Panzale: il vino che non ti aspetti

Panzale è il nome di un vitigno autoctono coltivato nell’areale produttivo di Dorgali, in provincia di Nuoro. È una vite rara che veniva principalmente coltivata per la produzione di uve da tavola e per la preparazione dell’uva passa secondo la tradizionale metodologia locale. Qualcuno pensò anche di poterne eseguire una vinificazione, dopo aver lasciato appassire le uve, per la produzione di piccole quantità di vino dolce da consumarsi in occasione delle feste familiari.

Deve essere proprio conseguentemente all’assaggio di uno di questi introvabili vini passiti casalinghi da uve panzale che Antonio Fronteddu, per tutti “Berritta”, rimase folgorato; quei profumi e quegli aromi gli sembravano degni di un grande vino e la vinificazione di quelle uve poteva portare a risultati dal grande potenziale qualitativo.

Tuttavia è ben noto che la realizzazione di un sogno spesso passa per tappe dure e difficili; la prima delle quali fu quella di procurarsi delle marze dagli anziani e gelosi custodi di quelle viti che rischiavano di scomparire; cominciò così a innestare alcuni filari da destinare a una produzione sperimentale. Le prove in cantina furono forse anche più complicate: occorreva decidere che tipo di vino produrre. Molteplici furono i tentativi partendo proprio dalla produzione di vino passito dolce; ma non sembrava quello il destino delle uve panzale. Alla fine fu trovata la quadratura del cerchio con la vinificazione di un vino secco dall’interessante profilo aromatico.

Oggi la Cantina Berritta è l’unica a produrre e imbottigliare il Panzale, un vino che ha già alle spalle qualche vendemmia da annoverare; due saranno le protagoniste di questo racconto: l’annata 2016 e il millesimo 2013.

PANZALE 2016, Isola dei Nuraghi IGT – Cantina Berritta.

Paglierino carico e vivace; una grande luce di riflessi investe il calice. L’attacco olfattivo è minerale sorretto da un crescendo di accordi agrumati; fiori e frutti: zagara, pompelmo, zest di cedro e lime; contributi vegetali che ricordano la foglia e il picciolo del mandarino. Ma anche camomilla e margherite di campo, pietra focaia, note piriche e toni fumé su vaghi ricordi di arachidi tostate. L’assaggio è caratterizzato da un’importante spinta acida, quasi citrina, eppure c’è una bella intonazione con le note morbide che rendono piacevole un sorso decisamente fresco e minerale che chiude con un tenue soffio ammandorlato.

PANZALE 2013, Vino Bianco – Cantina Berritta.

Splendente veste dorata; colore intatto, bellissimo. Il complesso corredo olfattivo si compone di profumi puliti e netti. L’attacco è dominato dai sentori minerali di talco, cipria e salgemma; agrumi a profusione: pompìa, marmellata di limoni e di arance amare. Seguono intense note di frutti tropicali, elicriso e zafferano, erba Luisa e toni vagamente mentolati. È bello attardarsi nell’esame olfattivo per cogliere le sfumature che col tempo il vino rilascia: tè al gelsomino e al bergamotto, miele, incenso e canfora. Al gusto è composto, forse meno complesso che al naso. Sono di nuovo gli agrumi i protagonisti, arricchiti da note speziate di cannella, pepe bianco e zenzero. C’è grande vivacità gustativa: il vino è fresco e sapido con una grande estrazione glicerica che rende il sorso pieno, gradevole, raffinato. Finale prolungato su toni speziato-minerali e agrumati.

Il carattere del vino Panzale giovane si sposa con i piatti della cucina di mare, semplice e non troppo elaborata, a base di crostacei. La versione invecchiata invece è da proporre con preparazioni complesse di alta cucina a base di pesce anche accompagnato con salse.

La degustazione comparata di due annate non contigue del vino ottenuto dal vitigno panzale ci propone prodotti fini e dall’indubbio valore qualitativo e ci fa presagire il loro notevole potenziale evolutivo. Per una analisi più accurata sarebbe forse meglio poter eseguire una degustazione di una verticale che abbracci almeno cinque o più millesimi, anche non consecutivi, con le relative indicazioni sull’andamento climatico delle singole annate.

L’aspetto forse più interessante da osservare è nel carattere del vino; un vino che non ti aspetti. Un unicum, niente di simile a quanto assaggiato finora tra le produzioni della Sardegna; in una degustazione alla cieca, per il bagaglio aromatico, potrebbe benissimo essere scambiato per un vino di latitudini nordiche, ma la dotazione alcolica e la ricchezza glicerica tendono a tradirne l’origine mediterranea.

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