Appuntamenti aroma(n)tici – Il fascino del Gewürztraminer tra Italia e Alsazia

Appuntamenti aroma(n)tici – Il fascino del Gewürztraminer tra Italia e Alsazia

da | 27 Mar, 2024

Nella ristretta famiglia dei vitigni aromatici, il gewürztraminer è sicuramente quello che ha avuto un successo forse tardivo ma sicuramente eclatante, tale da farne un emblema del vino modaiolo. Il nome un po’ ostico ma difficile da dimenticare (divenuto presenza fissa di meme virali), l’impatto indubbiamente “esplosivo” dei profumi, numeri produttivi tutto sommato limitati sì da crearne una certa aura di esclusività: diversi i motivi che ne hanno decretato il successo, non ultimo il fatto di essere un vitigno aromatico preservato fin da subito dalla limitante collocazione, quasi obbligata, nel “recinto” dei vini da dessert. Un’uva difficile da coltivare, caratterizzata da rese naturalmente molto contenute, da grappoli piccoli e serrati, dalla spessa e compatta buccia rosa e dalla polpa bianca. Un vitigno che ben si adatta all’invecchiamento ed è ottimo alleato della muffa nobile chiamata Botrytis Cinerea.

E proprio al Gewürztraminer la Delegazione di Sassari ha dedicato il seminario intitolato Appuntamenti aroma(n)tici – Il fascino del Gewürztraminer tra Italia e Alsazia, affidato alle sapienti mani del collega torinese Luca Giordana. Un nome ostico ma allo stesso tempo affascinante, si diceva. Un nome composto, come spesso accade nella lingua tedesca. La prima parte, gewürz, è molto lineare col suo richiamo ad aromi, spezie, condimenti. La seconda, traminer, è sicuramente più controversa. Gli altoatesini metterebbero la mano sul fuoco sulla derivazione dal nome della città di Termeno (in tedesco, Tramin), ma altri studi porterebbero al vocabolo latino Terminus (che indicava le terre di confine) o all’espressione Vitis Aminea (cioè, di origine greca) divenuta, in seguito all’influenza germanica, Der Aminer e poi Dr Aminer, etc.

In ogni caso, questo vitigno ha trovato una felice collocazione, fin dal XIX secolo, in quella sottile striscia di terra incastonata tra la catena dei Vosgi ad ovest e il fiume Reno ad est, cioè l’Alsazia, regione francese di confine a lungo contesa con i vicini popoli germanici. L’impronta tedesca è molto presente in Alsazia, sia per quanto riguarda i toponimi che le tradizioni gastronomiche. Una striscia di terra che si distende da nord a sud per 170 km, ospitando 15.500 ha vitati a disposizione di circa 300 aziende. Nonostante le latitudini, il clima risulta moderatamente secco e temperato, grazie alla presenza dei Vosgi che proteggono dalle influenze oceaniche e dalle precipitazioni, mentre dal punto di vista geologico questo areale si connota per un vero e proprio mosaico di suoli. Coerentemente con le abitudini francesi, anche in Alsazia c’è stata una grande cura nella zonazione del territorio con l’individuazione di 51 località che possono fregiarsi del titolo di Grand Cru, mentre altri due aspetti vanno un po’ in controtendenza: in primis, la vinificazione per singoli vitigni, con tanto di menzione in etichetta (a parte il raro e poco significativo caso del vino da assemblaggio chiamato Edelzwicker), ma soprattutto la capacità di rimanere immuni – e lo diciamo a bassa voce – dall’ineluttabile impazzimento dei prezzi che contraddistingue, ahinoi, gran parte della produzione d’oltralpe.

Il primo vino in degustazione, Alsace Gewürztraminer AOC Réserve 2021 dell’azienda Willm di Eguisheim, ci ha portato subito in medias res, delineando con poche pennellate un efficace ritratto del Gewürztraminer alsaziano, fin dal colore, un vivacissimo dorato brillante. Per l’esame olfattivo, Giordana ci ha giustamente suggerito un approccio a più riprese, apprezzando a bicchiere fermo gli aromi più sottili di petalo di rosa e litchi che, con le successive roteazioni, rischierebbero di essere sopraffatti dai più prestanti profumi presenti nel bagaglio di questo vino. Un po’ come godersi la sottile melodia di due corde d’arpa appena pizzicate prima dell’ingresso poderoso dell’orchestra. E il bagaglio olfattivo è davvero ricco e variegato, visto che spazia dalla frutta tropicale alle erbe aromatiche, per finire con note speziate di zafferano, zenzero e cren. Aromi che, in fase retronasale, vengono ulteriormente “spinti” dalla percettibile presenza zuccherina, ben bilanciata, peraltro, da efficaci contrappunti fresco-sapidi.

