Cohiba Talisman E.L. 2017 & Rhum

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere questo interessante articolo del collega Ivano Menicucci, appartenente alla Delegazione di Roma ma sardo d’origine per parte di madre e abituale frequentatore della nostra isola dove ha anche sostenuto, nel 2017, l’esame da Degustatore AIS. Da grande appassionato del fumo lento (fa parte del Cigar Club Castelli Romani, associato alla C.C.A.), Ivano ci propone un vero e proprio tuffo sensoriale nei Caraibi, ideale anticipazione dell’incontro dedicato a “Sigari & distillati” che la Delegazione AIS di Sassari ha messo in calendario per le prossime settimane. Buona lettura (G.D.).

Parleremo oggi di un interessante abbinamento tra un sigaro cubano di élite, il Cohiba Talisman Edición Limitada 2017 con tre Rum della Maison du Rhum: Rhum Île Maurice, Rhum S.te Lucie e Rhum de Colombie.

Trattandosi di un sigaro cubano, un grande sigaro peraltro, non ci si può esimere dal citare ogni tanto qualche termine tecnico in lingua originale, perché indubbiamente riporta all’atmosfera festosa della grande Isola dei Caraibi e, perché no?, fa anche folklore.

In genere, l’abbinamento di bevande, alcoliche o meno, con i sigari realizzati con foglie intere, ovvero “a tripa larga”, segue la regola aurea in base alla quale a ogni Tercio del sigaro dovrebbe accompagnarsi una bevanda diversa con caratteristiche idonee a sostenere l’abbinamento. Il “Tercio” non è altro che una delle tre parti nelle quali idealmente può scomporsi un sigaro in direzione longitudinale. È fondamentale tenere a mente che questa divisione non segue criteri geometrici, bensì aromatici e gustativi, poiché le foglie non hanno una composizione chimica uniforme e quindi il sigaro evolve e cambia le sue caratteristiche a mano a mano che prosegue la fumata. E non in modo lineare, come direbbero i matematici.

Ecco spiegato dunque perché tre saranno i Rum che accompagneranno la fumata di oggi, idealmente uno per ogni Tercio, di stili diversi, dal più morbido al più duro, anche se non sempre il risultato è scontato o prevedibile. L’evoluzione di un sigaro non segue appunto regole matematiche, a volte è più aromatico e forte all’inizio, a volte al centro, a volte alla fine. Dipende certamente dal verso con cui sono state arrotolate le foglie ma anche da tutta una serie di fattori legati a ogni fase del processo produttivo, dal territorio fino alle fasi manifatturiere e persino dalla conservazione. L’abbinamento non sempre si può progettare a tavolino basandosi sulla teoria, e in questi casi l’esperienza, la pratica e la prova diretta sono i migliori alleati.

I tre Rum provengono da La Maison du Rhum, una compagnia francese che seleziona i migliori prodotti provenienti da tutto il mondo. Fantastici distillati che richiamano la magia e il calore dei Caraibi, gli epici scontri navali tra i galeoni, le bordate furibonde dei cannoni, gli arrembaggi, le mirabolanti gesta e le allegre scorribande dei bucanieri e dei filibustieri e, appunto, i fiumi di Rum che allietavano le chiassose taverne, ritrovo abituale dei pirati. E soprattutto i tesori che hanno animato per anni la cupidigia dei cercatori di ricchezze e acceso la fantasia dei piccoli (e grandi) lettori del Corsaro Nero di Salgari e di altri romanzi. Nello stabilimento situato a Parigi, nella evocativa Avenue des Terroirs de France, il Rum viene imbottigliato e confezionato in raffinate e allegre scatole che richiamano la foresta e i luoghi di origine. Scatole da collezione che possono essere utilizzate come comodi ed eleganti contenitori per qualsivoglia oggetto.

I tre Rhum in degustazione

Rum, Rhum o Ron, come lo chiamano rispettivamente gli inglesi, i francesi e gli spagnoli in riferimento anche allo stile produttivo. La regola empirica recita che sono morbidi e dolci quelli di stile spagnolo, medi quelli francesi e duri quelli inglesi, però le eccezioni sono dietro l’angolo, anche perché le colonie nel passato sono sovente passate di mano in mano e regna un po’ di confusione riguardo allo stile produttivo.

