Crujos 2016

Ogni appezzamento di terreno, ogni tanca racchiude una parte che si eleva e si distingue rispetto a tutta la restante estensione. È strana l’alchimia che determina il maggiore valore di quel pezzetto di terra: la geologia del suolo, l’altitudine, l’esposizione, la pendenza, la capacità di drenaggio. Alle particolari condizioni microclimatiche si aggiungono aspetti pratici quali la vicinanza a sorgenti o corsi d’acqua, la struttura del terreno che ne facilita la lavorazione, la comodità di accesso e di percorrenza all’interno del podere. In quel punto le piante crescono rigogliose, danno una maggiore quantità di prodotto e i frutti esprimono il massimo valore qualitativo. Per questo motivo i proprietari ne vanno orgogliosi, lo lavorano alacremente e con maggiore piacere e ne traggono grandi soddisfazioni. Nella tradizione queste parcelle di particolare pregio venivano destinate in eredità a un figlio per il quale il proprietario aveva una particolare stima o forma di predilezione; spesso era il figlio o la figlia più piccola, quello che per questioni anagrafiche avrebbe lasciato la casa più tardi di tutti e avrebbe permesso al padre di lavorare quel piccolo podere più a lungo. Nel dialetto olianese questi fondi particolarmente pregevoli sono chiamati “crujos” (plurale di “cruju”) e vengono considerati dei piccoli tesori familiari.

La neonata cooperativa dei Vignaioli di Oliena ha condotto, tra le vigne dei propri soci, un’attenta selezione di parcelle che si distinguono per le particolari qualità del terreno, per l’età delle piante e per la loro storia di costante produzione qualitativa. Dalle uve provenienti dai filari di quei terreni particolarmente vocati hanno avviato la produzione di un Nepente di Oliena Riserva chiamato appunto “Crujos”.

Appunti di degustazione.

Colore rosso Rubino profondo e luminoso. Impatto olfattivo di grande intensità che esalta una ricca scia fruttata: composta di piccoli frutti scuri, more di rovo, mirtilli e bacche di mirto. La sosta nel calice e il contatto con l’aria propongono profumi diversi ogni volta che ci si accosta: tabacco golden Virginia e boeri. Bacche di ginepro e liquirizia dolce. Poi origano, foglie d’alloro, lavanda, mazzetto profumato e pot-pourri.

L’assaggio è tutto centrato sul frutto; presenta una morbidezza serica e il generoso calore alcolico si stempera piacevolmente in un tannino vellutato di nobile raffinatezza. Vino di grande struttura e dalla vivace dinamica gustativa; chiude con un finale lungo e composto, segnato da una ricca succosità fruttata, sorretta da una componente minerale dai toni cupi, con ricordi di grafite e polvere da sparo.

È un vino già maturo che dovrà affrontare la sfida con il tempo.

In abbinamento si potrebbe proporre con il parasangue (diaframma) al vino, con uno stracotto o con il sopraffino “prattu de cassa”, uno stufato di cacciagione con patate, cipolle ed erbe aromatiche, ottenuto con una cottura molto lenta, senza liquidi aggiunti, in due tegami di rame martellato e stagnato chiusi a conchiglia.

Servito in ampi calici a tulipano ad una temperatura intorno ai 16 °C per permettere di apprezzare l’evoluzione dei profumi del vino durante la sosta nel bicchiere.

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