Il tempo e il metodo – Sei Champagne per capire le differenze

Il tempo e il metodo – Sei Champagne per capire le differenze

da | 17 Feb, 2026

Il 22 gennaio, presso l’aeroporto Cortesa di Olbia, la Delegazione AIS Gallura ha ospitato un seminario dedicato allo Champagne, dal titolo “Il tempo e il metodo”. A guidare il percorso, Leonardo Taddei, ambasciatore dello Champagne, poliedrico relatore AIS che ha coinvolto il pubblico in un itinerario inconsueto e affascinante. Una lettura insolita frutto di una profonda conoscenza del territorio, dei suoi vignerons e delle problematiche antiche e recenti.

Il relatore ha introdotto il suo intervento ricordando come lo Champagne possa essere raccontato, interpretato e degustato in infiniti modi. Il suo ruolo – ambasciatore e comunicatore dello Champagne “alla francese” – lo porta a tradurre questa complessità con rigore e sensibilità, anche grazie a un’intensa attività divulgativa che spazia dalle realtà professionali agli istituti di formazione.

Un percorso in tre tappe

La serata si è sviluppata attraverso tre grandi temi, ciascuno accompagnato da una specifica batteria di assaggi: vitigni e terroir, per comprendere le radici dell’identità champenois; metodo di produzione, con un focus dedicato ai rosé; tempo ed evoluzione, per osservare come l’affinamento modelli stile, profondità e personalità di ogni etichetta.

La Champagne

La Champagne è un territorio viticolo di 34.000 ettari, suddiviso in quattro aree principali – Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs e Côte des Bar – affiancate da numerose micro-zone. Qui si coltivano sette vitigni, con un equilibrio tra pinot noir, meunier e chardonnay, sotto una rigorosa disciplina agronomica. Il sistema produttivo riunisce migliaia di vigneron, maison e cooperative che operano in modo coeso per preservare l’identità dello champagne, nonostante la recente flessione dei consumi.

Il clima, sospeso tra influenze continentali e oceaniche, favorisce vini freschi e tesi. I suoli variano dal gesso della Montagne de Reims e della Côte des Blancs ai terreni più argillosi e calcarei della Côte des Bar, passando per il mosaico della Vallée de la Marne. Dall’alto, la regione appare come un patchwork di parcelle, frutto di una storica diversificazione agricola. Tra queste spiccano i Clos, minuscoli appezzamenti recintati che custodiscono identità uniche e produzioni molto ricercate.

I vitigni

I vitigni protagonisti della Champagne sono pinot noir, chardonnay e meunier. Il pinot noir dona struttura, forza e note di piccoli frutti rossi, la vera “schiena” dello champagne. Lo chardonnay porta freschezza, agrumi, verticalità e la capacità di esaltare la componente gessosa dei suoli. Il meunier, spesso considerato meno nobile, offre morbidezza e fruttuosità, ed è fondamentale per armonizzare le cuvée, soprattutto nella tradizionale formula 33-33-33 prevista dal disciplinare.

La degustazione

Champagne N. 1 – Jack Legras – “Blanc de blancs Grand Cru” (Chouilly, Côte des Blancs, anno di fondazione: 1976) – Chardonnay 100%. Dosaggio: Brut 6 g/l – Dégorgement: luglio 2025

Vinificato in acciaio e affinato sui lieviti (25% vin de réserve). Profilo classico e territoriale: colore paglierino luminoso, bollicina fine, profumi di agrumi e fiori bianchi. In bocca è fresco, sapido e verticale, con acidità più tesa rispetto agli chardonnay italiani.

Champagne N. 2 – Guy Thibaut – “Blanc de noirs Grand Cru” (Verzenay, Montagne de Reims, 1955) – Pinot noir 100%. Dosaggio: Brut 4,5 g/l – Dégorgement: gennaio 2025.

Blanc de Noirs da una vigna di soli due ettari, non filtrato, affinato 24 mesi sui lieviti (Blend 2019-2020). Aromi di fragolina, note vegetali e floreali. Al palato è più rotondo, strutturato e vellutato, con acidità più bassa rispetto al Legras.

Le differenze emergono per colore, Legras paglierino e Thibaut più dorato e intenso; all’olfatto Legras agrumato e floreale, Thibaut più profondo e fruttato; per struttura, fresco e verticale il primo; pieno, morbido e avvolgente il secondo.

Champagne N.3 – Camille Savès “Rosé Grand Cru” (Bouzy, Montagne de Reims, 1894)Rosé d’assemblage. 60% chardonnay, 28% pinot noir, 12% vino rosso. Dosaggio: Brut 8 g/l – Dégorgement non indicato.

Malolattica non svolta, affinamento 3-4 anni. Rosé luminoso e accattivante, molto richiesto nei mercati asiatici. Profumi di mandarino e pompelmo rosa, gusto delicato con freschezza attenuata dal vino rosso, che porta una lieve ruvidità finale.

Champagne N.4 – Jeaunaux Robin “Rosé de Saignée Millésime 2020” ( Talus-Saint-Prix, Côte des Blancs, 1971) 100% meunier. Dosaggio: Brut 4 g/l – Dégorgement non indicato.

Macerazione diretta (saignée, o salasso, come viene chiamata in Italia), affinamento fino a due anni. Colore più intenso e brillante, effervescenza vivace. Al naso emergono note terziarie. In bocca sorprende per freschezza e vivacità, con ritorni fruttati e agrumati più netti rispetto al Camille Savès.

Differenze per metodo, assemblaggio nel primo champagne e macerazione (saignée, o salasso) nel secondo, maggiore struttura nel Jeaunaux Robin. Il colore è più delicato nel Savès, dal profilo fruttato e morbido, mentre risulta dinamico e complesso il Jeaunaux Robin.

Champagne N.5 – Brocard Pierre “Brut Tradition” (Celles-sur-Ource, Côte des Bar, 1932). Assemblaggio: 80% pinot noir, 10% chardonnay, 10% pinot blanc. Dosaggio: Brut 4g/l. Dégorgement: giugno 2023.

Affinamento oltre 30 mesi. Colore intenso, naso con note di panificazione, tocchi floreali e fruttati. In bocca è fresco di frutta matura (pesca bianca e mela gialla).

Champagne N.6 – Gersende Lefevre “Réserve Cœur d’Or Grand Cru Brut” (Verzy, Montagne de Reims, 1977). Dosaggio: Extra Brut 0 g/l – Dégorgement: 2025.

75% pinot noir, 25% chardonnay, affinamento 3-4 anni. Colore meno intenso del precedente Champagne, naso un po’ lento nell’esprimersi e con sfumature iniziali appena ossidative, nonostante il dégorgement più recente. Al palato è più morbido, meno teso, con finale dolce e minore freschezza.

Al termine del seminario il presidente Antonio Furesi ha voluto evidenziare il taglio particolarmente formativo e didattico e al contempo inconsueto che Leonardo Taddei ha impresso all’evento. Professionale come sempre il gruppo di servizio guidato da Luigi Regaglia. L’incontro si è chiuso con un buffet allestito dallo staff Cortesa, coordinato da Luisella Murgia e con l’apprezzato contributo dello chef Tommaso Perna.