Cirò Rosso Classico Superiore Colli del Mancuso Riserva 2016

La Calabria, a livello nazionale, viene colpevolmente inserita tra le regioni cosiddette minori, ed è davvero un peccato vista la storica vocazione vitivinicola (i Greci denominarono Enotria questo lembo di terra, insieme ad una parte dell’attuale Basilicata) e la varietà paesaggistica – dalle aree costiere alle alture di Sila e Aspromonte – che si riflette in una produzione diversificata e di estremo interesse.
La costa ionica del crotonese ospita Cirò, la più conosciuta DOC regionale. E proprio a Cirò Marina ha sede l’azienda Ippolito 1845, fondata dall’omonima famiglia nella metà del XIX secolo, come dichiara esplicitamente la ragione sociale, e attiva da ben cinque generazioni. Sono un centinaio gli ettari vitati, sui quali dimorano i più diffusi vitigni dell’areale (gaglioppo e greco bianco) oltre ad alcune varietà, come pecorello, greco nero e nero d’Avola, utilizzate per interessanti sperimentazioni.
Grazie alla generosità di un’amica e collega con legami familiari in Calabria, ho avuto la possibilità di degustare praticamente l’intera gamma produttiva dell’azienda Ippolito 1845, nella quale si sono distinte in particolar modo alcune etichette come il Pecorello 2018, ottenuto dall’omonimo raro vitigno a bacca bianca, e il Cirò Rosato Mabilia 2018, da uve gaglioppo.

E dal vitigno gaglioppo nasce anche questo Cirò Rosso Classico Superiore Colli del Mancuso Riserva 2016 su cui, sempre grazie alla generosità della collega, ho avuto modo di soffermarmi con più attenzione. Il gaglioppo è il vitigno bandiera della Calabria, è coltivato su tutto il territorio regionale ed “entra” in tutte le DOC, ma ovviamente ne esistono diversi cloni e sinonimi. E, tra le diverse varianti, il gaglioppo della zona del Cirò è quello con la minore presenza di antociani nelle bucce. Questa Riserva proviene dai vigneti collinari della Tenuta Mancuso, caratterizzati da rese per ettaro molto basse. La vendemmia avviene di solito a metà ottobre e, dopo una lunga macerazione, il vino affina per 12 mesi in botti di rovere di Allier.

Si presenta con un’elegante e vivace veste rubino punteggiata da riflessi granato. L’esordio olfattivo è sorprendentemente giovanile, con sentori di prugna e violetta in evidenza. Il bouquet si arricchisce con le successive olfazioni, dichiarando la giusta maturità, mostrando una sottile spaziatura di pepe nero e leggere note di cuoio e tabacco. Al gusto si mostra deciso ma non invadente, denotando equilibrio e una notevole continuità nell’assaggio. Il legno è perfettamente assimilato, la componente alcolica (14,5%) è ben bilanciata dai tannini rifiniti e dalla sapidità che contraddistingue l’elegante chiusura insieme ai richiami fruttati e balsamici.

Lo vedrei bene su primi piatti al ragù di carne o formaggi di media stagionatura.

Hanno letto questo post [ 271 ]