I tonni non nuotano in scatola

I tonni non nuotano in scatola

da | 11 Mag, 2021

La scrittrice Carla Fiorentino è nata a Cagliari e alla fine degli anni ‘90 si è trasferita a Roma per frequentare l’Università e iniziare poi il suo percorso professionale nel mondo editoriale. Le due prove narrative finora pubblicate, entrambe per i tipi dell’editore Fandango Libri, denotano immediatamente una certa originalità nella scelta di titoli niente affatto banali. L’esordio, nel 2018, avvenne con “Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore”, mentre il romanzo più recente, pubblicato nel 2020, è “I tonni non nuotano in scatola”, oggetto di questa recensione. La protagonista del romanzo, Violetta (detta Vetta) è una giornalista di viaggio vicina ai 40 anni che vive a Roma ed ha una relazione di lunga data con Federico, in una situazione di “calma piatta” suggellata dalla volontà condivisa di evitare il matrimonio come la peste. La scoperta casuale di una scatoletta con incarto di gioielleria nella tasca della giacca del compagno fa scattare l’allarme nella mente di Vetta, che già intravede l’incubo dell’altare e dello scambio delle fedi. Per questo motivo pone subito in essere il suo piano di fuga, chiedendo con successo al suo giornale di essere inviata in Sardegna, nell’isola di San Pietro – dove ha trascorso parte della sua infanzia – per realizzare un reportage sulla tonnara. L’arrivo a Carloforte, oltre a rimettere in moto la giostra dei ricordi, costituirà per Vetta l’ingresso in una dimensione nuova, in un “altrove” benefico, e la  porterà a cementare un vero e proprio connubio empatico con la comunità tabarchina e la sua anima più profonda, legata indissolubilmente alla pesca, alla lavorazione e al consumo dei tonni, grazie soprattutto all’incontro con due personaggi tratteggiati con grande cura: la “scorbutica (e diffidente) dal cuore d’oro” Caterinetta, proprietaria della casa presso cui Vetta trova alloggio, e il misterioso sommozzatore Pietro (con il suo silente e discreto spinone Tango, segugio nel vero senso della parola) che la guiderà nel suggestivo mondo della mattanza. Proprio la “cruenta” pesca dei tonni sarà teatro di un episodio (l’avvistamento, reale o immaginario, del corpo di una donna in mezzo ai pesci) che conferisce al romanzo anche un risvolto giallo, con qualche puntata nel soprannaturale.

Carla Fiorentino

Carla Fiorentino dimostra una buona padronanza degli strumenti narrativi e una spiccata capacità nel far emergere la cifra distintiva della comunità tabarchina, un “unicum” in Sardegna per appartenenza linguistica, cultura e tradizioni, non ultime quelle culinarie (oltre al tonno di corsa, l’immancabile cascà, variante locale del cous cous). La cura per i dettagli e lo scandaglio narrativo innestato con curiosità e rispetto nelle pieghe di una comunità dalle forti connotazioni identitarie rendono a mio parere il romanzo meritevole della menzione in questa sede. Certo, dal nostro punto di vista, qualche calice di Carignano in più non avrebbe guastato, ma la lettura è piacevole e coinvolgente, oltre che consigliatissima.

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