Federico Curtaz e i suoi vini sull’Etna

Federico Curtaz e i suoi vini sull’Etna

Federico Curtaz e i suoi vini sull’Etna

Accogliamo con piacere il primo contributo del collega gallurese Gavino Virdis, che ci propone la dettagliata e coinvolgente descrizione di una bella realtà siciliana. (G.D.)

Un territorio affascinante ed unico quello delle pendici dell’Etna, un areale dove la presenza della vite ha radici molto lontane: fu infatti la prima zona della Sicilia orientale ad essere colonizzata dai Greci, nel 729 a.C., i quali apportarono importanti innovazioni nelle tecniche agricole e introdussero anche la viticoltura ed il vino. Già dal V sec. a.C. la zona etnea appariva abbondantemente vitata, e anche durante la dominazione romana la coltivazione vinicola proseguì con sviluppo costante.

I vigneti sono allevati principalmente ad alberello, ad altitudini che in Italia ritroviamo solo in Alto Adige e Valle d’Aosta. Alcuni impianti sperimentali nel versante sud arrivano sino a 1.100 m. mentre la maggior parte delle coltivazioni dimorano tra i 350 e 900 m. di altezza.  Le aree coltivate a vite si trovano nei versanti nord, est e sud, mentre nel rimanente versante ovest si trovano principalmente pascoli e coltivazioni di pistacchi.

Terra di ricca di sabbia, detriti e polveri vulcaniche che costringono le radici a trovare nutrimento in profondità, per produzioni molto limitate che danno vita a vini di montagna ma con l’energia del sole e la luce della Sicilia, un clima ed un “terroir” unico caratterizzato da giornate azzurre, ventilate e fresche che riversano brezza salina nel versante orientale.

La qualità dei vini dell’Etna, tra le prime DOC in Sicilia (1968), cresce in maniera costante e verticale da anni e si tratta probabilmente solo dell’inizio di un nuovo fenomeno che sta già facendo parlare di sé. Un distretto vinicolo in netta espansione e costante crescita che ha raggiunto nel 2017 circa 850 ettari certificati DOC.

È in questa terra antica, aspra ed estrema, fatta di luoghi e di persone, profondamente seducente per chi ama la natura, le sue creazioni ed i momenti di connubio con l’uomo, che Federico Curtaz ha deciso di produrre per la prima volta i vini con la sua firma in etichetta a seguito di un progetto con la Tenuta di Fessina, sempre in territorio etneo, iniziato nel 2007.

I tempi sono maturi, le esperienze di consulenza di Federico Curtaz sono innumerevoli: nel 2014 arriva la forza e la spinta giusta per un progetto tutto suo, dalla pianta alla bottiglia; la sua filosofia di vino si riflette nella sua creatura, senza adattamenti o altre influenze; rispettare il comportamento naturale del vitigno, in primis, ed in seguito, solo se è il caso, accompagnarlo verso l’obiettivo, ma mai viceversa. Tutto questo, come dice lui, in una “terra particolare… ricca della sua povertà”.

Scrive infatti Curtaz:

“(…) a salire verso il cielo in questo piccolo ombelico verde, tra sciare nere che scendono dall’alto, ci sono molte cose. La più appariscente è quel pennacchio di fumo che – si vede quando si alza lo sguardo – sale dal cappello da gnomo che sta in cima al monte. Non smette mai di sbuffare, da cinquecentomila anni e forse più, e riversa cenere e lapilli che si depositano e si distribuiscono nel fluire delle stagioni, a volte accumulati, altre volte spazzati via dall’acqua. A volte rimescolati e coperti da lava fluente, nascosti al verde ed alla coltivazione per centinaia di anni, fino a quando, paziente, la natura ricomincia il suo lavoro di conquista della roccia e ci regala conche irregolari, piccoli vasi di terra che, coltivati per bene, danno frutti meravigliosi.  Le vigne che coltiviamo sono parte di questi vasi di terra particolare, ricca della sua povertà.  Dal versante nord, di Passopisciaro, fino al sud di Biancavilla, passando per Milo si incontrano molte di queste forme che coccolano i vigneti come balie generose. Vigneti che per destino danno vini molto diversi,  generati da suoli e microambienti talmente particolari da renderli unici”.