Il primo Rhum della batteria proviene dalle distillerie di Chamarel, nelle Mauritius. E nominando Chamarel non possiamo fare a meno di pensare agli scenari mozzafiato delle terre dei sette colori, un tripudio per gli occhi e per lo spirito da far venire la pelle d’oca per l’emozione.

E da queste giovani distillerie, inaugurate nel 2008, che proviene uno dei migliori Rum delle Mauritius, ottenuto dal succo delle canne da zucchero coltivate localmente. Lo stile è francese e il rum viene ottenuto con un particolare distillatore a colonna francese e in alambicchi Charentais. Il distillato viene poi fatto maturare in botti di rovere che hanno contenuto Bourbon e Sherry, che gli conferiscono una decisa complessità.

Il colore di questo Rum, distillato nel 2013, preannuncia la sua freschezza ed energia, sfoggiando infatti uno splendido giallo dorato con pronunciate nuance ambrate. E infatti freschi effluvi di agrumi dolci si alternano a miele millefiori, poi a una soffusa banana vanigliata, a macadamia e frutta candita, ad albicocche sciroppate, per offrire poi ai nasi più attenti una delicata acqua di rose. I 43 gradi alcolici, perfettamente integrati all’olfatto, mostrano in bocca una giovanile stonatura etilica. Poca roba, certo, meno di un bemolle, piuttosto una sbavatura nell’esecuzione poco virtuosa di una scala cromatica con un violino. Mi vengono in mente le golette e i brigantini che incrociavano i sette mari trasportando alcol, con i frequenti ma innocui incendi che divampavano improvvisamente a bordo e che altrettanto rapidamente si spegnevano. Ma ormai l’equipaggio era fuggito sulle scialuppe in preda al panico, lasciando sovente una inquietante nave fantasma. Ma oggi resto stoicamente a bordo di questa immaginaria Mary Celeste e così, svanito l’evanescente effetto alcolico, scopro con piacere che questo rum si fa perdonare con la sua elegante scia gusto-olfattiva e la morbidezza. Invitando peraltro a un altro sorsetto. Un Rum molto interessante, peccato per l’alcol un po’ fuori dalle righe, frutto senz’altro della giovinezza, ma presto scopriremo quale sarà il momento migliore, se ci sarà, per accostarlo al sigaro.

Il secondo Rum proviene dall’isola di Saint Lucia, un’incantevole perla delle Piccole Antille, situata proprio sotto la più grande isola della Martinica. Prodotto dai Santa Lucia Distillers, questo rum tradizionale di stile inglese viene ottenuto con distillatori continui e invecchiato in botti di rovere bianco. Distillato nel 2010, si presenta anche lui con un brillante abito dorato, quasi ambrato. Vaniglia e cioccolato al latte, albicocche candite, spezie dolci, frutta esotica candita, scorza d’arancio e fichi secchi supportati da un alcol presente ma non invadente. E al primo sorso non delude, forte e morbido, lunghissimo e piacevole con i suoi 45 gradi alcolici perfettamente inseriti nella trama gustativa. Complessivamente un rum che si presenta con le credenziali giuste come distillato da meditazione ma anche un ottimo candidato per un buon abbinamento col sigaro. Vedremo.

Il terzo rum, di stile spagnolo, proviene dalla Hacienda Coloma, situata in Colombia, che ha iniziato l’attività due generazioni fa con un liquore al caffè, per poi dedicarsi alla distillazione del Rum. Invecchia in botti che hanno contenuto Bourbon per poi, mantenendo un legame con la tradizione dell’azienda, completare la maturazione in barili che hanno accolto il loro famoso liquore al caffè. Un grande rum, distillato nel 2007, ammantato di un luminoso e purissimo color dell’ambra. Di primo acchito al naso stupisce per il fatto che il caffè non è proprio l’attore principale. Ecco i sentori di marmellata di agrumi, il miele di castagno, i datteri, gli effluvi di frutta tropicale matura che galleggiano sui legni dolci, la scorza di arancia amara e una raffinata tostatura. E poi eccolo lì il caffè, silente in sottofondo come fosse, ma del resto lo è, un ricordo lontano. Morbido ed equilibrato al gusto, con ben 46 gradi alcolici finemente integrati nella complessa struttura, una vivace acidità e soprattutto una lunga e piacevole persistenza. Un rum che non si dimentica e io scommetterei su questo, per l’abbinamento a colpo sicuro con il Cohiba!

