da Valentina Carboni - Delegazione di Sassari | Ott 27, 2025 | 2025, Articoli
Un’affascinante scalata tra le vette dell’Alto Adige per conoscere e gustare un vitigno antico e amato, capace di dare vita a vini pregiati e originali tra i più apprezzati al mondo: il pinot noir.
Nel seminario del 10 ottobre presso l’Hotel Carlo Felice, intitolato “Diverse anime: un solo vitigno: il Pinot Nero dell’Alto Adige”, ci ha guidato André Senoner, giovane ed esperto sommelier, Master of Pinot Noir nel 2021, che con 8 vini in degustazione, sapienza e agilità ha illustrato l’altra anima dell’Alto Adige, quella del vino rosso di alta qualità. Territorio noto per la sua vocazione per i vitigni a bacca bianca, tra i quali spiccano chardonnay e pinot grigio, ha un passato di grandi produzioni di rossi che si ripresenta oggi con il pinot nero, in un panorama che vede la coltivazione di oltre venti vitigni diversi. Su quasi 6000 ettari di superficie vitata, il territorio altoatesino ha una produzione variegata su terreni alpini e altitudini che variano dai 200 ai 1000 metri slm, godendo anche delle correnti mediterranee. Questo panorama può significare solo una cosa: vini diversi per vitigni e terroir e qualità eccellente grazie agli oltre 4500 viticoltori che rappresentano le diverse anime del territorio.

Il pinot noir occupa oggi uno spazio da protagonista nel panorama vitivinicolo dell’Alto Adige: vitigno tra i più antichi al mondo, nasce nel primo millennio da un incrocio tra (pinot) meunier e traminer, e qui prende il nome di blauburgunder (Blu di Borgogna, luogo natio del vitigno); ha buccia sottile che dona al vino un colore rosso non particolarmente intenso, predilige clima fresco con terreni magri e drenanti, composti prevalentemente da porfido, mica, quarzo e calcare. Oltre alle produzioni più prestigiose della Francia, è eletto a vitigno protagonista anche nel continente oceanico, in Sudafrica e Oregon, a dimostrare che il pinot nero è ormai cittadino del mondo, con ben 118.000 ha vitati in tutto il pianeta.
Dalla vendemmia 2024 i vini della DOC Alto Adige potranno riportare in etichetta le U.G.A. (Unità Geografiche Aggiuntive)
In degustazione otto vini, ognuno con un’anima diversa, espressione dei terroir altoatesini:
– Alto Adige Val Venosta DOC Pinot Nero 2023 – Cantina Marinushof: prodotto nelle colline di Castelbello, vinificato in barrique francesi per il 20% nuove; limpidissimo nel calice e con caratteristici sentori di frutti rossi freschi, spezie scure ed erbe aromatiche, con buona freschezza e tannini docili e avvolgenti.
– Alto Adige DOC Pinot Nero Windschnur 2022 – Tenuta Castel Rametz: proveniente dall’areale di Merano, con una piccola produzione di 2500 bottiglie, al naso presenta frutta matura, conseguenza dell’annata particolarmente calda, e sentori di legno tostato, ma è più spregiudicato al palato, sapido ed elegante, con un tannino “educato” e un finale lungo e piacevole.
– Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Anrar 2022 – Cantina Andriano: prodotto dall’azienda più antica del territorio, recentemente acquisita dalla Cantina di Terlano; svolge la fermentazione malolattica e la successiva maturazione in barrique, presenta note di melagrana matura ed erbe aromatiche al naso e al palato, con un bel retrolfatto fruttato e succoso; un vino caldo e saporito che rimanda a sensazioni autunnali.

– Alto Adige DOC Pinot Nero Maglen 2022 – Cantina Tramin: prodotto con uve provenienti per metà dal Maso di Mazzon (zona vitivinicola estremamente vocata al pinot nero), per metà dalle vigne di Gleno, ricca di terreni di argilla sabbiosa; alla vista rubino limpido e acceso, dagli avvolgenti sentori di confettura di ciliegia, di buona sapidità, tannini “adesivi” e una moderata persistenza.
– Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Matan 2022 – Pfitscher: anche in questo caso, uve provenienti dal vigneto di Gleno, frazione del comune di Montagna (matan, montagna in tedesco): nel susseguirsi della degustazione, è un crescendo di percezioni gusto-olfattive più intense, e questo vino con i suoi sentori balsamici, di cacao e caffè, si differenzia dai precedenti per maggiore espressività ed evoluzione, rimanda a sentori che virano all’arancia sanguinella, per un vino atipico di buona struttura che ancora una volta dimostra la diversità delle sfumature di pinot nero in un areale limitato nell’estensione ma ricco di differenze espressive.
– Alto Adige DOC Pinot Noir Riserva Vigna Kofl 2022 – Peter Zemmer, proviene da una vigna di 14 ha situata a oltre 1000 metri slm. Matura un anno in barrique di rovere di primo passaggio e ulteriori 6 mesi in acciaio. È caratterizzato da sentori di frutti croccanti ed erbe alpine, ottima freschezza e sapidità, dai tannini modulati e aggraziati.
– Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Lehmont 2021 – Cantina Sankt Pauls: rubino tenue, intenso e speziato di cardamomo, di ottima struttura, abbellito da tannini gentili; un vino dal bel carattere che nasce da terreni calcarei e esprime il meglio di sé dopo una breve sosta nel calice.

– Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Trattmann 2022 – Cantina Girlan, prodotto con uve provenienti per la maggior parte dalla Bassa Atesina su terreni argilloso-calcarei e in parte dalle zone collinari dell’Oltradige su roccia vulcanica; svolge la fermentazione malolattica, è un vino intenso e avvolgente, con sentori affumicati, tannini polverosi e una buona propensione ad evolversi.
Un viaggio coinvolgente e ricco di sorprese che solo un vitigno nobile come il pinot nero poteva regalarci, sotto una guida esperta che ha saputo illustrarne le diverse espressioni in un territorio di tradizione e sapienza vitivinicola. Pinot nero altoatesino che esprime freschezza e struttura diversa rispetto al ‘cugino’ d’oltralpe, ma che riesce comunque a stupire e ad affascinare.
da AIS Sardegna | Set 25, 2025 | 2025, Laboratori, Senza categoria
Dopo la pausa estiva AIS Sardegna riprende i seminari riservati ai soci. Venerdì 10 ottobre alle ore 19:00, presso l’Hotel Carlo Felice, l’occasione di approfondimento – organizzata in collaborazione con il Consorzio Vini Alto Adige, d’intesa con la Delegazione di Sassari – avrà ad oggetto uno dei vitigni altoatesini più rappresentativi: il Pinot Nero.
Unanimemente considerato tra i vitigni nobili, il Pinot Nero ha trovato in Alto Adige condizioni ideali che gli consentono di dar vita a vini di grande eleganza ed espressività. Il seminario proporrà ai partecipanti una lettura del vitigno volta a individuare le diverse anime che può esprimere in ragione del terroir e dell’interpretazione dell’enologo. Le differenti altitudini, i microclimi e la varietà di suoli contribuiscono infatti a creare un panorama di stili, rendendo il Pinot Nero altoatesino sorprendentemente versatile, capace quindi di narrare storie diverse, pur rimanendo fedele alla sua radice varietale. La degustazione che seguirà si propone di rendere tangibili le differenze tra le etichette in assaggio, ciascuna espressione di un terroir unico e del diverso approccio enologico. Si prospetta pertanto una serata intrigante e di sicuro interesse.
Il seminario, sarà condotto da André Senoner; originario della Val Gardena, sommelier professionista, Master Pinot Noir 2021 e Professionista dell’anno 2022.
Vini proposti in degustazione:
Alto Adige Val Venosta DOC Pinot Nero 2023 – Marinushof
Alto Adige DOC Pinot Nero Windschnur 2022 – Tenuta Castel Rametz
Alto Adige DOC Pinot Nero Anrar 2022 – Cantina Andriano
Alto Adige DOC Pinot Nero Maglen 2022 – Cantina Tramin
Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Matan 2022 – Pfitscher
Alto Adige DOC Pinot Nero Vigna Kofl 2022 – Peter Zemmer
Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Lehmont 2022 – Cantina Sankt Pauls
Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Trattmann 2022 – Cantina Girlan
Dettagli Evento
- Data: venerdì 10 ottobre 2025
- Sede: Hotel Carlo Felice (Via Carlo Felice 43, Sassari)
- Orario: 19:00
- Relatore: Sommelier André Senoner
- Contributo Soci: € 30,00 (in regola con la quota associativa 2025)
- Posti disponibili: max 50
- Scadenza iscrizioni: fino ad esaurimento posti e fino al 6 ottobre 2025. Dopo tale scadenza sarà ammessa l’iscrizione di soci non in regola (quota € 30 + IVA) e non soci (quota € 40 + IVA) nei limiti della capienza stabilita.
- Disdetta iscrizioni: Se dopo la prenotazione l’iscritto fosse impossibilitato a partecipare dovrà darne avviso all’organizzazione tempestivamente e comunque entro le 48 ore precedenti il seminario. Dal rimborso della quota sarà detratta una somma di € 5,00 a titolo di spese amministrative.
- La mancata presentazione o la disdetta a meno di 48 ore dall’inizio dell’evento non daranno diritto al rimborso.
- Lista d’attesa: All’esaurirsi dei posti, gli iscritti saranno inseriti in lista d’attesa e contattati secondo l’ordine di iscrizione non appena si dovessero liberare dei posti (per l’inserimento in lista d’attesa inviare un messaggio whatsapp al 349 0683997).
- Bicchieri da degustazione: i partecipanti dovranno dotarsi della valigetta con i bicchieri.
NON SOCI e SOCI 2024
DEVONO ESEGUIRE ACQUISTI SINGOLI E NOMINATIVI (NOME, COGNOME, CODICE FISCALE E TUTTI GLI ALTRI DATI)
NON SONO AMMESSE ISCRIZIONI E PAGAMENTI A NOME DI SOCIETÀ
segreteria@ais-sardegna.it
Sommelier Franco Melis 349 0683997

