CAO Flathead V642 Piston e Torchiato di Fregona Piera Dolza 2013

CAO Flathead V642 Piston e Torchiato di Fregona Piera Dolza 2013

CAO Flathead V642 Piston e Colli di Conegliano Torchiato di Fregona DOCG Piera Dolza 2013 – Cantina Produttori Fregona. Un matrimonio riuscito tra un sigaro versatile e gustoso, proveniente da una terra ricca di vulcani, e un vino da meditazione, prodotto in quantità davvero limitate, con una lunga storia alle spalle e una ricchezza aromatica e di struttura notevoli.

CAO Flathead V642 Piston

CAO, l’azienda che produce il sigaro, deve il suo nome alle iniziali del fondatore, Cano Aret Ozgener. Poliedrico ingegnere turco trasferitosi in America, affianca al lavoro sulle innovative fibre artificiali l’interesse per il mondo delle pipe e dei sigari.

Decide successivamente di fondare una propria azienda di produzione a Estelí, in Nicaragua, stabilendo anche collaborazioni con grandi produttori come Toraño e Plasencia, e attualmente vanta un nutrito portfolio di sigari. Si dedica, nel corso della sua dinamica e prolifica vita, anche ad attività di filantropia, fondando tra l’altro un istituto per la cura dei tumori, e poi all’arte, cimentandosi con ottimi risultati nella pittura e nella scultura. Ci ha lasciato poco meno di due anni fa, affidando l’azienda al figlio Tim. Per la creazione di una nuova e innovativa linea di sigari che potesse conquistare una fetta di mercato presso i giovani, Cano nel 2013 decide di avvalersi della collaborazione del Master Blender Rick Rodriguez. Nasce così la linea Flathead, ispirata al mondo delle Muscle car, delle pin-up e dei sigari. Caratterizzati dalla testa piatta e dalla sezione quadrata, questi sigari box pressed vengono venduti in scatole di legno che ricordano la testata di un motore. La scatola, dipinta con colori diversi a seconda del tipo di sigaro, è chiusa con un coperchio che può incastrarsi lateralmente per formare un contenitore da esposizione dal design accattivante.

All’interno si trova il bofetón, una velina che protegge i sigari arricchita con il disegno di una pin-up. Una particolarità è rappresentata dal nome assegnato ai diversi sigari della linea produttiva: oltre al nome delle diverse componenti del motore, essi hanno un codice numerico nel quale la prima cifra rappresenta la lunghezza del sigaro in pollici e le ultime due indicano il cepo. Ecco dunque decodificato il singolare nome di questo sigaro: 6,5 pollici di lunghezza (165 mm) per un diametro di 42 sessantaquattresimi di pollice. Piston è il suo nome proprio, in omaggio a una delle parti, probabilmente la più nota, di un motore.

I sigari della linea Flathead utilizzano foglie di diversa provenienza e tipologia. Per la capa, (la fascia esterna), viene utilizzata una foglia di Connecticut broadleaf; per il capote (la sottofascia) una Habano Connecticut e per la tripa (il ripieno) tabacco Nicaragua ligero e Piloto cubano ligero. Il ripieno di questo sigaro contiene più foglie di ligero che seco: più nicotinico (e quindi più forte) il primo rispetto al secondo. I sigari di taglio più grande della linea hanno invece una composizione della tripa meno ricca di ligero, per compensare le grosse dimensioni e ridurre il carico della nicotina. Questo fattore farà sì che tutti i sigari della linea Flathead presentino una fumata completamente diversa tra di loro, sia per le differenti dimensioni che per la diversa composizione interna.

Colli di Conegliano Torchiato di Fregona Piera Dolza 2013 – Cantina Produttori Fregona

Il Torchiato di Fregona è uno storico vino bianco dolce italiano, prodotto in quantità davvero limitate e tenuto in vita grazie alla tenacia di alcuni produttori che lo mantengono nella propria linea produttiva allo scopo di tramandarne nel tempo la tradizione.

