Carmignano Villa di Capezzana 2013

Carmignano Villa di Capezzana 2013

Carmignano è senza dubbio uno degli areali storici dell’enografia italiana. Qui la viticoltura era praticata già in epoca preromana ed esistono documenti notarili attestanti la produzione vitivinicola fin dal 1300. Nel 1716 venne inserita da Cosimo III de’ Medici nel Bando Granducale che delimitava le quattro zone toscane in cui venivano prodotti i vini di qualità, insieme a Chianti, Pomino e Val d’Arno di Sopra. Nel corso del tempo ha perso un po’ questa supremazia, soprattutto agli inizi del XX secolo, finendo per essere “fagocitata” dal Chianti, nello specifico dalla sottozona Montalbano. Fu Ugo Contini Bonacossi, proprietario dell’azienda Capezzana, a porsi a capo dei viticoltori del luogo e a condurre una lunga battaglia che portò all’affrancamento del Carmignano dal Chianti, restituendo a questa denominazione il blasone perduto e riuscendo così a ottenere la DOC autonoma nel 1975 e la DOCG nel 1990. L’areale della DOCG comprende i comuni di Carmignano e Poggio a Caiano, in provincia di Prato. Il disciplinare è stato il primo a prevedere l’utilizzo, in blend con sangiovese e canaiolo (oramai usato molto raramente), del cabernet sauvignon, presente nel vigneto di Carmignano fin dai tempi di Caterina de’ Medici, con il nome di “uva francesca o francesa”. Si potrebbe quindi dire che il Carmignano sia stato il precursore di tutti i futuri Supertuscan.
L’azienda Capezzana è una delle più antiche di questo areale, essendo stata fondata nientemeno che nell’anno 804 d.C. e, dopo diversi cambi di proprietà nel corso dei secoli, dal 1920 è passata stabilmente nelle mani della famiglia Contini Bonacossi. La coltivazione delle uve avviene in regime biologico certificato e, in fase di vinificazione, dal 2013 vengono utilizzati unicamente lieviti indigeni. La produzione (500.000 bottiglie da una superficie vitata di un centinaio di ettari) è incentrata sul Carmignano DOCG, ma riscuotono sempre grandi apprezzamenti anche il Vin Santo di Carmignano DOC e il bianco IGT a base trebbiano, oltre alle etichette ottenute da assemblaggi di vitigni alloctoni. Ho avuto modo si degustare recentemente il Carmignano Villa di Capezzana 2013, trovandolo in splendida forma. Questa è l’etichetta storica dell’azienda, tanto che nella riserva di famiglia sono presenti alcune bottiglie della vendemmia 1925.
Ottenuto da uve sangiovese per l’80% e cabernet sauvignon per il 20% , fermenta in vasche inox con macerazione sulle bucce di un paio di settimane prima della svinatura. Il 70% della massa matura in tonneau per un anno, il restante 30% in botti grandi per sedici mesi, dopodiché segue un affinamento in bottiglia per ulteriori 12 mesi. La veste è di un vivace rubino con qualche riflesso che vira sul granato, con una massa colorante di densità medio-alta. L’ingresso al naso è a tinte cupe, con more, viole e chiodi di garofano in prima battuta. Con l’ossigenazione il bouquet si arricchisce, evidenziando sentori di tabacco da pipa, cuoio e una nota balsamica sempre più decisa, su toni mentolati. All’assaggio stupisce per la freschezza, davvero invitante. La componente tannica, di ottima fattura, rafforza il corredo delle durezze disegnando un percorso gustativo comunque di buon equilibrio. Un sorso deciso ma agile che chiude coerentemente sul binomio speziato-balsamico. Un bicchiere che chiama a gran voce l’accompagnamento di carni alla brace o, in alternativa, formaggi di media stagionatura.

Flaccianello della Pieve 2012

Flaccianello della Pieve 2012

Panzano è un piccolo borgo dal vago sapore medievale immerso nel verde delle colline del Chianti. Oggi frazione di Greve in Chianti, in passato è stato a lungo conteso dalle opposte fazioni di Firenze e Siena le cui lotte hanno segnato le vicende di quei territori per diversi secoli.
Apparentemente un piccolo borgo tanto da non permettere di comprendere, a un osservatore poco attento, quali potessero essere le ragioni che tanto stuzzicarono le brame dei contendenti.
In realtà il versante meridionale della collina su cui si erge Panzano, digradando verso il torrente Pesa, rivela un piccolo tesoro: una valle concava, un anfiteatro naturale, che per la sua storica produttività altamente qualitativa fu denominata “la Conca d’Oro”. Pare che il toponimo sia stato originariamente attribuito per la coltura del grano che, nel periodo in cui le spighe sono in piena maturazione, donava al territorio un caratteristico colore dorato.
Oggi ricoperta di vigneti, la Conca d’Oro mantiene alta quella fama di coltura di altissima qualità; forse per il substrato costituito prevalentemente da terreni galestrosi o per una ben riuscita alchimia tra altitudine ed esposizione, si crea nella vallata un microclima ottimale, prevalentemente caldo e asciutto ma caratterizzato, con l’alternarsi del giorno e della notte, da ampie escursioni termiche che concentrano nei grappoli di sangiovese precursori aromatici che hanno reso celebri i vini prodotti in quel territorio.
In questo suggestivo territorio e con questi presupposti l’azienda Fontodi produce uno dei più ammalianti vini del Chianti: il Flaccianello della Pieve. Da vigne meticolosamente curate e impostate a guyot si selezionano i grappoli migliori da cui si ottiene un mosto di altissima qualità, degno della fama della Conca d’Oro. La fermentazione con macerazione avviene a opera di lieviti indigeni ed è condotta in tini d’acciaio a temperatura controllata. Il vino viene poi travasato in barrique di pregiato rovere di Tronçais e di Allier ove svolge la malolattica e riposa per ben 24 mesi.
Così nasce il Flaccianello, un vino importante che a suo modo ha saputo affascinarmi.
Note di degustazione.
È bastato stappare la bottiglia per sentirne, con effetto immediato, il profumo del vino pervadere tutta la stanza; mi ha fatto esclamare: cominciamo bene!
Nel calice il vino mostra un manto nobile e austero dal colore granato cupo, impenetrabile quasi a tinte noir. Si aggrappa al cristallo, si muove flemmatico e lezioso come se volesse farsi ammirare.
L’incipit olfattivo è un’esplosione floreale e fruttata. Viola e mirtillo in apertura. È uno scrigno di cose buone: vaniglia, macis, more di rovo, crème de cassis, tabacco biondo. Cenni mentolato-balsamici, note di anice stellato e crème brulée.
L’assaggio è altrettanto coinvolgente. Frutto bello, distinto e marcato. Tannino centrale, molto presente e molto piacevole, raffinato. Sapidità decisa, terragna, marcatamente ematica. L’acidità rilancia una dinamica del gusto in continua evoluzione che propone a ogni sorso nuove sorprese. Quando svuoti il calice ti senti appagato e ne vuoi ancora.
Grande struttura. Grande beva. Persistenza infinita.
Grande vino. Sangiovese all’ennesima potenza!
Questo Flaccianello è un vino che cerca le proteine, quelle nobili e pregiate dei bovini chianini, trovando il connubio perfetto con brasati e stracotti.