da Giorgio Demuru - Delegazione Sassari | Mar 27, 2024 | 2024, Articoli
Nella ristretta famiglia dei vitigni aromatici, il gewürztraminer è sicuramente quello che ha avuto un successo forse tardivo ma sicuramente eclatante, tale da farne un emblema del vino modaiolo. Il nome un po’ ostico ma difficile da dimenticare (divenuto presenza fissa di meme virali), l’impatto indubbiamente “esplosivo” dei profumi, numeri produttivi tutto sommato limitati sì da crearne una certa aura di esclusività: diversi i motivi che ne hanno decretato il successo, non ultimo il fatto di essere un vitigno aromatico preservato fin da subito dalla limitante collocazione, quasi obbligata, nel “recinto” dei vini da dessert. Un’uva difficile da coltivare, caratterizzata da rese naturalmente molto contenute, da grappoli piccoli e serrati, dalla spessa e compatta buccia rosa e dalla polpa bianca. Un vitigno che ben si adatta all’invecchiamento ed è ottimo alleato della muffa nobile chiamata Botrytis Cinerea.

E proprio al Gewürztraminer la Delegazione di Sassari ha dedicato il seminario intitolato Appuntamenti aroma(n)tici – Il fascino del Gewürztraminer tra Italia e Alsazia, affidato alle sapienti mani del collega torinese Luca Giordana. Un nome ostico ma allo stesso tempo affascinante, si diceva. Un nome composto, come spesso accade nella lingua tedesca. La prima parte, gewürz, è molto lineare col suo richiamo ad aromi, spezie, condimenti. La seconda, traminer, è sicuramente più controversa. Gli altoatesini metterebbero la mano sul fuoco sulla derivazione dal nome della città di Termeno (in tedesco, Tramin), ma altri studi porterebbero al vocabolo latino Terminus (che indicava le terre di confine) o all’espressione Vitis Aminea (cioè, di origine greca) divenuta, in seguito all’influenza germanica, Der Aminer e poi Dr Aminer, etc.
In ogni caso, questo vitigno ha trovato una felice collocazione, fin dal XIX secolo, in quella sottile striscia di terra incastonata tra la catena dei Vosgi ad ovest e il fiume Reno ad est, cioè l’Alsazia, regione francese di confine a lungo contesa con i vicini popoli germanici. L’impronta tedesca è molto presente in Alsazia, sia per quanto riguarda i toponimi che le tradizioni gastronomiche. Una striscia di terra che si distende da nord a sud per 170 km, ospitando 15.500 ha vitati a disposizione di circa 300 aziende. Nonostante le latitudini, il clima risulta moderatamente secco e temperato, grazie alla presenza dei Vosgi che proteggono dalle influenze oceaniche e dalle precipitazioni, mentre dal punto di vista geologico questo areale si connota per un vero e proprio mosaico di suoli. Coerentemente con le abitudini francesi, anche in Alsazia c’è stata una grande cura nella zonazione del territorio con l’individuazione di 51 località che possono fregiarsi del titolo di Grand Cru, mentre altri due aspetti vanno un po’ in controtendenza: in primis, la vinificazione per singoli vitigni, con tanto di menzione in etichetta (a parte il raro e poco significativo caso del vino da assemblaggio chiamato Edelzwicker), ma soprattutto la capacità di rimanere immuni – e lo diciamo a bassa voce – dall’ineluttabile impazzimento dei prezzi che contraddistingue, ahinoi, gran parte della produzione d’oltralpe.