Per le sue notevoli caratteristiche, che a livello organolettico e produttivo ricordano quelle del Vin Santo, si presta egregiamente all’accostamento con diversi sigari. I produttori di questo nettare non sono molti e mentre qualcuno ha deciso di proseguire questa importante opera da solo, altri si sono riuniti in un Consorzio.

I sette soci aderenti che conferiscono le proprie uve alla Cantina Produttori Fregona hanno accettato di rispettare, oltre al disciplinare di produzione, anche alcune regole definite dalla cooperativa stessa e di imbottigliare il vino nelle stesse identiche bottiglie.

È un vino importante e fin dal momento in cui viene versato nel bicchiere il suo ricco giallo ambrato vivace e denso attira immediatamente l’attenzione, sprizzando energia e vitalità. Di grande intensità olfattiva, esplode con un importante ventaglio di profumi con frutta candita, confettura di albicocche, miele di castagno, datteri, fichi secchi, noci e nocciole, spezie dolci, caramello, accenni di mais tostato e pinoli.

Si aggiunge un gradevole sfumato balsamico che galleggia su erbe aromatiche, sentori lontani di olive verdi e un pizzico di vegetale che ricorda i capperi sotto sale. Il residuo zuccherino è perfettamente dosato e l’acidità contribuisce al sorso donando vigore ed energia, coadiuvata da una piacevole punta di sapidità. L’alcol c’è, se ne percepisce il calore, ed è perfettamente integrato nel quadro complessivo, sostenendolo.

Lunghissimo il finale, con il piacevole ritorno aromatico delle albicocche, dell’ananas candito, delle mandorle e della resina, con un piacevole e soffuso amaricante in chiusura. Ed è giunto il momento di passare all’accostamento col sigaro, un box pressed con sezione quadrata, caratterizzato da una fascia colorado maduro ben tesa, oleosa e vellutata. Al tatto rivela un ottimo riempimento e una struttura ineccepibile, ed è un piacere sfiorarlo e accarezzarlo con le dita, per poi portarlo al naso e apprezzarne i profumi a crudo, declinati su cioccolato, spezie e cuoio. È il momento dell’ignizione e si deve intestare la perilla. La testa piatta caratteristica dei Flathead e la ridotta sezione di questo V642 ci orienta sul puncher, il forasigari, poichè il classico cutter a ghigliottina rischierebbe quasi sicuramente di danneggiarla. Prima dell’accensione conviene concedersi qualche secondo per un paio di puff a sigaro spento, percependo così in aggiunta ai precedenti profumi anche le note di caffè e frutta secca.

Dopo l’ignizione, fin dall’inizio il fumo è generoso e dopo alcuni puff di assestamento si viene ricompensati con cioccolato fondente, spezie dolci, legni aromatici e complesse percezioni terrose e di selvatico. In questo primo tercio il sigaro mostra una vena sapida con una leggera astringenza. Ed ecco che a supporto di queste piacevoli sensazioni arriva il primo sorso di Torchiato, la cui dolcezza e acidità si compenetrano perfettamente col sigaro.

