Gargànte 2018

Gargànte 2018

da | 17 Apr, 2020

Pubblichiamo volentieri questo contributo del collega Franco Serra che, in queste giornate di protezione domestica, ha scovato un interessante vino frizzante rifermentato in bottiglia. (G.D.)

Il Gargànte – dalla radice della garganega e per allusione ai piaceri della gola – è il nostro vino più gioioso e giocoso ma anche sincero e terreno: sole uve garganega e niente più.”

Così scrive sul sito aziendale Nevio Scala, titolare della cantina che produce questo vino. Ma Nevio Scala ha un passato di grande prestigio nel mondo del calcio. E chi non se lo ricorda? A me, poi, che sono tifoso del Toro, sono sempre piaciuti questi allenatori dalla schiena dritta, pochi fronzoli e massima concentrazione sull’essenziale.


Non sapevo neppure producesse vini, ma certi maledetti (non in questo caso) banner talvolta rimbalzano su qualche sito ancora sconosciuto in grado, come in questa occasione, di riservare piacevoli sorprese.
E scopro che il “mister” produce vini addirittura dal 1965 (be’, certo, con qualche intervallo…).
E scusate se è poco: negli anni ‘60 e ‘70 ha giocato in squadre importanti come Milan, Inter, Roma, L.R. Vicenza e Fiorentina e, dal 1987 al 2004, ha allenato club di prestigio come la Reggina, il Parma (soprattutto), il Borussia Dortmund, lo Shakhtar Donetsk e lo Spartak di Mosca.
L’attività dell’azienda, certificata Bio dal 2019, è improntata alla sostenibilità ambientale e al rispetto della biodiversità. Oltre alle vigne, infatti, vengono coltivati ulivi, frumento (per la panificazione), orzo (per la produzione dei malti per la birrificazione), leguminose, girasole e, ultimo progetto avviato, la canapa.


Ma torniamo al vino: è da qualche di tempo che mi affascinano i vini diversi, quelli un po’ strani, quelli chissà perché fatti come una volta, fuori dal comune, snobbati da molti. Che poi, di strano non ho ancora capito cosa abbiano. Questo Gargànte è un vino biologico, coltivato in vigne ai piedi dei colli Euganei. Subisce una pressatura soffice in vasche di acciaio senza l’utilizzo dei lieviti selezionati. Dopo un periodo di affinamento di circa 5 mesi sui lieviti indigeni in vasca di cemento, al momento dell’imbottigliamento viene aggiunto mosto di uva garganega passita della stessa vendemmia che permette una seconda fermentazione in bottiglia. L’imbottigliamento viene poi effettuato senza aggiunta di solfiti.
Nel bicchiere è un vino bianco fuori dal comune, di un giallo paglierino opaco, velato. Naso ricco di agrumi come cedro e mandarino, lievito e frutta fresca, erbe aromatiche. Sorso fresco e piacevolissimo, grazie all’alcol “gentile” (10,5% vol.) e alla delicata carbonica, con netti rimandi di agrumi. Chiude morbido e piacevolmente lungo.
Per me, è un vino da bere subito. Lasciate stare l’abbinamento, io l’ho bevuto dopo un pomeriggio di giardinaggio da quarantena: dissetante, appagante, un vero piacere!

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