Tradizionalmente acida: Oude Kriek – Birrificio Oud Beersel

Parlando di Kriek e più in generale di Geuze la mente degli appassionati va subito al Pajottenland, quella regione appena a sud ovest di Bruxelles, famosissima appunto per essere stata la madre patria delle birre a fermentazione spontanea, i Lambic e tutti i vari derivati di questo stile. La storia del birrificio Oud Beersel ha seguito un po’ le alterne fortune di questa tipologia brassicola che, bisogna ammettere, non è mai stata esattamente per tutti i palati. Siamo nel 1882 quando Henri Vandervelden apre un birrificio nel paese di Beersel, appunto nel Pajottenland, per la produzione di Lambic, Geuze e Kriek. Per diverse generazioni, fra alti e bassi, Henri e i suoi eredi, Egidius prima, Henri II e Danny Draps, cognato di quest’ultimo, condussero l’azienda sino ad arrivare al 2002, anno in cui Danny dovette chiudere, benché il birrificio , soprattutto negli anni ’70 del XX secolo, avesse avuto diversi riconoscimenti e la produzione si fosse incentrata in un ambito tradizionale molto consolidato.
È stato per merito di due giovani amici, Gert Christiaens e Roland De Bus, i quali non potevano accettare di perdere la possibilità di bere la loro birra preferita, che il Birrficio Oud Berseel riuscì a risorgere dalle sue stesse “ceneri”. Nel 2005 infatti Gert e Roland, non riuscendo a convincere Danny Draps a mantenere in piedi l’attività, rilevarono Oud Beersel e iniziarono la loro avventura brassicola, non senza il contributo di Frank Boon dell’omonimo birrificio di Lembeek, che supportò Oud Beersel per lungo tempo nella produzione dei mosti, secondo l’antica ricetta di Henri II Vandervelden.


Nell’ambito della produzione del birrificio incentrata su fermentazione spontanea, ma caratterizzata anche da una Tripel non Lambic, la Oude Kriek si colloca centralmente nella tradizione del Pajottenland. Viene prodotta a partire da una miscela di Lambic invecchiato in botti e addizionata di ciliegie morello (della famiglia delle visciole) in quantità dell’ordine di 40 kg per Hl. La lunga macerazione sul frutto e il processo di maturazione e rifermentazione conferiscono alla birra una veste al colore rosso rubino intenso con riflessi porporini di particolare luminosità. La schiuma è compatta, di ottima persistenza e aderenza al bicchiere, con sfumature rosa pallido che le conferiscono particolare eleganza. L’aspetto è nel suo complesso invitante e altrettanto si rivela il ricco bouquet; l’impatto al naso è intenso, con un primo piano decisamente fruttato in cui la ciliegia con una leggera inflessione sciroppata invade la scena, accompagnata da ribes e lampone. Lo spettro olfattivo poi vira su note speziate, boisè con un sottofondo animale peculiare dei microrganismi selvaggi tipici del Lambic. La verticalità gustativa è sicuramente il punto di forza di questa birra, nella quale il frutto fa da colonna portante ad un sorso molto fresco, anzi acidulo, che non indugia in sensazioni dolci o morbide, senza essere mai tagliente. Scorre nel palato regalando un impronta gustativa asciutta e snella, decisamente dissetante, e una chiusura secca e finemente amara. Un ottimo paradigma di questo particolare stile brassicolo.

Hanno letto questo post [ 171 ]