Mariano Murru: «Fare rete per superare una crisi senza precedenti»

Mariano Murru: «Fare rete per superare una crisi senza precedenti»

«Il mondo del vino sardo è in ginocchio, o quasi. Si stanno salvando le aziende che operano con la grande distribuzione. Chi fra i propri clienti aveva soprattutto bar e ristoranti rischia grosso».

Mariano Murru, 52 anni, sulcitano di Tratalias, trapiantato da giovane a Cagliari, allievo di Giacomo Tachis, il più grande enologo italiano, parla con cognizione di causa. Il suo ruolo di Presidente regionale di Assoenologi gli permette di avere il polso della situazione.

L’Isola è al palo, perché?

«Siamo incapaci di fare rete, di unirci, di portare nel mondo il brand Sardegna».

La pandemia ha aggravato la situazione.

«In maniera drammatica. Oltre al danno della pandemia con le relative chiusure di bar e ristoranti, sono mancate le uniche due vetrine a disposizione, il Vinitaly di Verona e il Prowein di Francoforte, annullate per due anni di fila».

Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi, consegna a Mariano Murru il Premio Giacomo Tachis 2018

Servirebbe una campagna di comunicazione istituzionale?

«Sì, la Regione potrebbe fare di più per aiutarci a comunicare e promuovere la Sardegna con tutte le sue eccellenze».

Mi viene in mente una zona vitivinicola forse un po’ trascurata come il Mandrolisai.

«In quella zona ci sono vigneti che arrivano ad avere cento anni di età. Sono distillati di storia, musei a cielo aperto, di fondamentale importanza paesaggistica e per la promozione dell’enoturismo».

La crisi in Italia è feroce. E i mercati esteri?

«Germania e Inghilterra in ginocchio per la pandemia, gli Stati Uniti idem. Segnali di ripresa dall’Estremo Oriente, dove però dominano gli australiani e i francesi, storicamente padroni in quelle zone. La Sardegna è una pulce sul mercato mondiale».

Su che cosa puntare?

«Abbiamo una biodiversità unica. La Francia ha puntato su pochi vitigni, rinunciando a molti biotipi. Noi ne abbiamo oltre duecento. Siamo una terra antica, fatta di grandi spazi verdi, affascinanti, non intaccati dall’inquinamento. E produciamo un’ampia gamma di vini: spumanti, bianchi freschi, bianchi strutturati, rossi, passiti e vini di stile ossidativo, come la Vernaccia di Oristano. E in ognuno di questi segmenti vantiamo eccellenze».

Non solo Vermentino e Cannonau, dunque?

«Questi sono i nostri cavalli di battaglia. Intanto, mi faccia dire anche grazie a Assoenologi abbiamo evitato lo scippo del Cannonau, che è stato riconosciuto vitigno tradizionale legato al territorio. Cioè alla Sardegna. Poi siamo i maggiori produttori mondiali di Vermentino ma nessuno al di fuori degli esperti lo sa».

La Sardegna culla del vino?

«L’Isola si è formata 500 milioni di anni fa e tracce di viticoltura risalenti a 3.500 anni fa sono state rinvenute nei pressi di Oristano e Monastir. Penso si possa dire che la Sardegna ha assistito al passaggio dalla vite selvatica alla vite domestica. Come dice il professor Attilio Scienza, agronomo di fama mondiale, la Sardegna, come il Caucaso, è senza dubbio la terra madre della vite. Tra l’altro, da noi la vite selvatica è ancora ben presente. Pensate che cosa sarebbe per gli appassionati visitare il territorio, vedere queste piante ancestrali».

Assoenelogi cosa può fare?

«Lavoriamo per costruire una Rete che tutti gli attori del comparto: produttori, associazioni, enologi, sommelier, Consorzi di tutela e Strade del vino, superando qualche sciocco campanilismo. L’unione fa la forza, siamo troppo piccoli per pensare di riuscire a vincere da soli la sfida dei mercati».

Servirebbero anche nuovi modi di comunicare.

«Esatto e il web ci dà una mano. Infatti a breve daremo il via a degustazioni a distanza, in cui gli enologi raccontano i nostri vini. Non solo il sapore e il profumo, ma l’anima dei nostri vini».

L’Associazione Italiana Sommelier può dare una mano?

«Siete voi i comunicatori del vino per eccellenza, perché avete stretti rapporti con le persone, con i consumatori, con gli appassionati. Se non voi, chi?»