All’ombra della pergola – I tesori nascosti della viticoltura trentina

All’ombra della pergola – I tesori nascosti della viticoltura trentina

Un gustoso saliscendi tra paesaggi montani, suggestive valli e luminose piane, alla scoperta dei tesori nascosti della viticoltura trentina, apprezzabili sia per la forte rappresentatività territoriale che per l’elevato livello qualitativo. Questo, in sintesi, l’obiettivo – pienamente raggiunto – del seminario proposto dalla Delegazione AIS di Sassari lo scorso 26 maggio e affidato alle sapienti mani del “trentino DOC” Mariano Francesconi, decano della sommellerie e fautore attivo della nuova didattica sulla tecnica della degustazione.

Francesconi ci ha guidato in un percorso originale tra vini insoliti e vitigni da proteggere, allevati e vinificati tra i conoidi delle montagne trentine, dove l’escursione termica e le altitudini danno origine a vini equilibrati di ottima acidità e dal profilo aromatico caratteristico. Passando dalla Val di Non, arrivando in Val di Cembra, esplorando la piana rotaliana e i territori dei laghi, prende vita una viticoltura che ha qualcosa di eroico, non solo per la diversità geologica ma anche per la filosofia dei vignaioli trentini che tutelano e proteggono vitigni noti, in taluni casi ancora da scoprire nelle loro diverse declinazioni. Molto si deve all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, fondato nel 1874 e sviluppatosi nel tempo, divenendo un’alta scuola di viticoltura ben oltre i confini trentini.

Dopo un excursus preciso e dettagliato sui variegati terroir, la degustazione è iniziata con bianchi vinificati in acciaio, molto espressivi: il Trentino Muller-Thurgau DOC 2017 “Vigna delle Forche” della Cantina di Cembra, che ha stupito per la sua longevità, rivelando grande freschezza ed eleganza; è seguito il Trentino Manzoni Bianco DOC “Isidor” 2016 del Vignaiolo Fanti, dotato di ottima acidità e in grado di valorizzare al meglio un vitigno decisamente identitario come l’incrocio Manzoni 6.0.13.

Il Vallagarina Marzemino IGT “Pojema” 2015 di Eugenio Rosi ha rivelato la potenza espressiva della varietà marzemino gentile della zona dei Ziresi, un vitigno che deve le sue alterne fortune alla dominazione dei veneziani della Serenissima, che tanto lo apprezzavano, nonostante fosse difficile da allevare data la sua sensibilità a malattie e gelate. Eugenio Rosi, vignaiolo sagace e determinato, ha fatto di questo vino un prodotto esclusivo. Parlando di vini trentini, non poteva mancare un cenno a Elisabetta Foradori, socia del Consorzio I Dolomitici (oltre che titolare della cantina che porta il suo nome) e donna straordinaria che con il gruppo di soci del Consorzio ha contribuito non solo a salvare, ma anche valorizzare un vitigno piccolo e prezioso come il lambrusco a foglia frastagliata (detto anche enantio) del Vigneti delle Dolomiti IGT “Perciso” 2016, allevato a piede franco su pergola trentina.

Nel nostro percorso abbiamo ridisceso i versanti delle montagne per arrivare alla suggestiva piana rotaliana, di origine alluvionale, culla del Teroldego Rotaliano DOC “Vigna Le Fron” 2019 di De Vescovi-Ulzbach, un vino dal carattere deciso con sentori di frutta rossa ancora croccante. A chiudere un Vino Santo Trentino DOC 1990 della Cantina di Toblino, vino a base nosiola, di grande longevità, prodotto nei pressi del piccolo specchio d’acqua omonimo, al confine della Valle dei Laghi, ricco di sentori canditi ed erbe di montagna.

Un Trentino con una venatura quasi poetica quello degustato con Mariano Francesconi, dove tra laghi, valli e montagne si intrecciano le storie di vigne e uomini determinati dal forte legame con la loro terra, che coltivano e proteggono piccoli gioielli di vite, senza niente togliere alla più nota tradizione spumantistica del territorio, ma che arricchiscono, semmai, un mosaico di prodotti ancora da rivelare e apprezzare pienamente.