Amber Revolution – How the world learned to love Orange Wines

Il mondo del vino ha ormai preso dimestichezza con la tipologia Orange Wine e se ne sente parlare sempre più diffusamente, sebbene siano ancora in tanti a considerare questi prodotti una specie di “Frankenstein enologico”. Come in tutte le cose, il mondo si divide in sostenitori e detrattori, ognuno con le proprie valide ragioni, che si dispongono su schieramenti opposti alimentando un dibattito che in qualche modo dovrebbe stimolare una forma di accrescimento culturale.
Con grande rammarico, però, si osserva che il confronto non ha prodotto i nobili frutti che molti attendevano e la letteratura enoica non si è arricchita dei contributi che, in maniera tanto vivace, hanno animato discussioni e degustazioni tra i panel di esperti e gruppi di semplici amatori.
A rompere il silenzio ci hanno provato in pochi e tra questi merita particolare attenzione il lavoro editoriale di Simon J Woolf, intitolato “Amber Revolution – How the world learned to love Orange Wines” (Rivoluzione Orange – come il mondo ha imparato ad amare gli Orange Wines).
Simon J Woolf è un giornalista e un wine blogger, abituato alla comunicazione on-line, tipicamente agile e sintetica, e quindi poco predisposto ai lavori più corposi e articolati richiesti dall’editoria tradizionale. Tuttavia, quando è la passione a guidarti trovi il modo di adattarti e alterare la tua natura pur di raggiungere lo scopo. L’elemento motivante per Woolf è senza dubbio l’amore per gli Orange Wine, questi vini dallo strano colore e dal singolare profilo aromatico e gustativo che hanno completamente catturato la sua attenzione. Infatti dalla lettura di Amber Revolution traspare un grande lavoro di ricerca e un forte impegno a conoscere i luoghi, i territori e le persone che fanno parte del piccolo universo produttivo dei vini macerativi.
Il libro descrive attentamente territori e personaggi del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia, dettagliandone attentamente ritratti, filosofia di coltivazione e stile produttivo. I vari Gravner, Radikon, Kante, Princic e altri, protagonisti della prima rivoluzione enologica che ha fatto uscire i vini del nord-est dalla tradizione del vino casalingo e dell’osmiza (la vineria-osteria tradizionale) e li ha fatti assurgere al rango di Super Whites. Poi la seconda rivoluzione con gli stessi protagonisti, affiancati da nuove leve a coglierne e prolungarne gli insegnamenti. Quest’ultima, con la riscoperta dei macerativi, da molti è considerata un’involuzione, un movimento retrogrado nella storia e nel progresso della tecnica enologica. Interessante il destino condiviso con la Slovenia, terre di confine divise da limiti di stato ma accomunate da lingua e cultura; terre di nessuno, distrutte e perseguitate da guerre e ideologie, che oggi a fatica si sono risollevate e hanno trovato una forma di autodeterminazione proprio nella cultura e nell’elaborazione del vino.
Il capitolo dedicato alla Georgia e alla sua tradizionale produzione vitivinicola in anfora è molto curato e accompagnato da un’attenta analisi storica; vengono descritte le alterne fortune che hanno determinato il clamoroso impoverimento e gli attuali successi dei vini di quell’area geografica ove, presumibilmente, è nata la vitis vinifera e la viticoltura. La sola storia produttiva del Monastero di Alaverdi con la sua cantina piena di qvevri, le tradizionali anfore di terracotta, vale l’intero costo del libro.
Un ampio excursus su tutti coloro che producono Orange Wines in altre aree del mondo caratterizza la terza parte; si prendono in esame tutti i vari aspetti che sono scaturiti dall’introduzione della tecnica di produzione con prolungata macerazione sulle bucce dei vini bianchi e gli effetti della commistione con la precedente cultura produttiva enologica con la quale spesso si è dovuta scontrare.
In chiusura un ampio portfolio di produttori, selezionati secondo il gusto dell’autore, che propone un’esaustiva, benché non completa, situazione della produzione di Orange Wines nel mondo; una sorta di rubrica “consigli per gli acquisti” ben argomentata, da cui traspare la conoscenza diretta di tutti i vini, degli aspetti produttivi e delle aziende descritte.
Il libro è bellissimo, corredato di immagini suggestive e schemi riassuntivi molto chiari ed efficaci; testo completo, ben organizzato e molto esaustivo. Purtroppo lo si trova solo in lingua inglese e non è accessibile a chi non dispone delle giuste competenze linguistiche. Sarebbe auspicabile che qualche editore proponesse una traduzione in italiano per conoscere e approfondire l’argomento Orange Wine consentendo di maturare una maggiore consapevolezza tra gli appassionati di questi vini.
Buona lettura!

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