La forza nicotinica di quest’ultimo, che si attesta su livelli medi, si appoggia agevolmente al buon contenuto alcolico del Torchiato, i cui aromi si intarsiano e si completano con quelli del tabacco. Un ottimo inizio, quindi, e quello che seguirà confermerà l’ottima riuscita dell’accostamento. Con la progressione della fumata appaiono la frutta secca, i legni pregiati e la nota tostata del caffè con una punta di amaro. La morbidezza del Torchiato e la sua complessità aromatica mantengono il fulcro di questo abbinamento perfettamente centrato, in un continuo e appagante equilibrio dinamico. Il sigaro non è assolutamente asciugante ma la vivace freschezza del passito impedirebbe comunque la comparsa di qualsiasi sensazione di secchezza. Arriviamo infine, dopo circa un’ora, all’ultimo tercio, con il sigaro in piena evoluzione aromatica. Fieno greco, spezie piccanti, cioccolato fondente, caffè e legno di quercia che poggiano su un sottofondo di dosato erbaceo. Anche in questa fase finale, sostenuta dalla sapidità e dalla forza nicotinica medio-alta, l’accordo con il Torchiato di Fregona si dimostra estremamente gradevole e appagante. Armonico come le note di un perfetto accordo musicale, nel quale nessuno degli elementi primeggia ma contribuisce all’insieme con una perfetta fusione delle proprie doti. Un abbinamento che rimanda con la fantasia alla evocativa immagine di un dialogo tra un vecchio saggio, il Torchiato di Fregona con la sua antica storia, e un giovane irrequieto ma giudizioso, impersonato da un sigaro moderno di ottima qualità, ben costruito come tutti quelli che caratterizzano la linea Flathead e che ha regalato una piacevole fumata, con un ottimo tiraggio e una combustione perfetta.

 

 

 

Abbinamenti in salsa blues

Abbinamenti in salsa blues

Quando John Mayall e i suoi mitici Bluesbreakers calcavano le scene internazionali e raggiungevano l’apice del loro successo, io ero ancora molto giovane e sul mio vecchio e fedele piatto del giradischi passavano vinili di ben altri stili musicali. Dovettero passare ancora diversi anni quando, grazie all’ascolto di monumenti musicali come Eric Clapton, B.B. King e appunto John Mayall, il blues iniziò a fare parte delle mie ampie e svariate preferenze musicali.

In uno dei miei recentissimi (e a periodi rari) momenti di relax, l’ascolto di storici brani di questo grande bluesman è stato il fulcro per una delle mie tante esperienze di degustazione e abbinamento accompagnate dal fumo lento.

La scelta ricade su un Avana di interessante provenienza; si tratta del Mañanitas di Vegueros. Questo sigaro, prodotto presso la fabbrica “Francisco Donatién”, nella zona più vocata per le migliori piante di tabacco, ovvero la Vuelta Abajo nella provincia di Pinar del Rio, appartiene a una linea dedicata ai Vegueros, i coltivatori delle piantagioni cubane, ed è declinata su tre differenti ligadas: Tapados, Entretiempos e appunto Mañanitas. 

Si tratta del formato più piccolo della produzione ed è l’unico figurado, più precisamente un piramide di 100 mm di lunghezza e 46 di cepo.

L’whisky che fa da degno accompagnamento a questo interessante prodotto caraibico è il Single malt Origin 10 years old della distilleria Isle of Jura. L’unica distilleria dell’omonima isola scozzese produce questo distillato, imbottigliato dopo un duplice affinamento in botti di Bourbon prima e di Sherry Oloroso in finale. Si tratta del primo whisky prodotto dalla distilleria e in questo senso si colloca come l’antesignano di una linea che ha costituito l’asse portante della rinascita del marchio, avvenuta nel 1963, dopo che la precedente produzione, originaria del 1810, venne interrotta nel 1901.

Lo stereo diffonde al giusto volume (l’aggettivo giusto è di personale interpretazione e la consorte non sarebbe tanto d’accordo) le note di “Remember This” mentre verso nel bicchiere il distillato, con la sua veste topazio brillante, e inizio a sentire a crudo gli aromi dell’habano dalla veste colorado claro, liscia e setosa, che denota una perfetta costruzione. Gli aromi del sigaro sono delicati e invitanti; fieno, legni dolci, un accenno di cuoio e cioccolato formano un buon bouquet. Avvicino allora il naso al bicchiere per percepire i primi sentori del distillato, piacevolmente eterei, che si dipanano su note agrumate di cedro candito, nocciole tostate, seguite poi da sfumature affumicate tenui, miste ad accenni di spezie dolci. In bocca è deciso nell’ingresso alcolico, ma subito aperto su note tostate ben amalgamate con lunghe sensazioni di miele e spezie su uno sfondo appena torbato.

