Alsazia – il territorio, i vignaioli, i vini

Alsazia – il territorio, i vignaioli, i vini

da | 22 Apr, 2021

Ho sempre creduto che l’Alsazia fosse un’oasi felice per la vitivinicoltura; pensavo che gli splendidi paesaggi, i villaggi pittoreschi, la classe cristallina dei vini, la pulizia dei loro profumi e la coinvolgente emozione sensoriale che deriva dalla loro degustazione bastasse a elevare questa regione e i suoi sfaccettati terroir al di sopra di ogni discussione e controversia. Leggendo il libro Alsazia – il territorio, i vignaioli, i vini, scritto a quattro mani da Samuel Cogliati e Jean-Marc Gatteron per Possibilia Editore, invece, mi sono dovuto ricredere.

L’Alsazia è una regione in assoluta controtendenza con il panorama enoico francese, tutto votato a esaltare il paradigma del terroir, che ha scelto di porre al centro della propria filosofia i vitigni orientandosi verso il varietalism, molto in voga nel nuovo mondo e nei paesi che hanno solo una breve storia di produzione vitivinicola. In realtà il libro svela che questa è stata una sorta di imposizione, accettata obtorto collo dai produttori locali pur di ottenere un riconoscimento, l’Appellation d’Origine Contrôlée, che tanto a lungo si è fatto attendere.

Tutte queste difficoltà sono scritte nella storia di questo territorio, terra di confine spesso contesa tra Francia e Germania, terra di nessuno durante il secondo conflitto mondiale che ha causato l’abbandono delle vigne e importanti cali produttivi; territorio sottovalutato e disprezzato rispetto ai terroir storici che hanno fatto grande il nome del vino francese nel mondo.

Cogliati e Gatteron ci raccontano di un movimento vitivinicolo molto vivace e convinto del valore dei vari terroir che compongono l’Alsazia, incastrati tra i monti Vosgi e il fiume Reno, con il particolare microclima che li rende unici e irripetibili segnando univocamente il carattere dei vini alsaziani. Sintetica e puntuale la narrazione storica, la descrizione del territorio e delle peculiarità geografiche che ne mitigano il clima, la legislazione e il criterio di attribuzione delle appellations, incluse le brevi schede tecniche dei cinquantuno Grand Cru, con la minuziosa descrizione del più celebre e autorevole: il Rangen de Thann. Interessante la descrizione dei vitigni maggiormente coltivati in Alsazia, la spiegazione delle modalità produttive, il filone nature, la svolta biodinamica e la descrizione della singolare bottiglia impiegata storicamente per i vini alsaziani: la Flûte d’Alsace.

Il piccolo volume si chiude con un portfolio di produttori “illuminati” che si distinguono per l’adozione di un approccio naturale o biodinamico nella coltivazione dei vigneti e per il rifiuto di interventi troppo invasivi in cantina. Vignaioli ed enologi appassionati e competenti che cercano di valorizzare il potenziale del proprio terroir proponendo vini di indiscussa qualità, dal carattere forte e dalle sorprendenti e sfaccettate espressioni stilistiche. La frase che chiude il libro, tratta dalla quarta di copertina, è la sintesi perfetta della narrazione di Cogliati e Gatteron: “Vini bianchi (ma non solo) di classe cristallina e una straordinaria complessità espressiva del terroir: questa è l’Alsazia, una delle regioni viticole più sottovalutate”.

Buona lettura!

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