Dimensione Oslavia, viticoltura e storia in un emblematico vitigno

Dimensione Oslavia, viticoltura e storia in un emblematico vitigno

da | 25 Apr, 2022

La storia della vitivinicoltura nel Collio e in particolare in Olsavia è indissolubilmente legata agli eventi storici del periodo antecedente e immediatamente successivo alle due Guerre mondiali. Oslavia, un quartiere di Gorizia, che si affaccia sulla Slovenia, è stato teatro nella Grande Guerra di sanguinosi combattimenti, di cui è importante testimonianza il Sacrario Militare, eretto nel 1938, che raccoglie le spoglie di oltre 58.000 fra soldati italiani e austriaci. Una popolazione, quella di Oslavia, per la quale il processo di italianizzazione ha significato un capovolgimento delle tradizioni e dei legami inscindibili con il territorio sloveno e che ha segnato nel profondo, insieme agli eventi bellici, gli abitanti di questa porzione del Collio goriziano.

Con questo imprescindibile quadro storico il Sommelier Altai Garin, valdostano di origine, ma affettivamente legato al Collio, ha guidato con impeccabili doti narrative una serata all’insegna dei vini di Oslavia; i famosi “orange wine” ovvero la Ribolla gialla nella sua forma più vera e non convenzionale.  Il racconto prende le mosse da un terreno dal nome singolare: Ponca (o più tecnicamente Flysch), in cui strati di arenarie e marne costituiscono un suolo poco fertile, ricco di minerali, dove la Ribolla gialla sembra aver trovato la sua culla ancestrale, dando risultati non ripetibili in modo analogo altrove. Poi ci sono loro, i protagonisti della storia, i vignaioli tenaci e caparbi, forgiati da un contesto storico e culturale sofferto e martoriato.

Si parte da Josko Gravner, dalla sua continua ricerca della migliore espressione del vitigno principe, la Ribolla, dalle sue esperienze in Georgia e le intuizioni sul vino bianco macerato sulle bucce, per passare alle prime stroncature di una allineata critica enologica, fino all’attuale successo dei suoi grandi vini, grazie appunto alla caparbia volontà di perseguire l’obiettivo. Vi sono poi i tanti seguaci che, grazie a un movimento fuori dagli schemi convenzionali del fare vino, ha dato vita all’Associazione dei Produttori della Ribolla di Oslavia che oggi annovera nomi di tutto rispetto come Fiegl, Prinčič, Radikon, Primosic, Bensa, e ovviamente Gravner.

Infine ci sono i vini, libri preziosi, ricchi, complessi, da leggere con calma e attenzione, soprattutto tra le righe. Prodotti che non lasciano spazio a indecisioni: piacciono oppure no. Non sono vini convenzionali, le macerazioni sulle bucce arrivano a moltissimi mesi, per poi seguire un affinamento in legno molto lungo. Spessissimo si tratta di vini naturali, in cui la salvaguardia dei cicli vitali senza il ricorso alla tecnologia è spasmodica. Ma alla fine abbiamo nel calice sensazioni estremamente variegate, per nulla omologate, nonostante l’uniformità del vitigno; profumi che vanno oltre il “solito” fruttato, speziato, floreale; impatti gustativi di grande volume, con freschezze e sapidità spesso sugli scudi.

Durante la degustazione di sette alfieri di questa enologia, Il nostro relatore ha saputo ben rendere il quadro e il contesto complessivo, arricchendo di dettagli e sfumature il percorso sensoriale e traghettandoci alla fine del racconto in modo coinvolgente e istruttivo.

Etichette in degustazione:

Venezia Giulia Ribolla Gialla Igt   2019 – Fiegl

Collio Ribolla Gialla Doc Riserva 2018 – Primosic

Collio Ribolla Gialla Doc 2016 – La Castellada 

Venezia Giulia Ribolla Gialla Igt  2017 – Il Carpino

Venezia Giulia Ribolla Gialla Igt  2013 – Gravner

Venezia Giulia Ribolla Gialla Igt  2017 – Radikon

Venezia Giulia Ribolla Gialla Igt Dario 2014 – Princic

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