Accendo il sigaro e, dopo alcune boccate, il primo tercio si rivela molto delicato, abbastanza asciutto, morbido, con note di cacao, spezie dolci e accenni lignei.

In sottofondo le note dello stereo inanellano altri brani, fra cui “So Many Roads” e il blues un po’ graffiante di John Mayall continua ad accompagnare altre boccate e i sorsi dell’Whisky, in un abbinamento che si sviluppa su sinergie che esaltano gli intrecci fra le pur tenui note torbate e speziate del distillato e gli effluvi del sigaro. Nel connubio si arricchiscono le sfumature di legno e nocciola e in chiusura del sorso il palato, gradevolmente asciutto, è pervaso da aromi agrumati e canditi.

Si avvicina il finale di fumata e le percezioni si fanno un po’ più piccanti e speziate, il gusto più deciso e l’abbinamento si gioca più sui contrasti con le morbidezze dell’Whisky, le sensazioni mielate, con gli accenni maltati.

Istanti di relax che si perdono nelle note di “The Mists of Time”.

Remember this

https://www.youtube.com/watch?v=AUTGuoT0RLc

So Many Roads

https://www.youtube.com/watch?v=kUGEikZBHvo&list=PLHlE2fgsqRwYr6xG0lFZhqwUl79xZNb4B

The mists of time

https://www.youtube.com/watch?v=kmyoDqbitUc&list=PLHlE2fgsqRwYr6xG0lFZhqwUl79xZNb4B

Sempre utile ricordare che fumare nuoce alla salute!

Fumo lento e… – Il fascino dell’abbinamento sigari e distillati

Fumo lento e… – Il fascino dell’abbinamento sigari e distillati

Già da tempo la didattica AIS ha soffermato l’attenzione su ambiti diversi dal vino in senso stretto, come è avvenuto per le birre e i distillati. Negli ultimi anni, grande interesse ha suscitato il mondo del cosiddetto “fumo lento”, soprattutto in un’ottica di accostamento dei sigari alle bevande, e in particolare ai distillati. La Delegazione AIS di Sassari ha proposto, nella giornata di venerdì 6 settembre, un incontro di approfondimento incentrato su questa materia, giovandosi della sinergia tra due relatori d’eccezione come Ivano Menicucci, appartenente alla Delegazione di Roma (ma sardo d’origine per parte di madre), grande conoscitore del mondo dei sigari, e il “nostro” Antonio Furesi, relatore per le lezioni su birre e distillati (e, da pochi giorni, anche Lombardia e Trentino Alto-Adige, congratulazioni!).

L’incontro, ospitato dal Ristorante Fratelli Tola, ha preso il via con una esauriente disamina di Ivano Menicucci sull’universo del tabacco e dei sigari, a cominciare dalle prime testimonianze

dell’utilizzo di foglie di tabacco risalenti a circa 5000 anni prima di Cristo in un’area che si potrebbe localizzare in un ideale crocevia tra gli attuali Perù, Cile, Bolivia e Argentina. Scorrendo velocemente la cronologia, dalla civiltà egizia a quella romana, per arrivare alle popolazioni pre-colombiane, si arriva alla data spartiacque del 1492 con l’approdo di Colombo in quello che diventerà il continente americano. Un vero e proprio Big Bang per la diffusione del tabacco in Europa, una diffusione ostacolata più volte da dazi e divieti per la natura “quasi stupefacente” del tabacco. Comunque, nel XVIII secolo il tabacco diviene di uso comune e nel 1731 appare a Siviglia il primo sigaro con la struttura praticamente uguale a quella attuale. L’intervento di Ivano Menicucci è proseguito con  la descrizione delle tre fasi della produzione dei sigari: agricola, pre-manifatturiera e manifatturiera, un processo che dalla posa dei minuscoli semini della pianta del tabacco porta al prodotto finito. Indispensabile l’acquisizione di un glossario minimo, composto ovviamente da termini in lingua spagnola come capa, capote e tripa (in italiano fascia, sottofascia e ripieno), le tre parti che compongono il sigaro, per proseguire con la ligada (miscela delle diverse foglie), ideata dal Mastro ligador e materialmente realizzata dal torcedor.

