Baladin Metodo Classico Riserva 2015

“… e tando ghetta birra!

La birra è sicuramente una bevanda che incontra il favore della gente sarda; prova ne sia il consumo pro-capite degli isolani che è praticamente doppio rispetto alla media nazionale e paragonabile a quello di alcuni paesi del nord Europa.

Per noi che siamo mediterranei questo rapporto privilegiato con la bionda e spumosa bevanda è piuttosto strano, un po’ inusuale, ma ben giustificato. Sicuramente le elevate temperature estive favoriscono la scelta di una birra fresca rispetto a un buon calice di Cannonau; non è sempre così ma capita spesso. Inoltre la birra è considerata molto meno impegnativa e quindi di più facile consumo, non come il vino che richiede un doveroso rispetto e un certo cerimoniale anche nel consumo casalingo.

Senza voler essere sessista o inoltrarmi in ardite discussioni sulla parità di genere, posso dire che non è trascurabile neppure il fattore culturale: un uomo vero, qualcuno direbbe “unu balente”, può mai bere un succo di frutta o un’aranciata? Roba da donne! “… e tando ghetta birra!”.

La birra per il suo moderato contenuto d’alcol è di fatto considerata come una semplice bibita e non come altre bevande alcoliche. Anzi proprio il basso tenore alcolico favorisce larghe bevute e la prolungata socializzazione (ovviamente… alla giusta distanza!), negli ultimi tempi anche fra le donne, senza indurre gli sgraditi effetti che spesso accompagnano un generoso consumo di vino.

Da questo preambolo è facile capire che in Sardegna la birra è intesa come la bionda bevanda sormontata da un dito di schiuma; il tipico aspetto che caratterizza le birre lager e che ha portato molti sardi a identificarsi con un famoso prodotto di largo consumo appartenente proprio a questa tipologia.

Tuttavia la Sardegna è anche la patria di tanti appassionati produttori artigianali che si sono distaccati da quel modo comune di intendere la birra nell’isola. Produttori che, grazie alla loro sensibilità e alla loro passione, hanno sfondato questa barriera culturale presentando prodotti di altissimo pregio e arrivando, con colui che è ritenuto il migliore dei maestri birrai sardi, a creare un genere oggi universalmente riconosciuto: lo stile Italian Grape Ale (sintetizzato spesso nell’acronimo IGA).

Questi signori hanno però preso ispirazione da un precursore che a livello nazionale ha dato il via al movimento dei produttori artigianali di birra: Teo Musso, il patron del birrificio piemontese Baladin. Egli è uno che guarda lontano, è uno sperimentatore e ha iniziato a cimentarsi producendo birre con rifermentazione in bottiglia rispondenti ai più svariati stili tradizionali. Ma è anche un innovatore, uno che ha esplorato campi che nessuno aveva mai battuto prima. A suo modo un genio!

Proprio dalla sua attitudine alla sperimentazione nasce la birra Metodo Classico, il cui nome deriva dal particolare metodo di produzione, tipicamente impiegato per l’elaborazione dei vini spumanti rifermentati in bottiglia.

Qualche breve nota per descrivere il processo produttivo; ingredienti: acqua, malto d’orzo, frumento (weizen), grano saraceno, spezie in proporzioni variabili, luppolo, zucchero e lievito per la produzione del mosto. Dopo la fermentazione si avvia la presa di spuma e si predispone la base per il prolungato riposo sui lieviti: ben 18 mesi. Contrariamente ad altri produttori che si vantano di impiegare per la rifermentazione delle liqueur de tirage confezionate con gli stessi lieviti/ingredienti impiegati per la produzione dello Champagne, Baladin dichiara di non usare nella produzione della Metodo Classico alcun ingrediente di derivazione enologica. A suo modo ha trovato anche qui il modo per distinguersi. Poi la sboccatura, la ricolmatura e la tappatura con tappo a fungo in sughero, proprio come gli spumanti.

Note di degustazione.

La birra ha un intenso color ambra leggermente opalescente; la spuma è compatta di un tenue color nocciola e di buona persistenza. Numerosi merletti di Bruxelles rivestono il bordo del calice.

Profumi complessi: scorze d’agrumi candite, pesche sciroppate, albicocca e papaia disidratate. Toni dolci di maltosio, caramelle all’orzo, sciroppo d’acero e uva sultanina. Richiami odorosi che ricordano un vino a invecchiamento ossidativo, un grande vino bianco; poi, cenni speziati e lievito.

Al gusto ha una morbidezza serica; un leggero residuo zuccherino conferisce una tenue amabilità, cui subentra una leggera nota amaricante e la pungenza di una carbonica fine e diffusa. Chiusura secca e pulita. Tutti elementi che contribuiscono a formare una birra di grande struttura e di grande equilibrio gustativo.

Ricca, impegnativa e piacevolissima.

Da provare con un’insalata di bottarga, carciofi crudi e olio EVO, con un buon pane carasau o del civraxu a lievitazione naturale appena sfornato.

 

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