott 2016 – Weingut Ott

Cristallino, di un giallo paglierino ancora giovanissimo, quasi trasparente. Già al naso si avverte l’inconfondibile nota piccante del vitigno, alla quale si unisce, immediatamente dopo, una leggera nota vegetale di edera e ortica. La piccantezza si ritrova anche all’assaggio, qualcuno azzarda un vago ricordo di senape e finocchio di mare. Un vino all’apparenza semplice, ma di grande persistenza. Il risultato è un’ampia soddisfazione di aroma in bocca, e desiderio di berne nuovamente un altro sorso. Gustoso, di ottima bevibilità, figlio della sua annata, la 2016, caratterizzata dall’equilibrio e da una grande freschezza. Un’ostrica dal finale dolce si sposerebbe bene con questo vino, che per  caratteristiche intrinseche gioca la sua personalità sulle durezze.

Grüner Veltliner Kamptal Ried Renner 2014 – Schloss Gobelsburg

Qui appaiono da subito altre tonalità di giallo, più dense rispetto al primo Grüner Veltliner, risultato della drastica riduzione delle rese, in un’annata difficile, quella del 2014, caratterizzata da abbondanti piogge, ma dalla quale si è riusciti a selezionare i migliori grappoli. All’olfatto un netto sentore di zafferano, ma sotto c’è il piccante che scalpita. Un vino complesso, con note già di evoluzione e speziatura, dal carattere più internazionale, elegante, arrotondato.

Grüner Veltliner Wachau Smaragd Axpoint 2015 – Hirtzberger

Paglierino, con un naso che farebbe pensare a un vino dolce. Non ci sarebbe da sorprendersi se si trovasse dello zucchero residuo. D’altronde, come recita l’etichetta, le uve sono raccolte tardivamente, il 3 e 4 novembre. La componente alcolica è presente, ma non evidente, l’acidità è contenuta eppure nell’insieme gli aromi mantengono il vino leggiadro, con una sensazione ciclica di piccantezza da kren, rafano, che pulisce il palato e lo rende scorrevole.

Riesling Wachau Federspiel Loibenberg 2017 – Knoll

Intenso, floreale, fragrante, con riconoscibili sentori vegetali di salvia, e poi nitide note di polveri gessose e pietra, a ricordare l’inconfondibilità del vitigno. Una freschezza quasi nervosa. E’ Riesling!

Riesling Wachau Smaragd Terrassen 2017 – Rudi Pichler

Profondo, all’olfatto il floreale è di acacia, gelsomino. In cantina c’è un’attenzione quasi maniacale all’utilizzo corretto delle temperature per la vinificazione: lo scopo è quello di esaltare gli aromi primari, i più sinceri. Il carattere salino, ma soprattutto la piccantezza, lo fanno somigliare quasi a un Grüner. Questa apparente interscambiabilità tra i due vitigni è la dimostrazione del fatto che a vincere, ancora una volta, è il territorio, con la sua fortissima identità. Questo vino non può che essere un Wachau.

Riesling Wachau Smaragd Klaus 2015 – Prager

Fine, esotico, frutto di un millesimo caldo come il 2015, ricco, pieno, senza botrite. Un vino con pochi accessori, senza sovrastruttura; un prodotto di classe, pulito, armonioso. Invita a pensare al piatto ideale da abbinare: seguire la tradizione e quindi abbinarlo a un’insalata di luccio condita con olio prezzemolo? Oppure lasciare da parte per un attimo il territorio e concentrarsi sui crostacei, come per esempio un’aragosta in bellavista accompagnata da qualche salsa?

In conclusione, una nota di merito, nonché un ringraziamento particolare, va ancora a Nicola Bonera, che con immagini e aneddoti evocativi ha portato gli ascoltatori nei luoghi dei suoi ricordi, dalle pianure alle colline, sul bel Danubio blu, con un calice di Grüner Veltliner o Riesling sempre in mano.

Gallery della serata

 

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