Pernet&Pernet – Blanc de Blancs – Grand Cru 2006

Pernet&Pernet – Blanc de Blancs – Grand Cru 2006

Primo incontro (serio) con uno champagne, di quelli non troppo commerciali, e prime sensazioni che provo a raccontare.
Ci troviamo a Le Mesnil-Sur-Oger, nella Côte de Blancs, una delle zone “champagniste” di Francia poco sotto Epernay e a ridosso della Montagne de Reims. Qui ci sono i vigneti dell’azienda Pernet&Pernet che dal 1871 produce vini con la méthode champenoise. Coltiva vigneti a chardonnay che ricadono nelle classificazioni Grand Cru e Premier Cru, e da queste produce 4 cuvée, fra le quali un rosato.
La bottiglia che ho deciso di aprire nel giorno del mio compleanno è un blanc de blancs da uve chardonnay Grand Cru che sosta sui lieviti per 10 anni prima del dégorgement. L’annata è 2006, quindi porta con sé ulteriori 4 anni di affinamento in bottiglia.

Questo Grand Cru è una cuvée speciale frutto della selezione di uve provenienti da piccole parcelle di vigneti di oltre 40 anni d’età coltivati a Le Mesnil-Sur-Oger e classificati, per l’appunto, come Grand Cru. La vinificazione avviene senza fermentazione malolattica per preservare la freschezza di questo Chardonnay ed esaltarne le note tostate.
Passando all’assaggio, questo Champagne si rivela subito nel bicchiere per la sua livrea cromatica di un brillante giallo dorato punteggiata da un perlage abbastanza fitto, fine e persistente.
Al naso rivela un bouquet di sostanza, intenso ma soprattutto elegante che esordisce con note di frutta gialla matura e albicocca, con in sottofondo rivoli agrumati di pompelmo e leggeri effluvi di acacia. Ma il corpo del suo bouquet olfattivo è costituito dalle note conferitegli dalla lunga sosta sui lieviti: crosta di pane, pan brioche e crema bruciata. Il finale è giocato su note raffinate di mandorle tostate e vaniglia.
Sensazioni olfattive che poi si ritrovano all’assaggio di questo Champagne che entra in bocca morbido e setoso, con una presenza carbonica di sostanza ma al tempo stesso raffinata che conferisce una certa cremosità. La progressione del sorso evidenzia una freschezza marcata che avvolge la bocca e si chiude su una piacevole scia sapida caratterizzata da un finale nel quale ritornano le note di pasticceria e di tostatura.
Champagne fine ed equilibrato, ideale per accompagnare antipasti di pesce e crostacei o anche per piatti più complessi a base di pesci grassi e corposi.

Pernet&Pernet
Blanc de Blancs – Chardonnay – Grand Cru 2006
Extra Brut (6 gr/lt)
Sboccatura 2016

Lacuisse e Partagas

Lacuisse e Partagas

Ospitiamo volentieri un altro interessante contributo del collega Ivano Menicucci, grande esperto di sigari, che stavolta propone uno stuzzicante abbinamento con lo Champagne. (G.D.)

Lacuisse Frères è la piccola maison situata a Sermiers, nella Montagne de Reims, che ha prodotto lo Champagne millésime 2008 Premier Cru, una cuvée con i tre vitigni principali presenti in perfetto equilibrio e frutto di una grande annata, almeno in senso climatico. Meno fortunato il millesimo dal punto di vista economico, poiché proprio pochi giorni prima della vendemmia è calata la scure del clamoroso fallimento della Lehman Brothers che ha investito come uno tsunami i mercati mondiali. L’incertezza economica successiva all’evento e le ingenti perdite di denaro subite da molti investitori avrebbero certamente provocato nei mesi a seguire una flessione del mercato dello Champagne. E per molti piccoli vigneron questo poteva costituire senz’altro un grosso problema di liquidità, ponendo il lecito dubbio sulla convenienza di uscire con un millesimato.