II sigaro

Parliamo ora del Cohiba Talisman Edición Limitada del 2017, acquistato a suo tempo e poi gelosamente conservato per oltre un anno prima della fumata. Dal nome evocativo Talisman, una sorta di “amuleto” che porta fortuna al possessore, questo manufatto si presenta in una slide lid box da 10 sigari ed è abbigliato, come consuetudine per le Edizioni Limitate, con due eleganti anillas. La Vitola de Galera (che sarebbe il formato) è il Sublimes n. 1, quindi con 54 di Cepo (diametro) e un Largo (lunghezza) di 154 mm. La Capa, o fascia, di un intenso Colorado Maduro con toni rossicci, è vellutata, quasi oleosa e preannuncia uno splendido stato di salute. La qualità della fascia è indiscutibile, ben tesa e regolare e anche il ripieno non è da meno. Un sigaro ben costruito indubbiamente che gratifica già alla vista e al tatto.

Il Cohiba Talisman EL 2017

Al naso si percepiscono subito cuoio, cacao e legni dolci. Tagliata la Perilla, confezionata a ricciolo o “Rabito de cochito” (coda di maialetto), sentiamo a crudo carruba, ancora legni dolci, vaniglia e cioccolato e un sottofondo lievemente vegetale.

Dopo l’ignizione si possono godere i primi sbuffi con una gradevole sensazione di vellutata dolcezza. Ed entriamo dopo qualche minuto nel vivo del primo Tercio con le spezie, un pizzico di pepe e i legni pregiati. In bocca una piacevole sapidità e freschezza in perfetto equilibrio, con sbuffi nitidi ed eleganti.

L’abbinamento con il primo Rum, quello di Chamarel, non dà soddisfazione. Forse le rispettive acidità si scontrano tra loro; forse l’alcol, che già litiga con sé stesso, stravolge il sigaro oppure l’esuberanza di questo giovane Rum, che desidera primeggiare ma ancora non ha le carte in regola, fanno sì che emerga in bocca una solitaria tostatura accompagnata da una spiacevole sensazione di secchezza. Mi viene in mente la sintesi sottrattiva: togli quella bella sensazione, togli quell’altra bella sensazione: se quello che resta è spiacevole, se prima era impercettibile e non lo sentivi, ora lo sentirai eccome!

Il secondo e il terzo Rum accompagnano con garbo questo primo Tercio: alcuni sentori vengono enfatizzati, sintesi additiva stavolta e arricchimento complessivo. Ma forse, più realisticamente, il terzo Rum è ancora troppo avanti per questa fase.

Procediamo con la fumata, le sensazioni evolvono ed entriamo nel secondo Tercio. Ecco che ricompare il cuoio già percepito a crudo, la noce, una vena di tostatura e ancora i legni dolci. Le spezie e la punta di pepe accompagnati da una piacevole vena acidula rendono l’equilibrio dinamico e intrigante. Il primo Rum non riesce a legare neppure col secondo Tercio e giunti a questo punto si può dire, col senno di poi, che non legherà neppure col terzo. Capita.

Il secondo Rum in questa fase curiosamente fa perdere verve al sigaro, mentre il terzo si conferma decisamente perfetto.

E arriviamo, sbuffo dopo sbuffo, alla terza parte del sigaro, con una brillante evoluzione aromatica. Le spezie che crescono di intensità, il pepe in aumento, una punta di peperoncino, una flebile scia balsamica, un tripudio di cioccolato fondente e caffè. Bene il secondo Rum, ma il terzo ha decisamente preso il ruolo di accompagnatore galante di questa fase, grazie all’assonanza di alcune linee aromatiche e di struttura. Cacao, caffè, cioccolato, spezie dolci e frutta candita offerti da entrambi gli attori creano nell’unione un dinamico caleidoscopio aromatico che si farà ricordare per molto tempo.

Un sigaro decisamente elegante che ha garantito oltre due ore di fumata ininterrotta, non si è mai spento, cremoso e vellutato, con una interessante evoluzione aromatica: questo Cohiba Talisman ha presentato in ogni fase uno splendido equilibrio, un’ottima combustibilità, un fumo generoso di buona forza nicotinica e una fumata di elevata raffinatezza. Peccato solo che le Edizioni Limitate siano, appunto, limitate e non sarà facile reiterare l’esperienza!

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