Il primo vino in degustazione, Alsace Gewürztraminer AOC Réserve 2021 dell’azienda Willm di Eguisheim, ci ha portato subito in medias res, delineando con poche pennellate un efficace ritratto del Gewürztraminer alsaziano, fin dal colore, un vivacissimo dorato brillante. Per l’esame olfattivo, Giordana ci ha giustamente suggerito un approccio a più riprese, apprezzando a bicchiere fermo gli aromi più sottili di petalo di rosa e litchi che, con le successive roteazioni, rischierebbero di essere sopraffatti dai più prestanti profumi presenti nel bagaglio di questo vino. Un po’ come godersi la sottile melodia di due corde d’arpa appena pizzicate prima dell’ingresso poderoso dell’orchestra. E il bagaglio olfattivo è davvero ricco e variegato, visto che spazia dalla frutta tropicale alle erbe aromatiche, per finire con note speziate di zafferano, zenzero e cren. Aromi che, in fase retronasale, vengono ulteriormente “spinti” dalla percettibile presenza zuccherina, ben bilanciata, peraltro, da efficaci contrappunti fresco-sapidi.

Si sale di livello col secondo vino, Alsace Gewürztraminer AOC Grand Cru Hatschbourg 2022 del Domaine Joseph Cattin di Voegtlinshoffen. Nonostante il millesimo più recente, ha mostrato di meritare ampiamente il titolo di Grand Cru: ha riproposto una melodia molto simile al precedente, ma regolata un’ottava sopra, per reiterare la metafora musicale. Maggiore intensità, maggiore struttura (grazie anche all’utilizzo del legno) nonché una lunga e variegata persistenza. Un vino che rappresenta un bel paradigma del Gewürztraminer alsaziano limitatamente alla categoria dei vini secchi (diciamo così), che poi secchi non lo sono mai da queste parti. Si tratta giusto di una semplificazione rispetto alle blasonate categorie VT (Vendange Tardive) e SGN (Sélection de Grains Nobles).
Contraltare italiano può essere considerato l’Alto Adige, per alcune similitudini climatiche (la protezione da parte delle Alpi) e geologiche (suoli diversificati) e, appunto, per l’importante presenza del Gewürztraminer nella produzione vinicola.

La prima etichetta in degustazione, Südtirol – Alto Adige Gewürztraminer DOC “Sanct Valentin” 2022 della Cantina St. Michael Eppan, mostra subito che, al di là delle similitudini geografiche con l’Alsazia, lo stile di vinificazione presenta caratteristiche molto diverse. Il colore paglierino con riflessi oro verde rispecchia pienamente territorio e scelta del periodo vendemmiale. Il primo naso è sorprendente (pepe, note affumicate), poi emergono sentori vegetali (menta, salvia), fruttati (agrume, pesca bianca), per chiudere con una stuzzicante nota di anice. Al gusto la componente alcolica si fa sentire, così come quella glicerica cui fa da contrappunto soprattutto una decisa sapidità.La persistenza si connota principalmente per i richiami vegetali e il finale amaricante.

Si vira verso fisionomie decisamente più opulente col vino successivo, Südtirol – Alto Adige DOC Gewürztraminer Nussbaumer 2022 della Cantina Tramin (Termeno), che già alla vista si presenta con una smagliante e brillante veste dorata. Le prime olfazioni propongono i classici sentori aromatici del varietale (litchi, rosa, frutta tropicale) e via via si presentano affascinanti note vegetali (salvia, rosmarino, mentolo) e speziate (zafferano, cannella, noce moscata), per chiudere con cenni di miele e resina. Al gusto il leggero residuo zuccherino sposta ulteriormente l’asticella dell’opulenza di cui si parlava prima, ma il vino presenta comunque un buon equilibrio e soprattutto una lunga persistenza che si porta appresso tutti i sentori apprezzati all’olfatto, chiudendo con una leggera nota amaricante.

Per l’ultimo campione in degustazione (“Scarpe Toste Unplugged” 2022) ci spostiamo al confine tra Lazio e Umbria, precisamente a Castelfranco, frazione di Rieti, sede della Cantina Le Macchie. Lo scarto non è solo geografico ma anche stilistico, dal momento che si tratta di un vino sottoposto a fermentazione con macerazione sulle bucce per 15 giorni e successiva maturazione sulle fecce per 5 mesi. Lo stile di vinificazione prevale, almeno inizialmente, sulle caratteristiche del varietale, a cominciare dal colore ramato fitto e vivace. Il primo naso presenta una sorprendente nota di cotognata, mentre le successive olfazioni propongono sentori vegetali di foglia d’alloro ed erbe aromatiche e speziati di zenzero, con una chiusura di caramella d’orzo. Al palato presenta un buon equilibrio e una stuzzicante e percettibile nota tannica, mostrandosi nel complesso come un vino saporito e di spiccata bevibilità. Una vera e propria chicca che ha regalato un ulteriore tassello utile a completare il variegato ritratto del Gewürztraminer.
“Un vino – come ha puntualmente chiosato Luca Giordana a fine serata – non solo ‘sfacciato’, ma capace di regalare grande complessità, soprattutto con l’evoluzione. E poi, dote non da poco, un vino decisamente e trasversalmente gastronomico!”