Ma il millesimato di Lacuisse ha visto la luce lo stesso, ed eccolo oggi nel bicchiere col suo brioso paglierino carico, le sue bollicine finissime che si dipanano in un lungo perlage e la spuma impalpabile che si dissolve in un respiro. Si affaccia dunque lo chardonnay, con un naso elegantissimo e soffuso di acacia e biancospino, poi brioche, crema pasticcera e nocciola, il tutto accompagnato da un delizioso vassoio di frutta tropicale. E poi il regale pinot noir, con la violetta, l’uva spina e il lampone, e a seguire il gradevole contributo del meunier, con una delicatissima pesca gialla, la pera, il caramello, i pinoli e le sfumate note resinose. Nella magia d’insieme si affacciano poi cedro, macadamia, bignè, crosta di pane e la speziatura dolce. In un frattale olfattivo, poi, il carosello dei profumi si ripete all’infinito.
Al gusto si conferma l’eleganza iniziale, con una freschezza agrumata e immediata, intarsiata dalla complessità conferita dai molti anni trascorsi sui lieviti, sotto la spinta costante ed elegante della carbonica finemente dissolta nel liquido, e una morbidezza regalata dagli anni di maturazione organolettica ma anche da un leggero residuo zuccherino, in un impeccabile equilibrio gustativo. Un equilibrio magicamente dinamico, come ci si aspetta da uno Champagne.

Con cotante virtù, ecco sancita la riuscita dell’accostamento con l’impegnativo Partagas serie D n. 4, uno dei sigari più venduti al mondo. Dal formato 50 x 124, un Robusto quindi, è un classico molto apprezzato anche dai neofiti, dotato di grande personalità e capace di regalare importanti emozioni a tutti i livelli. Fasciato da una capa colorado maduro, rossastra, ben tesa e luminosa, a crudo rivela sentori di legni dolci, spezie, una discreta tostatura e un sottofondo erbaceo. La costruzione è ineccepibile e invita senz’altro all’ignizione, eseguita con il metodo Puisais per ridurre la possibilità di propagare alla fumata i toni erbacei già percepiti a crudo. Dopo i primi puff il sigaro inizia a dispensare aromi di frutta secca, in particolare nocciole, legni di sandalo e cedro e spezie dolci. Si percepisce in bocca un fumo corposo con una discreta freschezza e una buona persistenza aromatica. Avvicinandoci al secondo tercio compare una ben percepibile tostatura con note di caffè, ancora spezie dolci e frutta secca, ricordando stavolta le noci. Le importanti armonie aromatiche e gustative tra sigaro e Champagne rendono fino a questo punto l’abbinamento molto dinamico e intrigante. Arrivati al tercio finale, il sigaro diviene prodigo di aromi più complessi, compaiono infatti il caffè, i sentori terrosi e di cuoio con la speziatura che vira sul piccante. La forza del sigaro cresce e lo Champagne fatica per tenere testa alla fumata. Si difende con la pungenza della carbonica e l’effetto termico, il residuo zuccherino e soprattutto l’importante assonanza aromatica. L’esperienza di accostamento dunque, pur se non ottimale nella fase conclusiva della fumata, si è rivelata piacevole e non si sono creati composti sgradevoli. Il sigaro ha presentato una combustione regolare, non ha richiesto correzioni e si è dimostrato gradevolmente fumabile finché fisicamente possibile, con una cenere grigio scuro e compatta. In conclusione si può affermare che questo Partagas è molto versatile e possiede la rara dote di riuscire a diventare, quando richiesto, immediato e garbato. E come un cavaliere galante, si è fatto da parte imbrigliando un po’ della propria esuberanza e lasciando più spazio allo Champagne, dotato anch’esso di struttura e personalità non indifferenti, permettendogli di esprimersi al meglio nel duetto e regalando uno splendido e appagante accostamento per quasi tutta la durata della fumata, circa un’ora e mezza, durante la quale si può sbrigliare il pensiero e lasciarlo vagare in libertà, leggere un libro o ascoltare la musica preferita .