I vitigni utilizzati per i suoi vini non potevano che essere gli autoctoni del luogo, il carricante per i bianchi, il nerello mascalese e il nerello cappuccio per il rosso.

grappolo di carricante

Un grappolo di carricante

Il carricante

Vitigno coltivato  esclusivamente sull’Etna, si pensa originario della zona di Viagrande. Molto fertile e molto produttivo, ha grappolo grande ed alato, apparentemente neutro sul piano aromatico. Produce vini dall’elevata acidità fissa, da un pH basso (2.9/3.0), e conferisce un alto contenuto in acido malico, caratteristica per cui una buona parte di produttori creano le condizioni per far sviluppare al vino la fermentazione malolattica, che non farebbe naturalmente, al fine di ammorbidirne la componente acida.

Le uve della varietà carricante, con l’invecchiamento, manifestano note complesse e variegate. Grazie alla presenza del composto 1,1,6-Trimetil -1,2-Deidronaftalene, nei vini a base carricante con qualche anno di età si sviluppano le caratteristiche note di idrocarburi, le stesse che rendono così affascinanti i Riesling alsaziani maturi. Gli ettari di carricante iscritti oggi all’Albo dei vigneti Etna a D.O.C. sono circa 200, di cui quasi la metà con oltre 30 anni d’età.

Il nerello mascalese

Il nome ha origine dalla piana di Mascali, zona agricola tra il mare e l’Etna sita sul versante orientale del Vulcano, dove le testimonianze storiche confermano che questo vitigno si coltiva da almeno quattro secoli. È caratterizzato da una grande vigoria vegetativa e produttiva. Sull’Etna ha trovato ottime condizioni di equilibrio dovute principalmente alla scarsa profondità dei terreni agrari e all’abbondante presenza di scheletro. Inoltre, l’alta densità di piantagione (6.000/9.000 ceppi per Ha), l’altitudine piuttosto elevata, il sistema di allevamento ad alberello, ancora ritenuto il migliore, creano le condizioni per ottenere dei vini di straordinaria qualità.

La variabilità di maturazione, tra contrada e contrada – come vengono comunemente definite le zone nell’areale Etneo – è molto alta.

Secondo recenti studi di Rocco Di Stefano, la composizione antocianica di questa varietà è caratterizzata dalla mancanza della famiglia degli antociani acilati, così come è segnalato per il pinot noir. Al momento attuale sembra che il nerello mascalese ed il pinot noir siano le sole uve al mondo ad avere questa caratteristica.

I tannini sono abbondanti, profondi ed avvolgenti a piena maturazione della bacca.

Dal nerello mascalese ci si può aspettare un aroma varietale molto complesso, dalle note terpeniche fino a quelle di tabacco. Gli ettari di nerello mascalese oggi iscritti all’Albo dei vigneti Etna a D.O.C. sono circa 220, di cui quasi la metà con oltre 30 anni d’età.

Il nerello cappuccio

Vitigno presente solo in Sicilia e Calabria, conosciuto anche con il sinonimo di nerello mantellato, la sua origine non è nota, ma con ogni probabilità questo vitigno trova la sua antica collocazione diverse centinaia di anni fa nella piana di Catania, per poi estendersi nelle zone di Messina e spingersi oltre lo stretto raggiungendo le coste della Calabria.

Ha un grappolo più piccolo del nerello mascalese, una buccia fortemente colorata di un blu violaceo e a causa dell’alto indice di antociani totali e del basso livello di proantocianidine, il nerello cappuccio permette di ottenere vini con splendida colorazione, ma non adatti a invecchiamento “estremo”. L’esatto opposto caratterizza i vini ottenuti con il nerello mascalese, e per questo motivo i due vitigni sono vinificati assieme al fine di ottenere un prodotto più complesso e con un progetto di vita più lungo.

Partecipa per un massimo del 20% alla DOC Etna rosso conferendo colore, struttura e aromi fruttati, e ultimamente si è anche sperimentata qualche vinificazione in purezza.

Il nerello cappuccio, come il nerello mascalese, ha una maturazione tardiva, ha quasi rischiato l’estinzione e si trova principalmente all’interno dei vigneti insieme al “cugino”.

 I vini e gli assaggi

Il vigneto del Gamma

Il vigneto del Gamma

Etna Bianco DOC Gamma

Prodotto da uve carricante in purezza provenienti dal suo areale di vocazione, i comuni di Milo e Biancavilla. Uve coltivate in vecchi vigneti tra 750 e 900 metri s.l.m., allevate ad alberello, 7/8000 ceppi per ettaro, con una produzione di circa 60 quintali per ettaro.