Dopo la cena proposta dalla cucina del ristorante Fratelli Tola, accompagnata da uno Chardonnay dell’azienda toscana Capezzana e da un Pinot Noir rosato della cantina lombarda Ca’ di Frara, Antonio Furesi ha descritto il processo di realizzazione dei due distillati in degustazione: il Rum Flor de Caña 12 year Collection Centenario, prodotto dalla Compañia Licorera de Nicaragua, affinato in piccoli barili da 135 litri, utilizzati in precedenza per il Bourbon; la Grappa Segnana Alto Rilievo Riserva, prodotta dall’azienda trentina Segnana, di proprietà dei Fratelli Lunelli (produttori degli spumanti Ferrari, per intenderci), ottenuta da vinacce di uve diverse e affinata in botti da Sherry.

Ed è giunto dunque il momento fatidico della distribuzione ai presenti del sigaro cubano Por Larrañaga. L’esame olfattivo a sigaro spento ha presentato sentori di fieno, miele e frutta secca come nocciola e macadamia. Una volta provveduto al taglio della “perilla” (la testa, cioè la parte che si porta alle labbra) e dell’accensione del sigaro, la fumata si è dimostrata asciugante, presentando sensazioni di secchezza, una leggera dolcezza e la conferma delle note di frutta secca. Un sigaro medio leggero, senza alcuna nota pungente. Il rum, accostato in prima battuta, ha mostrato all’olfatto sentori evoluti con un’impronta vinosa, speziatura dolce di vaniglia e infine scorza d’arancia. Un sorso potente, rotondo, morbido con il ritorno delle note vinose e agrumate. Un buon abbinamento, con la freschezza del distillato a compensare la secchezza del sigaro. La grappa, degustata successivamente, ha mostrato all’olfatto profumi di cedro candito, vaniglia, pasticceria e frutta secca. L’assaggio ha evidenziato la notevole struttura, l’eleganza e il ritorno dei canditi e della frutta secca. Anche in questo caso l’abbinamento col sigaro è stato felice, nonostante la maggiore struttura della grappa. Il giusto tempo da dedicare al fumo lento è proseguito così in maniera molto distesa e conviviale, tra chiacchiere e prove di abbinamento, a conclusione di una serata soddisfacente per tutti i partecipanti, con l’auspicio comune che serate come questa possano diventare un appuntamento fisso una o due volte l’anno.

Foto di Daniela Serra

Cohiba Talisman E.L. 2017 & Rhum

Cohiba Talisman E.L. 2017 & Rhum

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere questo interessante articolo del collega Ivano Menicucci, appartenente alla Delegazione di Roma ma sardo d’origine per parte di madre e abituale frequentatore della nostra isola dove ha anche sostenuto, nel 2017, l’esame da Degustatore AIS. Da grande appassionato del fumo lento (fa parte del Cigar Club Castelli Romani, associato alla C.C.A.), Ivano ci propone un vero e proprio tuffo sensoriale nei Caraibi, ideale anticipazione dell’incontro dedicato a “Sigari & distillati” che la Delegazione AIS di Sassari ha messo in calendario per le prossime settimane. Buona lettura (G.D.).

Parleremo oggi di un interessante abbinamento tra un sigaro cubano di élite, il Cohiba Talisman Edición Limitada 2017 con tre Rum della Maison du Rhum: Rhum Île Maurice, Rhum S.te Lucie e Rhum de Colombie.

Trattandosi di un sigaro cubano, un grande sigaro peraltro, non ci si può esimere dal citare ogni tanto qualche termine tecnico in lingua originale, perché indubbiamente riporta all’atmosfera festosa della grande Isola dei Caraibi e, perché no?, fa anche folklore.

