Stella Flora 2014 – Maria Pia Castelli

Quando si descrivono paesaggi vitati è frequente trovare le colline come elemento iconico dominante. Rilievi dolci che nella loro accessibile dimensione morfologica hanno plasmato non solo le vite della comunità che le hanno vissute, ma un intero modo di vedere e sentire il luogo nel suo destino materiale e immateriale.

Scrive Guido Piovene delle colline marchigiane:

“Qui abbiamo l’esempio più integro di quel paesaggio medio, dolce, senza mollezza, equilibrato, moderato, quasi che l’uomo stesso ne avesse fornito il disegno.” (Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957)

I luoghi temprano le persone.

La qualità dello sguardo che si posa sulle cose intorno a noi può salvarci quando dobbiamo scegliere se assecondare la bellezza o imporre un’estetica di qualche tipo, a volte con esiti avvilenti e uniformanti.

Anche nei vini accade questo.

Scegliere cosa fare con ciò che matura in vigna è sempre un disegno, un atto che preserva o impone un destino materiale.

Le colline dove Maria Pia Castelli alleva le sue uve sono quelle di Monte Urano, in provincia di Fermo, non lontano dalla linea di costa del Conero. Cura estrema in vigna, basse rese, conduzione biologica. Passerina e pecorino sono parte del suo vigneto di 8 ettari.

La passerina di lezioso ha solo il nome: è un’uva robusta, vigorosa, generosa, con buccia spessa, buona acidità, corredo zuccherino importante e alta concentrazione di polifenoli.

Il pecorino, presente qui e nel vicino Abruzzo da sempre, porta in dote acidità e sapidità. Due uve identitarie, possiamo dirlo, che nel loro nome evocano luoghi con una forte, radicata tradizione rurale. Certo è che non si può ridurre il paesaggio marchigiano alla sola dimensione naturale: ci sono splendidi borghi che partecipano alla sua composta gaiezza nei colori caldi delle pietre locali.

Stella Flora è un bianco che sembra essere emanazione di questi luoghi. Oltre alle varietà regionali citate sopra, prendono parte alla combinazione uve dominanti nell’Italia centrale: il trebbiano e la malvasia di Candia. Ma è la vinificazione che imprime modalità espressive del tutto inedite. Ci allontaniamo a volo d’uccello dai bianchi tesi e fruttati, propri della tradizione marchigiana a noi più familiare, per sorvolare un’assolata radura che riempie le narici con i profumi maturi di mezza estate. Oro intenso, luminoso, vivace, così si presenta nel suo impatto con la luce. Ha ciò che un bianco con lunga macerazione sulle bucce può manifestare nella struttura: non abbandona il palato in tutta fretta, ma persiste nella sua sostanza e con mano ferma ci guida lungo un sentiero olfattivo fatto di erbe aromatiche, fiori di campo appassiti, scorza d’agrume, spezie gialle, fieno.

Asciutto, secco, chiude sapido, preciso, intrigante.

Difficile restare immune dalle inclinazioni soggettive che mi portano alla scelta di un vino, lo ammetto. Ma qui domina lo stupore, prima di tutto: rivedo l’idea di bianco e Marche, e rimetto in discussione l’assunto che identifica le vinificazioni alternative – con lieviti indigeni e macerazioni prolungate sulle bucce – come pratica di sperimentazione o di tendenza.

E se invece fosse proprio questa la modalità da sempre più espressiva per queste uve rustiche, in grado di ricondurre con umile determinazione alla natura che è loro più consona una volta fatte vino?

 

Stella Flora IGT Marche Bianco 2014 – Maria Pia Castelli

Pecorino 50%, Passerina 30%, Trebbiano 10%, Malvasia di Candia 10%

Macerazione con le bucce di 15-20 giorni in legno

Fermentazione con lieviti indigeni in legno

18 mesi di sosta in barrique

12,5% vol.

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