Il vino è fermentato in acciaio con rimontaggi dei lieviti (la fermentazione malolattica non viene svolta al fine di fargli offrire ciò che naturalmente è in grado di dare), matura fino all’estate sui suoi sedimenti per poi essere filtrato ed imbottigliato, con una produzione di 6.500 bottiglie.

Etna Bianco DOC Gamma 2018

Calice cristallino, luminoso e invitante di colore giallo paglierino, si presenta delicato e molto fine al naso con ricordi di susina gialla, note agrumate ed erba cipollina, buccia di limone in un’aura salina minerale ben presente.

In bocca entra composto con una netta dominanza della freschezza che ne caratterizza l’intero sorso, buona sapidità in un finale citrino.

Vino con molta vita davanti, il tempo gli permetterà di incorporare meglio tutte le sue componenti aromatiche ed esprimere in maniera più lucida la sua forte personalità.

Ottimo l’abbinamento con i frutti di mare crudi.

 

Etna Bianco DOC Gamma 2016

Veste luminosa e vivace, profumi freschi ed eleganti, zenzero fresco, buccia di agrumi, roccia, iodio  e sabbia marina si alternano piacevolmente sotto il naso.

Il sorso è pieno, succoso, agile e di grande qualità, le componenti ben dosate e in buon equilibrio, freschezza e sapidità ben presenti, non mollano, non stancano e invitano ad un altro assaggio.

Una conferma della longevità di questa etichetta, più spinto verso aromi sviluppati dall’affinamento in bottiglia ma con ancora tanto da dare.

Con bavettine all’astice sarebbe perfetto!

Etna Bianco Superiore DOC Kudos 2018

Vino che proviene da un’unica vigna con viti molto antiche, di quelle attorcigliate come corde del tempo, vigne dai muretti di pietra scolpita che imbrigliano un suolo sciolto e nero.

Si trova in contrada Rinazzo nel comune di Milo, di proprietà degli eredi Di Maio che con lungimiranza hanno mantenuto in vita un vigneto che altri probabilmente avrebbero già espiantato..

Kudos è il risultato del lavoro di molte generazioni, la tenacia della famiglia Di Maio e la sensibilità e la forza di Federico Curtaz che ha l’incarico di modernizzare il risultato di terre vinicole cosi antiche e preziose.

È vinificato con uve carricante ed affinato in botti di legno da 25 hl, la produzione è limitata a 2.000 bottiglie.

Giallo paglierino carico con bagliori di oro nuovo, sentori di buona intensità e grande finezza che rievocano la frutta gialla, la buccia di arancia con sbuffi di timo limone, pepe bianco seguito da note minerali sempre ben presenti.

Al gusto è ben integrato, franco, un ingresso in buon equilibrio dove emergono subito dinamicità e brio, freschezza agrumata in una scia di erbe aromatiche che rimangono a lungo in bocca, con un retrogusto molto pulito di gran livello qualitativo.

Da provare con tagliatelle ai finferli.

Il vigneto del Purgatorio

Etna Rosso DOC Il Purgatorio 2017

Biancavilla è il villaggio dove sono situati i vigneti dell’antica contrada del Purgatorio. Siamo sul versante sud del Vulcano, all’interno di una particolare colata lavica, un rarissimo “lahar”, che prende il nome di “formazione di Montalto”.

Generalmente le colate che si sono susseguite dalla formazione del vulcano sono prevalentemente di colore grigio e nero, con ceneri, lave e sabbie nere. Qui il paesaggio cambia drasticamente, i suoli derivati da questa colata sono rosso arancio. Sono suoli potenti che conferiscono molto carattere al vino, e la buona maturazione dell’uva in questa area non è mai un problema, salvo in annate veramente particolari.

Le viti sono molto vecchie, sovente hanno più di 80 anni, con rese contenute, circa 60 quintali per ettaro. L’alcol è sempre tra i 13.5 e 14 gradi. Ne vengono prodotte 6.000 bottiglie.

L’uvaggio è composto da nerello mascalese con l’aggiunta di circa il 10 % di nerello cappuccio.

Rosso rubino trasparente, vivo e luminoso. Elegante, profondo e di buona complessità all’olfatto, con intensi profumi di frutti rossi, ciliegia e mora, seguiti poi da riconoscimenti di pepe bianco e grafite in uno sfondo di leggera affumicatura.

All’assaggio conferma le promesse: entra pieno e preciso, magistrale nella successione tannico-acida attenuata da un buona componente alcolica; i tannini molto fini e setosi, si muove agile e fresco verso la ricerca di quell’armonia che non tarderà ad arrivare, con ottime potenzialità di invecchiamento.