In genere, l’abbinamento di bevande, alcoliche o meno, con i sigari realizzati con foglie intere, ovvero “a tripa larga”, segue la regola aurea in base alla quale a ogni Tercio del sigaro dovrebbe accompagnarsi una bevanda diversa con caratteristiche idonee a sostenere l’abbinamento. Il “Tercio” non è altro che una delle tre parti nelle quali idealmente può scomporsi un sigaro in direzione longitudinale. È fondamentale tenere a mente che questa divisione non segue criteri geometrici, bensì aromatici e gustativi, poiché le foglie non hanno una composizione chimica uniforme e quindi il sigaro evolve e cambia le sue caratteristiche a mano a mano che prosegue la fumata. E non in modo lineare, come direbbero i matematici.

Ecco spiegato dunque perché tre saranno i Rum che accompagneranno la fumata di oggi, idealmente uno per ogni Tercio, di stili diversi, dal più morbido al più duro, anche se non sempre il risultato è scontato o prevedibile. L’evoluzione di un sigaro non segue appunto regole matematiche, a volte è più aromatico e forte all’inizio, a volte al centro, a volte alla fine. Dipende certamente dal verso con cui sono state arrotolate le foglie ma anche da tutta una serie di fattori legati a ogni fase del processo produttivo, dal territorio fino alle fasi manifatturiere e persino dalla conservazione. L’abbinamento non sempre si può progettare a tavolino basandosi sulla teoria, e in questi casi l’esperienza, la pratica e la prova diretta sono i migliori alleati.

I tre Rum provengono da La Maison du Rhum, una compagnia francese che seleziona i migliori prodotti provenienti da tutto il mondo. Fantastici distillati che richiamano la magia e il calore dei Caraibi, gli epici scontri navali tra i galeoni, le bordate furibonde dei cannoni, gli arrembaggi, le mirabolanti gesta e le allegre scorribande dei bucanieri e dei filibustieri e, appunto, i fiumi di Rum che allietavano le chiassose taverne, ritrovo abituale dei pirati. E soprattutto i tesori che hanno animato per anni la cupidigia dei cercatori di ricchezze e acceso la fantasia dei piccoli (e grandi) lettori del Corsaro Nero di Salgari e di altri romanzi. Nello stabilimento situato a Parigi, nella evocativa Avenue des Terroirs de France, il Rum viene imbottigliato e confezionato in raffinate e allegre scatole che richiamano la foresta e i luoghi di origine. Scatole da collezione che possono essere utilizzate come comodi ed eleganti contenitori per qualsivoglia oggetto.

I tre Rhum in degustazione

Rum, Rhum o Ron, come lo chiamano rispettivamente gli inglesi, i francesi e gli spagnoli in riferimento anche allo stile produttivo. La regola empirica recita che sono morbidi e dolci quelli di stile spagnolo, medi quelli francesi e duri quelli inglesi, però le eccezioni sono dietro l’angolo, anche perché le colonie nel passato sono sovente passate di mano in mano e regna un po’ di confusione riguardo allo stile produttivo.

Il primo Rhum della batteria proviene dalle distillerie di Chamarel, nelle Mauritius. E nominando Chamarel non possiamo fare a meno di pensare agli scenari mozzafiato delle terre dei sette colori, un tripudio per gli occhi e per lo spirito da far venire la pelle d’oca per l’emozione.

E da queste giovani distillerie, inaugurate nel 2008, che proviene uno dei migliori Rum delle Mauritius, ottenuto dal succo delle canne da zucchero coltivate localmente. Lo stile è francese e il rum viene ottenuto con un particolare distillatore a colonna francese e in alambicchi Charentais. Il distillato viene poi fatto maturare in botti di rovere che hanno contenuto Bourbon e Sherry, che gli conferiscono una decisa complessità.