Si sale di livello col secondo vino, Alsace Gewürztraminer AOC Grand Cru Hatschbourg 2022 del Domaine Joseph Cattin di Voegtlinshoffen. Nonostante il millesimo più recente, ha mostrato di meritare ampiamente il titolo di Grand Cru: ha riproposto una melodia molto simile al precedente, ma regolata un’ottava sopra, per reiterare la metafora musicale. Maggiore intensità, maggiore struttura (grazie anche all’utilizzo del legno) nonché una lunga e variegata persistenza. Un vino che rappresenta un bel paradigma del Gewürztraminer alsaziano limitatamente alla categoria dei vini secchi (diciamo così), che poi secchi non lo sono mai da queste parti. Si tratta giusto di una semplificazione rispetto alle blasonate categorie VT (Vendange Tardive) e SGN (Sélection de Grains Nobles).

Contraltare italiano può essere considerato l’Alto Adige, per alcune similitudini climatiche (la protezione da parte delle Alpi) e geologiche (suoli diversificati) e, appunto, per l’importante presenza del Gewürztraminer nella produzione vinicola.

La prima etichetta in degustazione, Südtirol – Alto Adige Gewürztraminer DOC “Sanct Valentin” 2022 della Cantina St. Michael Eppan, mostra subito che, al di là delle similitudini geografiche con l’Alsazia, lo stile di vinificazione presenta caratteristiche molto diverse. Il colore paglierino con riflessi oro verde rispecchia pienamente territorio e scelta del periodo vendemmiale. Il primo naso è sorprendente (pepe, note affumicate), poi emergono sentori vegetali (menta, salvia), fruttati (agrume, pesca bianca), per chiudere con una stuzzicante nota di anice. Al gusto la componente alcolica si fa sentire, così come quella glicerica cui fa da contrappunto soprattutto una decisa sapidità.La persistenza si connota principalmente per i richiami vegetali e il finale amaricante.

Si vira verso fisionomie decisamente più opulente col vino successivo, Südtirol – Alto Adige DOC Gewürztraminer Nussbaumer 2022 della Cantina Tramin (Termeno), che già alla vista si presenta con una smagliante e brillante veste dorata. Le prime olfazioni propongono i classici sentori aromatici del varietale (litchi, rosa, frutta tropicale) e via via si presentano affascinanti note vegetali (salvia, rosmarino, mentolo) e speziate (zafferano, cannella, noce moscata), per chiudere con cenni di miele e resina. Al gusto il leggero residuo zuccherino sposta ulteriormente l’asticella dell’opulenza di cui si parlava prima, ma il vino presenta comunque un buon equilibrio e soprattutto una lunga persistenza che si porta appresso tutti i sentori apprezzati all’olfatto, chiudendo con una leggera nota amaricante.

Per l’ultimo campione in degustazione (“Scarpe Toste Unplugged” 2022) ci spostiamo al confine tra Lazio e Umbria, precisamente a Castelfranco, frazione di Rieti, sede della Cantina Le Macchie. Lo scarto non è solo geografico ma anche stilistico, dal momento che si tratta di un vino sottoposto a fermentazione con macerazione sulle bucce per 15 giorni e successiva maturazione sulle fecce per 5 mesi. Lo stile di vinificazione prevale, almeno inizialmente, sulle caratteristiche del varietale, a cominciare dal colore ramato fitto e vivace. Il primo naso presenta una sorprendente nota di cotognata, mentre le successive olfazioni propongono sentori vegetali di foglia d’alloro ed erbe aromatiche e speziati di zenzero, con una chiusura di caramella d’orzo. Al palato presenta un buon equilibrio e una stuzzicante e percettibile nota tannica, mostrandosi nel complesso come un vino saporito e di spiccata bevibilità. Una vera e propria chicca che ha regalato un ulteriore tassello utile a completare il variegato ritratto del Gewürztraminer.

“Un vino – come ha puntualmente chiosato Luca Giordana a fine serata – non solo ‘sfacciato’, ma capace di regalare grande complessità, soprattutto con l’evoluzione. E poi, dote non da poco, un vino decisamente e trasversalmente gastronomico!”