Il colore di questo Rum, distillato nel 2013, preannuncia la sua freschezza ed energia, sfoggiando infatti uno splendido giallo dorato con pronunciate nuance ambrate. E infatti freschi effluvi di agrumi dolci si alternano a miele millefiori, poi a una soffusa banana vanigliata, a macadamia e frutta candita, ad albicocche sciroppate, per offrire poi ai nasi più attenti una delicata acqua di rose. I 43 gradi alcolici, perfettamente integrati all’olfatto, mostrano in bocca una giovanile stonatura etilica. Poca roba, certo, meno di un bemolle, piuttosto una sbavatura nell’esecuzione poco virtuosa di una scala cromatica con un violino. Mi vengono in mente le golette e i brigantini che incrociavano i sette mari trasportando alcol, con i frequenti ma innocui incendi che divampavano improvvisamente a bordo e che altrettanto rapidamente si spegnevano. Ma ormai l’equipaggio era fuggito sulle scialuppe in preda al panico, lasciando sovente una inquietante nave fantasma. Ma oggi resto stoicamente a bordo di questa immaginaria Mary Celeste e così, svanito l’evanescente effetto alcolico, scopro con piacere che questo rum si fa perdonare con la sua elegante scia gusto-olfattiva e la morbidezza. Invitando peraltro a un altro sorsetto. Un Rum molto interessante, peccato per l’alcol un po’ fuori dalle righe, frutto senz’altro della giovinezza, ma presto scopriremo quale sarà il momento migliore, se ci sarà, per accostarlo al sigaro.

Il secondo Rum proviene dall’isola di Saint Lucia, un’incantevole perla delle Piccole Antille, situata proprio sotto la più grande isola della Martinica. Prodotto dai Santa Lucia Distillers, questo rum tradizionale di stile inglese viene ottenuto con distillatori continui e invecchiato in botti di rovere bianco. Distillato nel 2010, si presenta anche lui con un brillante abito dorato, quasi ambrato. Vaniglia e cioccolato al latte, albicocche candite, spezie dolci, frutta esotica candita, scorza d’arancio e fichi secchi supportati da un alcol presente ma non invadente. E al primo sorso non delude, forte e morbido, lunghissimo e piacevole con i suoi 45 gradi alcolici perfettamente inseriti nella trama gustativa. Complessivamente un rum che si presenta con le credenziali giuste come distillato da meditazione ma anche un ottimo candidato per un buon abbinamento col sigaro. Vedremo.

Il terzo rum, di stile spagnolo, proviene dalla Hacienda Coloma, situata in Colombia, che ha iniziato l’attività due generazioni fa con un liquore al caffè, per poi dedicarsi alla distillazione del Rum. Invecchia in botti che hanno contenuto Bourbon per poi, mantenendo un legame con la tradizione dell’azienda, completare la maturazione in barili che hanno accolto il loro famoso liquore al caffè. Un grande rum, distillato nel 2007, ammantato di un luminoso e purissimo color dell’ambra. Di primo acchito al naso stupisce per il fatto che il caffè non è proprio l’attore principale. Ecco i sentori di marmellata di agrumi, il miele di castagno, i datteri, gli effluvi di frutta tropicale matura che galleggiano sui legni dolci, la scorza di arancia amara e una raffinata tostatura. E poi eccolo lì il caffè, silente in sottofondo come fosse, ma del resto lo è, un ricordo lontano. Morbido ed equilibrato al gusto, con ben 46 gradi alcolici finemente integrati nella complessa struttura, una vivace acidità e soprattutto una lunga e piacevole persistenza. Un rum che non si dimentica e io scommetterei su questo, per l’abbinamento a colpo sicuro con il Cohiba!

II sigaro

Parliamo ora del Cohiba Talisman Edición Limitada del 2017, acquistato a suo tempo e poi gelosamente conservato per oltre un anno prima della fumata. Dal nome evocativo Talisman, una sorta di “amuleto” che porta fortuna al possessore, questo manufatto si presenta in una slide lid box da 10 sigari ed è abbigliato, come consuetudine per le Edizioni Limitate, con due eleganti anillas. La Vitola de Galera (che sarebbe il formato) è il Sublimes n. 1, quindi con 54 di Cepo (diametro) e un Largo (lunghezza) di 154 mm. La Capa, o fascia, di un intenso Colorado Maduro con toni rossicci, è vellutata, quasi oleosa e preannuncia uno splendido stato di salute. La qualità della fascia è indiscutibile, ben tesa e regolare e anche il ripieno non è da meno. Un sigaro ben costruito indubbiamente che gratifica già alla vista e al tatto.

Il Cohiba Talisman EL 2017

Al naso si percepiscono subito cuoio, cacao e legni dolci. Tagliata la Perilla, confezionata a ricciolo o “Rabito de cochito” (coda di maialetto), sentiamo a crudo carruba, ancora legni dolci, vaniglia e cioccolato e un sottofondo lievemente vegetale.

Dopo l’ignizione si possono godere i primi sbuffi con una gradevole sensazione di vellutata dolcezza. Ed entriamo dopo qualche minuto nel vivo del primo Tercio con le spezie, un pizzico di pepe e i legni pregiati. In bocca una piacevole sapidità e freschezza in perfetto equilibrio, con sbuffi nitidi ed eleganti.

L’abbinamento con il primo Rum, quello di Chamarel, non dà soddisfazione. Forse le rispettive acidità si scontrano tra loro; forse l’alcol, che già litiga con sé stesso, stravolge il sigaro oppure l’esuberanza di questo giovane Rum, che desidera primeggiare ma ancora non ha le carte in regola, fanno sì che emerga in bocca una solitaria tostatura accompagnata da una spiacevole sensazione di secchezza. Mi viene in mente la sintesi sottrattiva: togli quella bella sensazione, togli quell’altra bella sensazione: se quello che resta è spiacevole, se prima era impercettibile e non lo sentivi, ora lo sentirai eccome!

Il secondo e il terzo Rum accompagnano con garbo questo primo Tercio: alcuni sentori vengono enfatizzati, sintesi additiva stavolta e arricchimento complessivo. Ma forse, più realisticamente, il terzo Rum è ancora troppo avanti per questa fase.

Procediamo con la fumata, le sensazioni evolvono ed entriamo nel secondo Tercio. Ecco che ricompare il cuoio già percepito a crudo, la noce, una vena di tostatura e ancora i legni dolci. Le spezie e la punta di pepe accompagnati da una piacevole vena acidula rendono l’equilibrio dinamico e intrigante. Il primo Rum non riesce a legare neppure col secondo Tercio e giunti a questo punto si può dire, col senno di poi, che non legherà neppure col terzo. Capita.

Il secondo Rum in questa fase curiosamente fa perdere verve al sigaro, mentre il terzo si conferma decisamente perfetto.

E arriviamo, sbuffo dopo sbuffo, alla terza parte del sigaro, con una brillante evoluzione aromatica. Le spezie che crescono di intensità, il pepe in aumento, una punta di peperoncino, una flebile scia balsamica, un tripudio di cioccolato fondente e caffè. Bene il secondo Rum, ma il terzo ha decisamente preso il ruolo di accompagnatore galante di questa fase, grazie all’assonanza di alcune linee aromatiche e di struttura. Cacao, caffè, cioccolato, spezie dolci e frutta candita offerti da entrambi gli attori creano nell’unione un dinamico caleidoscopio aromatico che si farà ricordare per molto tempo.

Un sigaro decisamente elegante che ha garantito oltre due ore di fumata ininterrotta, non si è mai spento, cremoso e vellutato, con una interessante evoluzione aromatica: questo Cohiba Talisman ha presentato in ogni fase uno splendido equilibrio, un’ottima combustibilità, un fumo generoso di buona forza nicotinica e una fumata di elevata raffinatezza. Peccato solo che le Edizioni Limitate siano, appunto, limitate e non sarà facile reiterare l’esperienza!